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Giallo: Giulia/A detective story: Giulia (Trad. Helen Askham)#15/24

11 Giugno 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

GIULIA #15

Nel pomeriggio, si recarono all’ufficio dell’ingegner Mauro Gavazzi. Anche qui c’erano tre segretarie, e parevano la copia di quelle incontrate dall’ingegner Brandoni. Belle anch’esse, e molto cordiali. Ce n’era una in particolare che aveva incantato Jacopetti, che non le levava più gli occhi di dosso.
«Guarda che quella lo capisce che la stai spogliando con gli occhi.»
«Meglio così, commissario. Se non posso fare di più, è meglio che niente.»
Mauro Gavazzi era alto quanto Brandoni, ma più secco, e biondiccio, mentre l’altro era castano ed aveva un fisico d’atleta. Lui, il giorno in cui era morta Giulia, era stato addirittura a Milano, dove aveva un appuntamento per mezzogiorno. Gli era toccato di fare una levataccia, ed era partito da Lucca verso le sette.
«Lei, la sua quota di settecento milioni come l’ha trovata?»
«Non vedo cosa c’entri con la morte di Giulia.»
«Risponda, la prego.» Era un tipo antipatico, Gavazzi, tutto sulle sue, di quelli che guai a mettergli la mosca sul naso. Una segretaria bussò alla porta.
«Non voglio essere disturbato.» Se ne andò.
«Mi risponda.»
«Non ho avuto bisogno delle banche, se è questo che le interessa.»
«Sono denari suoi?»
«E di chi, altrimenti.»
«Potrebbe averli ricevuti in prestito da un amico.»
«Li conosce, lei, degli amici che ti prestano settecento milioni? Mi piacerebbe conoscerne almeno uno. Io non ne ho di questi amici.»
«Quali erano i suoi rapporti con la signora Giulia.»
«Vuol sapere se ci sono stato a letto?»
«Anche.»
«Sì.»
«Sì che cosa ?»
«Ci sono stato a letto.»
«È stata una relazione occasionale?»
«Che vuol dire?»
«Quante volte c’è stato a letto.»
«Non le ho mica contate. Con Giulia, poi, non era così difficile, se la sapevi prendere per il verso giusto. A lei, gli uomini piacevano, e con me aveva una certa simpatia.» Non ci credeva, il commissario. Era troppo antipatico per piacere ad una donna. Sicuramente Giulia ci andava per forza. E per quale ragione?
«A chi è venuta l’idea di questo affare?»
«A me e all’ingegner Brandoni.»
«A tutti e due insieme?»
«Ho confidato a lui certe notizie che avevo, e gli ho suggerito di approfondirle attraverso le sue conoscenze. Gli ho fatto capire che poteva essere una grande occasione per far soldi. Lei ci sputerebbe sopra, ai soldi?» No, che non ci avrebbe sputato, ma sui soldi guadagnati onestamente, senza ammazzare nessuno.
«E la signora Lazzarini, come c’è entrata nell’affare?»
«Gliel’ho proposto io. In due, non ce la facevamo a trovare il capitale necessario. C’era bisogno di un terzo socio, e Giulia era l’ideale, perché s’intendeva di contabilità e di questioni fiscali. Era una delle migliori sulla piazza, ed anche una donna sveglia, astuta, capace di muoversi agilmente tra i meandri della burocrazia. Brandoni ed io, invece, detestiamo le scartoffie.»
«La signora Lazzarini, li aveva i soldi?»
«Mi disse che non avrebbe avuto problemi. Avrebbe trovato quelli che le mancavano.»
«E li ha trovati?»
«Sì. Per questo lunedì era stato fissato un appuntamento dall’avvocato Chiarelli, per esaminare la bozza dell’atto costitutivo. Avevamo già trovato il nome alla società. L’avremmo chiamata GIU.STE.MA. SPA, usando le iniziali dei nostri nomi di battesimo: Giulia, Stefano e Mauro. Era stata un’idea di Giulia. Mica male, vero? Ma lei, forse, tutte queste cose le conosce già.»
«Gliel’ha detto, la signora Giulia, come ha avuto i soldi che mancavano?»
«Dall’avvocato Chiarelli. Ci fece sopra una gran risata, quando me lo disse, perché mi confidò che l’avvocato Chiarelli aveva avuto paura di prestarglieli.»
«E perché glieli ha prestati, secondo lei?»
«Ah, questo non lo so, ma me lo immagino.»
«E cioè?»
«C’era una relazione sentimentale tra l’avvocato e Giulia.»
«E lei come lo sa?»
«Me lo diceva Giulia, quando ci incontravamo.»
«A letto?»
«È il posto migliore per ricevere confidenze, non le pare?»
«Chi sapeva della vostra relazione?»
«Eravamo molto discreti, attenti a non comprometterci. Soprattutto Giulia, ci teneva a non farsi vedere.»
«Perché?»
«Per via dell’avvocato. Le dispiaceva dargli un dolore. A suo modo, gli voleva bene, e soprattutto era attaccata ai suoi due figli.» Non ci credeva, Renzi, che dicesse la verità.
«L’ingegner Brandoni sapeva della sua relazione con la signora Giulia?»
«Non so cosa pensare. Io certamente non gliene ho mai parlato. Vede, proprio per rispettare il desiderio di Giulia, noi ci vedevamo a Lucca solo per ragioni di lavoro. Mentre, quando volevamo stare insieme, andavamo fuori città. Soprattutto a Firenze.»
«E l’avvocato?»
«L’avvocato cosa?»
«Sospettava nulla, secondo lei?»
«Penso proprio di no. Altrimenti Giulia me ne avrebbe parlato. Come le ho già detto, Giulia ci teneva alla relazione con l’avvocato. Avrebbe potuto anche sposarlo, forse.»
A Renzi passò per la mente il sospetto che all’ultimo momento Chiarelli avesse scoperto la relazione di Giulia. Poteva essere un’ipotesi percorribile. Anche se l’assassino aveva saputo fare le cose così bene da indurre il medico legale a confermare che si trattava di suicidio. Dove l’aveva conseguita tutta quell’abilità, l’avvocato Chiarelli?
La moglie dell’ingegner Gavazzi, allo stesso modo che quella dell’ingegner Brandoni, confermò che il marito era uscito di casa verso le sette di venerdì mattina per andare a Milano. A Milano, assicurarono che l’ingegner Gavazzi alle ore dodici in punto si trovava negli uffici della loro società. Quante ore ci volevano per raggiungere Milano, via autostrada? Quattro ore. Prendendola comoda, quattro ore e mezza. Rimaneva scoperto un piccolo ciuffetto di minuti, forse mezz’ora, sufficienti però a commettere un delitto che fosse stato accuratamente preparato. 

Usciti dall’ufficio dell’ingegner Gavazzi, era ormai tardi per fare qualche altra visita. Pensavano, infatti, di ritornare dall’avvocato Chiarelli. Invece, decisero di occupare il poco tempo che avevano ancora a disposizione per recarsi di nuovo dal medico legale, e vedere se ci fossero novità.
«Me le aspetto da voi le novità.» Quando il medico li aveva visti entrare, si era tolto per un attimo gli occhiali.
«Questo suicidio è assurdo.»
«Lo so che lei si aspetterebbe da me quello che oggi è semplicemente un miracolo, di conoscere, cioè, se nel cervello di questa donna è rimasta qualche traccia della sua volontà di suicidio. Ma sono cose a cui non si può rispondere. Lei lo capisce bene quanto me. Se, come pare, questa donna si è suicidata, caro il mio commissario, si deve ammettere che il segreto se l’è saputo portare nella tomba.» Dopo una pausa, aggiunse: «Se lei non ha nulla in contrario, avrei intenzione di autorizzare i funerali per lunedì pomeriggio. Io con questa donna ho finito. Sa se aveva parenti?»
«Una vecchia zia, sorella di sua madre. La sola parente. Ma è molto vecchia, e si trova ricoverata in una casa di riposo a Bologna. La signora Lazzarini provvedeva ad integrare la retta. L’abbiamo saputo dall’avvocato Chiarelli.»
«Chi provvederà per i funerali?»
«L’avvocato Chiarelli. Almeno così mi ha detto.»

 

GIULIA #15

In the afternoon, they went to Mauro Gavazzi’s office. There were three secretaries here as well and they seemed just like the girls in Brandoni’s office. They were pretty too, and very pleasant. There was one Jacopetti fancied and he couldn’t take his eyes off her.
“Watch out,” said Renzi. “That girl knows you’re undressing her.”
“All the better, sir. If I can’t do anything else, it’s better than nothing.”
Mauro Gavazzi was as tall as Brandoni but thinner and fair-haired. On the day that Giulia died, he’d been in Milan where he had an appointment at twelve o’clock. He’d    left Lucca at seven.
“How did you find your share of seven hundred million?” Renzi asked him.
“I don’t see what that’s got to do with Giulia’s death.”
“Just answer the question, please.”
Gavazzi was not a likeable person. He was touchy, the sort of person who would be difficult if he lost his temper. One of the secretaries knocked on the door.
“I don’t want to be disturbed.”
She went away.
“Your answer?”
“I didn’t need to go to the bank, if that’s what you’re interested in.”
“Your own money?”
“Who else’s?”
“You might have borrowed from a friend.”
“Do you have friends who’d lend you seven hundred million? I’d like to meet just one of them. I don’t have friends like that.”
“What kind of relationship did you have with Giulia?”
“Do you mean did I go to bed with her?”
“That too.”
“Yes.”
“Yes what?”
“Yes I went to bed with her.”
“Was it a casual relationship?”
“What do you mean?”
“How many times did you go to bed with her?”
“I really didn’t keep count. In any case, with Giulia it wasn’t difficult if you knew how to handle her. She liked men and she had a particular liking for me.”
Renzi didn’t believe him. He was too unpleasant for a woman to like him. Giulia must surely have done it against her will. But why?
“Who first had the idea of this venture?”
“Brandoni and I.”
“Both of you at the one time?”
“I’d heard about something and suggested he find out more about it through his contacts. I told him it could be a great opportunity for making money. Would you turn your nose up at money?”
“No,” thought Renzi, “I wouldn’t, but only if it’s honestly earned, not if it means killing someone.”
“How did Signora Lazzarini become involved?”
“That was my idea. With just the two of us we couldn’t find the capital we required. We needed a third partner and Giulia was ideal because she was good at accounting and tax questions. She was one of the best around and she was also alert, astute and able to cut her way through the bureaucratic stuff. Brandoni and I can’t be bothered with paperwork.”
“Did Signora Lazzarini have the money?”
“She told me she’d have no problem. She’d find what was needed.”
“And did she?”
“She did. We’d made an appointment for this Monday with Alfredo Chiarelli, to go over the draft statute. We’d already found a name. We were going to call it Giustema, using the beginning of our Christian names – Giulia, Stefano and Mauro. That was Giulia’s idea. Not bad, eh? But maybe you know these things already.”
“Did she tell you how she’d found the money?”
“She got it from Chiarelli. She laughed when she told me. She said he’d been afraid to lend it to her.”
“Why did he lend her the money, do you think?”
“That I don’t know but I can imagine.”
“Go on.”
“He and she were having something of a love affair.”
“How did you know?”
“Giulia told me.”
“In bed?”
“The best place for telling secrets, don’t you think?”
“Who knew about your relationship with her?”
“We were very discreet, very careful not to compromise ourselves. Especially Giulia. She insisted on not being seen with me.”
“Why was that?”
“Because of Chiarelli. She didn’t want to hurt him. In her own way, she loved him and she was attached to his children.”
Renzi didn’t believe he was telling the truth.
“Did Stefano Brandoni know about your relationship with Giulia?”
“I’m not sure. Certainly I never spoke to him about it. Look, we only saw each other in Lucca in connection with work because that’s the way Giulia wanted it. When we wanted to be together we went out of town. Florence usually.”
“What about Chiarelli?”
“What about him?”
“Do you think he suspected anything?”
“I think not. If he had, Giulia would’ve said something to me. As I’ve already told you, Giulia valued her relationship with him. She might even have married him.”
It crossed Renzi’s mind that Chiarelli had recently found out about this relationship of Giulia’s. It might even be a theory worth pursuing. On the other hand, the murderer had been so clever that the pathologist had decided it was a case of suicide. Where would Chiarelli have gained that kind of knowledge?
Just as Brandoni’s wife had done, Mauro Gavazzi’s wife confirmed that her husband had left the house on Friday just before seven to go to Milan. In Milan, they confirmed that Gavazzi had arrived at their company office at exactly twelve o’clock. How long does it take drive to Milan? Four hours maybe. Taking it easy, four and a half. That left a few minutes, maybe half-an-hour, not long, but long enough to commit a murder that had been so carefully planned. 

By the time they left Gavazzi’s office, it was too late to make any other visits. They thought about going back to see Alberto Chiarelli but decided instead to use the short time they had by going to see the pathologist to find out if he had anything new to tell them.
The pathologist took his glasses off for a moment when he saw them coming in. “I’m the one waiting for news from you.”
“The idea of suicide is absurd,” said Renzi.
“I know you’d like me to produce a miracle, like some trace on this woman’s brain that she wished to commit suicide. But that’s something we can’t provide. You know that as well as I do. If, as it appears, this woman committed suicide, then my dear superintendent, we have to concede that she will take her secret to the grave.” After a moment, he added, “If you’ve no objection, I mean to authorise the funeral for Monday afternoon. I’m finished with this woman. Do you know if she has any relatives?”
“Only an old aunt, her mother’s sister. She’s very old, however, and lives in a home in Bologna. Signora Lazzarini paid the bills. Alberto Chiarelli told us.”
“Who’s taking care of the funeral?”
“Chiarelli. So he told me, at least.”


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2 Comments

  1. Comment di make money online — 17 Ottobre 2013 @ 23:57

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  2. Comment di make money online — 18 Ottobre 2013 @ 00:06

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart