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Giallo: Giulia/A detective story: Giulia (Trad. Helen Askham)#3/24

30 Maggio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

GIULIA #3

«Ma da dove telefoni?»
«Dall’Africa.»
«Ma allora ti sei messa davvero a fare la giornalista?»
«Non ci credevi, eh?»
«Non ci credevo no, e come potevo. Sei proprio matta.»
«Senti la mia mancanza?»
«Molto.»
«Così impari ad andare con le altre.»
«Ma chi te le racconta queste stupidaggini.»
«Lo so che c’è un’altra donna.»
«Balle.»
«Guarda che con me c’è un fotografo mica male…»
«Lo so che mi riempi di corna.»
«La telefonata è a tuo carico.»
«Sei una lucchesaccia.»
«Ancora non mi pagano abbastanza. A te come va?»
«Il Capo dice che ci so fare.»
«Sei un azzeccagarbugli nato.»
«E te una strizzacervelli.»
«Qui sparano ancora.»
«Stai attenta a dove metti il naso. Laggiù, la vita non vale niente.»
«Sto imparando che la vita non vale niente in molte parti del mondo.»
«Che ci fai col fotografo, dimmi la verità.»
«Qualche volta ci sono stata a letto. O con lui o altrimenti con qualche negro. Lo sai che il sesso mi piace. Che fai, non te lo ricordi più?»
«Perché mi hai telefonato.»
«Volevo farti spendere un po’ di soldi. Ti costerà cara questa telefonata.»
«Sono sicuro che senti la mia mancanza.»
«Non ti montare la testa.»
«Il sesso non è tutto.»
«Vallo a raccontare al fotografo. Vuoi che te lo passi? È qui accanto a me, e mi fa segno che scoppia. O vado subito a letto con lui, o mi salta addosso.»
«Non scherzare. Ricordati che ci sono ancora i sentimenti, e se li calpesti, esplodono peggio delle bombe.»
«Sei rimasto il solo a credere nei sentimenti. Hai ragione, quando dici che dovevi nascere cento anni fa. Mi sarebbe piaciuto vederti piangere ogni tanto. Oggi invece non si piange più, nemmeno quelli come te piangono più, e nemmeno davanti alle crudeltà che si vedono in giro.»
«Vieni via, se è troppo pericoloso.»
«È una sfida, non lo capisci? Si possono mutare le cose solo se si mette a rischio la propria vita. Non c’è una forza altrettanto capace di rompere il muro dell’odio e dell’indifferenza quanto il sacrificio della propria vita.»
«Te l’ho sempre detto che ti manca una rotella.»
«Forse, senza saperlo, sono una sentimentale come te.»
«Non muoiono mai i sentimenti. Li puoi nascondere, tenere prigionieri, ma arriva il tempo che prendono la loro rivincita.»
«Che mi succederà, se diventerò sentimentale come te.»
«Forse lascerai perdere gli altri uomini, e mi ascolterai di più.»
«Sarà una gran perdita. Speriamo che non succeda mai.»
«Quando ritorni a Lucca?»
«A Lucca, le voglio bene.»
«Ti vedrò per Natale?»
«Ci sono altre guerre qui in Africa, e ce ne sono ancora tante nel mondo. Non mi lasceranno venire.»
«Vorrei sposarti. Te l’ho detto un migliaio di volte. Ci pensi a darmi una risposta seria?»
«La vita è diventata violenta. Non esiste più la famiglia come la intendi tu. C’è un’altra famiglia al suo posto, che vaga per il mondo, e ogni suo membro è sparso ai quattro venti. È solo il telefono che li unisce, e nient’altro.»
«Ti aspetto a Natale. Fa’ in modo di venire. Dobbiamo parlare, noi due.»
«Vedrò. Ora però devo andare. C’è quel fotografo che mi sta tirando per un braccio, minaccia di alzarmi le sottane. Che devo fare?»
«Quando ci fai all’amore, pensa un po’ anche a me.»
«Vedessi che bestione che è. Comunque ci proverò.»
«Allora a presto, Bianca.»
«Ciao, bello.» 

«Ci pensi ogni tanto alla mamma?» Glielo chiedeva Anna, che si era messa a sedere sul divano accanto a lui. Il televisore era acceso, ma si vedeva bene che Alfredo non lo guardava.
«Dov’è Francesco?»
«Quel secchione è di là che studia.»
«Gli piace studiare.»
«Piace anche a me. Ma non ci sto mica tutto il giorno sui libri. Da chi avrà preso?» Aveva preso da lui, dal padre, che dai libri non si sarebbe mai levato, quando studiava. Ci si accaniva nell’apprendimento, e ora lui lo capiva bene che non era un difetto quello di Francesco, ma una grande qualità, che pochi riuscivano a comprendere. Dentro i libri, anche quelli di scuola, si muovono anime che attraversano la nostra esistenza e comunicano con noi, se lo vogliamo.
«Io lo so che ci pensi alla mamma.»
«Bisognerebbe dimenticarli i morti. In realtà non muoiono mai, finché noi viviamo.»
«Non mi dire che il ricordo della mamma ti pesa.»
«Sono un uomo all’antica. La vostra mamma me lo rimproverava. Diceva che questi non sono tempi per me. Faceva bene lei a nasconderli, i sentimenti.» Alfredo provava imbarazzo a parlare in questo modo ad Anna, che forse somigliava alla mamma e non a lui, che si ritrovava di più in Francesco. Si alzò e finse di andare a rimettere ordine tra i soprammobili posti sopra il caminetto. Alfredo era rincasato prima del solito. Lo faceva tutti i venerdì, e il sabato si dedicava al riposo, a meno che non ci fossero cose urgenti da sbrigare. Aveva cambiato i suoi programmi dopo la morte di Bianca. Si era convinto che non valeva la pena di ammazzarsi con il lavoro. Il lavoro è una condanna che l’uomo si porta dietro, non a causa del peccato originale – queste cose le dicono i preti – bensì per la sua smodata ambizione di primeggiare, di essere il migliore, di arraffare tutto.
«Si arriva alla morte, e nemmeno ci si rende conto di essere vissuti. Facciamo come quei cavalli che corrono all’impazzata, presi chissà da quale furia, e non si voltano mai indietro, e quando si fermano è solo per morire. Schiantano a terra, e della loro morte, come della loro vita, non hanno saputo niente.»
Francesco era uscito dalla sua stanza. Andava nello studio del babbo.
«Guarda, babbo, è sbucato fuori il secchione.»
«Te, ci hai voglia di scherzare, Anna, perché all’università non hai nulla da fare. Siete diventati vagabondi all’università, compresi i professori, che ora sono ritornati quasi tutti alla politica, come facevano un tempo, e a insegnare ai ragazzi non ci pensano nemmeno. Voi dell’università, siete micci più di Lucignolo.» Francesco pensava che a certe professioni, come quella di insegnante, si doveva negare di impegnarsi in politica. Quando due attività sono entrambe di rilevante interesse per una Nazione, l’individuo deve sceglierne una, e dedicarsi a quella soltanto, per sperare di fare bene nella società.
Francesco era andato nello studio e ora ritornava. Teneva un libro in mano.
«Fammi vedere che hai preso.» Anna si alzò. Anche Alfredo si era voltato. Era un volume della Enciclopedia Universale, che stava nella biblioteca di Alfredo, dove naturalmente andavano tutti a prelevare, quando occorreva. Alfredo ci teneva alla sua biblioteca, però sapeva che non poteva riservarla solo a sé, ed era giusto che appartenesse anche ai figli. Solo raccomandava di trattarglieli bene i suoi libri. Soprattutto Anna ci scherzava su queste cose col babbo, quando tornava da prendere un libro in biblioteca.
«Mi dispiace, pa’, ma non l’ho fatto apposta.»
«Che ti è successo. Fammi vedere.»
«Si è macchiata la copertina.»
«Fammi vedere.»
«Guarda, proprio qua.»
«Dove.»
«Qua, ti dico.»
«Ma dove?»
«Sei  diventato cieco?»
«Non vedo niente.»
Lei si metteva a ridere, allora. Rideva anche lui. La paura l’aveva presa, però.
Francesco, veloce com’era venuto, se n’era andato.
«Non ci stai bene con Giulia?» Era ancora Anna.
«Perché ti viene in mente Giulia.»
«È una bella donna. Lo sai che ha molti corteggiatori. Potrebbe anche stancarsi di come la tratti.»
«Che vuoi dire? Mi pare di avere tutti i riguardi per lei. Perché dovrebbe lasciarmi?»
«Forse Giulia vorrebbe stare di più con te.»
«Ma stiamo insieme anche troppo.»
«Vedi?…»
«Ci parliamo quasi tutti i giorni in tribunale. Anche questo è stare insieme.»
«Quando incontro Giulia, è così gentile con me.»
«È una donna che ha molto giudizio.»
«Ha molto fascino. Guardano più lei che me, quando stiamo insieme. Mi dispiace, quasi.»
«Se ti conosco bene, ti dispiace, eccome, senza il quasi. Te, vorresti averceli tutti addosso gli occhi degli uomini. In questo somigli spiccicata a tua madre.»
«Ma davvero ci sapeva fare con gli uomini?»
«Li attirava come il miele. Quando la incontravo ne aveva sempre due o tre attorno. Mai che riuscissi a parlarle da solo, i primi tempi. Conquistarla sui banchi di scuola, poi, è stata un’impresa che non ti dico. Facevo di tutto per farmi notare, e lei faceva finta di snobbarmi. Ma poi gliel’ho fatta vedere io. Le prime volte che sono riuscito ad incontrarla da solo, l’ho anche picchiata.»
«Non mi dire!»
«Che, mi prendi in giro?»
«Non c’è bisogno che tu mi spieghi perché l’hai picchiata.»
«Stacci attenta, almeno tu, agli uomini. Da ultimo, mamma era cambiata. Mi somigliava di più.»
«Due persone, a lungo andare, se vivono insieme, tendono a somigliarsi. Da che dipenderà, babbo?»
«Dall’amore, immagino, che unisce, anziché dividere.»
«Potresti sposarla, Giulia.»
«Non posso.»
«Non puoi!?»
«Ho paura dei miei sentimenti. La tua mamma mi ha lasciato una grande ferita.»
«Sono contenta che hai voluto bene alla mamma.»
«E poi, Giulia mi pare così indipendente…»
«Guarda che una donna ci tiene sempre al matrimonio, anche se non sembra. Sotto sotto, desidera che un uomo la chieda in sposa. Anch’io lo vorrei.»
«Ma gli uomini sono lupi. Stacci attenta. Non è cambiato nulla sulla natura degli uomini.»
«E su quella delle donne?»
«Meno che mai. Le donne vogliono farli soffrire gli uomini, anche se li amano sin dal primo giorno.»
«Però sono belle le donne, non è vero, babbo?»
«Sì. Sono la cosa più bella.»
Ripassava Francesco.
«Chi è la cosa più bella?»
«Noi donne. È il babbo che lo dice.»
«Povero babbo, stai invecchiando.»
«Perché, che ci avresti da dire sulle donne?» Anna gli era andata davanti e lo fissava negli occhi. Sentiva che Francesco aveva pronta qualche battuta.
«Voi donne siete dei serpenti. È questa la verità. Siete nate dalla pelle di un serpente e non dalla costola di Adamo. Qualcuno dovrà pur riscriverla la storia, un giorno.»
«La scriverai tu?» Si era alzata in punta di piedi, Anna, per fronteggiarlo meglio.
Francesco, già spilungone alla sua età, la guardava dall’alto in basso. Sorridendo, ammiccò con il dito, roteandolo. Teneva i suoi occhi dentro quelli della sorella.
«E perché no? Ci penserei io a mettervi a posto. A sfatare tutte quelle leggende che sono state scritte su di voi. È veleno il vostro amore, è veleno speciale, che procura una morte lenta, una specie di eutanasia, nell’uomo che si fa abbindolare. E intanto, invece che Eva, la prima donna la chiamerei Anna, proprio come te!»
«E invece sai che ti dico? Che in fondo in fondo tutte le donne dovrebbero essere proprio come me.»
«Se Eva aveva molti difetti, tu Anna li hai proprio tutti, ed hai quindi il diritto di prendere il suo posto. Se riscriverò io la storia dell’uomo, devo proprio darle il tuo nome, alla prima donna!»
Francesco fece un cerimonioso inchino e scomparve nello studio del babbo. Anna tornò a sedersi.
«Io ti suggerirei di sposarla, la tua Giulia. Altrimenti lei sposerà un altro, prima o poi. Son tutte eguali ad Eva le donne di questo mondo.» Evidentemente, lo scherzo di Francesco aveva lasciato il segno su di lei. «Se ci stai bene insieme, portala a vivere con noi. Noi le vogliamo bene, a Giulia.»
«Saresti contenta?»
«Io sì, e anche Francesco.»
«Come lo sai.»
«Ha gli occhi anche lui, che credi? e se è vero che somiglia di più a te, qualche malizia da nostra madre l’avrà pur presa. E se n’è accorto che Giulia non direbbe di no, se tu le chiedessi di sposarla.»
«Ma non rischio di rendermi ridicolo a chiederle di sposarmi? Sono così pochi i matrimoni di questi tempi.»
«Garantisce la tua Anna. Non ti basta?»
«Sareste davvero contenti?»
«Se sei felice tu, lo sai, siamo felici anche noi.»
Anna gli andò vicino. Lui era rimasto per tutto quel tempo appoggiato al caminetto. Era il doppio di lei, perciò Anna dovette alzarsi in punta di piedi per dargli un bacio.

GIULIA #3

“Where are you phoning from?”
“Africa.”
“So you really became a journalist?”
“You didn’t believe I would, did you.”
“I certainly didn’t. How could I have? You’re quite mad.”
“Do you miss me?”
“A lot.”
“So now you’re learning to go with other girls.”
“Who told you that nonsense?”
“I know there’s another woman.”
“Bollocks.”
“I have a rather nice photographer here…”
“I know you’re two-timing me all over the place.”
“You’re paying for this call by the way.”
“Typical Lucchese penny-pinching.”
“They don’t pay me enough. How are you getting on?”
“The boss says I know what I’m doing.”
“You were born to be a pettifogging lawyer.”
“And you were born to torment me.”
“There’s still shooting here.”
“Be careful where you stick your nose in. Life’s worth nothing where you are.”
“I’m learning that life’s worth nothing in lots of places in the world.”
“What are you getting up to with the photographer? Tell me the truth.”
“I’ve been to bed with him a few times. Either with him or with some black man. You know I like sex. What are you up to or don’t you remember sex any more?”
“Why did you phone me?”
“I wanted to make you spend some money. This call’s going to cost you a lot.”
“You’re missing me.”
“Don’t get bigheaded.”
“Sex isn’t everything.”
“Tell that to the photographer. Would you like a word with him? He’s here beside me, making signs that he can’t wait. Either I go to bed with him at once or he’ll jump on me.”
“Don’t joke. Remember there are feelings as well and if you trample on them, they might could explode like a bomb, only worse.” 
“You’re the only one left that believes in feelings. You’re right when you say you should’ve lived a hundred years ago. I’d like to have seen you cry. No one cries these days, not even people like you and not even for the cruelty that we see going on.”
“If it’s too dangerous, come home.”
“It’s a challenge, don’t you see? We can change things only if we risk our own lives. There’s no other force that can break down the wall of hate and indifference.”
“I’ve always said you have a screw loose.”
“Maybe I’ve turned into a sentimentalist like you without knowing it.”
“Feelings never die. You can hide them, keep them shut up inside, but the time comes when they take their revenge.”
“What’ll become of me if I turn into a sentimentalist?”
“Maybe you’ll listen to me and get rid of all those other men.”
“That would be a great loss. Let’s hope it doesn’t happen.”
“When are you coming back to Lucca?”
“I like Lucca when I’m there.”
“Will I see you at Christmas?”
“There’re other wars here in Africa and many more in the rest of the world. They won’t let me come.”
“I wish I could marry you. I’ve told you so a thousand times. Can’t you give me a serious answer?”
“Life’s become violent. The family as you understand it doesn’t exist any more. Now there’s another kind of family that wanders through the world, with all the members of the family scattered to the four winds. It’s only the phone that keeps them together, nothing else.”
“I’ll expect you at Christmas. Try and come back. We have to talk, the two of us.”
“I’ll see. But I have to go now. There’s this photographer pulling my arm and threatening to lift my skirt. What can I do?”
“When you make love, think of me a little.”
“If you could only see what a beast he is. However, I’ll try.”
“See you soon, Bianca.”
“Bye, dear.” 

“Do you think of mum sometimes?” Anna asked
She’d sat down on the couch beside him. The television was on but she could see Alfredo wasn’t watching.
“Where’s Francesco?”
“That swot. He’s upstairs working.”
“He likes studying.”
“I like it too but I don’t sit over my books all day. Who does he take after?”
Francesco took after his father who had never left his desk when he was studying. He’d been passionate about learning and knew that this was no defect in Francesco but a rare quality that few people understand. Spirits move in books, even school books, and they cross our lives and communicate with us, if we let them.
“I know you still think about mum.”
“We should forget the dead but in a sense, they don’t die as long as we’re still alive.”
“Don’t tell me the memory of mum is hanging over you.”
“I’m old-fashioned. Your mother used to scold me for it. She used to say these times were not for me. She was good at hiding her feelings.”
Alfredo felt embarrassed talking to Anna like this. She took after her mother, not him. He saw himself in Francesco, however. He got up and made a pretence of rearranging the ornaments on the mantelpiece. He’d come home earlier than usual that day as he did every Friday. On Saturday he didn’t work unless there was something urgent to attend to. He’d changed his habits after Bianca’s death because he’d decided it wasn’t worth killing himself with work. Men are condemned to work not because of original sin, as priests would have it, but by their greedy ambition to be first and best and have everything.
“We die without even knowing we’ve lived,” he’d thought. “We’re like stampeding horses with some fever or other, never looking backwards and stopping only when they die. They fall dead and know nothing of their death just as they knew nothing of their life.”
Francesco came into the room.
“Look, dad, the swot’s come out of his hole.”
“You like making fun of me for working, Anna, because you’ve got nothing to do at university. You’re all idlers there now, including the teachers, and most of them have gone into politics, like they used to do. They’re not interested in teaching their students. You lot at university are like Lampwick. Worse.”
Francesco believed that in some professions, such as teaching, you had to avoid involvement in politics. When two activities are important for the country, the individual must choose one and dedicate himself to that one only, in the hopes of doing good for society at large.
He went into the study and came back with a book in his hand.
“Let me see what you’ve got there.”
Anna got up and Alfredo turned round. It was a volume of the Universal Encyclopaedia which was kept in Alfredo’s library. Alfredo loved his library but he knew he couldn’t keep it to himself and that it was right to share it with his children. All he asked was that they looked after his books properly. Anna in particular liked to tease her father when she brought back a book she’d taken from the library. 
“I’m sorry, dad, it was an accident.”
“What’s happened? Let me see.”
“There’s a mark on the cover.”
“Show me.”
“There, right there.”
“Where?”
“There.”
“But where?”
“Are you going blind?”
“I can’t see a thing.”
Then she would laugh and so would he but he’d been alarmed.
When Francesco had gone, Anna asked, “Aren’t you happy with Giulia?”
“What made you think of her?”
“She’s a good-looking woman. You know she has plenty men after her. She could get tired of the way you’re treating her.”
“What do you mean? You seem to be thinking her, not me. Why would she drop me?”
“Maybe she’d like to spend more time with you.”
“We spend quite enough time together. Too much.”
“See what I mean?”
“We talk almost every day at court. That’s being together as well.”
“When I see Giulia, she’s very nice to me.”
“She’s a woman with a lot of good sense.”
“She’s also very attractive. When we’re together people look at her more than they look at me. It almost annoys me.”
“I know you. It annoys you full stop, without the almost. You’d like to have all the men looking just at you. You’re like your mother in that.”
“Did she really have a way with men?”
“Bees to a honey pot. When I first met her, there were always two or three of them hanging about her. At first, I couldn’t get to speak to her on her own. I can’t tell you what a business it was trying to catch her eye at school. I did everything to make her notice me and she pretended to ignore me. But I made her notice me in the end. The first time I managed to be alone with her, I even hit her.”
“Never!”
“Don’t you believe me?”
“You don’t have to explain to me why you hit her.”
“You be careful with men. Your mother changed latterly. She became more like me.”
“Two people who live together for a long time tend to become like each other. Why is that, dad?”
“It’s love, I imagine, drawing you together instead of dividing you.”
“You could marry Giulia.”
“I can’t.”
“Can’t?”
“I’m afraid of my feelings. Your mother left me with a deep wound.”
“I’m glad you loved mum.”
“Besides, Giulia seems so independent.”
“Watch out. A woman’s always thinking of marriage even if it doesn’t look like it. Deep down, she wants the man to ask her to marry him. I’d want that too.”
“But men are wolves. Take care. Nothing’s changed in their natures.”
“What about women’s natures?”
“Even less. Women want to make men suffer, even if they love them right from the start.”
“But women are beautiful, aren’t they, dad?”
“The most beautiful thing there is.”
Francesco had come back into the room. 
“What’s the most beautiful thing there is?”
“Women,” said Anna. “That’s what dad says.”
“Poor dad, you’re getting old.”
“Why, what have got against women?”
Anna was standing in front of him looking him straight in the eye. She sensed Francesco had some joke ready.
“You women are serpents. That’s the truth. You’re born from the skin of the serpent not Adam’s rib. Someone should rewrite history one day.”
“And you’ll be the one to do it?”
Anna was on tiptoes, the better to argue the toss with him. Francesco, tall and lanky, looked down at her. He looked deep into her eyes, smiling and twirling his right index finger.
“Why not? I’d put you all in your place. Explode all the legends that have been written about you. Your love is poison, a special poison that leads the man who lets himself be tricked to a slow death, a kind of euthanasia. And what’s more, I’ll call the first woman Anna, after you, instead of Eve.”
“And this is what I have to say to that – that deep down all women should be just like me.”
“Eve may have had some faults but you, Anna, have them all and therefore you have the right to take her place. If I rewrite the history of mankind, I’ll have to give the first woman your name.”
Francesco made a ceremonious bow and disappeared into his father’s study again. Anna sat down again.
“I suggest you marry Giulia. If you don’t, she’ll marry someone else. All the women in the world are like Eve.” Francesco’s joke had made her think. “If you’re happy together, bring her to live here with us. We’re fond of Giulia.”
“Would you like that?”
“I would and so would Francesco.”
“How do you know?”
“He’s got eyes in his head, hasn’t he? It’s true he’s more like you but he’s also astute like mum was. He’s well aware Giulia wouldn’t say no if you asked her.”
“But wouldn’t I be running the risk of making myself ridiculous? So few people get married these days.”
“It would be good. I guarantee it. Isn’t that enough for you?”
“And would you both be happy about it?”
“If you’re happy, we’re happy too.”
All this time he’d been standing at the fireplace. Anna went up to him. He was much taller than her and she had to stand on tiptoe to give him a kiss.


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1 commento

  1. Comment di Tinnitus — 6 Novembre 2013 @ 11:52

    I would like to thank you for the efforts you have put in writing this website.
    I really hope to view the same high-grade content by you later on as well.
    In fact, your creative writing abilities has inspired me to get my own,
    personal blog now ;)

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart