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Giallo: Giulia/A detective story: Giulia (Trad. Helen Askham)#4/24

31 Maggio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

GIULIA #4

Bianca aveva delle trovate, a volte, che lo sgomentavano. Non si capiva da dove le tirasse fuori. Ci aveva un talento per questo. Un giorno l’aveva portato in un negozio, dove si vendevano attrezzature di montagna.
«Questo fine settimana voglio passarlo sulla Pania della Croce.»
Lui conosceva appena dov’era la Pania, e in montagna non ci sapeva proprio fare. Finché si trattava di passeggiare su qualche collina intorno alla città, bene. Nessuno ci riusciva meglio di lui. Le sapeva gustare quelle passeggiate. Però con la montagna, forse per via della fretta con cui era abituato a vivere, non se l’intendeva. Tuttavia, per farla contenta, accettò di andare in montagna. Ma lei non si mise in testa, giunti al rifugio, di fare un’altra pazzia?
«Si scala la parete. È facile facile. Non c’è nessun pericolo, te l’assicuro.» Faceva la micetta per avere il suo sì.
«Ma tu ci sei mai stata in parete? Lo sai che roba è?»
«Sono anche piuttosto brava, vedrai.» Era una delle sue tante bugie.
«Ma chi me l’ha fatto fare di mettermi con te.»
«Lasciami provare, amore.»
«Prendiamo una guida»
«No, solo noi due.»
«E se ci succedesse qualcosa?»
«Ma cosa vuoi che ci succeda! L’unica cosa che ci può succedere è che ci mettiamo a fare all’amore in parete.» Si mise a ridere.
Non erano ancora sposati.
«Con tutte le donne che ci sono su questa Terra, proprio con te mi dovevo mettere.»
«Perché sono la più bella. E ti piaccio da morire. La vuoi far contenta, allora, la tua dolce gattina, il tuo cofanetto di perle, il tuo scrigno di delizie?»
«Dolce, lo dici tu. Una vipera, ecco che cosa sei.»
«Ci vieni?»
«E se ti dicessi di no.»
«Allora dirò di sì a qualcun altro.»
Era già successo che, arrabbiatasi con lui, si era andata a cercare un’altra compagnia.
Immaginarla a letto con un altro, gli dava sempre una grande sofferenza, a Alfredo, e gli si asciugava la gola, balbettava. Bianca restò immobile a guardarlo. Leggeva nei suoi pensieri e provava un piacere indescrivibile a vedersi distesa nel letto con un altro uomo, mentre Alfredo soffriva per lei. 

Quella gita finì in un disastro. Del tutto prevedibile, se avessero usato il cervello, e Alfredo avesse fatto prevalere quella dose di buon senso che ancora sopravviveva in lui. Invece… Vennero le guide a levare Bianca d’impaccio. Era rimasta bloccata in parete, e lui stava sotto, con la testa all’insù, a bocca aperta, a guardarla, perché non sapeva che fare.
«Non stare lì impalato. Corri al rifugio a chiedere aiuto.» Glielo aveva gridato, infine.
«Sei certa di riuscire a resistere fino al mio ritorno?»
«Di qua non mi muovo, stupido.»
Al rifugio si era vergognato fino al midollo.
«Tu non sei che un altro Akakij Akakijevic1» gli rimproverò più tardi Bianca, mentre si rifocillavano all’esterno del rifugio, seduti ad un tavolo.
«È un altro con cui mi hai messo le corna?»
«Tu vai all’indietro come i gamberi, bello mio. Ogni giorno che passa, diventi sempre più ignorante.» Anche nella professione gli rimproverava di scegliersi le cause più semplici, e quando se ne presentava qualcuna complicata, trovava una scusa e la passava ai colleghi. Non voleva complicazioni, proprio come lo sfortunato personaggio di Gogol.
«Nel vivere bisogna mettere almeno un po’ del coraggio che c’è dentro di noi.»
«E se uno il coraggio non ce l’ha?»
«Balle. Tutti ce l’abbiamo.»
«Vorrei proprio sapere chi te le insegna queste stupidaggini.» Bianca girava il mondo, ora, e ne aveva viste di cotte e di crude. Alfredo sentiva che in qualche modo Bianca gli era superiore.
«Ma tu, Bianca, come fai a stare con uno come me, con un… un…, come cavolo si chiama quel tuo amico.»
«Akakij Akakijevic. Un personaggio di Gogol, non un mio amico. Ignorante!»
«Non è mica un nome che si ricorda facilmente.»
«È uno che sa prendersi la sua rivincita.»
«Ma cos’è che mi rimproveri?»
«Di non fare tutto ciò che potresti fare.»
«Allora ho delle qualità!»
«Io ce l’ho con te, perché non metti fuori la tua dose di coraggio.»
«Che dovrei fare?»
«Invece di riscuotere ricche parcelle dai tuoi clienti, per questioni che non valgono un fico secco, difendi gratis qualche disgraziato per una causa giusta.» Alfredo aveva messo su uno studio per conto suo.
«Non ci ho mica scritto fesso.» Si picchiettava la fronte con l’indice.
In Italia c’era bisogno di far maturare ancora molte coscienze, e continuavano a prevalere l’egoismo e l’ambizione. Bianca lo aveva anche scritto in qualche servizio, che bisognava che ognuno facesse un’esperienza fuori dell’Italia, ma anche fuori di buona parte dell’Europa, per conoscere la verità su come realmente vive l’uomo su questa Terra. Ma oltre che spogliarsi dell’egoismo e dell’ambizione, occorreva vestirsi di coraggio.
«Ma se pensi che io sia così, perché non mi lasci?»
«Io non li lascio mai gli uomini. Non te ne sei ancora accorto?»
Stavano tornando altri gruppi, usciti per le escursioni. Alcuni si vedeva che erano veri rocciatori, gente che ci veniva spesso a confrontarsi con la montagna. Erano trascorse le prime ore del pomeriggio. La maggior parte aveva scelto di desinare all’aperto. Era pieno di tavolini, e le comitive finivano di mangiare e chiacchieravano animatamente. Tutti avevano saputo di Bianca.
«Abbiamo fatto proprio una bella figura. Perché mi hai mentito? Perché non mi hai detto che era la prima volta che lo facevi?»
«Se ti avessi detto la verità, non mi avresti fatto provare.»
«Ma scalare una parete… tu sei proprio matta.»
«Che cosa vuoi che me ne freghi di questa gente. Non sono mica come te, io, che ti preoccupi di cosa pensano gli altri.» In Italia sembravano farsi sempre più numerosi i tipi come Alfredo, piuttosto che quelli come Bianca. Non si aveva più tanta voglia di buttarsi in un’impresa nella quale manifestare il proprio pensiero. Ci si era stancati, forse, delle troppe battaglie combattute negli anni precedenti che, se qualcosa avevano prodotto, erano solo apatia e indifferenza. Più nessuna traccia si vedeva in giro di tutte le proteste che avevano acceso gli animi, e che erano finite in una bolla di sapone.
«Quindi, se ti chiedessi di sposarmi, mi diresti di no.»
«Non ti basta stare con me qualche notte, passare qualche fine settimana come stiamo facendo oggi?»
«Non posso fare a meno di pensare ad una famiglia normale, come quella nella quale sono vissuto io.»
«Ma non io, che avevo i genitori uno di qua e uno all’altro capo dello stivale, e li vedevo sì e no tutti e due insieme una o due volte l’anno.»
«Per questo sei diventata crudele coi sentimenti, ed io faccio fatica a comprenderti.»
Alle quattro presero una cioccolata calda. Qualcuno se n’era andato, e ora restavano alcuni tavoli vuoti. Il sole era vicino a tramontare.

1Il protagonista de “Il cappotto”, uno dei Racconti di Pietroburgo di Nikolaj Gogol.

GIULIA #4

At times, Bianca had ideas that dismayed him. He didn’t understand where she got them from. She had a talent for it. One day, before they were married, she’d taken him shopping to buy mountaineering gear.
“I want to spend this weekend on the Pania della Croce,” she told him.
Alfredo scarcely knew where the Pania was and had no idea what to do on mountains. As long as all that was involved was a stroll on the hills round Lucca then all was well. No one was better at it than him. He knew how to enjoy these walks. But a mountain he didn’t understand, perhaps because of the hectic pace at which he was accustomed to live. To make her happy, however, he agreed to go up the mountain. But once they’d got to the mountain hut, another mad idea came into her head.
“We’ll climb the face. It’s easy. There’s no danger, honestly.” She was wheedling him.
“But have you ever been on a rock face? Do you know what it’s like?”
“Actually, I’m rather good at rock climbing. You’ll see.” It was one of her many lies.
“How did I ever get to be in tow with you?”
“Let’s try, darling.”
“We’ll take a guide.”
“No, just the two of us.”
“But what if something happens?”
“What’s going to happen? The only thing that can happen is that we’ll make love way up there.” She laughed.
“Of all the women in the world, I had to pick you.”
“Because I’m the most beautiful and you love me. I’m everything you want so why don’t you want to make your little pussycat happy?”
“Pussycat! You’re a serpent, that’s what you are.”
“Are you coming?”
“What if I say no?”
“I’ll say yes to someone else.”
It had happened before that she’d got angry with him and gone to find other company. Imagining her with another man was anguish for Alfredo. His throat felt dry and he stammered. Bianca sat watching him, reading his thoughts, and while Alfredo suffered, the image of herself lying on someone else’s bed gave her indescribable pleasure. 

That adventure ended badly. It was entirely foreseeable. If only they’d used their heads, if only Alfredo, with the little common sense he still had, had insisted on not going. Bianca had had to be rescued. She was stuck on the mountainside with him above looking down at her, not knowing what to do. 
“Don’t just stand there, do something! Run to the hut and get help,” she’d shouted.
“Are you sure you can hang on till I get back?”
“Don’t be stupid. I can’t move.”
He’d felt deeply embarrassed at the hut.
Afterwards, as they sat eating at a table outside the hut, Bianca said disapprovingly, “You’re nothing but an Akaky Akakievich1.”
“Is that someone else you’re unfaithful to me with?”
“You’re like a lobster, sweetheart. You go backwards. You get stupider with every day that passes.”
She scolded him for choosing the easiest cases at work. Whenever a complicated one arrived, he found an excuse and passed it to a colleague. Like Gogol’s unlucky character, he didn’t want complications.
“We need to put at least a little of the courage we have into living.”
“What about someone who doesn’t have any?”
“Nonsense. We all have some. I’d really like to know where you get these stupid ideas.”
Bianca was travelling the world at that time and had seen all manner of things. Alfredo felt she was superior to him in some ways.
“Bianca,” he asked, “how come you stick with someone like me, someone like… what the devil’s that friend of yours called?”
“Akaky Akakievich. A character in a story by Gogol. Ignoramus!”
“It’s not an easy name to remember.”
“He’s someone who knows how to take his revenge.”
“But what are you telling me off for?”
“For not doing all that you could do.”
“So I do have some qualities?”
“You annoy me because you don’t show courage.”
“What should I do then?”
“Instead of taking fat fees from clients for cases that aren’t worth the paper they’re written on, you should act for people with nothing but a just cause. For free.”
Alfredo had recently set up in business on his own. He tapped his forehead. “I don’t have ‘fool’ written here.”
Selfishness and ambition were the priorities in Italy and there was a need for people with greater awareness. In several of her articles, Bianca had written about everyone’s need to experience life outside Italy and outside Europe as well, in order to learn the truth about how other people in the world lived. But, according to her, it wasn’t enough to strip yourself of selfishness and ambition. Courage was required.
“If you think that’s the way I am, why don’t you drop me?”
“I never drop men. Haven’t you noticed?”
Other groups of people were now returning from their day’s outing. Some were clearly real rock climbers who often came to test themselves against the mountain. It was mid-afternoon. Most people had chosen to eat outdoors where there were plenty of little tables and groups were eating and chatting animatedly. They’d all heard about Bianca’s experience.
“We really made fools of ourselves,” Alfredo muttered to her. “Why did you lie to me? Why didn’t you tell me it was the first time you’d done it?”
“If I’d told you the truth, you wouldn’t have let me try.”
“But climbing a rock face… you’re mad.”
“Why should I give a damn about these people? I’m not like you, worrying about what other people think.”
It seemed there were more and people like Alfredo in Italy but not many like Bianca. People no longer wanted to commit themselves to something they could believe in. Perhaps they’d been worn down by too many struggles that had, in the end, produced only apathy and indifference. Fewer and fewer traces were to be seen of the protests that had fired people’s spirit but come to nothing.
“So, if I were to ask you to marry me, you’d say no.”
“Isn’t it enough for you to spend a few nights with me and some weekends like this one?”
“I can’t help thinking of a normal family, like the one I grew up in.”
“But not me, with one parent at each end of the country and seeing them both together maybe once or twice a year.”
“That’s why you’re hard. It’s difficult for me to understand you.”
At four o’clock they had some hot chocolate. Some people had already gone and there were several empty tables. The sun was about to set.
1The hero of The Overcoat, one of the St Petersburg Stories by Nikolai Gogol.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart