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Giallo: Giulia/A detective story: Giulia (Trad. Helen Askham)#5/24

1 Giugno 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

GIULIA #5 

Alfredo non ce l’aveva ancora fatta a liberarsi della fotografia della moglie defunta. La teneva un po’ dappertutto. Era sempre la stessa. Si vedeva lei seduta su di un prato, e lui in piedi che l’aiutava a rialzarsi. Bianca rideva. Quando si ritirava in camera o nel suo studiolo non poteva fare a meno di sostare davanti a quella foto e di svagare coi pensieri. Giulia era una donna diversa, precisa, forse anche pignola, mentre Bianca era stata il disordine fatto persona. Non era bella quanto sua moglie, Giulia, ma portava indosso una sensualità travolgente.
«Che devo fare, Bianca, la sposo o non la sposo Giulia… I nostri figli sarebbero contenti…» Fermò per un attimo i suoi pensieri. Bianca continuava a sorridere da quella foto, e Alfredo vi leggeva le risposte alle sue parole. «Sì, ci faccio all’amore con Giulia, e allora? Sento che è la donna giusta. Ci sto bene con lei. Non è ribelle e cocciuta come te.» Bianca rideva. Lui l’aveva proprio davanti agli occhi. Chinava il viso e toccava il portaritratto con la punta del naso. Faceva il micione con lei. «Io lo so, Bianca, che tu ora sei qui accanto a me.» Invece che sulla poltrona, Alfredo si era andato a mettere a sedere sul divano, come per farle posto. Col palmo della mano aveva dato due colpetti nel punto dove immaginava fosse andata a sedersi lei. «Sei seduta proprio qui, non è vero? Vorresti che io avessi più coraggio, che sapessi prenderle da solo le mie decisioni. Ma non sono mai stato così. In questo avevi ragione. Se lo avessi quel coraggio che mi manca, forse ora riuscirei perfino a vederti, a toccarti.» Sarà stata anche la suggestione, ma in certi momenti Alfredo percepiva che qualcuno stesse davvero ad ascoltarlo e vicino a lui cercasse di materializzarsi. Allora ne aveva paura e cessava di dialogare con Bianca.
Quel tardo pomeriggio, nel suo studio entrò Francesco.
«C’è Giulia, di là.» Giulia capitava ogni tanto a casa di Alfredo. Il più delle volte si vedevano da lei, che aveva un appartamento in città, vicino alla piazzetta di Sant’Alessandro. Ma da lui andava quando aveva voglia di vedere anche Anna e Francesco, con i quali discorreva volentieri.
Si alzò e dette una sbirciatina alla foto. «Hai sentito? C’è Giulia di là. Devo lasciarti. Non venire a mettere il naso in salotto, però. Giulia farà la micetta, e potresti guastarti il sangue.»
Giulia indossava un bel tailleur scuro con un’ampia scollatura. Aveva un seno florido, che attirava l’attenzione degli uomini. Lei lo sapeva, e si vestiva in modo da metterlo in mostra. Aveva anche gambe rotonde, ben proporzionate. Occhi neri, era proprio un gran bel pezzo di donna.
«Domattina verrò a trovarti allo studio. L’hanno affidato a me il fallimento CO.PRESTI. Ho da chiarire con te alcune cose.» Giulia era una commercialista affermata, reputata di grande serietà e competenza. Coi numeri e con gli intrighi della finanza ci sapeva fare assai meglio di Alfredo che, in queste cose, aveva sempre bisogno di ricorrere all’assistenza di un esperto. Il tribunale assegnava a Giulia i più importanti fallimenti. Guadagnava molto, forse più di Alfredo, che era anche lui apprezzato per il suo valore. Nelle cause civili, Alfredo aveva pochi rivali in città. Non avrebbe saputo fare bene il penalista, per via di quel suo carattere rimproveratogli sempre da Bianca, ma nelle cause civili, dove si trattava soprattutto di scrivere e di conoscere gli articoli del codice, beh, era diventato un’autorità, almeno tra i colleghi del collegio. Solo che, col passare del tempo, gli era venuto meno l’entusiasmo e la voglia di primeggiare, e ora si era un po’ infiacchito e passava ad altri, soprattutto ai giovani, le cause più complicate. Ma la stima nei suoi confronti era rimasta immutata.
«Sei molto elegante, stasera. Qualche ricorrenza?»
«È il mio compleanno.» Rise subito, Giulia. Non era vero. Ma era bastato perché Alfredo mostrasse subito un’imbarazzata esitazione. Giulia continuò: «Scommetto che non lo sai ancora quand’è il mio compleanno.»
«Il 30 luglio.» La risposta fu perentoria, questa volta.
«Fra poco, quindi. Spero te ne ricorderai.» Francesco ed Anna stavano seduti sul divano davanti a lei, che si era messa su di una poltrona, mentre Alfredo stava sull’altra, posta al suo fianco.
«Vengo da una riunione.»
«Che specie di riunione.»
«Con certi amici di lavoro. Mi propongono un affare.»
«Uhmm» fece Alfredo, a cui non piaceva che Giulia andasse a ficcarsi in certe complicazioni. Gli affari, poi. Affari per chi?
«Rileviamo un’azienda.»
«Allora hai già deciso!»
«No, ma quasi. Volevo prima parlartene.»
«Lo sai che sono restìo. Gli affari richiedono esperienza, e prendono molto tempo. Che ne farai della tua professione?»
«Sarò soltanto socia, mica devo lasciare il mio lavoro.»
«E il denaro?»
«Settecento milioni.»
«Capperi!» Francesco ed Anna si erano zittiti e ascoltavano con le orecchie attente. Avevano sorriso appena, udendo l’esclamazione del babbo.
«Ce li hai tutti, quei soldi?» Intuiva, Alfredo.
«Solo trecento.»
«E gli altri?»
«Duecento me li darai tu, e duecento la banca.» Deglutì a fatica, Alfredo. Eccolo il regalo di compleanno. Che facciatosta! Francesco e Anna trattenevano gli occhi su di lui.
«Meglio parlarne allo studio.»
«E perché? Voglio che Anna e Francesco ci ascoltino. Lo devono sapere anche loro che tu mi dài una mano.»
«Una mano… Ma se non so niente di quest’affare. E poi duecento milioni sono tanti.»
«Non fare il tirchio. Te li renderò con gli interessi. Ti dico che è un buon affare.»
«Chi è con te?» Giulia fece i nomi di due professionisti capaci. Si calmò, Alfredo.
«Comunque, voglio saperne di più.»
«Bene. Allora andiamo a cena fuori, e ne parleremo.» Scroccava anche la cena, la furbacchiona.
«I ragazzi però restano a casa. Non voglio immischiarli. Devono pensare a studiare, loro.»
«Vorrei  che venissero con noi.»
«No» disse subito Francesco, guardando il babbo. «Noialtri restiamo a casa.» Anna invece avrebbe voluto andare, ma Francesco le fece cenno che era meglio così.
Alfredo si avviò in camera sua a prepararsi. Si trovò di fronte alla foto della moglie, che era la stessa che aveva nello studio. Le fece una linguaccia.
«Questa Giulia, me l’hai mandata tu.» Continuava a ridere, Bianca.
«Quei suoi amici la metteranno in mezzo, e spenneranno anche me.»
Doveva ammettere, però, che Giulia non era una sprovveduta. Gli aveva lasciato intendere che, a causa di una nuova scoperta scientifica, c’era l’occasione di far quattrini a palate, se si era svelti a decidere e si aveva cervello.
«Io, i duecento milioni non glieli do.» Bianca rideva. «Guarda che qui c’è poco da ridere. Giulia s’è messa in testa di scroccarmi i duecento milioni, e non mi darà pace finché non li avrà avuti. Dice che me li rende, ma se poi la sposo, chi li vede più i miei soldi. No, non glieli do.»
«Sbrigati» si sentì sollecitare dal salotto.
Aveva indossato il vestito blu con il quale era stato qualche mese prima ad una serata organizzata dal collegio degli avvocati. Festeggiavano il decano, che compiva i cinquant’anni di professione. Gli stava ancora bene, il vestito; anzi, siccome era un po’ dimagrito, lo faceva un bell’uomo, snello e più alto di quanto non fosse già.
Uscì di camera e Giulia gli venne incontro. Lo prese a braccetto.
«Lo conosco, vostro padre. Ora non sta più nei suoi panni e non vede l’ora di sganciarmi quei duecento milioni.»
«Non li hai ancora in tasca.»
«Ma li avrò.» E strizzò l’occhio ai ragazzi. Poi aggiunse: «Non state in pensiero, se faremo tardi. Forse dormiremo da me, stanotte.»
«Mi costa un po’ troppo la tua nottata, micetta bella.» Lo pensò, ma non lo disse, Alfredo, perché di queste cose non parlava volentieri davanti ai figli. 

Come ogni millennio, anche il terzo avrebbe avuto le sue grandi rivoluzioni, sociali e politiche forse, ma di sicuro quelle scientifiche e tecnologiche. Già negli ultimi decenni del secondo si attendevano le grandi scoperte che avrebbero cambiato molte cose della nostra vita, ma gli scienziati non ce l’avevano fatta. Il secondo millennio comunque non se ne andava a mani vuote, e aveva lasciato il suo segno indelebile sulla società degli uomini. La sua rivoluzione l’aveva fatta, ed era quella industriale della fine del settecento, che aveva capovolto ogni cosa, e da essa forse derivava anche un po’ del male che si era ingrandito nel mondo. Nel primo millennio, invece, c’era stata la caduta disastrosa dell’impero romano, che aveva dato il via al processo della formazione degli Stati, che si sarebbe poi meglio sviluppato nel secondo millennio. E prima? Che cosa era successo nel corso degli altri millenni? Si erano prodotte le rivoluzioni portate dai singoli uomini, e non dai popoli o dalla scienza. Alcuni esempi: Omero, Alessandro il Grande, e per noi cristiani: Gesù.
Il terzo millennio sarebbe cominciato subito alla grande. Con clamore, se era vero ciò che raccontava Giulia, e chissà quante altre novità sensazionali avrebbe portate quella prima scoperta. Un millennio da far venire i brividi. Alfredo non nutriva simpatie per la scienza, era un umanista e anche un po’ sognatore. Preferiva i libri, nei quali poteva trovare tutto ciò che ancora oggi riusciva a soddisfare un’anima. Stavano scomparendo invece i libri, messi in ridicolo da una scienza che non si rendeva conto di porre con ciò i presupposti di una sua sconfitta. Distruggendo i libri, si sarebbe tornati con ogni probabilità ad una nuova barbarie.
Quindi, di ciò che gli aveva confidato Giulia era riuscito a capire che si trattava della realizzazione a fini industriali e commerciali di una nuova scoperta scientifica nel campo energetico. Una multinazionale offriva a lei e ai suoi soci lo sfruttamento del brevetto in Italia, ma avrebbero dovuto decidere in fretta. Calcolavano di guadagnare moltissimo denaro, soprattutto nei primi anni.
«Ce ne sarà anche per te. Io non me lo scordo l’aiuto che mi dài.»
«Non credere che io sia il pozzo di San Patrizio. Se mi togli quei duecento milioni, resto all’asciutto.»
«Sarò in grado di restituirti il denaro entro la fine dell’anno, e con gli interessi, come ti ho detto. E che interessi. Ci sarà da star bene tutti e quattro.» Dalla gioia che provava non si era resa conto di aver detto, forse, qualcosa di troppo.
«Io non so se ci possiamo sposare» rispose infatti lui. «Forse è meglio far passare altro tempo.»
«Non ci pensare. La verità è che sono legata ai tuoi figli, e li sento come fossero miei. Scusami, scusami.»
«Anche Anna e Francesco ti vogliono bene. Loro vorrebbero che ti sposassi subito.»
«Vedi che siamo già una famiglia, allora?»
La notte la passarono insieme, e Giulia fu più femmina che donna. Sapeva che nell’atto di donarsi si possono trasmettere parole che non escono mai dalla bocca dei mortali, ma passano dagli occhi, dai pori della pelle, da una carezza, da un atteggiamento, e sono le parole più belle e straordinarie che l’uomo sa esprimere, perché non sbagliano mai, sono sempre appropriate, e una volta percepite dal compagno, una volta entrate dentro di lui, esse si espandono e diventano grandi quanto la sua anima.
Al mattino Alfredo aveva preso la sua decisione. I soldi a Giulia glieli avrebbe dati, e anche di più, se gliene avesse chiesti.

GIULIA #5 

Alfredo still felt the need of a particular photo he had of his dead wife. He had copies of it in several places. It showed Bianca sitting on the grass with him standing and helping her to get up. She was laughing. When he went to his bedroom or into the study, he couldn’t help stopping in front of the photo and letting his thoughts wander. Giulia was a different kind of woman. She was organised, too much so even, while Bianca had been disorder personified. Giulia wasn’t as beautiful as his wife, but she had a fascinating sensuality.
“What should I do, Bianca? Should I marry Giulia or not? Our children would be happy…”
For a moment he stopped thinking. Bianca went on smiling from the photo and Alfredo went on, “Yes, Giulia and I make love. So what now? I feel she’s the right woman. I’m comfortable with her. She’s not rebellious and pigheaded like you.” Bianca was laughing. He had the photo in his hand and he bent his head and touched it with the tip of his nose. He murmured softly to her, “Bianca, I know you’re here beside me.” Instead of sitting in the armchair, Alfredo sat down on the couch, as if he was leaving the chair for her. He patted the place where he imagined her sitting. “You’re there, aren’t you? You’d like me to have more courage, to be able to make my own decisions. But I’ve never been like that. You were right about that. If I had the courage I lack, perhaps I’d even be able to see you and touch you.” It had probably been his imagination, but sometimes Alfredo had sensed that someone was there listening to him and trying to materialise. Then he’d felt afraid and stopped talking to her.
In the late afternoon, Francesco came into the study. “Giulia’s here,” he said.
Giulia called at Alfredo’s house now and again. Usually they met at her flat in town, near Piazza Sant’Alessandro, but she went to his house when she wanted to see Anna and Francesco.
Alfredo got up and glanced at the photo. “Did you hear that? Giulia’s here. I have to go. But don’t come sticking your nose in the sitting room. Giulia will be flirting with me and you might get annoyed.”
Giulia was wearing a beautiful dark suit with a low neckline. She had generous breasts which men liked to look at. She knew this and dressed so as to show them off. She also had shapely, well-proportioned legs. With her dark eyes, she was undoubtedly a very fine woman.
“I’m coming to see you in your office tomorrow,” she said. “They’ve given me the Presti Company bankruptcy. I need to clarify some points with you.”
Giulia was an established business consultant with a reputation for competence and professionalism. She could handle numbers and financial intricacies much better than Alfredo who always needed expert help in such matters. The court assigned the most important bankruptcies to her. She made a lot of money, perhaps more than Alfredo who was also well regarded in his profession. He had few rivals in town for civil cases. He could never have been a good criminal lawyer on account of those traits of character that Bianca had always criticised him for, but in civil cases, mainly involving writing and being familiar with the Civil Code, well, here he’d become an authority, at least amongst his colleagues. With the passing of time, however, he’d become less enthusiastic and lost the urge to be best. He’d lost some of his vigour and usually passed the more complicated cases to other, younger lawyers. The estimation in which he was held by those around him was undiminished, however.
“You look very elegant this evening. A special occasion?”
“It’s my birthday.” Giulia laughed. It wasn’t true but it made Alfredo hesitate with embarrassment. “I bet you don’t remember when my birthday is.”
“The thirtieth of July.” This time he spoke decisively.
“Quite soon, in other words. I hope you’re going to give me a nice present.”
Francesco and Anna were on the couch facing Giulia. She’d sat down in one of the armchair. Alfredo was sitting beside her in the other.
“I’ve just come from a meeting,” she said.
“What kind of meeting?”
“With some colleagues. They’re offering me some business.”
“Hmm.” There were some kinds of complicated affairs that Alfredo didn’t like Giulia getting involved in. “Business. Business for whom?”
“We’re taking over a company.”
“You’ve already decided then.”
“No, but almost. I wanted to talk to you about it first.”
“You know I’m unhappy about that kind of thing. Business requires experience and takes up a lot of time. What about your job?”
“I’ll only be a partner. There’ll be no need for me to give up my job.”
“How much money’s involved?”
“Seven hundred million lire.”
“Good grief!”
Francesco and Anna were listening intently. They laughed a little at their father’s astonishment.
“Do you have that kind of money, Giulia?” Alfredo guessed not.
“Only three hundred.”
“What about the rest?”
“You’ll give me two hundred and the bank will give me the other two hundred.”
Alfredo swallowed with difficulty. So this was the birthday present. The nerve! Francesco and Anna were staring at him.
“Better that we talk about this in the office,” he said.
“Why? I want Anna and Francesco to hear. They should know you’re helping me.”
“Helping? But I know nothing about this business. And two hundred million is a lot of money.”
“Don’t be so mean. I’ll pay it all back with interest. It’s a good business, I tell you.”
“Who are you in with?”
Giulia gave him the names of two capable professional men. Alfredo felt calmer.
“In that case, I want to know more about it.”
“Good. Let’s go and eat out then and we’ll talk.”
The cunning piece of work – she was scrounging a dinner as well.
“The children will stay at home, however,” he said. “I don’t want them mixed up in this. They’ve got work to do.”
“I’d like them to come with us.”
“No thank you,” said Francesco quickly, looking at his father. “We’ll stay at home.”
Anna would have liked to have gone with them but Francesco signalled to her that it would be better if she didn’t.
Alfredo went to his bedroom to get ready and found himself looking at the photo of his wife, the same as the one in the library. He swore at her.
“It’s you that’s sent me this Giulia,” he said. Bianca was laughing. “Those friends of hers will land her in it and fleece me too while they’re at it.”
He had to admit, however, that Giulia was not being short-sighted. Because of a new scientific discovery, she’d hinted, there was the chance to make a small fortune, if they made a decision quickly and were clever enough.
“I’m not going to give her two hundred million.” Bianca laughed. “It’s no laughing matter. Giulia’s got it into to her head to get two hundred million out of me and she’ll give me no peace till she gets it. She says she’ll give me it back but if I marry her, what’ll I see of my money then? No, I won’t give her it.” 
“Hurry up,” Giulia called from the sitting room.
He put on a dark blue suit which he’d worn a few months before to go to a Bar dinner. The dinner had been in honour of the oldest member who’d been in the profession for fifty years. Since then he’d lost some weight and the suit looked even better on him now. It made him look rather handsome, slimmer and taller.
He went downstairs and Giulia came up to him. He took her arm.
“I know your father. He’s changed out of his old clothes and can’t wait to fork out two hundred million.”
“You haven’t got it yet.” 
“But I will.” She winked at Anna and Francesco then added, “Don’t worry if we’re late. We may sleep at my house tonight.”
“A night with you could be rather expensive, you little minx,” Alfredo thought to himself. He said nothing, however, because he was uneasy talking of such things in front of his children. 

As with every millennium, the third will have its great revolutions, in society and politics perhaps, but certainly in science and technology. In the last decades of the second millennium, scientists had still not made those long-awaited discoveries that will change so many things in our lives. It did not end with nothing to show for itself, however, but left an indelible mark on human society. It had its revolution, the Industrial Revolution, which began at the end of the eighteenth century and changed everything. Perhaps it also led to some of the evil that has grown in the world. In the first millennium, on the other hand, there was the disastrous fall of the Roman Empire, which began the process of the formation of states which would be further developed in the second millennium. And before that? What happened in the course of other millennia? They produced revolutions led by individuals, not by nations or science. Homer, for example, Alexander the Great, and for Christians, Jesus Christ.
The third millennium was to start brilliantly, if what Giulia had told him was true, and perhaps this first discovery would lead to other dramatic changes. A millennium to make one tremble. Alfredo found little to appeal to him in science. He was a humanist and something of a dreamer and he preferred books. In books he found everything to satisfy his soul. But books were disappearing, ridiculed by a science that failed to realise that by so doing it was laying the foundations of its own destruction. By destroying books, man would in all probability enter upon a new barbarism.
From what Giulia had told him, Alfredo understood that what was involved was the development of a new discovery in energy for industrial and commercial purposes. A multinational was offering her and her partners the opportunity to capitalise on the Italian patent but they would have to act quickly. They’d calculated they stood to make enormous sums of money, especially in the first few years.
“There’ll be some for you too,” she assured him. “I won’t forget the help you’re giving me.”
“Don’t imagine I’m a bottomless pit. If you take two hundred million from me, I’ll have nothing left.”
“I’ll be able to pay you back before the end of the year, and with interest, as I said. And what interest! There’ll be enough for all four of us to be rich.”
In her happiness, she didn’t realise she’d said too much.
Alfredo said, “I’m not sure about getting married. Perhaps it would be better to wait.”
“Don’t think about it. The truth is I’m very attached to your children. I feel for them as if they were my own. I’m sorry, forgive me.”
“And Anna and Francesco are fond of you too. They’d like me to marry you right away.”
“Then we’re a family already.”
They spent the night together and Giulia was wonderful. She knew that when we give ourselves to each other, words are spoken that never come from mortal mouth but are transmitted by the eyes, through the pores of the skin, by a caress, an expression, and that these words are the most beautiful because they’re never wrong, they’re always appropriate, and once the other has heard them, once they’ve entered into him, they expand and become as big as his soul.
By morning Alfredo had made his decision. Giulia would have the money, and more, if she asked for it.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart