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Giallo: Giulia/A detective story: Giulia (Trad. Helen Askham)#6/24

2 Giugno 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

GIULIA #6 

Il pomeriggio tornò a casa verso le sette. Ai figli aveva già anticipato per telefono il suo orientamento favorevole a Giulia. Non volle dire che in realtà aveva già deciso. Desiderava parlarne con loro, e dentro di sé si riservava inconsciamente la possibilità di mutare opinione, se i figli avessero opposto qualche ragione imprevista.
Seduti in salotto, parlavano.
«Allora, che devo fare?» Anna si sentiva tutta elettrizzata, e in dovere di rispondere per prima.
«Caspita, babbo, che affare! Io l’ho sempre detto che Giulia è una donna intelligente, e quel che tocca si trasforma in oro. Vorrei diventare come lei, una volta presa la laurea.»
«Farai pratica nel suo studio, se Giulia sarà d’accordo.»
«Certo che sarà d’accordo. Ce la intendiamo noi due. Sarà uno scherzo per me imparare da Giulia.»
«La testa non ti manca, e possiedi anche quel po’ di ambizione che non guasta. Tu che ne pensi, Francesco?»
«Lo sai babbo che io di queste cose non me ne intendo. Anzi, mi confondono. Se Anna dice che è un affare d’oro, lo è anche per me, ma non perché ci ho capito. L’unica cosa che sono riuscito a capire è che ti chiede un prestito di duecento milioni, ed io nemmeno immaginavo che tu li avessi tanti soldi così.»
«Sono sudati, sai.» Si era messo un po’ sul chi va là, Alfredo, perché non c’era mai da capirlo bene, Francesco. A volte sembrava fuori dal mondo, e che navigasse su un altro pianeta.
«Giulia sostiene che è in grado di restituirmeli entro la fine dell’anno.»
«Io non capisco come si possa fare tutti quei soldi in così poco tempo, mentre c’è gente che soffre la fame e quando va in giro, invece del lavoro, trova solo umiliazione.»
«Non ricominciare, Francesco.» Era Anna, alla quale non piaceva starlo a sentire quando prendeva quella strada. «Non si può stare tutti bene a questo mondo.»
«Si potrebbe, invece.»
«Illusioni, le tue. Ma chi te le mette in testa queste cose, al giorno d’oggi?» Infatti, nel mondo tutto andava peggiorando, e non si riusciva ad evitare la miseria, e addirittura il genocidio di interi popoli.
«Ficcati in testa, Francesco, che solo in una parte dell’Europa e in una piccolissima parte dell’America, si vive senza guerre. Nel resto del mondo, che vuol dire praticamente dovunque, gli uomini si uccidono. Siamo belve, Francesco.»
«E se Giulia fallisse?» Alfredo, e non Francesco, tornava sull’argomento.
«Giulia!? Quella si mangia in un boccone tutti i furboni della nostra città. Vedrai che per Giulia questo rappresenta solo l’inizio. Chissà dove arriverà la nostra Giulia, ed io voglio essere con lei.»
«Corri troppo, Anna. Devi rammentare che ci sono altri due soci.»
«Credi che Giulia non farà di tutto per avermi con sé?» Non correva, Anna, volava, e già si vedeva una gran donna d’affari, seduta davanti ad una splendida scrivania, con due o tre telefoni, e una stanza enorme arredata come quella di una regina.
«Allora vuol dire che i soldi, io glieli do?»
«Ma non capisci che se glieli dài, resti nell’affare anche tu. E Giulia se lo ricorderà, quando anche per me arriverà il momento di cominciare.»
«E quel progetto di noi tre insieme, te lo sei già scordato?»
«È una sciocchezza, in confronto. Bisogna concentrarsi su questo, ora, e lasciar perdere tutto il resto.» Ad Anna mancava poco più di un anno per terminare l’università. Brava, lo era davvero, e quasi certamente avrebbe conseguito una laurea da 110 e lode. Lei non faceva mistero che puntava a quello.
«E Francesco? Che gli farai fare a Francesco?» Alfredo sapeva che Anna aveva la stoffa del manager, era sicura di ogni cosa che faceva, e in questo somigliava spiccicata a sua madre. Lui ce l’aveva la tentazione di abbandonarsi alle decisioni della figlia. Ci vedeva, in lei, un porto sicuro da ogni tempesta.
«Quando diventerà ingegnere, verrà con noi.»
«Mi permetti, sorellina, di pensarci da me al mio avvenire?»
«Tu hai la testa nelle nuvole, e ci devo essere io accanto a te per farti camminare coi piedi per terra. Hai tanti talenti, ma sei così bimbetto da non accorgertene.» La storia sui talenti che suo padre le raccontava da piccina non se la sarebbe dimenticata mai.
Francesco stava ad ascoltarla. Ma non gliene veniva mai un sorriso soddisfatto, sereno. Dentro, aveva quei molti pensieri che si accavallano sempre alla sua età, e quando cercava di capire se stesso si vedeva diviso in tante parti, e ognuna prendeva una direzione differente, e lui cercava di figurarsi la meta, ma non riusciva a scorgere che il principio di quella lunga strada. L’angustiava l’ingiustizia che dominava il mondo. Si figurava che il mondo fosse come una casa in cui una donna aveva cominciato a rassettare da una parte, da una piccola parte, ma poi, terminato in quel punto, sarebbe andata nelle altre stanze, dove regnavano la polvere e il disordine. Potevano bastare, cioè, piccoli gesti, piccole azioni, insieme con una sicura volontà, per rendere bello il mondo e felice l’esistenza degli uomini.
«Bene,» concluse Alfredo «domani vedrò Giulia, che viene a trovarmi allo studio. Combinerò con lei. Quasi certamente, per la cifra restante, dovrà ricorrere al prestito in banca. Avrà bisogno di una firma di garanzia. A chi credete che la chiederà?» Si misero a ridere tutti.
«La verità è, babbo, che a Giulia non riuscirai mai a dire di no.» Anna pensava al loro matrimonio, ed ora era convinta più che mai che quel passo si doveva fare. 

La mattina dopo, Giulia giunse puntualissima nel suo ufficio.
«Spero che tu sia soddisfatta.»
«Hai un po’ di paura, vero?»
«E perché dovrei averne, se duecento milioni sono una bazzecola per me?»
«Hai del sudore freddo addosso, lo vedo.»
«Anna e Francesco hanno una grande stima di te. Anna dice che tutto ciò che tocchi diventa oro.»
«Allora, non devi preoccuparti per i duecento milioni. Basterà che io ti tocchi e sarai una montagna d’oro.» Era robusto Alfredo, alto più di un metro e novanta e pesava ottantacinque chili, ma sarebbe potuto diventare anche cento in pochi giorni, se Giulia fosse riuscita a trasformarlo in un quintale d’oro.
Giulia continuò.
«Sono già stata alla banca.»
«Tutto a posto, allora.» Tirava a chiudere l’argomento, Alfredo, perché capiva bene dove sarebbe andata a parare Giulia.
«Sì, sì. Tutto a posto. Non ci sono problemi. Hanno bisogno però di una firma di garanzia, ed io ho subito pensato a te.»
«Grazie del pensiero» fece lui. Il suo rischio sarebbe salito a quattrocento milioni, dunque, e forse qualcosa di più. Un bel pensierino davvero.
«Fra quanto ti servono i soldi.»
«Prima li ho, meglio è. Gli altri due soci sono già pronti.»
«Bene. Domattina verrò con te in banca.»
«Se tutto andrà bene, ti faremo preparare una bella bozza di contratto, e ci fisserai tu l’appuntamento col notaio per la costituzione della società. Vedi che ho pensato anche a te? Ce ne sarà per tutti, di soldi, ti dico.»
«Speriamo che non sia uno specchio per le allodole.»
«Ti sta passando la fortuna davanti e nemmeno te n’accorgi, mio bell’orsacchiotto.» Si alzò e gli dette una strizzatina sul naso. Perché Alfredo aveva sempre quel sudorino freddo addosso, e lei ci si divertiva. Andò a sedersi sulle sue ginocchia.
«Il mio micione. La tua gattina ti farà ricco.» Lui non se la sentì di ricambiare, aveva i sentimenti paralizzati, e non vedeva l’ora che arrivassero le sette del pomeriggio per rientrare tra le sue quattro mura.
«Allora, Giulia, ci vediamo domattina alle dieci davanti alla banca.» Le lasciò intendere che pesava, a restare seduta sulle sue ginocchia.
«Sarò puntualissima.»
«Un minuto di ritardo e li vedi col lumicino i miei soldi.»
«Fissa l’appuntamento con il direttore.» Alfredo alzò il telefono, formò il numero.
«Sono Alfredo Chiarelli.»
Giulia stava appiccicata con l’orecchio al telefono, sentiva tutto.
«Allora va bene. Ci vediamo alle dieci in punto.» Alfredo posò la cornetta.
«Cosa fai stasera?» Era Giulia.
«Stasera vorrei restare solo.»
«Solo solo?»
«Sì.»
«E lasci sola la tua Giulia?»
«Sì.»
«E non t’importa se Giulia stasera vuol stare col suo Alfredo?»
«No.»
«Ma soffrirà la tua gattina senza il suo micione.» Lui ci si vedeva proprio nella parte del micione, con la coda ritta e col muso che si strofinava a quello di Giulia, la gattina col fiocco rosa al collo.
Giulia riuscì a strappargli la promessa che l’avrebbe lasciato riposare fino alle dieci di sera, poi sarebbe piombata in casa sua, non come una gattina, ma come un elefante, l’avrebbe afferrato con la sua proboscide e l’avrebbe trascinato a cena fuori – scroccandogliela la cena, naturalmente – e da lì dritti dritti sarebbero poi finiti nel suo letto, in quel grazioso appartamento vicino a piazza Sant’Alessandro, che lui conosceva così bene. Giulia era certa che se Alfredo avesse trascorso  la notte con lei, era come se li avesse già in cassaforte i duecento milioni, e anche la sua arzigogolata firma di garanzia.

 GIULIA #6

He got home at about seven o’clock. He’d already phoned his children to tell them he was beginning to think favourably of Giulia’s proposition. He didn’t tell them that he’d already decided. He wanted to talk to them about it, subconsciously reserving the chance to change his mind should they be against the idea for some unforeseen reason.
They sat and talked in the sitting room and then Alfredo said, “So what shall I do?”
Anna was very excited and the first to answer. “My goodness, dad, it’s amazing! I’ve always said Giulia’s a clever woman. Everything she touches turns to gold. I’d like to be like her, once I’ve got my degree.”
“If she’s agreeable, you could get some practical experience in her office.”
“Of course she’ll be agreeable. We get on well together. It’ll be fun for me to learn from her.” 
“You’ve got the head for it as well as some ambition and that does no harm. What do you think, Francesco?”
“Dad, you know I don’t understand these things. In fact they confuse me. If Anna says it’s a money-making business then that’s what it is for me, but not because I understand it. The only thing I understand is that she’s asking for a loan of two hundred million lire and I never imagined you had so much money.”
“It’s been hard-earned, you know.” Alfredo had been rather wary because he’d never understood Francesco properly. Sometimes he seemed to be in another world, sailing round on another planet. “Giulia says she’ll be in a position to pay me back by the end of the year.”
“And I don’t understand how anyone can make all that money in such a short time when there are people who are hungry and when they go looking for work all they find is humiliation.”
“Don’t start, Francesco,” said Anna who didn’t enjoy it when he got on to that subject. “Things can’t go well for everyone in this world.”
“That’s not so. They could.”
“Dreams, all dreams. But what put them into your head today of all days?”
Everything in the world seemed to be getting worse and poverty, even genocide, seemed unavoidable.
“Get this into your head, Francesco,” said Anna. “People live without war in a part of Europe and a very small part of America. In the rest of the world, which means practically everywhere, people kill each other. We’re wild animals, Francesco.”
Francesco made no answer and it was Alfredo who returned to the subject. “What if Giulia’s unsuccessful?”
“Giulia?” said Anna in astonishment. “The woman who eats all the shysters in town for breakfast? You wait and see, this’ll be just the beginning for Giulia. She could really go places and I want to be there with her.”
“You’re running away with yourself, Anna. She has two partners, remember.”
“I know Giulia will do everything she can to have me along with her.” Anna wasn’t running, she was flying, and could already see herself as an important business woman, sitting at an enormous desk with two or three telephones, in an enormous room furnished like a queen’s.
“So, does this mean I give her the money?”
“But don’t you understand that if you do, you’ll be in the business as well. And Giulia will remember that when it’s time for me to begin.”
“What about your plan for the three of us? Have you forgotten about it already?”
“Compared with this, that was just silly nonsense. Now we need to concentrate on this and forget everything else.”
Anna was due to graduate in slightly more than a year. She was bright and would almost certainly get top marks in her degree. She made no secret of the fact that that was what she was aiming for.
“What about Francesco? What are you going to make of him?”
Alfredo knew Anna was a born manager. She was sure of everything she did and in this she was very like her mother. He was tempted to let her make the decisions. In her he saw a safe harbour from stormy seas.
“When he’s an engineer, he can come in with us.” 
“Sister dear, would you allow me to plan my future by myself?” 
“Your head’s in the clouds and I have to be with you to make sure you have your feet on the ground. You have many talents but you’re such a baby boy you don’t see them.”
Francesco was listening to her but he didn’t smile. Youthful ideas filled his head and when he tried to understand himself, he saw himself divided into different parts, each going in a different direction. He tried to imagine his future but he couldn’t find the beginning of that long road. The injustice in the world troubled him. He pictured the world as a house where the housewife had begun to tidy up, starting in one room, one small room. When that was done she would go into another room where dust and disorder reigned and then into another. Small acts, therefore, together with a will, could be enough to make the world beautiful and life happy.
“Good,” said Alfredo, “that’s that then. I’m seeing Giulia tomorrow in the office and I’ll arrange everything with her. She’ll almost certainly have to go to the bank to get the rest of the money and she’ll need a guarantor. Who do you think she’ll ask?”
They all laughed.
“The fact is, dad, you’ll never be able to say no to her.”
 Anna thought of them getting married and was surer than ever that he’d have to take that step. 

Giulia arrived punctually in Alfredo’s office the following morning.
“I hope you’re satisfied,” he said.
“You’re a bit scared, aren’t you.”
“Now why should I be? Two hundred million lire is a mere bagatelle for me.”
“You’re in a cold sweat. I can see you are.”
“Anna and Francesco think very highly of you. Anna says everything you touch turns to gold.”
“Well then, you don’t have to worry about the two hundred million. All I have to do is touch you and you’ll be solid gold.”
Alfredo was about thirteen stone but he’d be a lot heavier than that if Giulia applied her Midas touch to him.
Giulia continued. “I’ve already been to the bank.”
“So everything’s in place.” He wanted to close the subject because he knew only too well what Giulia was driving at.
“Yes, everything’s fine. No problems. However, they need a guarantor and I immediately thought of you.”
“That was kind of you.” He would now stand to lose four hundred million, therefore, possibly more. A very substantial sum indeed. “When do you have to have the money?”
“The sooner the better. My partners are ready already.”
“Fine. I’ll come to the bank with you tomorrow.”
“If everything goes well, we’ll get an agreement drafted and you can fix an appointment with the notary to have the company constituted. You see, I’ve also thought of you. There’ll be gold for everyone, mark my words.”
“Not fool’s gold, I hope.”
“Darling, there’s a fortune at the end of your nose and you can’t see it.”
She got up and pinched his nose. Alfredo was anxious and she was entertained by this. She sat on his knee.
“Tiger, your little kitten is going to make you rich.”
Alfredo made no reply. He was numb. He felt he couldn’t wait for seven o’clock to come so he could be safely home within his own four walls.
“So, Giulia, I’ll see you outside the bank tomorrow at ten o’clock.”
“I’ll be there on the dot.”
“One minute late and it’ll be too late. You won’t get my money.”
“Phone the bank manager and make an appointment.”
Alfredo lifted the phone and dialled the number.
“Alfredo Chiarelli here.”
Giulia had her ear to the phone and could hear everything.
“Good. I’ll see you both tomorrow at ten,” said the voice at the other end.
Alfredo replaced the receiver.
“What are you doing this evening?” asked Giulia.
“I’d like to be alone this evening.”
“All alone?”
“Yes.”
“Leaving me all alone?”
“Yes.”
“And it doesn’t matter if I want to be with you this evening?”
“No.”
“But your kitten will be lonely without her tiger.”
He saw himself in his role of big cat, his tail erect, his nose nuzzling hers, the kitten with a red ribbon round her neck. Giulia agreed to leave him in peace until ten o’clock when she would arrive, not as a kitten but as an elephant, wrap her trunk round him and drag him out to dinner in a restaurant – letting him pay for it, of course – and from there they would soon finish up in her bed in that pretty flat near Piazza Sant’Alessandro that he now knew so well. And Giulia knew that if Alfredo spent the night with her, it would be like having two hundred million lire already locked up in a safe along with the guarantee bearing his signature, in spite of all his agonising.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart