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Giallo: Giulia/A detective story: Giulia (Trad. Helen Askham)#8/24

4 Giugno 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

GIULIA #8

«Ti chiamo quando avrò pronta la bozza dell’atto costitutivo.»
«Pensa anche a fissare l’appuntamento col notaio, amore.»
«Quando potrebbe andar bene?»
«Fra una settimana, giorno più giorno meno.»
«Meglio una quindicina di giorni. Prima dobbiamo incontrarci anche coi tuoi soci, per vedere se tutto va bene. Avete già pensato al nome della società?»
«La chiameremo GIU.STE.MA. SPA. Ti piace?»
«Che significa?»
«Sono le iniziali dei nomi di battesimo dei soci. Giulia, Stefano e Mauro. Buona l’idea, non è vero? E anche il nome è carino. Suona bene.»
Si salutarono all’uscita della banca, e ciascuno prese la strada per tornare al proprio ufficio. Avevano tutta la giornata davanti e ce n’erano ancora di cose da fare. Nell’attraversare la piazzetta, il passo di Giulia era snello, pimpante, come quando era arrivata. Il passo di Alfredo, invece, si era un po’ appesantito. Sembrava più un pachiderma che un somaro.
Nel suo ufficio trovò alcuni clienti che l’aspettavano. La segretaria li aveva fatti accomodare in attesa. Uno di questi aveva urgenza di parlare con lui. Alfredo lo conosceva molto bene, perché era Ludovico, il fratello di Bianca, che abitava a Firenze.
«Come mai qui?» Intanto aveva aperto la porta del suo ufficio e lo invitava ad entrare.
Si accomodarono.
«Come stai, Alfredo. A casa tutto bene?»
«Dopo la disgrazia di Bianca c’è stato un po’ di sbandamento, come puoi immaginare, ma ora le cose si sono messe per il verso giusto. I ragazzi sono veramente in gamba. Se non ci fossero stati loro, avrei perso la testa. Ero affezionato a Bianca, lo sai bene, anche se mi faceva tribolare e aveva qualche rotellina fuori posto.»
«È di lei che sono venuto a parlarti.»
«Cosa c’è?» Aveva aggrottato le sopracciglia, sudava freddo.
«Solo ora sono riuscito a schiarirmi le idee.»
«Non farmi stare sulle spine, Ludovico.»
«Penso che Bianca sia stata uccisa.»
Alfredo impallidì.
«Tu sei pazzo!» urlò, e forse si dovette sentire in sala d’attesa il suo grido, perché bussò una delle segretarie. Si affacciò.
Alfredo si era già calmato.
«Mi scusi lei con i clienti. Oggi non posso riceverli. Dica loro che telefoneremo per fissare un nuovo appuntamento.» La segretaria allungò lo sguardo su Ludovico, che non conosceva. Uscì e richiuse la porta. Si avvertì la sua conversazione e si udirono i passi dei clienti che se ne andavano.
«Tu sei pazzo. Ma come puoi aver pensato una cosa del genere? Bianca è morta a casa mia, davanti ai miei occhi, davanti agli occhi di Anna e Francesco. A meno che tu non pensi che siamo stati noi ad ucciderla.»
«Calmati, lo sapevo che ti saresti agitato.»
«Che dovrei fare secondo te, se mio cognato viene a trovarmi da Firenze e mi porta questa bella notizia, che non ha né capo né coda. Vuoi dirmi quale fantasma si è introdotto a casa mia e ha ucciso mia moglie?»
«Devi lasciarmi parlare. Anche per me è stato uno shock, credimi. Come potevo immaginare? Mia sorella…»
«Spiegati.»
«Tu lo sai, vero, che Bianca ogni tanto veniva da noi a Firenze? Se la intendeva con mia moglie. Anche mia moglie l’aveva in simpatia. Bianca sapeva stare con tutti, era rimasta sempre un po’ ragazzina.»
«Stringi.»
«Devi darmi il tempo. Non sono belle le cose che ho da dirti.»
«Prima le dici e meglio è.» Era raro vedere una tale risolutezza in Alfredo.
«Bene, allora. Per caso, qualche settimana fa, parlando con amici, sono venuto a sapere che a Firenze Bianca s’incontrava col suo amante.»
«Col suo che!? Ma tu dài i numeri.» Avrebbe accettato di più che Bianca fosse stata assassinata, piuttosto che avesse avuto un amante.
«Conoscendo Bianca, io non mi stupisco» disse il fratello. «E non dovresti stupirti nemmeno tu.»
«E io, se permetti, invece sì, mi stupisco. Stava bene con me, Bianca. Sembrava felice. Era cambiata. Non era più quella di prima, dopo il matrimonio. E poi c’erano Anna e Francesco ai quali voleva così bene. Non glielo avrebbe mai fatto questo torto, ai figli.» Si stava spegnendo, però, la sua voce.
«Credimi, questa dell’amante ormai è una cosa che ho potuto accertare.»
«Chi era?»
«Un commercialista.»
«Il nome.»
«È di Lucca e ne avrai sentito parlare.» Fece il nome.
«Ma non è quel tale che è morto quasi un anno fa?»
«Per l’esattezza tre mesi dopo la morte di Bianca.»
«Che vuoi dire?»
«Lo sai di che è morto?»
«Certo. Ne parlarono i giornali. Era un commercialista molto conosciuto. Anch’io ci ho avuto a che fare, qualche volta.»
«Di che morì, lo ricordi?»
«Di ictus cerebrale. Lo rammento bene sì.»
«È esatto. Di ictus cerebrale, come Bianca.» Fece una pausa, perché si aspettava un commento da Alfredo.
«E con questo?» lui disse, invece.
«Lì  per lì non ci ho pensato alla coincidenza. Ma poi, dopo che ho saputo della relazione tra i due, vedi, mi si è messo a lavorare il cervello. Avevo rabbia dentro per come si era comportata Bianca, una donna che aveva famiglia, i figli già grandi, e così bravi. Se fosse stata ancora viva, ti giuro, Alfredo, che l’avrei presa a schiaffi.»
«Guarda che io non ti ho detto che ci credo a quel che mi racconti.»
«Purtroppo è la verità. Ho le prove.»
«Le prove!?» Il cognato introdusse la mano in una tasca della giacca.
«Mi sono messo a frugare in ogni angolo della cameretta che Bianca occupava da noi, quando veniva a Firenze, e ho trovato questa.» Aveva in mano una piccola agenda.
«Che cos’è?»
«L’agenda di Bianca.»
«E allora?»
«C’è un’altra cosa che devo chiederti.»
«Fa’ presto.» Cercava di afferrare l’agenda che Ludovico non voleva ancora passargli.
«Lo sapevi che tua moglie a Firenze aveva un conto in banca?»
«Impossibile! Me lo avrebbe detto.»
«Anche dell’amante, te lo avrebbe detto?» Tacque Alfredo.
«Sono riuscito a sapere qualcosa anche su questo conto, in via riservata. Ho un amico alla banca.»
«Come hai fatto a sapere del conto?»
«È scritto sull’agenda.»
«Dài qua. Fammi vedere.»
«Aspetta. Non ho ancora finito.»
«Tu stai montando una grande stupidaggine.»
«I soldi dalla banca sono spariti. Il conto è ancora acceso. Ci sono rimasti pochi spiccioli, ma il grosso della somma è stato prelevato.»
«Da chi?»
«Ho potuto vedere l’assegno. Mi raccomando, tienilo per te, questo. Non poteva mostrarmelo quel mio amico, per via del segreto bancario.»
«E allora?»
«Risulta emesso ed incassato da Bianca.»
«Incassato dove?»
«A Firenze. Direttamente allo sportello. Lo stesso giorno della sua morte.»
«E i soldi dove li avrebbe messi?»
«Se tu dici di non saperne niente, questo è un altro mistero.»
«Dammi l’agenda.»
«Un momento ancora. Ho parlato col mio medico.»
«Cos’altro c’è.»
«Gli ho fatto credere che si trattasse di una mia curiosità scientifica. Ho mescolato la domanda tra molte altre.»
«Sbrigati.»
«C’è un veleno che può provocare l’ictus, o qualcosa che gli somiglia. Somministrato per un certo periodo danneggia il sangue, o meglio il sistema circolatorio. Insomma, questo è grosso modo ciò che sono riuscito a capire, anche se il dottore continuava a parlarmi con termini che li poteva intendere solo uno che ha studiato medicina come lui. E io, lo sai, sono solo un perito elettrotecnico. Bravo, ma solo di questo capisco. La sostanza di quanto voglio dirti, insomma, è che a certe condizioni si può produrre nell’organismo un’alterazione tale che provochi una specie di ictus cerebrale. Se ben somministrate, le piccole dosi possono anche non lasciare tracce.»
«Ma chi poteva volere la morte di Bianca, e chi avrebbe ucciso qualche mese più tardi il suo amante?»
«Nell’agenda c’è la risposta anche a questo.»
«Ne ho abbastanza di questa storia. Dammi quella maledetta agenda.» Ludovico invece l’aprì in un punto, ma non la porse ancora al cognato.
«Quel professionista aveva avuto un’altra amante, prima.»
«Non mi meraviglio. È un mondo schifoso questo in cui viviamo.»
«Non so se Bianca lo avesse mai saputo chi fosse quest’amante.»
«A Bianca non importavano certe sciocchezze, se si metteva in testa di conquistare un uomo. La conoscevo bene, io, quando eravamo tutti e due più giovani.»
«Vedi, quella sua ex amante era anche un’amica di Bianca. Vive a Lucca. S’incontravano qui e qualche volta a Firenze. Lo dice l’agenda.»
«Me la vuoi dare, o devo strappartela dalle mani con la forza.»
«Prendila, ti basterà leggere qua sotto.» Alfredo afferrò la piccola agenda come se, sul punto di soffocare, avesse bisogno di respirare quell’inattesa boccata di ossigeno. L’ebbe tra le mani. Gli occhi non videro tutto ciò che vi era scritto ma, come se si fossero ingigantite su tutta la pagina e avessero sommerso ogni altra cosa, lesse soltanto queste due terribili parole: Giulia Lazzarini.

GIULIA #8

Outside the bank, Alfredo said, “I’ll call you when the draft company statute is ready.”
“And don’t forget to make an appointment with the notary, darling.”
“When would be a good time?”
“In a week, give or take a day or so.”
“Better make it a fortnight. First we have to have a meeting with your partners to make sure everything’s OK. Have you thought of a name yet?”
“We’re going to call it Giustema Ltd. Do you like it?”
“What does it mean?”
“It’s the first letters of our Christian names. Giulia, Stefano and Mauro. A good idea, don’t you think? It’s cute. It has a ring to it.”
They said goodbye and went their separate ways to their respective offices. The whole day was in front of them and there were still things to be done. Giulia crossed the piazza as swiftly and jauntily as she had arrived. Alfredo, however, walked with a heavy tread.
When he got to his office, he found a number of clients waiting for him. His secretary had shown them into the waiting room. One of them wanted to speak to him urgently. Alfredo knew him well. It was Bianca’s brother, Ludovico Fambricini. He lived in Florence.
“What are you doing here?”
Alfredo had opened the door to his office and shown Ludovico in. They sat down.
“How are you, Alfredo? Is everything all right at home?”
“Things fell apart a little after Bianca’s death, as you can imagine, but now they’re going fine. The children are doing well. I’d have been lost without them. I loved Bianca, as you know, even though she sometimes caused me pain and was a little crazy.”
“It’s Bianca I’ve come to speak to you about.”
Alfredo suddenly felt cold. “Is there anything wrong?” he asked, frowning.
“I’ve only just managed to get my thoughts clear.”
“Don’t keep me on tenterhooks, Ludovico.”
“I think Bianca was murdered.”
Alfredo felt the blood draining from his face.
“You’re mad!” he shouted. He must have been heard outside the room because one of the secretaries knocked on the door and looked in.
Alfredo calmed down. “Apologise to my clients. I can’t see any of them today. Tell them we’ll phone to make another appointment.”
Ludovico was a stranger to the secretary. She looked at him hard then left the room. They heard her talking and the sound of the clients leaving.
“You’re mad,” Alfredo repeated. “How could you even think such a thing? Bianca died at home before my very eyes. Anna and Francesco saw it. Unless you think we killed her.”
“Calm down. I knew you’d be upset.”
“When my brother-in-law comes to see me all the way from Florence to tell me something that has no rhyme or reason to it, what do you expect me to be? Are you trying to tell me some ghost came into the house and murdered my wife?”
“You must let me speak. It was a shock for me too, believe me. My sister…”
“Explain.”
“You know, of course, that Bianca came to our house now and again. She liked my wife and my wife was fond of her. Bianca got on well with everyone. There was always something of the girl about her.”
“Get a move on.”
“You must give me time. The things I have to tell you aren’t pleasant.”
“The sooner you tell me the better.” It was unusual for Alfredo to be so firm.
“OK then. By chance, a few weeks ago, when I was talking to a friend, I found out that Bianca used to meet a lover in Florence.”
“A what? Give me his number.” Alfredo would have found it easier to accept that Bianca had been murdered than that she’d had a lover.
“Knowing Bianca, I’m not surprised,” said Ludovico, “and you shouldn’t be surprised either.”
“But I am. I’m shocked. Bianca had a good life with me. She seemed happy. She’d changed. She wasn’t like she was before we got married. And Anna and Francesco as well – she loved them very much. She’d never have done that to the children.” His voice faded away.
“Believe me, I’ve already checked the story.”
“Who was it?”
“A businessman.”
“Who?”
“He was from Lucca. You’ll have heard of him.” Ludovico gave his name.
“Didn’t he die about a year ago?”
“Three months after Bianca, to be precise.”
“What do you mean?”
“Do you know what he died of?”
“Of course. It was in the papers. He was well known in business circles. I had dealings with him myself a number of times.”
“Do you remember what he died of?”
“A stroke. I remember that clearly.”
“Exactly. Of a stroke, just like Bianca.” Ludovico paused, waiting for Alfredo to say something.
Alfredo, however, merely asked, “What of it?”
“At the time, I didn’t think there was any coincidence. But then after I’d heard about their relationship, I began to think. I was angry about the way Bianca had behaved, a woman with a family, with grown up children and such fine children. If she’d still been alive, Alfredo, I swear I’d have slapped her face.”
“Hang on, I still haven’t said I believe what you’re telling me.”
“Unfortunately it’s true. I’ve got proof.”
“What do you mean, proof?”
“I hunted through every nook and cranny of the little bedroom that Bianca slept in when she stayed with us and I found this.” He had a little diary in his hand.
“What is it?”
“Bianca’s diary.”
“What about it?”
“There’s something else I have to tell you.”
“Get on with it then.” Alfredo put out his hand to take the diary but Ludovico didn’t want him to have it just yet.
“Did you know your wife had a bank account in Florence?” 
“Impossible! She would’ve told me.”
“Did she tell you she had a lover?”
Alfredo said nothing.
“I’ve managed to find out something about the account,” continued Ludovico. “Privately. I have a friend in the bank.” 
“How did you find out about the account?”
“It’s in the diary.”
“Give it to me. Let me see it.”
“Wait. I haven’t finished yet.”
“This is one piece of nonsense after another.”
“The money in the bank has disappeared. The account’s still open, with some small change, but most of the money was withdrawn.”
“Who by?”
“I managed to see the cheque. You must keep this to yourself. My friend shouldn’t have shown it to me because of bank confidentiality.”
“So?”
“It was Bianca who wrote and cashed the cheque.”
“Where?”
“In Florence. At the counter. On the day she died.”
“Where would she have put the money?”
“If you tell me you know nothing about it, then that’s another mystery.”
“Give me the diary.”
“One more minute. I had a word with my doctor.”
“What else is there?”
“I made him think it was something I had a scientific interest in. I hid the question amongst lots of others.”
“Get on with it.”
“There’s a poison that can provoke a stroke or something like it. When it’s given over a period of time, it damages the blood or rather, the circulation. At least, this is roughly what I understood. The doctor rattled on in words that only someone who’s studied medicine would understand. My field, as you know, is electrotechnology. I’m good at it but it’s the only thing I understand. The gist of what I want to tell you is that in certain conditions this poison can produce changes in the body that will cause a kind of stroke. If given in small doses, it leaves no trace.”
“But who could’ve wanted to kill Bianca and who would’ve killed her lover a few months later?”
“The diary has the answer to that too.”
“I’ve had enough of this. Give me the damned thing.”
Ludovico didn’t hand it to his brother-in-law at once but opened it at a particular page. “This businessman had had another lover, before Bianca.”
“That doesn’t surprise me. The world we live in is a sickening place.”
“I don’t know if Bianca would’ve known who this lover was.”
“When she took it into her head to ensnare a man she didn’t care much about the niceties. I remember what she was like when we were young.”
“Look, this ex-lover was also a friend of Bianca’s. She lives in Lucca. According to the diary, they sometimes met here, sometimes in Florence.”
“Are you going to give it to me or do I have to take it from you by force?”
“Take it. All you need to see is there.”
Alfredo took the diary as if he was suffocating and it was a mouthful of air. His eyes didn’t take in everything that was written on the page but, as if they were magnified to fill the page and hide everything else, he read these two terrible words: Giulia Lazzarini.


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3 Comments

  1. Comment di Bloggatore — 6 Giugno 2008 @ 11:24

    Ciao

    ho visto il tuo blog e visto che trattiamo lo stesso argomento, volevo proporti uno scambio Link.

    http://guidadetective.blogspot.com/

    Fammi sapere
    Ciao

  2. Comment di Bloggatore — 6 Giugno 2008 @ 12:26

    Ti ho linkato.

  3. Comment di Bartolomeo Di Monaco — 6 Giugno 2008 @ 13:24

    Visto. Anch’io. Grazie.
    Bart

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Bart