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Giallo: I coniugi Materazzo #2/13

1 Gennaio 2009

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

I coniugi Materazzo #2

«Jacopetti, non passare a prendermi stamani. Verrò in ufficio più tardi.» Appena alzato, pensò di telefonare al suo collaboratore. Jacopetti veniva tutte le mattine a casa sua e insieme andavano in ufficio. Renzi ne approfittava per riepilogare con lui le cose più urgenti da fare nella giornata.
  «È successo qualcosa, commissario?»
  «Non preoccuparti. Poi ti racconterò.» Pensava di andare in ufficio con l’auto nuova, e di fare una sorpresa a tutti i colleghi, ma specialmente a lui, che non se lo immaginava che potesse arrivare a cambiare l’auto. Jacopetti aveva una decina di anni meno di Renzi, e qualche volta ci entrava in confidenza col commissario, e gliel’aveva detto tante volte che lui per il grado che aveva doveva esigere qualcosa di meglio dalla vita. Ma ognuno conosce i guai propri, pensava il commissario, e lo lasciava discorrere.
  In casa, si stavano tutti preparando per andare dalla concessionaria. Aveva deciso di portarci l’intera famiglia, poiché era una cosa seria l’acquisto di un’auto nuova. L’altra, abbandonata il giorno prima sulla strada, aveva quindici anni, e anche se il commissario sosteneva di averla trattata con tutti i riguardi, era proprio diventata un ferro vecchio. Aveva ragione la moglie a non sopportarla più. Quando ci camminavano sopra, spuntavano rumori nuovi da tutte le parti, e Maria ritornava a casa più nervosa di quando era partita. Scesero le scale dal terzo piano dove abitavano, e qualche inquilino, salutandoli, si fermò fuori del portone a guardarli passare, perché era una rarità vederli insieme. Chissà dove andranno, pensava, chissà che cosa è successo. Una donna glielo chiese espressamente.
  «E successo qualcosa, signor commissario?»
  «Niente niente» rispose, tirando innanzi, e vergognandosi un po’.
  La concessionaria non era distante da lì. Camminavano sul marciapiede, lui davanti con sua moglie, i figli dietro.
  «Dato che ci sei, babbo, vedi di prenderne una più veloce» disse Alberto, dopo aver parlottato con Manuela.
  «Così voi due vi ci rompete l’osso del collo. No no. Su questo decido io.» Succedevano ancora disgrazie con le auto e sempre erano i giovani a guidarle. Soprattutto il sabato sera continuava quell’abitudine di passare le ore piccole della notte in discoteca, e ci si metteva alla guida di auto veloci quando invece si doveva già essere a letto. Facile cadere negli incidenti. Non si sapeva come rimediare.
  «E nemmeno troppo piccola. La voglio più spaziosa, che ci si respiri dentro.» Era Manuela questa volta. Maria si girò e le diede ragione.
  «Questo sì. Lo voglio anch’io. Meglio spendere qualcosa di più, ma starci bene nella macchina. In quella di prima non mi potevo nemmeno rigirare. Hai sentito che ha detto Manuela? Non fare il pidocchioso quando siamo dentro, e spendi piuttosto qualcosa di più, che trovarci di nuovo con una macchina piccola piccola.»
  «I debiti poi si devono pagare» rispose lui asciutto asciutto.
  «Oramai che si fa il debito, facciamolo almeno che si resti contenti della spesa. Altrimenti ci peserà di più.»
  Senti, senti. Erano loro che sapevano se una macchina più bella alleggeriva il debito che lui doveva andare a pagare ogni mese! Ma che discorsi. Proprio di gente che era vissuta fino allora nella bambagia. Videro il salone della concessionaria. Esponeva auto bellissime. Si fermarono davanti alle tre vetrine e le perlustrarono con gli occhi.
  «È bello quel colore. Prendiamola così» esclamò Manuela.
  «Ma quella non ce la possiamo permettere» disse subito Maria, che ci andava volentieri a comprare la macchina nuova, ma stava anche attenta a non fargli prendere un infarto al suo Lucianino.
  «Brava» commentò subito lui, e dette un’occhiataccia alla figliola. Quando il padrone li vide, siccome conosceva bene il commissario, si alzò dal suo ufficio e uscì fuori a salutarlo. Capiva che veniva per un acquisto, ma ci teneva anche a farsi vedere cerimonioso con lui.
  «Sono belle macchine, vero commissario?»
  «Anche troppo belle per le mie tasche.» Pensò bene di mettere le mani avanti.
  Il concessionario non lo aveva mai visto insieme a tutta la famiglia. Segno che erano venuti da lui proprio per comprare. Non doveva farsi sfuggire l’occasione, perché c’erano altri concessionari pronti a contendersi il cliente.
  «Non si deve preoccupare per questo. Se vuole una macchina nuova, non sarà sul prezzo che litigheremo.» Che furbacchione, pensò il commissario. E su che cosa allora avrebbero potuto litigare?
  «Per la verità un pensierino a comprarne una nuova, ce lo abbiamo fatto io e la mia famiglia. Siamo qui per dare un’occhiata.»
  «Allora entri, e guardi con più comodo.» Si fece da parte sull’uscio e li fece entrare. Si avvicinarono alle auto nuove, belle lustre, che mandavano luccichii in tutte le direzioni. Era la concessionaria di una casa produttrice italiana, ma aveva anche un salone dove esponeva auto usate di tutte le marche, pure straniere.
  «Qui abbiamo anche dell’usato, commissario. Ci sono occasioni fantastiche, a prezzi veramente stracciati.»
  «No» fece subito la moglie. «Se ci decidiamo a comprare, la vogliamo nuova di zecca.»
  «E ha ragione» sorrise il commerciante. «Con l’auto nuova non si corre rischi. Eppoi vuol mettere, un’auto dove non ci si è seduto sopra nessun altro. Che conosce solo voi. Vuol dire tanto per un motore non ricevere strapazzi dal padrone. E voi mi sembrate guidatori prudenti, non è vero commissario?» Che poteva rispondere. Lui certamente lo era, la moglie non guidava, ma i figli? Erano soprattutto loro che usavano l’auto, perché lui ci andava solo la domenica, e qualche volta, poiché nella maggior parte dei casi erano sempre i figli a contendersela anche la domenica. La gita con Maria era riuscito a combinarla dopo qualche anno che la moglie insisteva. Lui non lo sapeva se guidavano con giudizio o no, i figli. Ma il commerciante, lo si capiva bene, diceva così tanto per parlare. Parole di convenienza, per tenere su una conversazione utile ai suoi fini, e cioè a vendere.
  Alberto si era già seduto su due o tre auto. Anche Manuela le provava.
  Ce n’era una di un colore marrone scuro, metallizzata. Aveva i vetri elettrici e cinque marce. Una novità per lui.
  «Vieni a provare questa, babbo» gli gridò tutto esaltato il figlio. Ci si era già seduta anche Manuela.
  «È un bel modello. Ve ne intendete, voi ragazzi. E il colore è proprio una novità.» Il commerciante sentiva che avrebbero fatto l’acquisto. Renzi avanzò lentamente coi suoi piedi a barca verso l’auto dove stavano asserragliati i figli. Alberto scese quando il babbo si avvicinò allo sportello. Lo lasciò salire.
  «Che te ne pare? Ci si sta comodi. Eppoi hai visto che bagagliaio.» Contava anche quello, naturalmente.
  «Provatici anche tu» disse mettendo la testa fuori e rivolgendosi alla moglie, e le aprì lo sportello di destra. La moglie, che era un po’ grassoccia, ma quella ciccia in più le donava, si chinò per entrare, e quando fu seduta, distese le gambe e si molleggiò un po’ sul sedile. Si dichiarò soddisfatta.
  «Le assicuro, signora, che con questa macchina non avrà noie.»
  «Speriamo, perché con l’altra, di noie ne abbiamo avute anche troppe.» Gli raccontarono che cos’era successo.
  «Sì sì, fate bene. Fate bene. Una macchina di quindici anni… Che si può pretendere di più. È stato un miracolo che non si sia sfasciata prima.»
  «Ma mio marito la teneva bene, con ogni riguardo.» Era quel po’ di affetto che ancora nutriva verso la vecchia auto che rispuntava fuori.
  «Ci credo. Ci credo, signora, ma l’età ha la sua importanza anche per un’automobile, e non solo per noi cristiani.» Sorrideva con cortesia, e pensava all’affare. La vecchia auto non l’avrebbe valutata un centesimo, almeno ci sperava.
  Entrarono nel suo ufficio. I figli restarono in piedi.
  «Sedete qua, c’è posto anche per voi» disse il padrone.
  «Preferiamo stare in piedi.» E infatti ogni tanto uscivano e andavano a rivedere la macchina che avevano scelto.
  «La pagate in contanti o a rate?»
  Il commissario non se la sentiva di rispondere subito.
  «E della vecchia auto, che ne fate?» domandò, invece.
  «La daremo allo sfascino. Capirà, commissario, che non si riesce a venderla una macchina di quindici anni.»
  «Lo dice lei. Guardi che me la deve valutare qualcosa. E deve pensarci lei a ritirarla. Ha capito bene dove si trova?»
  «Di questo non si deve preoccupare. Oggi stesso manderò un ragazzo a prenderla. Ma che cosa devo valutarla, proprio non saprei. Io non la rivendo una macchina così.»
  «Non faccia il commerciante con me. Lei lo sa bene che chiunque altro mi darebbe qualcosa.»
  «Ha detto che paga in contanti?»
  «Potrei… ma…»
  «Guardi che può pagarmi anche a rate. Uno come lei, qui gode la massima fiducia. E non ha bisogno di ricorrere alle banche, se non vuole toccare i suoi risparmi.» Aveva tatto e malizia. «Fino al 31 di questo mese abbiamo delle offerte speciali, con pagamento in cinque anni, e i primi due senza interessi. Un’occasione anche questa da non perdere. Lei è fortunato ad aver deciso di cambiare proprio ora la sua auto.» Il commissario guardò la moglie. Il fatto che potesse fare a meno delle banche lo rallegrava. Non ci aveva pensato che ci potevano essere occasioni come quella. Lui sapeva che le concessionarie erogano prestiti anche loro, ma ad interessi molto più elevati di quelli praticati dalle banche. Che se erano strozzine loro, figuriamoci le finanziarie delle case costruttrici. Perché erano sempre queste che, sotto un’altra ragione sociale, concedevano il finanziamento a rate. Però, quella poteva essere davvero un’occasione fortunata.
  «Allora, se mi dice così, potrei approfittare. Ma veniamo alle cifre, e prima sentiamo quanto mi valuta la vecchia auto.» Il commerciante assunse l’espressione di uno che stava per dire una cosa mai detta a nessun altro.
  «Guardi, commissario, proprio perché è lei, e senza nemmeno vederla quella vecchia macchina, io gliela valuto un milione. Mi creda, non posso fare più di così. E lo faccio, se lo rammenti, per lei, che è uomo degno di ogni riguardo.»
  «Mi sembra poco» commentò pronta la moglie.
  «Va bene, invece. Va bene così» la interruppe il commissario, che si era sentito lusingato dalle ultime parole.
  «Allora siamo d’accordo?» domandò il commerciante.
  «D’accordo» rispose lui. La moglie restò in silenzio.
  Fecero quindi i conti e uscì fuori finalmente l’ammontare della rata che avrebbero dovuto pagare tutti i mesi per cinque lunghissimi anni.
  «Però la macchina la voglio subito.»
  «Il tempo di fare le pratiche, ed è sua.»


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1 commento

  1. Pingback di Bartolomeo Di Monaco » Giallo: I coniugi Materazzo #2/13 — 2 Gennaio 2009 @ 17:20

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart