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Giallo: I coniugi Materazzo #6/13

5 Gennaio 2009

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

I coniugi Materazzo #6

«Anche questa cena offerta dal commissario capo mi pare una cosa strana. Non ci si era abituati con il suo predecessore.»
  Jacopetti era alla guida della propria auto e aveva accanto a sé il commissario Renzi. Il ristorante era uno dei più rinomati; sorgeva lungo le rive del Serchio.
  «Gli piacerà fare così. Ognuno ha i suoi metodi. Si vede che ha soldi da spendere.»
  «Dev’essere ricco di famiglia, perché con lo stipendio non se lo può certo permettere.»
  «La moglie ha l’aria di una che sta bene. Può essere lei la riccona.»
  Quando arrivarono al ristorante, trovarono già gli altri colleghi, che aspettavano fuori dell’ingresso sotto i bei platani. C’erano anche quelli della buoncostume e Jacopetti non poté stare zitto.
  «Scommetto che di quella retata, qualche pesce è toccato anche a voi.» L’altro si mise a scherzare, assecondandolo.
  «Hai visto, eh, che carine. Ce n’erano di quelle che potevano star bene anche in un salotto di signori. Ragazze fini, di classe.»
  «Però le avete prese sul marciapiede.»
  «Non tutte. Qualcuna l’abbiamo pizzicata in una casa di appuntamenti.»
  «La conosco?» domandò Jacopetti.
  «Chi? La casa o la puttana.»
  «Senti senti» fece un altro. «Guarda, Jacopetti, che spiffero tutto a tua moglie.»
  «Pensa piuttosto alla tua, che chissà quante corna le hai rifilato.»
  «L’occasione fa l’uomo ladro.»
  «E puttaniere.»
  «Vorrei vedere te, Jacopetti, al nostro posto. Certune te la sbattono in faccia, e se ti rifiuti, ti prendono per finocchio.»
  «Ma tu lo sai che in servizio non si può.»
  «Ma io non ci vado quando sono in servizio. Non sono mica scemo. Al posto ci tengo.»
  «Finitela con questi discorsi. Te, Jacopetti, le bevi proprio tutte. Son balle quelle che ti raccontano. Non te ne accorgi? Questi qui son più santi del prete.» Era il commissario della buoncostume.
  «Sì. Dice proprio bene, lei. Del prete. E allora chissà quante ne combinano se somigliano ai preti. Ne sanno una più del diavolo, i preti.»
  «Ma con le donne non ci vanno mica» intervenne un appuntato.
  «Questo lo dici te.» Jacopetti non ci credeva tanto alla castità dei preti. «Sono pochi quelli che osservano la castità. Non son mica citrulli, i preti. Certo, le sanno fare di nascosto, e te un prete che se la fa con una donna non riuscirai mai a pescarlo, ma sono uomini anche loro e non mi venire a raccontare che sono santi.»
  «Allora se lo vuoi proprio sapere, uno ce l’ho preso l’altro giorno, sul fattaccio. Vestito da borghese, ma io lo vidi che era un prete, e lui se n’accorse che l’avevo riconosciuto.»
  «Davvero? E chi era?»
  «Si dice il peccato e non il peccatore. Ma mi devi credere sulla parola che io un prete ce l’ho preso con le puttane. Proprio sul letto stava.»
  «Ma no!»
  «Jacopetti, e due!» Era ancora il commissario della buoncostume. «Ti sei bevuta anche questa. Di qui a mezzanotte farai una bella indigestione, e con la cena poi, è assai se non ci lasci le penne.»
  «Ma quando arriva il Capo?» Aveva fame quello che parlava. «Ha detto alle nove, e sono passate da dieci minuti.»
  «Se si tarda noi in ufficio, senti che strilli.»
  «Lui è il Capo. Se non è qui, significa che ha qualcosa di più importante da fare.» Qualcuno scimmiottava.
  «Zitti che arriva.» Avevano riconosciuto la sua auto.
  Con sorpresa di tutti, era accompagnato da sua moglie. Scese e andò ad aprirle la portiera. Entrambi si diressero verso il gruppo. Era sorridente Materazzo e teneva a braccetto la bella consorte. Che era vestita con un tailleur scuro molto attillato, dall’ampio scollo. Aveva un bel seno e lo mostrava con civetteria.
  «Ho deciso all’ultimo momento di portare mia moglie. Spero che non vi dispiaccia.»
  «Si figuri. Anzi, ha fatto benissimo. Se no, chissà che musi, tra noi uomini. È lei piuttosto, signora, che non ci guadagna a stare in nostra compagnia. Stare coi poliziotti, viene una barba. Non dico bene, signora?» Alludevano al marito, che era sempre poliziotto anche lui, sebbene fosse un commissario capo.
  «Mio marito fuori dall’ufficio si trasforma. Diventa galante, affettuoso. Mio marito è diverso da come lo conoscete.» Si erano seduti intorno alla tavola, che era già stata preparata in una saletta tutta per loro. Il cameriere distribuì la lista del menù e domandò se poteva iniziare a servire gli antipasti.
  «Che dite? Si comincia?» chiese il commissario capo, distribuendo a tutti uno smagliante sorriso.
  «L’appetito mi direbbe di sì» rispose ridendo quello che aveva fatto le battute a Jacopetti.
  «Allora cominci pure con gli antipasti.» Il cameriere si allontanò. Erano in otto a tavola.
  «Quello è il commissario Renzi.» Lo indicò alla moglie. «Te lo ricordi? Te l’ho presentato in ufficio.»
  «Certo che me lo ricordo. E mi ricordo anche gli altri.» Jacopetti s’illuse e pensò a quel suo baciamano. «Sono una buona fisionomista, anche se a volte mi confondo con i nomi e li storpio un poco.»
  «Sta meglio qui, signora, o a Palermo?»
  «Lucca è una città adorabile. Ma io so adattarmi dovunque. Siamo stati anche in altre città: Treviso, Genova, Ancona, Asti.»
  «Perbacco. Allora si è fatta un’idea dell’Italia. È meglio il continente o la Sicilia?»
  «La Sicilia non è come la si descrive. C’è gente onesta, laboriosa, galantuomini come nel continente.»
  «Lei, dottor Materazzo, a condursi dietro una moglie così bella, porta la luce dovunque vada.» Indovinate chi era? Jacopetti, che non aveva staccato gli occhi nemmeno per un istante dalla signora.
  «Lei, Jacopetti, dev’essere un tipo che la sa lunga sulle donne.» Si rivolgeva proprio a lui, la signora.
  «Non mi dica così, signora, che divento rosso e mi fa vergognare di fronte agli amici. Io, mi creda, non sono affatto quello che lei pensa. Sono un buono a nulla, e le donne mi confondono. Lo chieda qui al mio superiore. Lui li conosce i miei difetti.»
  «È vero, Renzi? Io non ci credo. Dev’essere un dongiovanni, invece, e deve averne combinate di tutti i colori con le donne. Non vorrei essere nei panni di sua moglie.»
  Renzi sorrise appena.
  La signora continuò a parlare con lui.
  «Ho sentito dire tanto bene di lei da mio marito.»
  «Troppo buono suo marito.»
  «No no. Non sia così modesto. Bisogna anche esibirlo il proprio valore. Tenerlo nascosto, in tempi come questi, non è bene. Ci si deve mostrare, offrirsi come esempio.»
  «Non sono così io, signora. Non valgo tanto per arrivare a fare queste cose che lei dice. Sarei ridicolo, mi creda.»
  «Diglielo tu, Carlo» si rivolgeva al marito «che un uomo di valore come lui deve lasciarla da parte la modestia.»
  «Sono d’accordo con mia moglie, sa, Renzi. Non sia così modesto. Ma vedrà che con me si troverà a suo agio. E saprò anche insegnarle qualcosa che è bene imparare nel nostro mestiere, se me lo vorrà permettere.» Chissà che voleva dire, pensò Renzi, ma rispose:
  «Siete entrambi troppo generosi con me. Credetemi, non lo merito.»
  «E invece lei lo merita, commissario» intervenne Jacopetti. Lui lo adorava il suo commissario. «Lasciatelo dire a me che lo conosco meglio di voi. Ci sono casi che sarebbero stati archiviati, se lui non avesse quel fiuto da Sherlock Holmes.»
  «È vero, è vero» fecero a un coro gli altri, battendo le mani.
  «Non è mica la mia festa, che mi battete le mani.» Era imbarazzato. Non sapeva che dire.
  «Via via, non arrossisca» sorrise la signora, e aveva uno sguardo così ammaliatore che Jacopetti lo notò subito, e avrebbe voluto averli lui addosso, tutti per sé, quegli occhi di tigre.
  Intanto la cena filava liscia come l’olio. Avevano già consumato il secondo ed ora veniva servita la frutta.
  «Bene,» fece ad un tratto il commissario capo «ora è arrivato il momento che vi dica perché vi ho voluti a cena con me stasera.» 

  Lucca si era calmata, rispetto agli anni in cui aveva sfogato tutta la sua rabbia ed era stata anche di esempio a molte altre città. C’era rassegnazione? Chi può dirlo. Sebbene tutto appaia tranquillo, c’è sempre una scintilla del vecchio rancore che è pronta ad incendiare un’altra volta. Ecco, Lucca era così, e lo sapevano quelli che governavano, che non si erano dimenticati della violenza che era riuscita ad esprimere questa antica città, nota per la sua quiete.
  Doveva giungere in città, in quei giorni, un deputato giovane di non molta esperienza, ma che aveva avuto durante l’ultima elezione un gran seguito, perché aveva predicato un mutamento delle abitudini dei politici, e lui si poneva come esempio di un modo diverso, trasparente ed onesto, di impegnarsi a favore della gente. Dovunque andava incontrava consensi. Ora il suo giro prevedeva un passaggio anche a Lucca. Il commissario Materazzo in occasione di quella cena aveva dato la notizia ai suoi collaboratori più stretti. Poi l’aveva approfondita il giorno dopo in ufficio. Si vociferava che qualcuno stesse preparando un attentato contro quel giovane e fosse stata scelta proprio Lucca per eseguirlo. Una città, cioè, tornata pacifica e sguarnita di tutte quelle attenzioni che si mantenevano invece in città divenute più calde, come Milano, Padova, Brescia, Palermo, Napoli, Roma, ed altre ancora.
  «Dovete tenere gli occhi ben aperti. Ci saranno premi per tutti, se riuscirete a far filare tutto liscio.» Si era poi raccomandato in modo particolare a Renzi, che sapeva attento e capace di grandi intuizioni.
  Il commissario Renzi era ritornato nel suo ufficio e aveva chiamato subito Jacopetti.
  «Che ne pensi?»
  «Che avrà mai di diverso dagli altri questo deputato? Noi abbiamo sempre fatto il nostro dovere. Altre volte ci sono state minacce di attentati.»
  «Ma qui forse c’è qualcosa di più serio.»
  «Da chi lo avrà saputo, lui che a Lucca non conosce ancora nessuno? Noi piuttosto avremmo dovuto saperlo!»
  «Già. Perché noi non si è saputo niente?»
  Avevano dei confidenti. Li ascoltarono, cercando di non far capire.
  «La città è tranquilla, commissario» aveva risposto uno di loro. «Lei può dormire tra due guanciali.»


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart