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Giallo: I coniugi Materazzo #8/13

7 Gennaio 2009

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

I coniugi Materazzo #8

Jacopetti fu il primo a sapere che la signora Materazzo aveva l’amante anche a Lucca. La notizia gliel’aveva soffiata uno dei confidenti.
  «Commissario, commissario.» Ritornato da un suo giro, era entrato senza bussare nell’ufficio del commissario. Aveva una gran voglia di raccontare.
  «Mi hai messo paura, Jacopetti. Vedi di riprendere fiato.»
  «Gliel’avevo detto, commissario, che prima o poi…»
  Si era messo a sedere. Renzi stava col muso sulle scartoffie.
  «La moglie del capo ha un amante.»
  «Che?» Alzò la testa.
  «La moglie del capo, la signora Materazzo, ha un amante.» Gongolava.
  «Non dire sciocchezze.»
  «È la verità. Glielo giuro.» Il confidente era attendibile, lo riconobbe anche il commissario.
  «Gliel’avevo detto che una donna così non ci può stare senza un amante.»
  «Ma è arrivata da pochi mesi. Conosce poca gente.»
  «Quelle donne lì fan presto a far conoscenze. E anche conoscenze giuste.»
  «Perché? Chi è questo amante?»
  «Non ci crederà.»
  «Su, Jacopetti. Non farla troppo lunga.»
  «Il Prefetto.»
  Il Prefetto era considerato un uomo integerrimo, insospettabile. Un esempio, insomma. Il commissario non ci credeva.
  «Sì, ma con quelle donne anche un santo farebbe peccato.» Ci credeva, eccome, Jacopetti.
  Nei giorni seguenti disposero qualche controllo, molto segreto, perché la notizia non si propagasse.
  La signora ci andava, dal Prefetto, nel primo pomeriggio, due volte alla settimana, ma non sempre gli stessi giorni. Succedeva anche che vi si recasse di mattina. Non in Prefettura, ovviamente, dove però l’avevano vista salire qualche volta. S’incontravano invece in un appartamentino appena fuori delle Mura, in una zona residenziale piena di bei negozi, dove si fermava, prima o dopo, per fare delle compere. Una mascheratura, naturalmente. Saliva furtiva le scale. Il Prefetto a volte giungeva un quarto d’ora dopo, a volte si trovava già lì quando lei arrivava. Veniva da solo, con l’auto personale. Confidava che con tutta quella confusione nessuno facesse caso a lui.
  Era possibile che il commissario capo non sapesse nulla? Correva del buon sangue tra lui e il Prefetto. Era questo un segno? Anche il Questore trattava il dottor Materazzo con ogni riguardo, proprio perché lo sapeva in confidenza e in simpatia col Prefetto.
  Renzi giunse alla conclusione che il dottor Materazzo sapeva di essere cornuto. Sì, era un cornuto a cui piaceva farsi mettere le corna.
  «E per quale motivo?» domandò Jacopetti.
  «Ci sono di quelli che ci provano gusto se la moglie li tradisce. Ci fanno meglio all’amore con una donna che gli mette le corna.»
  «Ma è assurdo.»
  Il commissario pensò al vecchio dell’altro giorno. Che mondo boia. C’era gente che soffriva peggio delle bestie, e c’erano quelli che non avevano altro da fare che mettersi le corna. C’era chi aveva la disperazione nel cuore, e chi ci aveva il piacere.
  «Per me, commissario, lui non sa niente.»
  «Guarda, che ci può avere il suo tornaconto.»
  «Allude alla carriera?»
  «La signora Materazzo è una donna in grado di farlo salire molto in alto. È una di quelle che, dovunque si trovi, si mette in cerca di chi può aiutare il marito.»
  «E che amore è mai il suo, se per aiutare il marito, lo tradisce?»
  «Ah, questo proprio non lo so» fece il commissario. «Ma non è la prima volta né sarà l’ultima che si incontrano donne di questo genere.»
  Entrò all’improvviso il dottor Materazzo. Mancavano pochi giorni al 10 giugno.
  «Non stia a preoccuparsi. Non succederà niente.»
  «Mi raccomando a lei, Renzi, pesi ogni cosa. Sa com’è la politica. Ognuno tira l’acqua al suo mulino. Non si leverebbe un cristo a difenderci. E i giornali poi. Dio ce ne scampi. Ci darebbero addosso, attribuendoci chissà quali disegni sovversivi. Figuriamoci. Abbiamo ben altro a cui pensare, con tutta la delinquenza che c’è in giro. Ma quando si può dir male della polizia, non c’è nessuno che si tiri indietro.» La stampa stava già occupandosi della imminente visita del giovane deputato. Non solo quella locale. Uscito vincitore da alcune battaglie in parlamento, dove aveva messo a nudo nuovi imbrogli della politica, la gente cominciava a sperare che qualcosa di buono stesse nascendo dal disordine morale in cui si era precipitati. Le continue rivolte nelle piazze, forse erano riuscite a scuotere qualche coscienza, e in quel giovane soprattutto, e in pochi altri, si concentravano le speranze troppe volte andate deluse.
  A pochi giorni dal suo arrivo, i giornali intensificarono l’interesse verso di lui. Il giorno prima, il 9 giugno, il dottor Materazzo convocò Renzi nel suo ufficio.
  «Mi posso fidare?»
  «Se qualcuno pensa davvero all’attentato, è un folle.»
  «Se ha bisogno di altri uomini, chieda pure.»
  «Mi bastano quelli che ho già.»
  Tornato al suo posto, Renzi mandò a chiamare Jacopetti.
  «Vengo ora dal Capo.»
  «Qualche novità?»
  «Si preoccupa dei controlli.»
  «È tutto a posto. Non c’entra un ragno al teatro del Giglio, senza che ci se n’accorga.»
  «Cerchiamo di non fare la figura dei fessi. Se succede qualcosa, addio carriera per te e per me, Jacopetti.»
  «E se tutto corre liscio?»
  «Allora nessuno ci dirà grazie.»
  «Le pare giusto?»
  «Sì, perché ci pagano per questo. E anche se dovessimo farlo tutti i giorni, questo lavoro del cavolo, non aumenterebbe di una lira la nostra busta paga.»
  «Lei che ha comprato l’auto nuova, lo sa meglio di me che razza di stipendio ci dànno per tutto il lavoro che si fa, senza orari, con poche ore a disposizione per dormire, e anche a casa non ci lasciano in pace.»
  «L’abbiamo scelto noi questo lavoro.»
  «Sì, ma che ci trattassero come bestie, lei se lo immaginava?»
  «Lasciamo perdere. Dimmi piuttosto della signora.»
  «Che vuol sapere.»
  «Si vede ancora col Prefetto?»
  «Caspita, se si vede! Non gli passerà tanto presto a quello lì. Con la moglie tutta rinsecchita che si ritrova, figuriamoci se non se la fa durare un’occasione come questa.»
  «Sono proprio puttane, le donne.»
  «Mai che una signora Materazzo capiti a me, commissario.»
  «Quando sarai Prefetto…»
  «Allora succederà prima a lei, che è già commissario.»
  «Certo che la signora non è una che perde tempo.»
  «È sangue caldo, commissario. Una ci nasce così.»
  «Non è possibile che il Capo non sappia che la moglie gli mette le corna.»
  «Lei pensa che sia proprio la carriera la causa di tutto?»
  «E che altro, se no. L’ambizione fa di questi scherzi. E anche la signora ci tiene a far salire in alto il marito. E siccome è pure puttana, s’è sposato l’uomo giusto, e con la scusa di aiutarlo nella carriera, se la spassa con tutti gli amanti che vuole. Mica stupida, la bella Materazzo.»
  «Dica la verità, che un pensierino ce l’ha fatto anche lei sulla signora.»
  «Ma io non sono mica Prefetto.»
  «Per quelle donne lì, che vuole che sia fare un piacere a uno come lei. Gli basterebbe una notte, no, commissario?»
  «Jacopetti… Jacopetti… Il dottor Materazzo non me la perdonerebbe mai. Una cosa è mettergli le corna con uno che è sopra di lui, un’altra con un subalterno.»
  «Ma mica glielo andrebbe a dire la moglie.»
  «Ne sei proprio sicuro?»
  «Ah, lei crede che gliele racconta pure, quella sporcacciona.»
  «Mi pare una coppia senza capo né coda.»
  «Ah, commissario, commissario… Stia attento a come parla. Si ricordi che il dottor Materazzo è il suo superiore, ed è amico anche del Prefetto, per sovrappiù.»
  «Jacopetti, quando la finirai di pensare a queste cose. Ci devi avere certe smanie, che bisogna che ne parli con tua moglie.»
  «Per carità, commissario. La conosce, mia moglie. Gliel’ho già detto una volta. Non me la farebbe passare liscia, e per me sarebbe la fine.»
  «Tu, penso che qualche corno gliel’hai messo, a quella poveretta.»
  «Io!? E qual è la donna che si metterebbe con uno spilungone tutto pelle e ossa come me? Lei mi lusinga, commissario. Fosse vero. Ma io le metto solo col pensiero, le corna a mia moglie.»
  «E fai bene a fargliele solo col pensiero. Perché ci devi riflettere sull’umiliazione che patisce una donna tradita. Tua moglie non è la signora Materazzo, e lei le corna non te le metterebbe mai.»
  «Lo so bene che mia moglie non è la signora Materazzo. Me ne accorgo tutte le notti, che non è la stessa cosa.»
  «Oh, Jacopetti, non ci scherzare tanto. Guarda che coi tempi che corrono non avere le corna è una vera fortuna. Ringrazia Dio di avere sposato una donna come tua moglie.»
  «Sa, commissario, se si potesse vivere due volte, la prossima vorrei fare la prova con una come la signora Materazzo. Eh sì,» e qui fece un lungo sospiro «non me la posso proprio togliere dalla testa, quella lì. Ma l’ha visto che corpo! Che petto! Io ci impazzirei.»
  «Allora te lo sei proprio dimenticato che domani arriva l’onorevole, e che fra due ore devi trovarti al Giglio?  Oh, svegliati! Guarda che non è mica uno scherzo il lavoro che ci attende. Se ci va male, per un pezzo alla signora Materazzo non ci penseremo né tu né io.»
  «Ah! Allora ci pensa anche lei, commissario…»
  «Non quanto te, però.»
  «Che donna, perdiana.» Jacopetti uscì dalla stanza che ancora non c’era entrato nel lavoro che lo attendeva di lì a poche ore. Aveva lo sguardo assente, imbambolato. A lui, certe sbandate, ci voleva un bel po’ di tempo prima di raddrizzarle.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart