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Giallo: Le tre sorelle/A detective story: The Three Sisters (Trad. Helen Askham) #12/14

26 Luglio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Le tre sorelle #12

 

«Che le è accaduto, commissario?» domandò l’ingegnere Vittorio Lambertini, andandogli incontro nel salone d’ingresso della villa. La stessa domanda, l’aveva fatta Virginia, aprendo la porta.
«Niente di grave. Una caduta sfortunata.»
«Fortunata, commissario» corresse Jacopetti. «Avrebbe potuto rompersi l’osso del collo.»
«Immagina perché siamo qui?»
«Non posso che ripeterle quanto le ho già detto. Una mattina, quando non l’ho vista uscire dalla sua camera, mi sono accorto che Vanessa era sparita, se n’era andata. Da quel momento ne ho perso le tracce. Mi dispiace di non poterle essere utile, ma le cose stanno così.» Erano entrati nello studio.
«Quando è successo?»
«Che è sparita?»
«Sì.»
«Beh, mi faccia ricordare. Era il mattino dell’8 agosto, un martedì, vedo.» Guardava il calendario che teneva sulla scrivania. Il cadavere di Vanessa era stato trovato il mattino di giovedì 24 agosto, già in avanzato stato di decomposizione. Era quindi assai difficile individuare il momento della morte. I primi risultati dell’autopsia la facevano risalire intorno al periodo della sua scomparsa, per strangolamento. Probabile quindi che l’ingegnere fosse stato uno degli ultimi a vederla.
«Il cadavere è stato trovato nella sua proprietà. Che cosa può dirmi a riguardo?»
«Sospetta di me?»
«Di tutti, non solo di lei. Ma il fatto che sia stato rinvenuto nel bosco di sua proprietà, induce a credere che l’assassino non si trovi molto lontano da qui.»
«Potrebbero avercelo portato, il cadavere. La mia proprietà non ha recinzioni, e chiunque, volendo, può entrarvi.»
«Senza essere visto?»
«Sì. Si ricordi che è molto probabile che Vanessa sia stata uccisa la stessa notte della sua scomparsa. Quindi, l’assassino ha potuto agire protetto dall’oscurità, sotterrandola nel bosco.»
«Si rammenta di questa catenina?» La mostrò avvolta da un involucro di plastica trasparente.
«L’ha trovata in camera di Vanessa. La ricordo benissimo.»
«Vede, è strappata qui. Non l’ha perduta. È stata strappata dal collo. Devo presumere nel corso della colluttazione con l’assassino. La signora Vanessa ha fatto resistenza, e così la collana si è strappata. Dunque: chi poteva entrare nella sua camera da letto, in piena notte? Lei, suppongo.»
Come al solito Jacopetti prendeva appunti, ed era emozionato visibilmente dalla svolta che stavano prendendo le indagini.
L’ingegnere era imbarazzatissimo. Fece scorrere una breve pausa. Aggrottò le sopracciglia.
«Qualcuno mi ha teso una bella trappola, non c’è che dire. Io non l’ho uccisa. È vero, me la intendevo con le tre sorelle Trimonti, tutte e tre, non ho difficoltà ad ammetterlo. Erano contente, e non nutrivano alcuna gelosia l’una dell’altra. Una cosa straordinaria, le confesso, mai vista. Vanessa da principio aveva lasciato correre, poi si era ingelosita. Lei, sì, contrariamente a quanto avevo immaginato. Ed aveva cominciato a tormentarmi. Voleva che interrompessi la relazione, e tornassi a far l’amore con lei. Avrei potuto anche farlo, ma le tre sorelle non volevano. Tra di loro non erano gelose, ma nei riguardi di Vanessa, eccome se lo erano. Così, ho cercato di resistere ai tentativi di Vanessa. Abbiamo litigato più volte per questo. Litigare con lei non era una novità. Si litiga sempre con le amanti. Ma ucciderla, no. Io non l’ho uccisa. Le do la mia parola d’onore, commissario.»
«È troppo poco. Almeno finché non daremo una spiegazione a questa catenina.»
«Non c’è alcuna impronta?»
«Solo quelle della signora. L’assassino ha agito coi guanti.»
«Come quella catenina sia finita sotto il letto di Vanessa, non ne so niente. Io non l’ho uccisa. Non potrebbe essersi spezzata da sé, in seguito ad un movimento fatto dalla ragazza mentre stava preparando la fuga? In quegli attimi si fanno tante cose, e tutte in fretta. La catenina si è impigliata ed è caduta a terra, senza che Vanessa se ne sia resa conto. La sua morte, invece, è avvenuta altrove. Non potrebbe essere andata così?»
«La coincidenza è troppo sospetta, non le pare?»
«Capisco.»
«Tornando a quella notte, non ricorda se ha sentito qualche strano rumore, al quale non ha dato importanza, e che oggi potrebbe rivelarsi utile?»
«No. Di questo sono più che sicuro, giacché, quando al mattino scoprii la fuga di Vanessa, mi arrabbiai contro me stesso per non aver udito alcun rumore. Lo ricordo benissimo. Vede, mi arrabbiai perché se n’era andata senza dirmi niente, sebbene la sua fuga mi liberasse da una quantità di scocciature. Andandosene, infatti, aveva risolto tutti i miei problemi con le tre sorelle, e la mia relazione avrebbe potuto continuare nel migliore dei modi.»
«E continua?»
«Sì. Ma ancora per pochi giorni, dato che fra poco dovrò rientrare a Milano per riprendere il lavoro.»
«La dovrò trattenere qui, finché il caso non sarà stato risolto.»
«Pensa che dovrò restare per molto tempo?»
«Vedremo.»
«Rimanderò il rientro per una quindicina di giorni.»
«Che può dirmi delle sorelle Trimonti?»
«Che sono delle amanti straordinarie. Sanno badare anche alla casa, ma la loro specialità è saper amare un uomo, glielo garantisco. Nella mia vita ne ho conosciute di donne, ma queste non le batte nessuno. Non so come abbiano potuto imparare ad amare in quel modo.»
«Che cosa dicevano della signora Vanessa?»
«Ne erano gelose, gliel’ho detto. I primi giorni, Vanessa non sembrava dare molta importanza alla mia relazione, poi si era fatta invadente, e aveva cominciato a trattare le ragazze con un certo astio. L’ho sorpresa una volta che rimproverava Ilde per una vera sciocchezza.»
«E Ilde?»
«Stava zitta, non rispondeva. Però, si sfogò con me, dopo.»
«E cioè?»
«Mi disse che, una volta o l’altra, l’avrebbe presa a granatate, e che io lo dovevo sapere che sarebbe andata a finire così. Perciò, se intendevo evitarlo, dovevo liberarmi di lei.»
«Uccidendola?»
«Ma che dice, commissario! No, scacciandola di casa.»
«Non potrebbe essere stata quella Ilde ad ucciderla?»
«E come potrei dirlo?»
«Era in casa quella notte?»
«Vuole sapere se aveva dormito con me?»
«Sì.»
«Non ricordo, forse era stata proprio lei a dormire con me, … o forse Virginia, … forse Carlotta. Ma come faccio a ricordare? In ogni caso, non restano a casa tutta la notte. Dopo mezzanotte, al massimo all’una, se ne vanno.»
«Lei resta solo, dunque?»
«Solo come un cane.»
«Le accompagna lei alla porta?»
«Non ci penso nemmeno. Io resto a letto. Conoscono la strada meglio di me.»
«E non potrebbe essere stata una di loro ad ucciderla?»
«Le ripeto che per me è difficile pensarlo. Ma è possibile.»
«È uscita dalla sua camera, ed è entrata nella camera di Vanessa. La donna dormiva, e così ha potuto agire indisturbata.»
«Ma avrei dovuto udire le grida di Vanessa.»
«Non poteva gridare, poverina.»
«E perché?»
«Perché è stata strangolata, non ricorda?»
«Sì, è vero, ha cercato di reagire, ecco perché si è strappata la catenina.» Parlava a mezza voce, l’ingegnere.
«È stata uccisa nella sua camera. È l’ipotesi più plausibile, non le pare? Ha tentato di divincolarsi; forse è stata lei stessa a strappare la catenina, che poi è caduta a terra.»
«È terribile.»
Renzi intanto si era alzato. Si alzò anche l’ingegnere, e infine Jacopetti.
Fu Carlotta – che era arrivata in villa per accudire alle faccende, mentre Virginia si era spostata in cucina – ad accompagnarli alla porta. Anche Carlotta fece la stessa domanda al commissario.
«Ma che le è successo, commissario?»
«Una caduta. Sono stato fortunato. Potevo rompermi l’osso del collo.»
«Con quel cerotto sulla fronte, lo sa che è più simpatico?»
Avevano parcheggiato l’auto di fianco alla villa.
«Sembra tutto zucchero e miele, quella Carlotta» disse Jacopetti «e invece potrebbe essere un’assassina.»
«Non è una donna che ha ucciso Vanessa.»
«Come fa a dirlo?»
«Una donna non avrebbe avuto la forza di strangolarla. Vanessa sarebbe riuscita a gridare, e l’ingegnere avrebbe potuto soccorrerla.»
«A meno che…»
«A meno che? Su, Jacopetti, che hai da dire?»
«A meno che non siano stati in combutta lei e l’ingegnere.»
«Perché l’ingegnere avrebbe dovuto chiedere l’aiuto di Carlotta, o di un’altra qualsiasi delle sorelle, per uccidere Vanessa, quando avrebbe potuto farlo da solo? È l’ingegnere, soltanto l’ingegnere, che ha ucciso Vanessa. L’ha strangolata, senza che quella poveretta abbia potuto dire nemmeno amen.»
«Ci potrebbe essere un’altra possibilità.»
«Sentiamo.»
«Che siano state le tre sorelle, insieme, ad uccidere Vanessa.»
«E come?»
«Si sono date appuntamento alla villa. La ragazza che ha dormito con l’ingegnere è andata ad aprire e le ha fatte entrare. Piano piano sono arrivate in camera della signora, e l’hanno strangolata. In tre è tutto più facile, non le sembra?»
«Uhm.»
Jacopetti si gongolò, pensando alla sua promozione.
Giunti in paese, mentre passavano davanti alla chiesa, Renzi pregò Jacopetti di fermarsi davanti al piccolo cimitero di Montuolo.
«Voglio far visita a quel povero Cencio Ognissanti. Se lo merita. Era un bravo ragazzo.»
La tomba era ricoperta di fiori, e una donna vi sostava. Erano trascorsi molti anni dalla morte di Cencio, e quella donna non era più giovane come ai tempi in cui Renzi si era dovuto interessare del caso. Pure Renzi era invecchiato, ma la donna lo riconobbe. Renzi si sforzò di ricordarne il nome.
«Lei è… è… mi lasci indovinare.»
«Sono Federica, la fidanzata di Cencio. Lo so, sono invecchiata, ed è impossibile ricordarsi di me.»
«Invece, non l’ho mai scordata, come non ho scordato la sorella di Cencio. Come sta?»
«Loretta si è sposata. Vive altrove, vicino a Firenze. Ogni tanto torna per venire qui.»
«E i genitori di Cencio?»
«Sono tutti morti. Dopo la disgrazia, se ne sono andati uno dietro l’altro. Prima Isolina, che era diventata irriconoscibile, poi Ernesto. Rimasta sola, Loretta si è sposata.»
«E lei, Federica, come sta?»
«Invecchio»
«Si è sposata?»
«No. Sono rimasta legata a lui. Ho cercato di dimenticarlo, ma non ci sono riuscita. È ancora vivo dentro di me. Lei non immagina quello che voglio dire. È vivo, lo sento che si muove, che mi parla, che mi ama ancora.»
«Era uno straordinario ragazzo, pieno di ideali.»
«Non era adatto per questo mondo.»
«È un mondo infame.»
«È il nostro inferno» disse Jacopetti.
«E la signora Elvira come sta?»
«Aspetta il ritorno di Lazzaro. Fra due anni uscirà dal carcere, e così ricominceranno a vivere. Lo ha perdonato. Ha perdonato anche Roberta[1], poverina.»
«Dov’è sepolta?»
«È là, è piena di fiori.»
Il commissario si avvicinò, lo seguì Jacopetti. Si fecero il segno della croce, come avevano fatto davanti alla tomba di Cencio.
«Era una bella ragazza. Che brutta fine che le è toccata.»
«Lazzaro perse la testa per lei, commissario. Quando c’è di mezzo la passione, la mente si ottenebra. Aveva una moglie straordinaria, come quell’Elvira, eppure volle ficcarsi in questo guaio.»
«Noi uomini, siamo degli stupidi. Vogliamo governare il mondo, ma siamo degli stupidi.»
In cimitero entrò don Saverio.
«Lei non l’ha conosciuta, reverendo, Roberta.»
«So la storia, anche di Cencio Ognissanti. Una brutta storia, che fa rabbrividire soltanto a pensarci.»
«La politica è una brutta bestia. Cencio Ognissanti aveva visto lontano.»
«Si farà in tempo a cambiare, prima che arrivi la fine del mondo?»
«La fine del mondo? Non va un po’ troppo in fretta, don Saverio? Prima che avvenga la fine del mondo, i marziani saranno sbarcati sulla Terra, e noi viaggeremo nell’universo come sulle strade di casa nostra.»
«Bisogna tenere le lucerne sempre accese e pronte, se lo ricordi.»
«È mancato poco che l’altro giorno il commissario si trovasse impreparato…»
«Lo vedo che si è conciato per le feste. Ma che cosa le è accaduto?»
«Sono inciampato sui gradini del commissariato, e ho fatto un bel ruzzolone.»
«Poteva rompersi…»
«L’osso del collo, lo so.»
«L’ho vista entrare in cimitero, e così ho pensato di venirla a salutare.»
«Ha fatto bene, signor pievano.»
Federica era venuta ad accomiatarsi. Renzi si tolse il cappello.
«Qualche volta, mi fermerò di nuovo, signorina, e spero di rivederla. Quando incontra Loretta e Elvira, me le saluti tanto.»
Rimasti soli, don Saverio domandò se ci fossero novità nelle indagini.
«Facciamo progressi, ma è ancora troppo presto.»
«Posso rendermi utile?»
«Le sorelle Trimonti potrebbero essere delle assassine?»
«Perché le sorelle Trimonti? Pensa che sia stata una di loro ad uccidere la signora?»
«So che a questo mondo tutto può accadere.»
«Sono diventate delle poco di buono, è vero, ma il passo per diventare assassini è troppo lungo. No, non credo che possano uccidere qualcuno.»
«Mi parli di loro. Che cosa sa?»
«Sono sempre state vivaci, salvo Carlotta, che aveva la testa sulle spalle e sembrava ragionare più come un uomo che come una donna. E sono sempre state belle come le vede. Sono cresciute belle, e i ragazzi le ronzavano intorno come mosche. Ma loro si sono sempre comportate ammodo, mai una chiacchiera, finché non è cambiata Ilde. Ilde è stata il loro cattivo esempio, e le ha trascinate nella perdizione, perfino Carlotta. Da piccole doveva vedere com’erano carine, parevano degli angioletti. Il vecchio padrone della villa possedeva un’auto decappottabile, e d’estate se le portava in giro per il paese. Stavano sedute sul sedile posteriore come delle regine. Il vecchio padrone era affezionato a loro, addirittura più affezionato a loro che a Basilio, che, come già le dissi, è il figlio naturale, avuto dalla loro mamma.»
«Non potrebbero essere anche le tre sorelle figlie sue?»
«Non so cosa dirle. Non ci sono chiacchiere al riguardo. Certo che sono tutte diverse da Sisto, il loro babbo. Però sono uguali alla mamma.»
«Lei escluderebbe, perciò, che una delle sorelle, o addirittura tutte e tre insieme, possano aver ucciso la signora Vanessa?»
«Non ne vedo il motivo.»
«Per gelosia, diamine.»
«Caso mai, avrebbe dovuto essere gelosa la signora Vanessa, che era stata esclusa, non loro.»
«Una lite, magari provocata dalla signora Vanessa, e c’è scappato il morto. Che ne pensa?»
«Secondo me, solo in un caso accidentale si potrebbe supporre un omicidio provocato dalle sorelle Trimonti. Proprio in conseguenza di una lite. Un omicidio involontario. Ogni altra ipotesi, mi pare assurda.»
Si lasciarono e i due poliziotti salirono in macchina.
«Lei, commissario, lo sa bene che non è stato un omicidio involontario.»
«Certo che lo so. È stato preparato.»
«E allora perché quella domanda?»
«Per sapere dal prete se ritiene possibile che le sorelle Trimonti possano uccidere una persona. Non ti sembra abbastanza?»
«Sì, ma solo accidentalmente, lo ha sentito…»
«Per me è più che sufficiente.» 

“Nessuno assolutamente poteva resistere allo splendore della sua bellezza, ma alcuni voltavano la faccia, come se li colpisse un raggio di sole, altri si prostravano ad adorarla.”[2] Una tale bellezza è attribuita a Callìroe, la figlia di Ermocrate, generale siracusano, in uno dei romanzi più antichi, scritto nel II secolo dopo Cristo dal greco Caritóne, intitolato “Le avventure di Chèrea e Callìroe”, nomi curiosi per chi non abbia dimestichezza con l’antichità. Caduto nel tranello tesogli dall’invidioso tiranno di Agrigento, Chèrea, geloso, colpisce con un calcio la sua sposa bellissima, Callìroe appunto, la quale, caduta a terra svenuta, la si crede morta. Così viene sepolta, con ricchi arredi. Alcuni ladri penetrano di notte nella tomba e la scoprono viva, che sta piangendo. Il loro capo, l’astuto Terone, decide di venderla, e la povera Callìroe si trova a pellegrinare e a vivere molte disavventure, a causa della sua bellezza (dirà: “Non temo tanto le lunghezze del viaggio, quanto di sembrare anche là bella a qualcuno.”[3] e ancora: “La causa di tutti i miei mali sei tu, perfida bellezza!”)[4], fino a che può ricongiungersi e riconciliarsi col suo sposo. Shakespeare doveva sicuramente aver letto il romanzo, ambientato nel V secolo avanti Cristo e il più antico che ci sia giunto completo, e se ne ricordò quando scrisse l’immortale “Romeo e Giulietta”. Fuori dal genere romanzo, si può andare più indietro ancora, ai tempi di Omero e della bella Elena di Troia.
Si rammentava di queste sue letture il commissario Luciano Renzi, e rifletteva che da sempre, si può dire, la bellezza ha attirato i guai, e una donna bella, molto spesso deve pagare la sua bellezza con molte tribolazioni.
A Vanessa Ferrazzani, pensò, era andata molto peggio.
Composta nella bara, la sua salma fu trasportata a Milano per esservi sepolta. Il fratello Attilio, ricevuta la notizia che la Scientifica aveva concluso le sue indagini, venne a Lucca per sbrigare le pratiche necessarie. S’incontrò con Renzi.
«Non mi sarei mai immaginato che mia sorella potesse fare una così brutta fine.»
«Deve farsi coraggio. È un mondo infame.»
«Era troppo bella per questo mondo.»
«Le voleva molto bene, vero?»
«Dopo la morte dei miei genitori, è stata Vanessa ad aiutarmi a terminare gli studi. Ma sebbene fosse più grande di me, non aveva giudizio. Troppo buona, troppo generosa. La sua bellezza le ha portato sfortuna. Gli uomini le si attaccavano addosso come mosche. Di tutti i tipi, sa?, commissario. Lei conosce il mondo meglio di me e intende che cosa voglio dire. Viveva in mezzo a gente senza scrupoli, e che adoperava la menzogna per portarsela a letto. Anche l’ingegnere appartiene a questa razza. Vanessa, di fronte al lusso e al denaro, non sapeva dire di no, e non s’accorgeva d’essere diventata un oggetto. Litigavamo qualche volta, negli ultimi tempi. L’avevo messa in guardia contro l’ingegnere. A Milano, si sapeva che era un donnaiolo, e ne aveva avute tante nel suo letto, e le cambiava come si cambiano le lenzuola. Quand’è che metterai la testa a posto?, le dicevo. Non sei stanca di condurre una vita inutile? Perché non ti sposi? Prendi un giovane che abbia voglia di lavorare, non frequentare questi balordi senza morale, che ti trattano come una sgualdrina; ce ne sono di giovanotti che ti sposerebbero. Con un marito e dei figli, starai meglio, ti sentirai più viva, dài retta a me. Sono tuo fratello, voglio il tuo bene. Ma lei, era come drogata, le piaceva fare la bella vita. Era convinta che prima o poi avrebbe sposato un riccone. Ecco perché insisteva a frequentare certi ambienti. Io, invece, a dirle: finirai male, se continui così.»
«Ha avuto ragione lei, dottore.»
«Se mi avesse dato ascolto, ora non sarebbe rinchiusa in una bara. Avrebbe avuto una famiglia, e sarebbe stata felice. Avrebbe dovuto conoscerla, quand’era ragazzina. Era l’allegria in persona. Le volevano bene tutti. Non si poteva essere invidiosi di lei. È sempre stata buona. Non aveva alcuna malizia. Sposandosi, sarebbe stata felice.»
«È difficile essere felici a questo mondo, non lo dimentichi.»
«Felici, come si può esserlo oggi, sì; sarebbe stata felice come possiamo esserlo noi, lei ed io, ad esempio.»
«È sposato?»
«Fidanzato. Mi sposerò presto.»
«Mi dispiace che sia finita così.»
«Trovi l’assassino, commissario.»
«È il mio mestiere.»
«Solo così Vanessa potrà riposare in pace. Del resto, non dovrebbe essere difficile.»
«Difficile che cosa?»
«Trovare l’assassino.»
«Che cosa vuol dire?»
«Mi pare del tutto evidente.»
«Si spieghi meglio.»
«È stato l’ingegnere ad uccidere Vanessa, non ci può essere alcun dubbio.»
«Ne è così sicuro?»
«Certo. Si era stufato di mia sorella, mettendosi con le sorelle Trimonti. Ma aveva fatto i conti senza l’oste. Vanessa non ci stava a farsi mettere da parte a quel modo. Così, lui ha dovuto ucciderla.»
«Non ci sono prove.»
«E quella catenina? Non è una prova? Si è spezzata mentre la stava strangolando; solo lui può averlo fatto. Poi l’ha sepolta nel bosco. Ma la catenina che lei, commissario, ha trovato ai piedi del letto, l’ha tradito. Come poteva trovarsi lì? Ci pensi. È inimmaginabile che si sia spezzata da sé.»
«Nel fare le valigie, potrebbe averla spezzata sua sorella, e non se n’è accorta. La catenina è caduta, ed è rimasta lì, finché non sono stato io a trovarla.»
«E lei ci crede, che sia andata proprio così? Nel fare le valigie, non si spezza una catenina che abbiamo al collo.»
«Qualche movimento brusco…»
«Via, commissario, non sia così ingenuo… faccia la prova. Si metta a preparare, in fretta e furia, tutte le valigie che vuole, e vedrà se ci può essere un movimento che le procuri lo strappo di una catenina che lei porti al collo. Non succederà, perché non può succedere. Se posso darle un consiglio, torni dall’ingegnere, lo metta alle strette, e confesserà.»
Si salutarono.
«Mi terrà informato, commissario?»
«Ma naturalmente. »

[1] Sono tutti personaggi del voluminoso romanzo: “Cencio Ognissanti e la rivoluzione impossibile”. Roberta era diventata l’amante di Lazzaro, il marito di Elvira, il quale, per gelosia, l’aveva uccisa. Dell’omicidio era stato accusato Cencio Ognissanti, morto in carcere in circostanze rimaste misteriose.
[2] In “Il romanzo antico greco e latino”, pagg. 98, 99, traduzione di Renzo Nuti, editore G. C. Sansoni SPA, Firenze, 1973.
[3] Ibidem, pag. 113.
[4] Ibidem, pag. 141.

The Three Sisters #12

“What happened to you, superintendent?” Vittorio Lambertini asked as he walked towards Renzi in the hall of the villa. Virginia had asked the same question when she opened the door.
    “Nothing much. An unlucky fall.”
    “Lucky you mean,” Jacopetti corrected him. “You could have broken your neck.”
    “I think you know why we’re here.”
    “I can only repeat what I told you before. One morning when she didn’t come out of her room, I found she’d gone, disappeared. There’s been no sign of her since. I’m sorry not to be of more use but that’s how things are.”
    They had gone into the study.
    “When did this happen?”
    “That she disappeared?”
    “Yes.”
    “Hmm, let me recall. It was the morning of the 8th of August. A Tuesday I see,” he added, looking at the calendar on the desk.
    It had been Thursday the 24th of August when they’d found Vanessa’s body, already in an advanced state of decomposition. It had been very difficult, therefore, to establish the time of death. The first post-mortem report suggested it had been at the time she disappeared. She’d been strangled. Lambertini, therefore, had probably been one of the last people to see her.
    “The body was found on your property. What do you have to say about that?”
    “Do you suspect me?”
    “Not just you. Everyone. But the fact she was found in your woods leads to the likelihood that the killer isn’t very far away.”
    “They could’ve brought the body here. The grounds aren’t fenced. Anyone can get in if they want to.”
    “Without being seen?”
    “Yes. Remember it’s very likely Vanessa was killed the same night as she disappeared. So the murderer could’ve buried her in the woods under cover of darkness.”
    “Do you remember this locket?” Renzi held out a transparent plastic bag.
    “You found it in Vanessa’s room. I remember it very well.”
    “Have a look. It’s broken here. She didn’t lose it. It was pulled off her neck. I have to assume during a struggle with the killer. Vanessa resisted and the necklace was broken. So who could have got into her bedroom in the dead of night? You could.”
    Jacopetti was taking notes as usual, and he was visibly startled at the turn the interview was taking. Lambertini looked very uncomfortable. He was silent for a moment, frowning.
    “Someone’s set a trap for me, that’s all I can say. I didn’t kill her. It’s true I was having sex with the Trimonti sisters, all three of them. I don’t mind admitting it. They were happy and there was no jealousy between them. A very strange set-up, I admit. I’ve never known anything like it. At first, Vanessa didn’t mind but then she started to get jealous. I hadn’t expected her to be like that. And she began to nag me about it. She wanted me to bring it all to an end and go back to her. And I would’ve, but the sisters didn’t want that. They weren’t jealous of each other but they certainly were of Vanessa. I tried to resist her attempts to change my mind and we quarrelled about it several times. That was no novelty. Men always quarrel with their mistresses. But kill her, no. I didn’t kill her. I give you my word of honour on that, superintendent.”
    “That’s not enough. Not till we can explain the locket, at least.”
    “Are there any fingerprints?”
    “Only hers. The murderer must’ve worn gloves.”
    “I’ve no idea how it ended up under her bed. I didn’t kill her. Couldn’t she have broken it herself when she was getting ready to leave? At times like that you’re doing a lot of things at once. The chain caught on something and fell off without Vanessa noticing. Couldn’t it have happened like that?”
    “Too much of a coincidence, don’t you think?”
    “I see what you mean.”
    “Going back to the night in question, don’t you remember hearing any strange noises? Something that didn’t seem important at the time but could turn out to be useful now?”
    “No, I don’t. I’m quite sure of this because, in the morning, when I found she’d gone, I was annoyed with myself for not hearing anything. I remember that clearly. You see, I was angry she’d gone away without telling me, even though this meant I’d got rid of a lot of hassle. In fact, by going away, she’d solved all my problems with the sisters and things with them could carry on very nicely.”
    “Is it still going on?”
    “Yes, but just for a few more days. I have to go back to Milan and get back to work.”
    “I’ll have to keep you here until the case is solved.”
    “Do you think I’ll have to stay for long?”
    “We’ll have to wait and see.”
    “I’ll postpone my return for a couple of weeks.”
    “What can you tell me about the Trimonti sisters?”
    “That they’re wonderful in bed. They can take care of the house as well, but their speciality is making love. I guarantee you that. I’ve known lots of women in my life, but no one to beat them. I don’t know where they learned it.”
    “What did they have to say about Vanessa?”
    “As I said, they were jealous of her. For the first few days, she didn’t seem to mind, but then it got to her and she started treating the girls in a spiteful way. One time I caught her giving Ilde a row for something really quite trivial.”
    “How did Ilde take that?”
    “She said nothing, didn’t react. But afterwards she let me know what she thought in no uncertain terms.”
    “And that was?”
    “She said she’d take her broom to her one day and that I should’ve known how it would end up. So if I wanted to avoid trouble, I should get rid of her.”
    “By killing her?”
    “Good Lord no! By putting her out of the house.”
    “Could it have been Ilde who killed her?”
    “How could I possibly say that?”
    “Was she in the house that night?”
    “Are you asking if she slept with me?”
    “Yes.”
    “I don’t remember. Perhaps it was Ilde… or possibly Virginia… or Carlotta. How do you expect me to remember? In any case, they don’t stay overnight. They leave at midnight, one o’clock at the latest.”
    “And then you’re on your own.”
    “Absolutely.”
    “Do you show them out?”
    “I wouldn’t even think of it. I stay in bed. They know the way better than I do.”
    “Couldn’t one of them have killed her?”
    “I repeat, it’s difficult for me to imagine but it’s possible.”
    “She left your room and went to Vanessa’s. Vanessa was asleep so the girl could do what she’d gone to do undisturbed.”
    “But I’d have heard Vanessa screaming.”
    “She couldn’t scream, poor thing.”
    “Why not?”
    “She was strangled, remember.”
    “Of course. She tried to struggle and the chain broke.” Lambertini spoke in a whisper.
    “She was murdered in her bedroom. The most likely theory, you agree? She tried to escape. Perhaps she pulled the chain off herself and it fell on the floor.”
    “It’s appalling.”
    Renzi meanwhile had stood up. Lambertini also stood up and then Jacopetti.
    It was Carlotta – she’d come to the villa to do the housework while Virginia had gone into the kitchen – who showed them to the door. She asked Renzi the same question.
    “What happened to you, superintendent?”
    “I fell. I was lucky. I might have broken my neck.”
    “You look cute with that plaster on your forehead. Do you know that?”
    They had parked the car at the side of the villa.
    “That Carlotta seems very nice but she could be a murderer,” observed Jacopetti.
    “It wasn’t a woman who killed Vanessa.”
    “What makes you say that?”
    “A woman wouldn’t have had the strength to strangle her. Vanessa would’ve managed to scream and Lambertini would’ve been able to save her.”
    “Unless…”
    “Unless what? Out with it, Jacopetti. What is it you have to say?”
    “Unless the woman and Lambertini were in cahoots.”
    “Why would he ask Carlotta or any of the girls to kill Vanessa when he could have done it himself? He’s the one that killed Vanessa, on his own. He strangled that poor woman without giving her the chance to say her prayers.”
    “There could be another possibility.”
    “Tell me.”
    “That the sisters killed her together.”
    “How?”
    “They agreed to meet at the villa. The girl who had been with Lambertini opened the door and let them in. They crept up to Vanessa’s room and strangled her. Easier if all three of them did it, don’t you think?”
    “Hmm.”
    Jacopetti was pleased with himself and thought of his promotion.
    When they reached the village and as they were passing the church, Renzi asked Jacopetti to stop the car at Montuolo’s little cemetery.
    “I want to go and pay my respects to Cencio Ognissanti. He deserves it. He was a fine young man.”
    The grave was covered with flowers and a woman was standing there. Many years had passed since Cencio’s death and she was no longer the young woman she’d been when Renzi was involved in the case. Renzi looked older too but the woman recognised him. He tried to remember her name.
    “You’re… em… let me think.”
    “Federica, Cencio’s girlfriend. I know, I’m getting old and you don’t remember me.”
    “Not at all. I’ve never forgotten you, just as I’ve never forgotten Cencio’s sister. How is she?”
    “Loretta’s married. She moved away, near Florence. She comes back every now and again to come here.”
    “What about Cencio’s parents?”
    “Both dead. After the tragedy, they went one after the other. First Isolina who had become unrecognisable, then Ernesto. Loretta was left on her own and got married.”
    “And how are you, Federica?”
    “Growing old.”
    “Did you get married?”
    “No. I’m still attached to him. I tried to forget him but I couldn’t. He still lives inside me. You can’t imagine what I mean. He’s alive, I feel him moving, he talks to me, he still loves me.”
    “He was an extraordinary young man. Full of ideals.”
    “He wasn’t right for this world.”
    “The world’s rotten.”
    “Hellish,” said Jacopetti.
    “And how’s Elvira?”
    “Waiting for Lazzaro to come home. He’ll be out of prison in two years and then they’ll begin to live again. She’s forgiven him. She’s forgiven poor Roberta[1] as well.”
    “Where is she buried?”
    “Over there. It’s covered with flowers.”
    Renzi went over, followed by Jacopetti. They made the sign of the cross as they had done at Cencio’s grave.
    “She was a lovely girl. What a sad end she came to.”
    “Lazzaro lost his head over her, sir. When passion’s involved, the mind shuts off. Elvira was a wonderful wife but he had to get mixed up in all that.”
    “We men are stupid. We want to rule the world but we’re stupid.”
    Don Saverio came into cemetery.
    “You didn’t know Roberta, did you, reverend?”
    “I know her story and Cencio Ognissanti’s too. Terrible. It makes me shudder thinking about it.”
    “Politics is an ugly business. Cencio Ognissanti was farsighted.”
    “Will there be time to change before the end of the world?”
    “The end of the world? Not so fast, Don Saverio. Before that happens, the Martians will have landed and we’ll be travelling round the universe like we drive on the road.”
    “We have to have the lamps lit and ready, if you recall.”
    “The superintendent just missed being unready the other day…”
    “I see you’ve been in the wars. What happened to you?”
    “I tripped on the stairs in the police station and rolled right down.”
    “You could’ve broken…”
    “I know. I could’ve broken my neck.”
    “I saw you coming into the cemetery and I thought I’d come and say hello.”
    “That was kind of you.”
    Federica had come to say goodbye. Renzi took off his hat.
    “I’ll come back here from time to time and I hope we’ll meet again. When you see Loretta and Elvira, give them my best wishes.”
    When she’d gone, Don Saverio asked if there was any news in the investigation.
    “We’re making progress but it’s too soon to say anything.”
    “Is there anything useful I can do?”
    “Could the Trimonti sisters be the murderers?”
    “Why them? Do you think one of them did it?”
    “I know anything can happen in this world.”
    “They’ve become disreputable, I know, but becoming murderers is a step too far. No, I don’t believe they could kill anyone.”
    “Tell me about them. What do you know?”
    “They’ve always been mischievous, except for Carlotta who has a head on her shoulders and seems to me to think more like a man than a woman. They’ve always been good-looking as you can see. They grew up beautiful and the boys buzzed round. But they always behaved properly. There was never any gossip until Ilde changed. Ilde’s been a bad example and led the other two to perdition, even Carlotta. You should’ve seen how sweet they looked when they were children, like little angels. The old owner of the villa had a convertible and he used to take them out in the summer. They sat in the back seat like queens. He was very fond of them, the old owner, more than he was of Basilio, who’s his natural son, as I told you.”
    “Could the girls be his daughters?”
    “I don’t know what to say to that. There’s no gossip to that effect. Certainly they don’t look at all like their father Sisto. They’re just like their mother, however.”
    “So you’d exclude the possibility that one or other of the sisters or even all three of could have killed Vanessa?”
    “I can’t see any motive for them doing so.”
    “Jealousy, of course.”
    “In that case it would have been Vanessa that was jealous. She was the one who was cut out, not them.”
    “A quarrel, started by Vanessa perhaps, that turned into murder. What do you think of that possibility?” 
    “I think you could imagine the Trimonti sisters causing a death only if it was accidental. As the result of a quarrel. An accidental death. Any other idea is absurd it seems to me.”
    They left the cemetery and the two police officers got into their car.
    “You know, sir, this wasn’t an accidental killing.”
    “Of course I know. It was planned.”
    “So why the question?”
    “To know if the priest thought the Trimonti sisters capable of killing someone. Isn’t that enough?”
    “Yes, but you heard him, only accidentally…”
    “That’s more than enough for me.”

    “Absolutely no one could resist the splendour of her beauty but some turned away their face as if a ray of the sun had struck them, while others prostrated themselves to adore her.”[2] Such beauty was attributed to Callirhoe, daughter of the general Hermocrates of Syracuse, in The Adventures of Chaereas and Callirhoe, one of the oldest romances and written in the second century AD by the Greek writer, Chariton. Having fallen into the trap set for him by the jealous tyrant of Agrigento, Cherea believes his beautiful wife Callirhoe is unfaithful to him and kicks her. She falls to the ground in a swoon. He believes her to be dead and has her buried in a richly decorated tomb. Some robbers break into the tomb by night and find she is still alive and weeping. Theron, the astute robber chief, decides to sell her and poor Callirhoe finds herself going from one misfortune to another on account of her beauty. “It’s not the length of the journey I fear,” she says, “but that I may seem beautiful to someone there.”[3] Later she wails, “You, treacherous beauty, are the cause of all my troubles!”[4] Eventually she meets up with her husband again and they are reconciled. Shakespeare must surely have read this book, set in the fifth century BC and the oldest of its kind to come down to us complete. Perhaps he remembered it when he was writing his immortal Romeo and Juliet. Outside the romance genre, we can go even further back to the time of Homer and the beautiful Helen of Troy.
    Luciano Renzi was thinking of these stories and reflecting that beauty has always attracted trouble and a beautiful woman often pays for her beauty with sorrow. For Vanessa Ferrazzani, he thought, it had been worse.
    She was taken back to Milan in her coffin to be buried. Her brother Attilio had been told that the forensic scientists had finished their investigations and he had come to Lucca to attend to the necessary procedures. He met up with Renzi.
    “I’d never have thought my sister would come to such a violent end.”
    “You must be brave. The world is cruel.”
    “She was too beautiful for this world.”
    “You loved her very much, didn’t you?” 
    “After my parents died, it was Vanessa who helped me to finish my degree. She was older than me but she lacked judgement. She was too good, too generous. Her beauty brought her bad luck. Men were attracted to her. All kinds of men. You know the world better than I do, superintendent, and you know what I mean. She mixed with unscrupulous people, people who lied to get her into bed with them. Lambertini’s one of that sort. Vanessa couldn’t say no when she was offered luxury and money and it didn’t occur to her she’d become just an object. We sometimes quarrelled about this latterly. I tried to put her on her guard against Lambertini. People in Milan knew he was a womaniser. That he’d had countless women in his bed and changed them as other people change their sheets. I used to say to her, When are you going to see sense? Don’t you ever get tired of leading a useless life? Why don’t you get married? Find a young man that wants to work. Why keep on seeing these amoral fools who treat you like a slut when there are young men who would marry you? Things will be better when you have a husband and children, you’ll feel more alive, I told her. I’m your brother, I want things to go well for you. But it was as if she was drugged. She wanted the high life. She was sure she’d marry a rich man one day. That’s why she continued to move in the same circles as ever. I told her it would all end badly if she carried on like that.”
    “You were right.”
    “If she’d listened to me she wouldn’t be lying in her coffin now. She would’ve had a family and been happy. You should’ve known her when she was a girl. She was gaiety personified. Everybody loved her. It was impossible to be jealous of her. She was always good. There was no malice in her. She’d have been happy if she’d married.”
    “It’s difficult to be happy in this world, don’t forget.”
    “Well, happy in the way one can be nowadays. She would’ve been happy as you and I can be happy, for example.”
    “Are you married?”
    “Engaged. I’m getting married soon.”
    “I’m sorry it ended like this.”
    “Find the murderer, superintendent.”
    “It’s my job.”
    “Only then will Vanessa be able to rest in peace. In any case, it shouldn’t be difficult.”
    “What shouldn’t be difficult?”
    “Finding the murderer.”
    “What do you mean?”
    “It seems quite clear to me.”
    “Explain.”
    “It was Lambertini who killed Vanessa. There’s no doubt about it.”
    “Are you really so sure?”
    “Certainly. He got fed up with my sister once he’d taken up with the Trimonti sisters. But he hadn’t reckoned on how she’d react. She wasn’t going to let herself be pushed aside like that. So he had to kill her.”
    “There’s no proof.”
    “What about the locket? Is that not proof? It was broken when he was strangling her. He’s the only one who could’ve done it. Then he buried her in the woods. But the chain that you found under the bed gave him away. How come it was there? Think about it. It can’t have broken by itself.”
    “Your sister could’ve broken it while she was packing and not noticed. It fell and lay there until I found it.”
    “Is that what you think? That it happened like that? When you’re packing, you don’t break a chain that’s round your neck,”
    “Some sudden movement…”
    “Superintendent, don’t be naïve. Try it. You can pack all the cases you want, in as big a rush as you like, but you won’t make any movement that’ll break a chain round your neck. It won’t happen because it can’t. If I may give you some advice, go back to Lambertini, put it to him straight and he’ll confess.”
    They shook hands.
    “You’ll keep me informed, superintendent?”
    “Of course.”
 
[1] These are all characters from the novel Cencio Ognissanti e la rivoluzione impossibile. Roberta is the lover of Lazzaro, Elvira’s husband, who kills Roberta out of jealousy. Cencio Ognissanti is accused of the murder and dies in prison in mysterious circumstances. 
[2] In The Ancient Greek and Roman Romances, pp 98 and 99, translated into Italian by Renzo Nuti, publ. by G. C. Sansoni, Florence 1973.
[3] Ibid.
[4] Ibid.

 


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2 Comments

  1. Pingback di Giallo: Le tre sorelle/A detective story: The Three Sisters (Trad ... · — 26 Luglio 2008 @ 08:39

    […] News » News Giallo: Le tre sorelle/A detective story: The Three Sisters (Trad …2008-07-26 01:39:07bySecond general Hermocrates of Syracuse, in the general Hermocrates of the […]

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart