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Giallo: Le tre sorelle/A detective story: The Three Sisters (Trad. Helen Askham) #13/14

27 Luglio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Le tre sorelle #13

 

Giovedì 7 settembre, Renzi fece il suo ingresso in commissariato mostrando scoperta la piccola cicatrice alla tempia, conseguenza dell’incidente di una settimana prima.
«Questo è un ricordo che mi porterò nella tomba.»
«Quando morirà lei, commissario, fra almeno cento anni, non si vedrà neppure l’ombra di quella cicatrice.» Era Jacopetti, che era stato il primo ad andargli incontro e ad accorgersi della novità.
«Quando è andato a togliersi i punti?»
«Due giorni fa, mio caro Jacopetti. Non ti ho detto nulla, per poterti fare una sorpresa.»
«E me l’ha fatta sì, commissario. Sono proprio contento.»
«Ieri sera è capitato a casa il mio medico di famiglia, mi ha visitato e ha deciso di levarmi anche il cerotto. Via tutta questa roba, ha detto. E così sono ritornato nuovo come prima.»
«Ecco perché stamani non ha voluto che venissi a prenderla.»
«Già.» Se la rise sotto i grossi baffi arricciolati, Renzi. Anche la colpitura allo zigomo era molto sfumata, e non si notava quasi più.
«Stamani, commissario, c’è la manifestazione dei disoccupati in piazza San Michele. Che si fa?»
«Vado anch’io, e vieni anche tu, Jacopetti. Altrimenti succede come con gli studenti. Questi sono tempi difficili, e occorre tutta la nostra esperienza.»
«Hanno ragione, però. Quando si ha una famiglia e dei figli da sfamare, c’è solo una risposta che questa gente vuole, il lavoro.»
«Lo sai come la penso.»
«Il governo aveva fatto tante promesse…»
«Di destra o di sinistra, i governi sono lontani dal popolo, ormai; e se non si spicciano a cambiare, il popolo non lo si terrà più a freno, e cominceranno guai seri per tutti.»
«Anche per noi.»
«Anche per noi, sì.»
Andarono insieme in piazza San Michele, dove il corteo, tenuto sotto controllo dalle forze dell’ordine, giunse verso mezzogiorno, dopo aver manifestato davanti alla sede locale della Confindustria e davanti alla Prefettura. Vi erano bandiere di ogni colore, segno che la miseria rende tutti eguali.
Il direttore della banca si avvicinò al commissario.
«Teme che succeda come con gli studenti?»
«La prudenza non è mai troppa. Questa volta sono venuto anzitempo.»
«Ha fatto bene. Questa gente non ne può più. Gli animi sono accesi. La miseria dilaga come una nuova peste. Lo vedo in banca, che non è più come una volta. I depositi si sono assottigliati. Fra poco, non ce ne sarà per finanziare le imprese, che hanno sempre più bisogno di denaro. Le banche straniere stanno ormai prendendo il nostro posto e fra poco saremo una loro colonia. Si torna indietro, come quando il nostro Paese era una terra di rapina, che arricchiva chi veniva a levarci il pane di bocca.»
«Stanno peggio le imprese; le banche, al contrario…»
«Non s’illuda, commissario. E quando cadranno le banche, sarà troppo tardi per tutti.»
«Hanno le loro colpe…»
«Le colpe non sono tutte dalla parte delle banche. Sono anche di chi le ha protette ed ha impedito loro di crescere.»
«Sono sempre state al servizio del potere.»
«E la stampa? E la televisione? Le banche sono come loro. Chi va al potere se ne impossessa. Sarà sempre così.»
«E come se ne esce, allora?»
«Prima o poi, scoppierà la scintilla della rivoluzione» disse Jacopetti.
«Mi fai venire in mente Cencio Ognissanti.»
«Chi?» domandò il direttore.
«Un tale che avrebbe dovuto essere qui.»
«E perché non c’è?»
«È morto.»
Quando ritornò in ufficio, Renzi trovò il piantone che lo stava cercando.
«Commissario, poco fa è arrivata una telefonata per lei. Deve correre subito a Montuolo. Un uomo è stato trovato ucciso.»
«Conosci il nome?»
«Sì. Vittorio Lambertini.»

«Ho telefonato io, commissario.» Virginia lo aveva visto entrare, prima delle altre sorelle, e gli era andata incontro. Intorno al cadavere dell’ingegnere, accasciato sulla scrivania del suo studio, stavano già lavorando gli uomini della Scientifica. Il sangue fuoriuscito dal torace aveva macchiato il piccolo tappeto disteso sotto la scrivania.
«La morte risale a due ore fa, non di più. Intorno alle undici, undici e mezzo. È morto sul colpo.» Era il medico legale.
«E l’arma?»
«Una pistola.»
«E lei, Virginia, quando se n’è accorta?»
«Ero di sopra per le pulizie. Non ho sentito nulla. Quando sono scesa per andare nello studio a levare un po’ di polvere, come faccio ogni mattina, ho visto l’ingegnere accasciato sulla scrivania, così come ora lo vede lei. Ho tirato un urlo, ed è corsa subito Carlotta, che stava in cucina. Anche lei dice di non aver udito nulla.»
«Probabilmente il colpo è stato sparato con il silenziatore» commentò a bassa voce il medico legale.
«È stato sicuramente così» rispose Renzi.
Carlotta confermò il racconto della sorella.
«Quando ho udito l’urlo di Virginia, ho pensato che le fosse accaduta una disgrazia. Sono subito accorsa e ho visto quella terribile scena.»
In casa era stato fatto entrare anche Basilio. Il commissario si rivolse a lui piuttosto duramente.
«Dov’era lei a quell’ora?»
«Quale ora, commissario?»
«Ha capito benissimo.»
«Non ho capito niente, invece.»
«Tra le undici e le undici e mezzo l’ingegnere è stato ucciso. Dov’era lei?»
«Avevo preso Stella per fare un giro. Suppongo che a quell’ora mi trovassi nel bosco. Ma come faccio a risponderle con precisione? Mica guardo l’orologio quando sono a cavallo. So all’incirca quando sono partito e quando sono rientrato.»
«Lo dica, allora.»
«Sono stato fuori suppergiù dalle dieci e mezzo fino a mezzogiorno.»
«Era solo?»
«Sì.»
«È stato visto da qualche contadino?»
«Il babbo di Sestilio.»
Quando se ne fu andato, Jacopetti si avvicinò a Renzi.
«È troppo selvatico, quel Basilio. Sospetta di lui, commissario?»
«Abbiamo visto anche troppo qui, Jacopetti. Vieni con me. Andiamo a parlare col babbo di Sestilio.»
Lo trovarono a casa. Erano quasi le due. Avevano di già mangiato. C’era anche Sestilio.
«Il fattore afferma che lei l’ha visto passare nei campi in sella alla cavalla Stella. È così?»
Il padre di Sestilio era un omino piccolo, ma dagli occhi estremamente furbi.
«Certo che l’ho visto, ma solo quando è partito. È venuto dritto da me per dirmi certe cose inutili. Mi sono meravigliato di sentirgliele dire. Erano più che altro raccomandazioni senza alcuna importanza, a tal punto che mi sono chiesto se Basilio avesse dormito bene stanotte.»
«Che ore erano?»
«Molto prima delle undici.»
«Come fa a sapere che l’ingegnere è stato ucciso alle undici?»
«Tra le undici e le undici e mezzo per la precisione, non è così, commissario?»
«Mi risponda.»
«Ero davanti alla villa, in mezzo alla gente. Lo sanno tutti, che l’ingegnere è stato ucciso tra le undici e le undici e mezzo.»
«Come fa ad essere così sicuro che ha veduto Basilio prima delle undici?»
«Per la semplice ragione che ho guardato l’orologio. Erano le dieci e trenta.»
«L’ha visto anche lei, Sestilio, Basilio a quell’ora?»
«No, ero ancora a letto.»
«Non è andato all’università, stamani?»
«No.»
«Non sta bene?»
«Sto benissimo, anzi. Ma all’università non ci vado tutti i giorni. Certe lezioni, le salto. Non sono il solo.»
La mamma di Sestilio era restata seduta in silenzio.
«Suo figlio dice la verità, signora?»
«È stato con me tutta la mattina. Si è alzato che era quasi mezzogiorno.»
Uscirono.
«Sospetta anche di Sestilio, commissario?»
«Odiava l’ingegnere, come Basilio. Perché no?»
«È ancora un ragazzo.»
«E con ciò? Non sarebbe la prima volta.»
«Mi sembra impossibile…»
«Non immagini fino a che punto può condurre la gelosia.»
«Basilio ha l’alibi per le dieci e mezzo, ma dopo è scoperto. Il ragazzo, invece, ha la testimonianza della madre.»
«Basilio aveva più di un motivo per uccidere l’ingegnere.»
«Quindi sospetta di lui, commissario?»
«Con l’acquisto della villa, l’ingegnere aveva tolto ogni possibilità a Basilio di accampare dei diritti sulla villa, come figlio naturale del vecchio proprietario. Forse ci aveva fatto un pensierino. L’arrivo dell’ingegnere ha mandato a monte i suoi piani. Da qui il primo risentimento. Il secondo è l’amore che nutriva per Vanessa. Un uomo rozzo come lui, si è trovato tra le mani una splendida donna come Vanessa. Ha perso la testa, se n’è invaghito, non ha minimamente pensato che Vanessa lo usasse per un suo capriccio. Ha ucciso l’ingegnere per vendicarsi.»
«Vendicarsi di che?»
«Dell’omicidio commesso dall’ingegnere.»
«Quale omicidio?»
«L’omicidio di Vanessa.»
«Ah, lei dunque, commissario, pensa che Vanessa sia stata uccisa dall’ingegnere…»
«Non ci possono essere più dubbi.»
«E come sarebbe andata?»
«Secondo una delle ipotesi che abbiamo formulato. Una volta che l’amante, una qualsiasi delle tre sorelle, se n’è andata per fare ritorno a casa, l’ingegnere, con una scusa, è entrato nella camera di Vanessa, di cui aveva deciso ormai di liberarsi, non sopportandone la gelosia. Forse lei dormiva, o forse era sempre sveglia, ma questo particolare non ha importanza, dato che l’ingegnere ha trovato il modo di strangolarla. Nella breve colluttazione che ne è seguita, è caduta la catenina, senza che l’assassino se ne accorgesse. Il piano era stato preparato accuratamente e doveva far apparire la scomparsa di Vanessa come una sua fuga. Così l’ingegnere l’ha seppellita nel bosco, ha fatto sparire tutto il guardaroba, ed è corso a casa del fattore a denunciare che Vanessa era fuggita di casa. Mi pare che il ragionamento non faccia una grinza.»
«Pare anche a me. E secondo lei, Basilio era convinto anche lui che l’ingegnere avesse ucciso Vanessa?»
«Era giunto alle mie stesse conclusioni.»
«E, innamorato folle di Vanessa, l’ha vendicata uccidendo il suo assassino.»
«È andata proprio così.»
«Dunque, commissario, siamo arrivati al capolinea. Non ci resta che mettere le manette al fattore.»
«Nel pomeriggio, torneremo qui con un bel mandato di perquisizione e rivolteremo la casa di Basilio da cima a fondo.»
«Per quale motivo?»
«Se troviamo la pistola, lo mettiamo con le spalle al muro.»
«L’avrà gettata via, magari nel fiume, o nell’Ozzeri.»
«Speriamo di no.»
A casa di Basilio stavano discutendo della morte dell’ingegnere, quando, nel tardo pomeriggio, capitò il commissario, insieme con Jacopetti e tre poliziotti. Mostrarono il mandato di perquisizione. Sisto, il padre di Basilio, si risentì.
«Ci sta trattando come se in casa nostra ci fosse un assassino.»
«È così» disse il commissario, rivolgendo un duro sguardo a Basilio.
«Io non ho ucciso l’ingegnere. Glielo giuro.»
«Mio figlio non è un assassino» gridò Sisto, alzandosi dalla sedia.
«Se la intendeva con la signora, lo sa questo?»
«E con ciò? Uno non è libero di fare all’amore con chi vuole? Mica è un reato.» A Renzi venne in mente che quelle parole uscivano dalla bocca di uno che l’aveva subita quella specie di libertà, e forse ora, nella foga di difendere il figlio, lo scordava. Nessuna delle tre sorelle prese direttamente le difese di Basilio, e questo fu un chiaro segnale per il commissario.
«E di noi non sospetta?» disse Ilde, con un’aria sfrontata.
«Sospetto di tutti, e perciò anche di voi. Potreste aver ucciso l’ingegnere per gelosia.»
«Gelosia di chi?»
«Gelosia tra di voi. Una di voi esigeva che l’ingegnere trascurasse non solo la signora, ma anche le sorelle. E così, di fronte al suo rifiuto, ha finito per ucciderlo.»
«E chi di noi tre?» Era ancora Ilde.
«Potrebbe essere stata proprio lei, Ilde.»
«E perché non Carlotta? O Virginia? Per uccidere l’ingegnere con un colpo di pistola, mica ci vogliono delle qualità speciali.»
«Infatti. Tutte e tre siete sulla lista.»
«Che paura!» disse Ilde, celiando. Le altre sorelle non presero parte alla scaramuccia.
Quando i poliziotti ebbero finito la perquisizione, Renzi li guardò interrogativamente.
«Non abbiamo trovato nulla, commissario.»
«La pistola, potrei averla gettata in fiume» disse Basilio, con tono sarcastico.
«Potrebbe essere andata proprio così. Noi ora ce ne andiamo, ma torneremo presto. Lei, Basilio, non lasci la fattoria.»
«E chi si muove. Per scappare ci vogliono i soldi, e io non ho il becco di un quattrino.»
«Meglio così.»
Se ne andarono.
Rimasti soli, le sorelle si scagliarono contro il fratello con una tale veemenza che il padre Sisto dovette intervenire più volte per sedare la baruffa.
«Siete impazzite?» gridò. «Come potete immaginare che vostro fratello abbia ucciso l’ingegnere? La pensate anche voi come il commissario? Ma non vi vergognate?»
«L’ingegnere ci ricopriva d’oro. Ci voleva bene. Ci avrebbe lasciato perfino la villa, così ci aveva promesso, se lo avessimo reso felice.»
«E voi ci avete creduto?» disse Basilio, mettendosi a ridere.
«Ma io lo amavo!» esclamò Virginia.
«Te sei matta!» proruppe Basilio.
«Lo amavo anch’io!» disse Ilde.
«E l’amavi anche tu, Carlotta? » Basilio si divertiva, ora.
«Anch’io, sì, era un gran gentiluomo. E se proprio lo vuoi sapere, era anche un grande amatore. Ci faceva felici tutti e tre. Non è vero, sorelle?»
«Sì, eravamo felici con lui, non solo perché ci colmava di regali, ma anche perché ci circondava delle attenzioni che si riservano alle grandi signore. E ci faceva sentire donne. Non eravamo delle serve per lui, ma delle amanti. Sì, eravamo molto felici.»
«Il commissario sospetta che potrebbe essere stata anche una di voi ad ucciderlo. Una di voi che era gelosa delle altre. Potresti essere stata tu, Ilde. Perché dovrei essere stato io? Potresti essere stata tu, invece!»
«Si dà il caso che quando è morto l’ingegnere, io ero qui, a casa, non è vero babbino?»
«È vero sì, iolai. Ma che diavolo vi prende? Siete diventati tutti matti?»
«E allora è stata Virginia. Prima ha ucciso l’ingegnere, poi ha gridato, ed è accorsa Carlotta.»
«E perché non potrei, invece, essere stata io?» intervenne Carlotta, come per gioco. «Virginia stava rifacendo il letto in camera dell’ingegnere. Io sono uscita di cucina e l’ho ucciso, sapendo che si trovava, come ogni mattina, nel suo studio. Poi sono tornata al mio lavoro. Quando Virginia è scesa per andare a fare le pulizie nello studio dell’ingegnere, l’ha trovato morto. Che ve ne pare?»
«E brava Carlotta. Così, da più giudiziosa che eri, sei diventata un’assassina. Un bel passo avanti!» Era ancora Basilio.
«Dimentichi però una cosa che non è di poco conto, e che ci scagiona tutte e due.»
«E sarebbe?»
«Che su di noi hanno fatto subito la prova del guanto di paraffina, e non hanno trovato un accidente. Ecco perché il commissario, in realtà, non sospetta di noi. E sa da babbo che Ilde era qui in casa, a quell’ora. Sospetta di te, invece. Tu, sei l’assassino di Vittorio! Tu, maledetto, ci hai privato del nostro grande amore! Tu, per vendicarti della morte di Vanessa, lo hai ucciso!» Carlotta sembrava un’ossessa.
«Pazze! Quel milanese vi ha fatto smarrire la ragione.»
«Sei stato tu, sei stato tu!» Anche Virginia si era scatenata. Sisto prese un bastone che teneva in un cantuccio e minacciò i figli.
«Ora basta, basta!»
Le tre sorelle erano a tal punto convinte della colpevolezza di Basilio, che per poco non si rivoltarono contro il padre.
Andarono a dormire poco dopo mezzanotte, ma al mattino, quando Sisto salì in camera di Basilio, poiché non lo aveva visto scendere come al solito, lo trovò disteso sul letto immerso in una pozza di sangue. Vicino a lui, in silenzio, stavano sedute le tre sorelle.

The Three Sisters #13

 On Thursday the 7th of September, Renzi entered the police station with the little scar from his accident of a week earlier showing on his temple. Jacopetti was the first to meet him and notice this novelty.
“I’ll carry this memento to my grave.”
“When you die in, let’s say, a hundred years, there won’t be any trace of the scar. When did you get the stitches out?”
“Two days ago, but I didn’t say anything because I wanted it to be a surprise for you.”
“And so it is, sir. I’m very happy.”
“The family doctor came to see me at home yesterday evening and decided to take the plaster off. Let’s get rid of this, he said. So now I’m as good as new.”
“So that’s why you didn’t want me to pick you up this morning.”
“Correct.” Renzi laughed to himself. Even the bruise on his cheekbone was fading and was hardly noticeable any more.
“Sir, the unemployed are demonstrating in Piazza San Michele this morning. What do we do?”
“I’ll go and so will you, Jacopetti. Otherwise it’ll turn out like the students’ protest. These are difficult times and they need our experience.”
“But they’re right. People who have a family and children to feed want only one thing and that’s work.”
“You know what I think.”
“The government made so many promises…”
“Right or left, governments are remote from the people. If they don’t set about changing, the people won’t hold back any more and there’ll be real trouble for everyone.”
“For us too.”
“Yes, us too.”
They went to Piazza San Michele where the march, accompanied by police officers, arrived at about noon after demonstrations outside the local Italian Industry offices and the Prefecture. There were flags of every colour, showing that poverty makes everyone equal.
The bank manager approached Renzi.
“Are you afraid the same thing’s going to happen as did with the students?”
“You can never be too careful. This time I’m here before anything happens.”
“Wise move. These people are sick to the teeth. They’re all worked up. Poverty’s spreading like a new plague. I see it in the bank. Things have changed. Deposits are down. Before long there won’t be any money to finance businesses and they’re always in need of funds. Foreign banks are replacing ours and they’ll be taking us over before long. We’re going back to the times when Italy was a place of pillage and outsiders came and took the bread from our mouths and got rich themselves.”
“Businesses are going downhill but banks…”
“Don’t deceive yourself, superintendent. And when the banks collapse, it’ll be too late for everyone.”
“It’s their own fault…”
“Not entirely. It’s also the fault of those who’ve protected them and prevented them growing.”
“They’re always ready to support power.”
“What about the press? What about television? The banks are like them. Those who get into power take them over. It’ll always be like that.”
“How do you get out of it then?”
Jacopetti said, “There’ll be a spark that sets off a revolution one day.”
“You make me think of Cencio Ognissanti.”
“Who?” asked the bank manager.
“Someone who should’ve been here.”
“Why isn’t he?”
“He’s dead.”
When they got back to the office, Renzi found the orderly waiting for him.
“Superintendent, there was a phone call for you a little while ago. You’ve to get to Montuolo at once. A man’s been found dead.”
“Do you know the name?”
“Yes, sir. Vittorio Lambertini.”

“It was me that phoned, superintendent.”
Virginia had seen him coming in before her sisters had and had gone to meet him. The scene-of-crime officers were already at work round the body which was slumped over the desk in the study. The blood from his chest had stained the little rug beneath.
“Death occurred about two hours ago, not more,” said the police surgeon. “About eleven, half past eleven. He died at once.”
“The weapon?”
“A pistol.”
“What about you, Virginia? When did you find him?”
“I was cleaning upstairs. I heard nothing. When I came down to dust the study as I do every morning, I saw him lying across the desk, just as you see him now. I screamed and Carlotta came at once. She was in the kitchen. She said she didn’t hear anything either.”
“The shot was probably fired with a silencer,” said the police surgeon in a low voice.
“Exactly,” said Renzi.
Carlotta confirmed what her sister had said. “When I heard Virginia screaming, I thought there’d been an accident. I came at once and saw this dreadful sight.”
Basilio had also come into the house. Renzi turned to him with some severity.
“Where were you at the time?”
“What time, sir?”
“You know perfectly well when.”
“I don’t know what you’re talking about.”
“Lambertini was killed between eleven and half past. Where were you?”
“I was out on Stella. I was probably in the woods at that time. But how do expect me to know exactly? I don’t keep looking at my watch when I’m riding. I know roughly when I went out and when I got back.”
“Tell me then.”
“I was out from about half past ten to twelve o’clock.”
“Alone?”
“Yes.”
“Did anyone see you?”
“Sestilio’s father did.”
When he had gone, Jacopetti went over to Renzi.
“He’s a bit too uncouth for me, that Basilio. Do you suspect him, sir?”
“We’ve seen quite enough here, Jacopetti. Come with me. We’re going to speak to Sestilio’s father.”
They found him at home. It was almost two o’clock and the family had already had lunch. Sestilio was there.
“Basilio says you saw him riding Stella over the fields. Is that right?”
Sestilio’s father was a little man with very cunning eyes.
“Yes I saw him, but only when he was leaving. He came here to tell me something stupid. I wondered what he was on about. Just some pointless advice. In fact, I wondered if he’d had a bad night.”
“What time was that?”
“Long before eleven o’clock.”
“How do you know Lambertini was killed at eleven?”
“Between eleven and half past to be precise. Isn’t that right?”
“Answer me.”
“I was outside the villa with everyone else. Everyone knows he was killed between eleven and half past.”
“How are you so sure you saw Basilio before eleven?”
“For the simple reason I looked at my watch. It was half past ten.”
“Sestilio, did you see Basilio then?”
“No I didn’t. I was still in bed.”
“Didn’t you go to the university this morning?”
“No.”
“Aren’t you well?”
“I’m perfectly well but I don’t go to the university every day. I miss some classes. I’m not the only one.”
Sestilio’s mother had said nothing.
Renzi turned to her. “Is your son telling the truth?”
“He was here all morning. It was almost midday when he got up.”
Renzi and Jacopetti left.
“Do you suspect Sestilio as well, sir?”
“Why not? He hated Lambertini, just as Basilio did.”
“He’s still a boy.”
“What’s that got to do with it? It wouldn’t be the first time it’s happened.”
“It seems impossible…”
“You’re forgetting what jealousy can drive someone to.”
“Basilio has an alibi for half past ten but not after that. The boy, on the other hand, has his mother’s evidence.”
“Basilio has a stronger motive for killing Lambertini.”
“So you suspect him, sir?”
“When Lambertini bought the villa, he took away any chance Basilio had of claiming any rights he had as the natural son of the previous owner. Maybe he’d been thinking about that. Lambertini’s arrival put an end to these plans. That’s the first reason for having a grudge against him. The second is he was in love with Vanessa. A rough customer like that with a woman like Vanessa. He lost his head, he was mad about her, without the slightest thought that Vanessa was using him. He murdered Lambertini in revenge.”
“Revenge for what?”
“The murder Lambertini committed.”
“What murder, sir?”
“Vanessa’s.”
“I see, sir. So you think Vanessa was murdered by Lambertini?”
“There’s no doubt about it.”
“How did it happen?”
“According to one of the theories we had. Once the lover, whichever sister it was, had left the house to go home, Lambertini went to Vanessa’s room on some pretext or other. He’d already decided to get rid of her because he couldn’t stand her jealousy. Maybe she was asleep, maybe she was still awake but this detail isn’t important because Lambertini managed to strangle her. In the brief struggle that resulted, the locket fell off without him noticing. He’d laid his plans carefully to make Vanessa’s disappearance seem as if she’d simply gone away like the time before. So he buried her in the woods, hid all her clothes and then ran to the farmhouse to tell them that Vanessa had run away. I don’t think there’s any flaw in that reasoning.”
“I don’t think so either. And in your view, Basilio was also convinced that Lambertini killed Vanessa?”
“He’d come to the same conclusion as I have.”
“And since he was so madly in love with Vanessa, he avenged her by killing her murderer.”
“That’s how it was.”
“Well, sir, we’re home and dry. All we have to do now is arrest Basilio.”
“We’ll come back this afternoon with a search warrant and turn Basilio’s house over from top to bottom.”
“What for?”
“If we find the gun, we’ll have him good and proper.”
“He’ll have thrown it away, in the river maybe, or the Ozzeri.”
“Let’s hope not.”
They were talking about Lambertini’s death in Basilio’s house when Renzi, Jacopetti and three police officers arrived in the late afternoon. They showed their search warrant. Basilio’s father, Sisto, was angry.
“You’re treating us as if there’s a murderer in the house.”
“That’s right,” said Renzi, giving Basilio a hard look.
“I didn’t kill the boss. I swear it.”
“My son is no killer,” shouted Sisto, getting up from his chair.
“He was having an affair with the woman, did you know that?”
“So what? People are free to make love with who they want to, aren’t they? It isn’t a crime.”
It passed through Renzi’s mind that these words were coming from someone who had suffered from that kind of freedom. Perhaps he’d forgotten that in the heat of defending his son. None of the three sisters came to Basilio’s defence and Renzi took that as a clear sign.
“Don’t you suspect us?” asked Ilde, with an impertinent look about her.
“I suspect everyone and therefore you three as well. You could have killed your boss because you were jealous.”
“Jealous of who?”
“Jealous of each other. One of you told him he had to give up not just Vanessa but her sisters too. And when he refused, that one killed him.”
“Which one of us?”
“It could’ve been you, Ilde.”
“Why not Carlotta? Or Virginia? Shooting him hardly requires special qualifications.”
“Just so. All three of you are on the list.”
“Frightening,” said Ilde, mockingly. The other two sisters took no part in this tit-for-tat.
When the police officers had finished their search, Renzi looked at them questioningly.
“We haven’t found anything, sir.”
“I could’ve thrown the gun in the river,” said Basilio sarcastically.
“It could’ve been like that. We’re off now but we’ll be back soon. You, Basilio, don’t leave the farm.”
“Who’s leaving? You need money to go away and I haven’t got any.”
“Better that way.”
Once they had gone, the sisters turned on their brother with such vehemence that their father had to intervene several times to calm the quarrel down.
“Are you mad?” he shouted. “How can you think your brother killed him? Are you thinking the same as the superintendent? Aren’t you ashamed of yourselves?”
“He was making us rich. He loved us. He would even have left us the villa. He promised us, so long as we made him happy.”
“And you believed him?” said Basilio beginning to laugh.
“I loved him!” Virginia exclaimed.
“You’re mad!” burst out Basilio.
“I loved him too,” said Ilde.
“What about you, Carlotta? Did you love him as well?” Basilio was beginning to enjoy himself.
“Yes I did. He was a gentleman. And if you really want to know, he was a great lover too. He made all three of us happy. Isn’t that right?” she added, turning to her sisters.
“It’s true,” said Virginia. “We were happy with him, not just because he gave us presents but because he always treated us like ladies and made us feel like women. We weren’t just his servants, we were his lovers. Yes, we were very happy.”
“That detective thinks it could’ve been one of you three who killed him,” Basilio went on. “One of you was jealous of the others. It could’ve been you, Ilde. Why should it have been me? It could’ve been you.”
“In fact I was here when he was killed. Isn’t that right, dad?”
“Yes, that’s right. But what the devil’s got into you all? Have you all gone mad?”
Basilio said, “In that case it was Virginia. First she killed him, then she shouted and Carlotta came running.”
“And why couldn’t it have been me?” said Carlotta, joining in. “Virginia was upstairs making his bed. I left the kitchen and killed him, knowing he was in his study as he always was in the morning. Then I went back to my work. When Virginia came downstairs to clean the study, she found him dead. How does that seem to you?”
“Well done, Carlotta. From being the most sensible, you’ve become a murderer. That’s progress for you,” said Basilio.
“However, you’re forgetting one important thing that clears both of us.”
“And what’s that?”
“They did a paraffin test on us right away and found no traces. That’s why the superintendent doesn’t in fact suspect either of us. And he knows from dad that Ilde was here in the house at the time. But he suspects you. You killed Vittorio! Bastard, you bastard, you’ve killed the man we loved! You killed him in revenge for Vanessa’s death!” Carlotta seemed possessed.
“You’re all crazy! That man’s made you lose your reason.”
“It was you, it was you!” Virginia was beside herself as well.
Sisto got a stick that he kept in a corner and began to threaten them with it. “That’s enough! Stop it!”
By this time the sisters were so sure that Basilio was guilty that they almost turned on their father.
They went to bed a little after midnight. In the morning, when Basilio didn’t appear at his usual time, Sisto went up to his room and found him lying on the bed in a pool of blood. Near him, in silence, sat the three sisters.

 


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart