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Giallo: Le tre sorelle/A detective story: The Three Sisters (Trad. Helen Askham) #6/14

20 Luglio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Le tre sorelle #6

Le tre sorelle non mancavano mai alla Messa domenicale. Arrivavano sempre tra le prime. Si facevano notare, non solo per la bellezza, ma anche per la cura che mettevano nel vestirsi. Si sedevano ai primi banchi, in terza fila, e i posti erano lasciati liberi per loro. Ma da qualche tempo, tutti notavano che si vestivano con maggior eleganza, e anche con civetteria. Su Ilde, poco era cambiato, ma su Virginia e Carlotta il mutamento era stato sorprendente. Ora i giovanotti facevano la posta, e si radunavano sul sagrato ad attenderle.
«Il frutto è maturo, e vedrai che prima o poi cade dall’albero.»
«Prima cade, meglio è. Qualcosa toccherà anche a noi. Mi dispiace per Sestilio, ma la bella Virginia si tiene in caldo per qualcun altro.»
«Non si comportavano così col vecchio padrone.»
«Se il vecchio padrone era il padre di Basilio, non poteva esserlo anche delle tre Grazie?»
«Delle tre che?»
«Ovvia, non fare lo scemo. Le Grazie sono le tre sorelle Trimonti.»
«L’avevo capito da me» disse l’altro, battendogli una mano sulla spalla.
Infatti, era vero. Con il vecchio padrone, nessuna delle tre si era mai messa in ghingheri come facevano ora. Forse pensavano davvero che potesse essere il loro padre. Se era stato a letto con la madre e aveva concepito Basilio, non poteva essere stato così anche per loro tre? Perfino di Carlotta, sicuro, che era la più grande. E quindi non andava loro a genio di concedersi ad uno che non solo poteva essere il loro padre, ma sicuramente, come dicevano in paese, aveva fatto la festa alla madre e, dopo aver inzuppato il biscotto nella madre, lo avrebbe voluto inzuppare pure nelle figlie.
Dopo la morte di don Antonio, il parroco dei tempi di Cencio Ognissanti[1], a reggere la pievania di Montuolo era stato inviato don Saverio, al quale l’omicidio dell’usuraio Domenico Santo[2] aveva fatto scoprire l’altro volto del paese: quello meno edificante; per cui sul genere umano il povero sacerdote stava maturando la convinzione, molto severa e poco missionaria, che l’uomo non si potesse redimere affatto, e la condanna di Dio pronunciata nel paradiso terrestre fosse una condanna ormai irreversibile.
Da quei giorni aveva vegliato sul paese come un ossesso. Dietro il cimitero, affinché non si tenessero più quelle orge sataniche, vi trascorreva gran parte del giorno e della notte. Era dimagrito, in preda a dubbi atroci; tuttavia la sua fede resisteva, sebbene consunta.
Dall’altare osservava i suoi parrocchiani uno ad uno, e da qualche tempo si fermava con maggiore insistenza sulle tre sorelle.
Al termine della Messa, era diventata un’abitudine entrare in cimitero per far visita ai propri morti. Carlotta non mancava mai di fare pressione sulle sorelle perché visitassero la tomba della madre. Tutti, però, non dimenticavano di sostare davanti alla tomba del povero Cencio, di cui perfino i ragazzi conoscevano la storia. Ilde vi si sentiva particolarmente legata, sebbene non lo avesse conosciuto.
Erano rimaste sole a pregare, quando udirono dei passi dietro di sé; si voltarono e videro don Saverio.
«Ho paura di voi» disse.
«Paura di noi!? Ma che dici, don Saverio!» Continuava l’uso del tu, ormai invalso dappertutto.
«In qualunque casa io vada, non si parla che di voi.»
«E perché?»
«Lo domandate?»
«Certo che lo domandiamo. Io casco dalle nuvole» disse Carlotta.
«Si parla di voi e del padrone della villa.»
«Perché? Non lo sai che noi siamo contadine, e il nostro padrone è il proprietario della villa?»
«Si dice che sia un libertino, e che si sia portato in villa una prostituta.»
«E noi che possiamo farci? La signora Vanessa, ad ogni modo, non ci sembra una prostituta. Dovresti vederla, don Saverio. Una prostituta non può essere distinta come lei.»
«E fa la corte anche a voi. Si dice questo in paese, e che voi…»
«E che noi?»
«Non siete indifferenti.»
«Ma se è brutto come il peccato.»
«Ecco: come il peccato. State lontane da lui.»
«Ma come si può fare? Lui è il padrone. Noi si campa solo se ci paga, e il padrone ci paga se ubbidiamo ai suoi comandi.»
«Ci sono comandi e comandi.»
«Non siamo bambine.»
«Siete inesperte di fronte a lui. Viene da una grande città, ed è molto ricco.»
«Noi siamo più furbe di lui, don Saverio.»
«Dovete essere oneste. Solo questo. La furbizia è la porta dell’egoismo e della lussuria.»
«Potrebbe essere nostro padre.»
«Ma non lo è.»
«È finita la predica, don Saverio?» disse Ilde.
«Bada a te, piuttosto. Sarà difficile che tu trovi marito, se continui così.»
«Se vuoi scommettere, mio caro pievano, io mi marito prima di quel che sembri, e con uno che mi ricoprirà d’oro.»
«Non serve coprirsi d’oro per guadagnarsi la vita eterna.»
«A me basta guadagnarmi questo mondo. È su questa Terra che si può trovare la felicità.»
«Questa è la Terra del buio e non della luce.»
«Ti sei messo in testa una corbelleria, don Saverio.»
«Quel signore non l’ho mai visto in chiesa a pregare. Non vi dice nulla, questo?»
«Mica tutti sono praticanti. Sai quanti ce ne sono di cattolici che non vanno più in chiesa…»
«Troppi.»
«Allora vedi che lo sai. E perché ti meravigli?»
«Chi non sente il bisogno di pregare, non ha sentimenti.»
«Non è vero.»
«Temo che vi succeda qualcosa.»
«Non ci succederà proprio nulla, don Saverio. Devi dormire tranquillo.»
«Non date altro dolore a Basilio, e soprattutto a vostro padre.»
«Ci teniamo all’affetto di nostro padre.»
«Questo vi fa onore.»
«E anche all’affetto di nostro fratello.»
«Non costringetelo a commettere una sciocchezza.»
«Non ci sarà bisogno di commettere alcuna sciocchezza» disse Carlotta, che, data un’ultima occhiata al prete piuttosto risentita, fece cenno alle sorelle che era arrivato il momento di andarsene. Subito dopo, lasciò il cimitero anche don Saverio. Accostò il grande cancello grigio, e si diresse verso la canonica. 

A causa di un salto, in occasione di una cavalcata nel bosco, Morello si azzoppò. Il veterinario rassicurò che non era niente di grave. In pochi giorni si sarebbe rimesso. Vittorio fu contrariato. Aveva preso l’abitudine di andare in giro per il bosco e lungo tutta la sua proprietà. Discorreva coi contadini, che cominciavano a prenderlo in simpatia.
Era seduto nel suo studio, al piano terra. Bussò Vanessa. Si era messa al collo il bel medaglione regalatole da Vittorio.
«Giusto in tempo, mia cara. Stamani faccio un salto in città. Devo vedere alcune persone per affari.» Non era vero.
«Non so se mi troverai al tuo ritorno.»
«Esci anche tu?»
«Sì, ho bisogno di stare un po’ da sola.»
«Qualcosa che non va?»
«Sì e no. Ma sai come siamo noi donne…»
Vittorio evitò di approfondire. Da qualche giorno non uscivano più insieme come i primi tempi.
Quella mattina, infatti, al suo ritorno, non trovò Vanessa. Pensò che avesse fatto tardi, e invece di sedersi a tavola, attese. Pregò Carlotta di pazientare prima di servire. Dalla cucina si affacciò Ilde.
«Vanessa non è tornata» le bisbigliò Carlotta, facendo cenno di stare zitta.
Salito in camera di lei, si accorse ben presto che erano spariti tutti i suoi abiti.
Quella stupida ha fatto le valigie ed è partita, pensò.
La rintracciò a Milano il giorno dopo.
«Devi tornare!» le ingiunse al telefono.
«Non torno. Tu mi tradisci. Ti ho sorpreso nel bosco.»
«Non è vero.»
«Ti ho visto!»
«E con chi ti avrei tradito?»
«Lo sai bene.»
«Non sei mia moglie.»
«Nessuno si è mai comportato così con me.»
«Se torni avrai un regalo ancora più bello.»
«Che cosa mi dài?»
«Deciderai tu.»
La convinse, e Vanessa tornò alla villa, giustificando la sua assenza con problemi personali che aveva ancora sospesi a Milano.
«Non si deve giustificare con noi» disse Ilde.
Si era alla fine di luglio. Poco prima di ferragosto Vittorio, alle prime luci dell’alba, bussò alla casa di Basilio. Era fuori di sé, sembrava disperato. Aprì Basilio.
«Vanessa se n’è andata. Vanessa se n’è andata.»
«Tornerà come ha fatto l’altra volta. Non deve prendersela così.»
Lo fece sedere, Vittorio si calmò. Scesero anche le sorelle.
«Vanessa se n’è andata.»
«Tornerà» dissero, guardandolo tutte e tre intensamente negli occhi.

[1] Protagonista di due romanzi cronaca, ambientati durante il governo Dini nel 1995: “La rivoluzione impossibile” (edito il 15 settembre 1995) e “Cencio Ognissanti” (edito il 15 marzo 1996), –  riuniti poi in un unico libro dal titolo Cencio Ognissanti e la rivoluzione impossibile –  in cui compare un più giovane commissario Renzi. I due romanzi costituiscono assieme, oltre che un giallo sui generis, una delle più documentate cronache dei gravi avvenimenti politici accaduti durante quel governo, che molto hanno inciso sull’avvenire.
[2] Episodio narrato nel giallo ” L’usuraio”.

The Three Sisters #6 

The three sisters never missed Sunday mass and were always amongst the first to arrive. They were conspicuous not just for their looks but also for the care with which they dressed. They sat at the front in the third row where places were always left free for them. For some time, however, everyone had been noticing that they were dressed more elegantly and provocatively. Ilde hadn’t changed much but the change in Virginia and Carlotta was astonishing. Now the young men watched out for them coming and gathered on the church steps to wait for them.
    “The fruit is ripe and will fall from the tree before long.”
    “The sooner the better. And it’ll affect us too. I’m sorry for Sestilio but Virginia has someone else in mind.”
    “They weren’t like this with the old owner.”
    “If the old owner was Basilio’s father, maybe he was the father of the three Graces too.”
    “The three what?”
    “Don’t be daft. The three Graces are the Trimonti sisters.”
    “I knew what you meant,” said the other, patting his friend’s shoulder.
    There was truth in this. With the previous owner, none of the sisters had dressed up as they did now. Perhaps they had thought he could have been their father. If he had gone to bed with their mother and conceived Basilio, it might have been the same with them, even Carlotta, the eldest. They therefore would have disliked the idea of having sex with someone who might or might not be their father, but who had certainly, so people in the village said, seduced their mother and made her pregnant and who would make her daughters pregnant too.
    After the death of Don Antonio, the priest at the time of Cencio Ognissanti[1], Don Saverio had been called to the parish. The murder of the moneylender Domenico Santo[2] had opened his eyes to the other face of the village – the less edifying one – and he, poor man, was coming to the very stern and scarcely pastoral conclusion that man cannot be redeemed and that the damnation pronounced by God in the Garden of Eden was irreversible.
    Recently he had been watching over the village obsessively. He spent a large part of the day and night behind the cemetery to prevent more satanic orgies taking place. His doubts tormented him, he had lost weight and, although his faith survived, it was weakened. From the altar, he observed his flock one by one and, for some time now, his gaze had fallen repeatedly on the three sisters.
    It had become the custom to go to the cemetery after mass to visit family graves. Carlotta always encouraged her sisters to visit their mother’s grave. No one, however, forgot to stop in front of the grave of poor Cencio whose history even the children knew. Ilda felt a special link with him though she’d never known him.
    They had stopped on their own to pray when they heard footsteps behind them. They turned and saw Don Saverio.
    “I’m afraid for you,” he said.
    “Afraid for us? Don Saverio, what do you mean?”
    “No matter what house I visit, people talk of nothing but you three.”
    “Why on earth?”
    “Do you need to ask?”
    “Of course we do,” said Carlotta. “I’m amazed.”
    “They talk about you three and the owner of the villa.”
    “Why not? Surely you know we live in the farmhouse and our boss owns the villa.”
    “They say he’s a libertine and has brought a prostitute to the villa.”
    “And what can we do about that? In any case, Vanessa doesn’t seem like a prostitute to us. You should see her, Don Saverio. No prostitute could be as well-bred as she is.”
    “They also say he pursues you three. That’s what they say in the village and that you…”
    “That we?”
    “Aren’t indifferent.”
    “But he’s ugly as sin.”
    “Precisely, as sin. Stay away from him.”
    “How can we do that? He’s our boss. We only work if we get paid and the boss pays us for carrying out his orders.”
    “There are orders and orders.”
    “We’re not children.”
    “You’re not experienced like him. He comes from a big city and he’s very rich.” 
    “We’re smarter than he is, Don Saverio.”
    “You must be honest. Only that. Being smart, as you call it, is the gate to selfishness and lust.”
    “He’s old enough to be our father.”
    “But he’s not your father.”
    “Is the sermon finished, Don Saverio?” asked Ilde.
    “Take care,” he said to her. “You’ll find it difficult to get a husband if you carry on like this.”
    “If you want a bet, I’ll be married earlier than you think, to someone who’ll make me very, very rich.”
    “Being rich doesn’t help us to gain eternal life.”
    “Gaining this world is enough for me. Here’s where we find happiness.”
    “This is the world of darkness, not light.”
    “Don Saverio, you have some strange ideas in your head.”
    “I’ve never seen this man come into the church to pray. Doesn’t that tell you something?”
    “Not everyone’s a practising Catholic. You know how many Catholics don’t come to church any more…”
    “Too many.”
    “Then you see what I mean. So why be surprised?”
    “The man who doesn’t feel the need to pray has no feelings.”
    “That’s not true.”
    “I’m afraid something will happen to you all.”
    “Absolutely nothing’s going to happen, Don Saverio. You can sleep well at night.”
    “Don’t cause Basilio any more pain, and especially not your father.”
    “We’re very fond of our father.”
    “That does you honour.”
    “And of our brother.”
    “Don’t make him do anything stupid.”
    “There won’t be any need for him to do anything stupid,” said Carlotta.
    She gave the priest a last angry look then nodded to her sisters that it was time to go. Don Saverio left the cemetery immediately after they did. He went towards the big grey gates and then walked to his house. 

    Morello was lame because of an awkward jump during a ride in the woods. The vet was reassuring. He said there was nothing seriously wrong and the horse would be better in a few days, but Vittorio was put out. He’d got into the habit of riding through the woods and going round his property. He talked to his workers as he did so and they had begun to warm to him.
    He was sitting in his study on the ground floor. Vanessa knocked on the door. She was wearing the beautiful locket he had given her.
    “Just in time, darling,” he said. “I’m about to pop down into town. Got to see some people on business.” This wasn’t true.
    “I don’t know if I’ll be here when you get back.”
    “Are you going out too?”
    “Yes, I need to be on my own for a while.”
    “Something wrong?”
    “Yes and no. But you know what women are like…”
    Vittorio didn’t ask any questions. In the past few days, they had stopped going places together as they had at first. In fact, Vanessa wasn’t at home when he got back. Thinking she was late, he waited instead of sitting down at the table and told Carlotta not to serve dinner yet. Ilde appeared from the kitchen.
    “Vanessa hasn’t come back,” whispered Carlotta, with a finger to her lips.
    When Vittorio went to Vanessa’s room, he found all her clothes had gone. “Silly woman,” he thought. “She’s packed her bags and cleared off.”
    He tracked her down on the phone in Milan the following day.
    “You must come back,” he told her.
    “I’m not coming back. You two-timed me. I saw you in the woods.”
    “That’s not true.”
    “I saw you.”
    “And who was I with?”
    “You know very well.”
    “You’re not my wife.”
    “No one’s ever treated me like this.”
    “If you come back, I’ll buy you something even nicer.”
    “What?”
    “You can choose.”
    This persuaded her and she came back to the villa. She told the girls she’d been to Milan to see to some unfinished personal matters.
    “She doesn’t have to explain herself to us,” said Ilde.
    That was at the end of July. A few days before the mid-August holiday, at the first light of dawn, Vittorio came knocking on the door of the farmhouse. It was Basilio who opened the door.
    “Vanessa’s gone, she’s gone.” Vittorio was beside himself, apparently desperate.
    “She’ll be back, just like the last time. Don’t upset yourself so much.”
    He made Vittorio sit down and he became calmer. The sisters came downstairs.
    “Vanessa’s gone.”
    “She’ll come back,” they said, all three of them looking deep into his eyes.

[1] Hero of the novel Cencio Ognissanti e la rivoluzione impossibile by the same author, in which a younger Detective-Superintendent Renzi appears. Besides being a detective novel, it is also one of the most detailed accounts of the serious political events that took place during the Dino government and greatly affected the years thereafter.
[2] An episode in the detective novel L’Usuraio.

 


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart