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Giallo: Le tre sorelle/A detective story: The Three Sisters (Trad. Helen Askham) #8/14

22 Luglio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Le tre sorelle #8

Resterà per sempre un sogno, quello di vivere in una società dove tutto funzioni in armonia con le molteplici esigenze del cittadino. Alcuni hanno disegnato nel corso dei secoli la città ideale. Ammaliati da questo incantesimo, hanno cercato di lasciare un loro contributo. Inutilmente. Abramo Lincoln vagheggiava di poter sottomettere la politica alla morale, e fece quell’orrenda fine nel palco di proscenio n° 7 del teatro Ford di Washington, la sera del 14 aprile 1865: un Venerdì Santo. Oscar Wilde ne “Il ventaglio di Lady Windermere”, atto III, riassume molto bene la condizione umana: “Siamo tutti nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle.” Qualche volta, però, viene da pensare che anche guardando le stelle non ne esca nulla di buono, come se il cielo restasse indifferente.
Renzi aveva ripreso una delle sue discussioni con Jacopetti e si accalorava. Era cresciuto il numero dei giovani che incappavano nelle mani della giustizia. Si commettevano i crimini più strampalati, impensabili anni prima.
«Se questa è la gioventù, non ci sarà futuro per nessuno.»
«Non sia così pessimista, commissario. Oggi mi sento di buon umore e sa che le dico? Che prima o poi le cose miglioreranno.»
«Non sono pessimista, ma lo diventerò.»
«La speranza è l’ultima a morire.»
«E tu ci credi?»
«È un detto popolare. Risiede nel popolo la saggezza.»
«Lo voglia Iddio!»
«Andiamo a berci un caffè, commissario, proprio dove piace a lei, in piazza Grande. Vedremo anche un po’ di passeggio. Qualche bella donna ci farà passare le paturnie.»
«Hai ragione, amico mio.» Era raro che si esprimesse così.
Andarono a piedi. Erano passate le sei del pomeriggio. I soliti giocatori erano seduti ai tavolini. Mentre sorbiva il caffè, Renzi stava a guardarli, da dietro. Era più distratto, invece, Jacopetti.
«Per ferragosto porto Esterina al mare.»
«Io invece voglio restarmene in pace a casa.»
«Maria è d’accordo?»
«Non lo è, ma questa volta farò di testa mia.»
«La porti fuori a svagarsi, se lo merita.»
«Al massimo, faremo una gita sulle colline.»
«Ancora una volta a Farneta?»
«Andrò da solo, se non verrà.»
«E Alberto e Manuela?»
«Mica vengono con me. Quelli ormai li vedo solo a pranzo e a cena. Succede sempre così coi figli, quando diventano grandi.»
«Lei è fortunato coi figli, studiano bene e sono bravi ragazzi. Anche in tempi bui come i nostri, i giovani possono essere degli onesti cittadini, se hanno volontà.»
«E una famiglia che dia loro sicurezza. Non basta la volontà, Jacopetti.»
Avevano sorbito il caffè e stavano uscendo.
«Si rientra, commissario?»
«No. Andiamo in piazza San Michele.» Voltandosi da quella parte vedeva gente.
Infatti si ricordò che, come ormai avveniva di consuetudine due o tre volte la settimana, avevano messo uno schermo gigante sul sagrato, dalla parte della Banca Commerciale Italiana, e molti vi stavano davanti seduti o sdraiati sul selciato; guardavano e ascoltavano. Si è già detto che i politici temevano di incontrare i cittadini, e perciò lo facevano o attraverso la televisione o in questo modo originale, che sostituiva i vecchi comizi. Se qualcuno non era d’accordo su ciò che ascoltava, lo si sentiva mugugnare. Se non sopportava più, se ne andava pronunciando qualche invettiva pesante. In quel momento c’era più d’uno che protestava, poiché sullo schermo compariva il vice presidente del consiglio il quale annunciava una nuova ondata di tasse. In un anno ne erano succedute almeno quattro, che avevano messo a terra l’economia del Paese, ma non erano bastate. Le fabbriche chiudevano, lasciando a casa gli operai, e il governo aveva il coraggio di annunciare una nuova manovra finanziaria, che caricava i bilanci familiari, già allo stremo, di altri sacrifici. Si erano dovuti fare nuovi buchi alla cinghia dei pantaloni, e sembrava che non fosse ancora finita. Ma quello che aveva fatto esasperare molti spettatori erano alcune parole pronunciate dal vice presidente a giustificazione delle nuove tasse. Egli aveva detto che non si potevano evitare per il bene del Paese, e che sarebbe stato grave se il governo non avesse fatto in quella circostanza il proprio dovere. Avrebbe tradito le attese dei cittadini, altrimenti. In questo modo, si gabbavano per verità delle madornali bugie, poiché nessuno sopportava più le tasse e la miseria che invadeva il Paese come una nuova peste. Si supponeva che la gente si lasciasse ingannare come un tempo, ma ci si sbagliava. Alla lunga, la menzogna era diventata riconoscibile.
In qualche grande città si erano scatenate pericolose sommosse di disoccupati, che avevano messo a dura prova le forze dell’ordine. A guardia dello schermo c’era la polizia, sempre, e, come a Lucca, anche nelle altre città si comunicava in questo assurdo modo coi cittadini.
Renzi si era appoggiato ad una colonnetta, come al solito. Ascoltava e ogni tanto scambiava un’occhiata significativa con Jacopetti.
«Andrà sempre peggio» gli disse Jacopetti, sottovoce, però.
«Te lo saresti mai immaginato di arrivare a questo punto?»
«Mai.»
Seduta sul selciato, la gente mormorava. Quelli rimasti erano ancora numerosi, e ascoltavano, per poi discuterne animatamente nei bar e a casa.
«La sai la leggenda della Lucca sotterranea?[1]»
«Ne ho sentito parlare.»
«Vedi, Jacopetti, una leggenda racconta che sotto questo selciato vive un’altra Lucca, in tutto eguale a questa che sta in superficie. Per esempio, qui sotto di noi, c’è un’altra piazza San Michele, con la stessa chiesa e il campanile bianco. Sotto piazza San Martino, un’altra piazza omonima con il Duomo, la fontana del Nottolini[2] e così via, di piazza in piazza, di strada in strada. Ma non è finita. Sotto di noi vivono anche i cittadini di una volta, nei loro costumi d’epoca, e le diverse epoche convivono armoniosamente. Mentre tu ed io stiamo qui, sotto di noi essi passeggiano, conversano, accudiscono alle varie attività, come se il tempo si fosse fermato, e, se lo desiderano, possono ascoltare ciò che accade quassù.»
«Chissà che penseranno di noi.»
«Male, molto male.»
«Tornerebbe Paolo Guinigi, se potesse.»
«Anche Castruccio, e si metterebbe alla testa di una rivoluzione.»
«Forse sono proprio qui sotto che ascoltano, commissario.»
«E fremono di rabbia.»
«Anche il Burlamacchi.»
«Forse è quello che freme di più[3].»
«Non abbiamo una classe politica adeguata, e i migliori se ne vanno all’estero.»
«I nostri politici, bisognerebbe sprofondarli nella buca di Sant’Agostino.»
«Nella buca di chi?»
«Nella buca che si trova nella nostra chiesa di Sant’Agostino. Non mi dire che non conosci quest’altra leggenda.»
«Lei, le sa proprio tutte, commissario.»
«Ripassati un po’ la storia di Lucca.»
«Se è una leggenda, non è storia. O mi sbaglio?»
«Non fare il furbo con me.»
«Me ne guarderei bene.»
«La sai o non la sai?»
Passava davanti a loro una spilungona coscialunga.
«Abbia pazienza, commissario, ma ora non posso proprio starla a sentire.»
«Quella ti rovinerebbe la salute. Non è per te, Jacopetti. Ci vuole ben altro fisico.»
«Se è per questo, commissario, io quella me la mangio in un boccone. Lei mi vede segaligno, ma sono tutto nervi e muscoli, che crede.»
«Quel poco che hai, dài retta a me, lascialo a Esterina.»
«Le do anche troppo, ed è più che contenta.»
«Un torello, eh?»
«Non mi lamento.»
La spilungona mezzo scollata stava voltando verso via Veneto.
«Ora posso anche starla a sentire, commissario.»
«E io, invece, non ti racconto proprio un bel nulla. La rimandiamo a un’altra volta.»
«Così stanotte non mi lascia dormire.»
«Che fai? Mi prendi in giro?»
«Gliel’ho già detto: non me lo permetterei mai.»
«Sei un pesce sega, Jacopetti.»
La gente se ne stava andando. Erano rimasti solo in una decina a finire di ascoltare il discorso del vice presidente del consiglio.
«È tempo di ritornare in ufficio.»
«Si sta così bene qui.»
«Lo stipendio ce lo dobbiamo guadagnare, Jacopetti.»
«Per quei due soldi che ci dànno, facciamo anche troppo.»
«Il dovere è il dovere.»
«Vale solo per noi, però. Non per quelli che stanno in alto.»
«I ricchi saranno sempre più ricchi, e i poveri sempre più poveri. Rammentalo.»
«Si potrebbe fare come diceva Cencio Ognissanti, se lo ricorda? Diceva che si doveva bruciare tutto, fare tabula rasa. Solo in questo modo si riuscirebbe a ricominciare da capo.»
«Era un idealista.»
Passo passo, senza troppa fretta, guardando un po’ di qua e un po’ di là, rientrarono al commissariato. C’era un po’ di confusione. Proprio in quel momento due poliziotti vi avevano condotto in manette un uomo sui sessant’anni, che aveva ucciso la moglie e l’amante. Li aveva sorpresi appartati in macchina.
«Giusto lei, commissario» disse uno dei due poliziotti. «Questo qui ha fatto secchi la moglie e l’amante. Lo abbiamo sorpreso sul fatto.»
«Portatelo nel mio ufficio. Vieni anche tu, Jacopetti.» 

La leggenda della buca che si trova nella chiesa di Sant’Agostino, a Lucca, è questa[4]. Si racconta che un giocatore di dadi, furente perché stava perdendo al gioco, scagliasse un sasso contro l’effigie della Madonna, che venne poi chiamata, appunto, Madonna del Sasso, colpendola alla spalla. Immediatamente si aprì sotto di lui una voragine, dove sprofondò. I compagni, terrorizzati, si dettero subito da fare per prestargli soccorso, calando una lunga fune. Ma dello sventurato non c’era più traccia. Tirando su la fune, si avvidero che il suo capo era bruciacchiato, e così pensarono che quella buca conducesse diritto diritto all’inferno. Vi calarono, in seguito, anche un cane, che fece un’orrenda fine, bruciacchiato dalle fiamme. Oggi questa buca è ancora visibile nella cappellina che si trova a metà della navata destra, ed è coperta da una lastra di ferro. Sul piccolo altare l’effigie della Madonna porta ancora il segno della colpitura sulla spalla destra. I lucchesi, quindi, se vogliono, possono mettersi in contatto con l’inferno, e anche gettarvi direttamente qualcuno che lo meriti, senza attendere il giudizio universale. Un privilegio che il Padreterno ha concesso alla città.
Il commissario Renzi narrava questa leggenda a Jacopetti venerdì 18 agosto. Jacopetti gliel’aveva richiesta al rientro da una scampagnata con Esterina fatta nel giorno del ferragosto.
«Non la conosce nemmeno Esterina. Lei ora me la deve raccontare.»
«No.» Così aveva lasciato che trascorressero altri giorni, e finalmente quella mattina si era deciso a raccontarla, visto che Jacopetti aveva messo il muso.
«Sei contento?»
«Urca, che brividi! Ma lei ci crede?»
«E che ne so. Questa è la leggenda. Qualcuno ci ha creduto a tal punto che nei secoli passati, quando il Serchio faceva dannare Lucca con le sue inondazioni, pensò di deviarne il corso, facendolo precipitare proprio nella buca della chiesa di Sant’Agostino[5]. Così ne avrebbero tratto giovamento sia Lucca che i dannati dell’inferno, per via del refrigerio che avrebbe arrecato loro l’acqua del nostro fiume.»
«Ma Lucca senza il Serchio non sarebbe più la stessa cosa.»
«Conosci il detto: “Costa più che ai lucchesi il Serchio”? Fiumi di soldi, è proprio il caso di dire, ci sono costate le sue bizze.»
«Ora è tranquillo.»
«Non svegliare il can che dorme.»
Il piantone bussò alla porta.
«Un signore ha chiesto di lei.»
«La devo lasciare solo, commissario?» domandò Jacopetti.
«No. Resta anche tu.»
Il signore altri non era che il fratello di Vanessa. Entrò con passo veloce.
«Mi riconosce, commissario?»
«Certo che la riconosco. Lei è il fratello di quella ragazza di Milano.»
«Sono tornato perché di mia sorella ho definitivamente perso le tracce. Sono sicuro che le è accaduto qualcosa.»
«Si sieda e mi racconti.» Anche Jacopetti andò a sedersi, un po’ in disparte.
«Ho fatto secondo il suo consiglio. Sono tornato a Milano e ho pensato che Vanessa si sarebbe fatta viva. Invece niente. È passato il ferragosto e nemmeno una sua telefonata. Non si è mai comportata così.»
«È tornato alla villa?»
«No. Prima di partire da Milano ho però telefonato all’ingegnere. Nessuna novità. Vanessa non si era fatta viva neppure con lui.»
«Che cosa vuole che io faccia?»
«Vada dall’ingegnere. Lo interroghi. Lei sa come fare e capirà se a mia sorella può essere accaduto qualcosa.»
«A cosa pensa?»
«Ad un omicidio.»
«Eh, come corre. Mica è facile ammazzare la gente.»
«Lo è, invece.»
«E perché dovrebbero averla uccisa?»
«Si uccide anche per una sciocchezza. Ad esempio una lite con l’ingegnere.»
«Ma non si volevano bene?»
«E allora? Oggi volersi bene non significa un bel nulla. Un minuto prima si fa all’amore, e dopo si è capaci di uccidere la propria amante per un’inezia.»
«Ma l’ingegnere, stando a quello che mi raccontò la volta scorsa, è persona perbene, con la testa sulle spalle, che ha molte responsabilità…»
«Se mia sorella non si è fatta viva, significa una cosa sola, che non era in grado di mettersi in contatto con me.»
«Potrebbe essere andata all’estero.»
«Anche dall’estero si può telefonare.»
«Potrebbe avere incontrato un altro uomo ed essere fuggita con lui. Sa, quando succedono queste cose, l’ultimo pensiero è telefonare al proprio fratello, non le pare?»
«Lei non conosce mia sorella. Mi fa sapere sempre dove si trova.»
«Aveva paura di qualcosa?»
«Non si è mai voluta sposare. Le piace vivere a quel modo. Sono stato io a dirle che è una vita pericolosa. Non si sa mai veramente con chi si ha a che fare. Su questo mi dava ragione. Ecco perché mi ha sempre fatto sapere dove si trovasse. Sento che ha bisogno del mio aiuto.»
«Va bene. Farò un salto da questo ingegnere. Mi dica esattamente dove abita.» Prese nota.
«E lei come si chiama?»
«Attilio Ferrazzani. Sono medico e ho lo studio a Milano.» Fornì l’indirizzo e il numero di telefono. «Mi farà sapere qualcosa?»
«Non subito, però. Sono faccende delicate, come può immaginare. Ci vorrà tempo. Tuttavia, se fossi in lei, non mi preoccuperei più di tanto.»
«Spero che abbia ragione, commissario.»
«Vedrà che è così.»
«Torno a Milano. Se ha bisogno di me, sa dove trovarmi.»
«Sua sorella se la sta spassando in qualche bella località di villeggiatura, magari all’estero, a mille miglia da qua, a tal punto che si è scordata perfino di avere un fratello. Quando tutto sarà finito, ci farà una bella risata.»
L’uomo se ne andò. Jacopetti si avvicinò al commissario.
«Poveretto. Non accetta che sua sorella se la spassi da un amante all’altro. Lo capisco, ma non ci si può far niente se capita di avere una sorella così. Quella, deve essere una che ci trova gusto a fare all’amore, più del suo amante. Deve essere una ninfomane, glielo dico io.»
«Sono convinto che è tra le braccia di qualche bel marcantonio, e quando si sarà scapricciata, si farà viva non solo con il fratello, ma anche con l’ingegnere.»
«Allora che intenzioni ha, commissario?»
«Per scrupolo, tanto per metterci in pace con la coscienza, andremo a fare una visita all’ingegner Lambertini.»
«Ora?»
«No. Prima sbrighiamo la faccenda di quel disgraziato che ha assassinato la moglie e l’amante. Hai finito di battere a macchina il rapporto?»
«Quasi. Cinque minuti ancora, e glielo porto per la firma.»
«Ti aspetto.» 

[1] Raccontata nel libro Sei storie, ora intitolato Mattia e Eleonora e altre storie.
[2] Lorenzo Nottolini, grande architetto lucchese (1787 – 1851).
[3] Sono tutti importanti personaggi storici lucchesi. Francesco Burlamacchi, gonfaloniere della repubblica di Lucca, congiurò per scacciare i Medici dalla Toscana e instaurarvi una repubblica. Scoperto, venne condannato e giustiziato a Milano nel 1548, all’età di cinquant’anni.
[4] Si può leggere anche in Rodolfo Del Beccaro: Lucca, leggende e storie, editrice Titania, Lucca, 1994.
[5] Ibidem.

 

The Three Sisters #8

A society where everything works in harmony with the multiple needs of its citizenry will always be a dream. Over the centuries, different people have planned their ideal city. The idea fascinated them and they sought to make their own contribution. In vain. Abraham Lincoln strove to subject politics to morality and came to a cruel end in stage box no. 7 in the Ford Theatre in Washington on the evening of the 14th of April 1865, a Good Friday. In the third act of Lady Windermere’s Fan, Oscar Wilde says, “We are all in the gutter, but some of us are looking at the stars,” and thus admirably sums up the human condition. At other times, however, he thought that no good comes from looking at the stars and that heaven is indifferent.
    Renzi had begun one of his discussions with Jacopetti and was feeling heated. The number of young people falling into the hands of the law was increasing and they were committing crimes that would previously have been unthinkable.
    “If this is youth, there’s no future, Jacopetti.”
    “Don’t be such a pessimist, sir. I’m feeling good today and do you know what I say? Sooner or later things’ll get better.”
    “I’m not a pessimist yet but I’m getting that way.”
    “Where there’s life, there’s hope.”
    “You believe that?”
    “It’s a saying. Wisdom lies in the people.”
    “Let’s hope so.”
    “Let’s go and have a coffee, sir, where you like to go, in Piazza Grande. We’ll watch the world go by. A few attractive women will cheer you up.”
    “You’re right, my friend.” Renzi rarely called Jacopetti that.
    They walked there. It was after six o’clock. The usual card players were at their tables. As he sipped his coffee, Renzi looked over their shoulders. Jacopetti, however, was thinking of something else.
    “Esterina and I are going to the beach for the August holiday.”
    “Well, I’m going to stay at home in peace.”
    “Is Maria happy about that?”
    “No she’s not, but this time I’m having things my way.”
    “But you’ll take her out somewhere nice, won’t you? If she deserves it?”
    “At the most we’ll go for a walk on the hills.”
    “Farneta again?”
    “If she won’t come, I’ll go on my own.”
    “What about Alberto and Manuela?”
    “They certainly won’t come. I only ever see them at mealtimes nowadays. That’s the way it is with children when they start to grow up.”
    “You’re lucky with your children. They work hard at school and they’re nice kids. Even in bad times like this, young people can be honest citizens if they want.”
    “It’s the family that gives them security, Jacopetti. Wanting isn’t enough.”
    They had finished their coffee and were on their way out of the bar.
    “Are you going back to the office, sir?”
    “No. Let’s go to Piazza San Michele.”
    As Renzi turned, he could see a crowd of people there. At that time, it was usual for a giant screen to be put up two or three times a week outside the church, near the Banca Commerciale Italiana, and a lot of people were sitting or lying on the ground, watching and listening. As has been mentioned, politicians were afraid of meeting the public and were now addressing the people in this new way or on television, thus doing away with the old political meetings. People who didn’t agree with what was being said were muttering. If they couldn’t stand it any longer, they left with a few colourful words of invective. At that particular moment, a number of people were shouting because the Vice-President of the Council was on the screen, announcing a new wave of taxes. At least four of them had been imposed in the space of a year. This had caused a slump in the national economy but now there were to be more. Factories were closing and workers were being laid off yet the Government had the temerity to announce a new fiscal policy that would cut into family budgets already stretched to the limits and require more sacrifices. Belts had already been tightened but would have to be pulled tighter still.
    What had especially exasperated many of the people watching, however, were certain words spoken by the Vice-President in defence of the new taxes. What he had said was that they were unavoidable for the good of the country and that it would have been a serious matter if the government had not, in these circumstances, done its duty. If it had not, the people’s expectations would have been betrayed. This was how politicians passed off their outrageous lies. But the truth was no one could cope with high taxation any longer and poverty was spreading through the country like a new plague. The government supposed that people would allow themselves to be hoodwinked once again, but they were wrong. The lie had finally become clear. In some large cities, demonstrations by the unemployed had turned into riots and the forces of law and order had been put under severe strain. There were always police officers guarding the screen in Lucca and wherever this absurd way of communicating with the people was to be found.
    Renzi was leaning against one of the bollards as usual. He was listening and he and Jacopetti exchanged glances every now and again.
    “It’s only going to get worse,” said Jacopetti, in a low voice so as not to be overheard.
    “Did you ever think it would come to this?”
    “Never.”
    People sitting on the ground were muttering. A large number of them were still listening and there would be heated discussions in bars and at home later.
    “Do you know the legend of the underground Lucca[1]?”
    “I’ve heard you mention it.”
    “Well, Jacopetti, there’s a legend that says there’s another Lucca under the ground, exactly like the one up here. For example, there’s another Piazza San Michele with the same church and white bell tower. Under Piazza San Martino, there’s a piazza with the same name with the same cathedral, Nottolini’s[2] fountain and so on, piazza for piazza, street for street. There are also people of other times living down there, dressed in the clothes of their period, and the different periods live happily together. As you and I stand here, they’re walking about underneath us, chatting, going about their business, as if time had stopped. If they want, they can hear what’s going on up here.”
    “I wonder what they think of us.”
    “Not much, not much at all.”
    “Paolo Guinigi would come back if he could.”
    “And Castruccio. He’d lead a revolution.”
    “Maybe they’re listening right under here, sir.”
    “And shaking with rage.”
    “Burlamacchi too[3].”
    “Maybe he’s shaking the most.”
    “We don’t have a proper political class and the best of them go abroad.”
    “Our politicians should be thrown into Sant’Agostino’s pit.”
    “Whose pit, sir?”
    “The hole in the Church of Sant’Agostino. Don’t tell me you don’t know that legend either.”
    “You certainly know them all, sir.”
    “You should brush up your history of Lucca.”
    “Hang on – if it’s a legend, it’s not history.”
    “Don’t get smart with me.”
    “I’m being careful not to.”
    “Well then, do you know it or not?”
    A slim, long-legged woman was walking past.
    “Sorry, sir, but I really can’t listen to you at the moment.”
    “That woman would ruin your health. Not your type, Jacopetti. You need another kind of physique.”
    “If that’s all, sir, I could have her for breakfast. You think I’m skinny but I’m all sinew and muscle.”
    “Listen, keep what you have for Esterina.”
    “I give her plenty and she’s more than happy.”
    “Quite the stud, eh?”
    “I’m not complaining.”
    The tall young woman in the low-cut dress was turning into Via Veneto.
    “Now I can listen, sir.”
    “But I’m not going to tell you. We’ll keep it for another time.”
    “I won’t sleep tonight then.”
    “What are you up to? Are you mocking me?”
    “I’ve told you – I’d never allow myself to do that.”
    “You’re too sharp for your own good, Jacopetti.”
    People were leaving now. Only about ten were staying on to hear the end of what the Vice-President of the Council had to say.
    “Time to get back to the office.”
    “It’s nice out here.”
    “We have to earn our pay, Jacopetti.”
    “We work too hard for the pittance they give us.”
    “Duty is duty.”
    “Only for us, though. Not for those at the top.”
    “The rich will always be rich and the poor will always be poor. Remember that.”
    “Do you remember what Cencio Ognissanti said we should do? He said we had to burn everything down, make a clean sweep. That was the only way to start from the beginning again.” 
    “He was an idealist.”
    Taking their time and looking this way and that, they went back to the police station where they found some confusion. Two officers had just brought in a man in his sixties in handcuffs. He had found his wife and her lover alone in a car together and killed them.
    “You’re just who we’re looking for, sir,” said one of the officers. “He’s done in his wife and her boyfriend. Caught them at it.”
    “Bring him to my office. You come too, Jacopetti.” 

    The story of the hole in the Church of Sant’Agostino is this[4]. A man playing dice lost his temper because he was losing. He picked up a stone and threw it at a picture of the Madonna, (thereafter called the Madonna of the Stone), striking her on the shoulder. A pit immediately opened beneath him and he fell into it. His terrified companions tried to help him by lowering a long rope but there was no sign of him. As they pulled the rope up, they saw that the end of it was burned and they therefore deduced that the hole led directly to Hell. Next they lowered a dog into the hole and it died horribly in the flames. The hole, with a metal cover, is still to be seen in the chapel halfway down the right nave, and the picture of Mary on the little altar still has a mark where the stone struck her. The people of Lucca, therefore, have direct contact with Hell and can throw any deserving party down there without waiting for the Last Judgement. A privilege granted to Lucca by the Almighty Father.
    Detective-Superintendent Renzi told Jacopetti the story on Friday the 18th of August. Jacopetti had asked him to when he got back from his day out with Esterina on the 15th.
    “Not even Esterina knows the story. Tell me it now.”
    “No.”
    Renzi let a day or two pass but finally decided to tell it to Jacopetti on Friday morning because he was sulking.
    “Happy now?”
    “Crikey, makes you shudder. Do you believe it?”
    “What do I know about it? But there was someone who believed it centuries ago. In fact, when the Serchio kept flooding and making life a misery for Lucca, this man thought of diverting the course of the river into the hole under the Church of Sant’Agostino[5]. That would have been good for Lucca and also for the damned in hell because the water would have cooled them down.”
    “But Lucca wouldn’t be the same without the Serchio.”
    “Do you know the saying ‘It costs the Lucchesi more than the Serchio’? You might say its little tantrums have cost us rivers of money.”
    “It’s not a problem now.”
    “Let sleeping dogs lie.”
    An orderly knocked at the door. “There’s a man asking to see you.”
    “Will I leave you to it, sir?” asked Jacopetti.
    “No, stay here.”
    It was none other than Attilio Ferrazzani. He came in quickly.
    “Do you remember me, superintendent?”
    “Of course I do. You’re the brother of the girl from Milan.”
    “I’ve come back because I’ve definitely lost track of her. I’m sure something has happened.”
    “Sit down and tell me about it.”
    Jacopetti went and sat down a little to the side.
    “I did as you advised me to. I went back to Milan and waited for Vanessa to appear. No sign. The August holiday came and went without so much as a phone call. She’s never done that.”
    “Have you been back to the villa?”
    “No I haven’t. Before I left Milan, I phoned Lambertini. No news. Vanessa hasn’t been in touch with him either.”
    “What do you want me to do?”
    “Go and see him. Ask him about it. You know how to do that and you’ll find out if anything’s happened to my sister.”
    “What are you thinking of?”
    “Murder.”
    “Not so fast. It’s not easy to kill someone, you know.”
    “Oh but it is.”
    “And why should anyone have killed her?”
    “People can kill for something stupid. A quarrel with him, for example.”
    “Didn’t they love each other?”
    “So what? Loving someone doesn’t mean a thing these days. A man can be making love to a woman one minute and capable of killing her the next, for the slightest thing.”
    “But from what you told me last time, this Lambertini is a respectable person, head on his shoulders, with a lot of responsibilities…”
    “If my sister hasn’t been in touch with me it means only one thing – that she can’t.”
    “She could have gone abroad.”
    “You can phone from abroad.”
    “She could have met someone else and gone off with him. When something like that happens, surely the last thing you think of doing is phoning your brother, don’t you think?”
    “You don’t know my sister. She always lets me know where she is.”
    “Was she afraid of anything?”
    “She’s never wanted to get married. She likes living the way she does. It was me that told her a life like that is dangerous. You really never know who you’re dealing with. She agreed with me. That’s why she’s always let me know where she is. I feel she needs my help.”
    “OK. I’ll go and see him. Tell me exactly where he lives.” Renzi noted down the address. “And how can I contact you?”
    Ferrazzani gave his address and phone number. “You’ll keep me informed?”
    “Not immediately. These are delicate matters, as you can imagine. It’ll take time. However, if I were you, I wouldn’t worry too much.”
    “I hope you’re right, superintendent.”
    “You’ll see that I am.”
    “I’m going back to Milan now. You know where to reach me.”
    “Your sister’s in some beautiful holiday resort, maybe abroad, a thousand miles away, and having such a good time she’s forgotten she even has a brother. When it’s all over, you’ll laugh about it.”
    Ferrazzani left the room and Jacopetti went over to Renzi.
    “Poor guy. He can’t accept that his sister has a good time with one man and then goes on to another. I can imagine how he feels but there’s nothing you can do if you happen to have a sister like that. She must be the kind who likes making love more than she likes the lover. A nymphomaniac, if you ask me.”
    “I’m perfectly sure she’s with some good-looking bloke and when she’s had enough of him she’ll be back in touch, not just with her brother but with Vittorio Lambertini.”
    “What are you going to do, sir?”
    “To be on the safe side and for the sake of my conscience we’re going to pay Lambertini a visit.”
    “Now?”
    “No. First we have to sort out this business with that unfortunate who killed his wife and her boyfriend. Have you finished typing up the report?”
    “Not quite. Another five minutes and I’ll bring it for you to sign.”
    “I’ll be waiting.”

[1] Recounted in Sei Storie, now entitled Mattia e Eleonora e altre storie.
[2] Lorenzo Nottolini, the great Lucchese architect (1787-1851).
[3] All of these mentioned are important figures in the history of Lucca. Francesco Burlamacchi, head of the Republic of Lucca, plotted to expel the Medici from Tuscany and set up a republic there. The plan was discovered and he was condemned to death and executed in Milan in 1548 at the age of fifty.
[4] You can also find this in Lucca: its legends & its history by Rodolfo Del Beccaro, publ. by Titania, Lucca.
[5] Ibid.

 

 


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3 Comments

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart