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Giallo: Le tre sorelle/A detective story: The Three Sisters (Trad. Helen Askham) #9/14

23 Luglio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Le tre sorelle #9

Dalla finestra il commissario poteva vedere le mura alberate. Sulla cortina e sui baluardi si intravedeva gente che passeggiava. I giovani salivano sopra il muretto o il poggio. Delle coppie stavano distese quasi al limite del precipizio.
«Basta un piccolo movimento e cadono giù. Ma che incoscienza!»
Da ragazzo anche lui aveva fatto allo stesso modo. Non c’è lucchese che non si comporti così. Renzi era nato e cresciuto in città. Si era arruolato nella polizia subito dopo gli studi universitari. Era stato inviato in altre città, sia del Sud che del Nord, poi lo avevano assegnato a Lucca. Si considerava fortunato per questo. Non accadeva a molti di avere un tale privilegio. Chissà perché era toccato a lui. Pensava sempre che c’era un Santo in paradiso che lo assisteva, e nei momenti difficili gli sembrava perfino di avvertirne la presenza, per via di certe ansie, di certe smanie che lo agitavano. Della città conosceva tutto, e del carattere dei lucchesi sapeva i minimi particolari. Riservati e chiusi, non potevano esserlo con lui, che leggeva nei loro sguardi.
Da giovane aveva viaggiato. Era stato in molte parti d’Europa. Soprattutto il Nord lo aveva affascinato, la Norvegia, la Lapponia. Un giorno, mentre si trovava dentro un bosco coperto di neve, vicino ad un corso d’acqua, aveva udito un canto. Proveniva da lontano. Si era fermato ad ascoltare. Quella fusione tra canto e natura, che avveniva per il suo tramite, lo aveva colmato di suggestioni.
In quel momento, davanti alle belle mura di Lucca, riudì quel canto, e avvertì come una nuova suggestione che s’imponeva sulla realtà. Rivide il bosco e il fiume, puri e bianchi.
«Ecco qua» disse Jacopetti, entrando. «Non vedo l’ora di trovarmi davanti all’ingegnere.» Porse al commissario il rapporto, Renzi lo lesse e lo firmò.
«Andremo oggi, Jacopetti. Stamani è troppo tardi.»
«Peccato, ci contavo.»
«Eppoi, in questo momento non me la sento. Non sarei in forma. Ti deluderei.»
«Qualche malinconia?»
«Sì.»
«La lasci andare.»
«Mica ci se ne può liberare tanto facilmente.»
La realtà di quegli anni aveva trasformato la civiltà occidentale in una polveriera di contraddizioni. Il progresso, anziché servire l’uomo, si era assoggettato al denaro.
Verso le tre del pomeriggio Renzi scendeva le scale del commissariato, seguito da uno scodinzolante Jacopetti.
«Io mi domando che cosa ti aspetti da questo caso.»
«Caso, dice? Allora significa che anche lei è convinto che a quella ragazza sia accaduto qualcosa.»
«Ho detto caso, perché non mi è venuto in mente altro. Tutto qui.»
«È il subconscio che ha parlato.»
«Ora te lo dicevo io che cosa ha parlato…»
Giunsero alla villa che erano passate da poco le tre e mezzo. Suonarono. Venne Ilde ad aprire. Sembrava infastidita. Quando il commissario si presentò, avvampò tutta.
«Non so se l’ingegnere potrà riceverla.»
«Gli dica che è questione di pochi minuti.»
«Sta riposando.»
«Devo insistere.» Ilde li fece entrare, e proprio in quel momento sul pianerottolo della scala che conduceva alle camere comparve l’ingegnere in vestaglia, e dietro di lui, Virginia.
«Vogliono parlare con lei, ingegnere.»
«Sono il commissario Renzi. Mi scusi se la disturbo a quest’ora, ma avrei da farle alcune domande. Si tratta di questione di pochi minuti.»
«Bene, Ilde, li faccia accomodare nello studio. Sono subito da lei, commissario.»
Ilde non aveva ancora assorbito sul proprio viso lo stupore di quella visita. Aprì la porta dello studio e li fece accomodare.
Poi se ne andò.
Subito Jacopetti si accostò al commissario.
«Quello stava facendo all’amore. Ha visto la ragazza com’era tutta discinta?»
«Certo che l’ho visto. Non sono mica cieco.»
«Se quella non è Vanessa, l’ingegnere ha fatto presto a consolarsi.»
«È ricco, e ne trova mille schioccando solo le dita.»
«Sarebbe bello…»
«Fermati lì. Tanto lo so che cosa vuoi dire.»
«E anche la domestica che ci ha accompagnato nello studio, mica male, eh? Ce lo farebbe un pensierino, commissario?»
«È diventata tutta rossa, non te ne sei accorto?»
«Certo che me ne sono accorto.»
«E perché, sentiamo.»
«Perché sapeva che cosa stava facendo il suo padroncino.»
«Per me quel padroncino lì, se la fa anche con lei.»
«Nooo.»
«Va là, che ci hai pensato, Jacopetti.»
«Magari con lei c’era stato prima.»
«Oppure ci sarebbe andato dopo, e lei era in attesa del suo turno.»
«Vede che pure lei commissario…»
«A forza di starti a sentire, lo ficchi in testa anche a me il sesso.»
«È il padrone del mondo, il sesso. Poi viene il denaro, ma il primo posto se l’è conquistato il sesso. E da sempre, da quando esiste l’uomo.»
Renzi stava per rispondere, quando la porta si aprì e entrò Vittorio Lambertini.
«In che cosa posso esservi utile? Forse siete venuti per la scomparsa di Vanessa? Se è per questo, vi tranquillizzo subito. Vanessa non è la prima volta che sparisce di casa. È fatta così. Fra un po’ di tempo, quando le sarà passato il capriccio, si farà viva, e tornerà a casa.» Si era messo a sedere sul divano.
«Posso sapere chi è la ragazza che ho visto accanto a lei sul pianerottolo?»
«Si chiama Virginia. Aveva supposto che si trattasse di Vanessa?»
«È amica di Vanessa?»
«No, no. È una mia domestica. Abita qui accanto. Sa come vanno le cose a questo mondo, commissario.»
«Come vanno?»
«Non sia così permaloso, diamine. Del resto, se una ragazza come Virginia, giovane e bella, mi si butta addosso, che dovrei fare? Dire di no? Non sono il tipo. Eppoi mica si commette un reato, o mi sbaglio?»
«E l’altra?»
«È sua sorella. Si chiama Ilde.»
«È una sua amante?»
«Non le sembra di esagerare?»
«Mi risponda.»
«Lo sono diventate entrambe da quando è sparita Vanessa. Io non ci so stare senza una donna.»
«Queste sono due.»
«E se fossero tre, che ci sarebbe di male? Non devo renderne conto a nessuno.»
«Perché Vanessa se n’è andata?»
«E lo chiede a me? Sono il primo a domandarmelo. L’unica spiegazione è ciò che le ho detto prima. Vanessa è una donna capricciosa. Se dice di sparire, sparisce, e tanti saluti, finché non le passa.»
«Aveva litigato con lei?»
«Se è per questo, si litigava un giorno sì e un giorno no.»
«Un po’ troppo per essere amanti.»
«Ne sa qualcosa, commissario, lei? Sappia che si può essere buoni amanti e litigare anche tutti i giorni.»
«Ha più saputo nulla di Vanessa?»
«Glielo avrei detto subito, altrimenti. Anche al fratello lo avrei detto. Penso che sia stato lui ad informarvi.»
«Che cosa fa il fratello?»
«È medico a Milano. Un bravo medico, oltre che una brava persona. Ma queste cose lei le sa già, naturalmente. Attilio si preoccupa per la sorella, ma anche a lui ho detto le stesse cose. Vanessa si farà viva con tutti noi, non appena le sarà passato il capriccio.»
«Che capriccio?»
«E che ne so? Forse si era stufata di me, e ha incontrato qualcun altro. Qualcuno che l’ha portata in giro da qualche parte. Perché una cosa è certa. Per farsi amare da Vanessa, bisogna offrirle molto.»
«Vuole dire che si deve essere ricchi?»
«Molto ricchi. È un’amante costosa.»
«Dove può averlo incontrato questo nuovo amante.»
«Conosceva molte persone, non solo a Milano. Può avere telefonato, e ha combinato la fuga.»
«Possibile che lei non si sia accorto di nulla?»
«Vanessa aveva una camera tutta sua. Quando volevamo fare all’amore, veniva lei da me. Che cosa combinasse in camera sua, non lo so proprio, e comunque non me ne sono accorto. Secondo me, ha preparato le valigie, e di notte è fuggita.»
«Da sola?»
«No. Penso che il suo amante sia venuto a prenderla. Lei gli ha aperto, hanno caricato le due valigie, e via, sono spariti nel nulla. Quando me ne sono reso conto, poco prima dell’alba, sono andato subito da Basilio, il fattore, il fratello delle due donne che lei ha visto in casa mia, ma nessuno ha saputo darmi una spiegazione. Da quel giorno, non so più niente di Vanessa. Il fratello mi ha telefonato più volte, preoccupato, ma è colpa mia se sua sorella è scappata di casa? Teme che le sia successo qualcosa, ma che cosa, diamine? Non la conosce meglio di me, sua sorella? Non sa com’è fatta? E che non ci pensa su due volte a cambiare amante. Quando le sarà passata, tornerà.»
«Se si farà viva, mi avverta, ingegnere.»
«Lo farò.»
Uscirono. Fatti pochi passi, videro Carlotta che stava arrivando.
«E questa chi è.»
«Vedrà, commissario, che è un’altra amante.»
«Tre mi sembrano troppe.»
«Anche questa, è una bella figliola. Sarà la terza sorella. Quell’ingegnere ha una fortuna sfacciata.»
«Ne ha rimpiazzato una con tre. Mica scemo.»
«Vede che mi dà ragione?»
Il commissario si diresse incontro a Carlotta. Si presentò.
«Perché è qui, commissario?»
«La signora Vanessa Ferrazzani è scomparsa, così pare. La conosce?»
«Certo. È una pena per l’ingegnere. Se n’è andata senza lasciare nemmeno un biglietto. Svanita nel nulla. Anche il fratello la cerca, perché nemmeno con lui si è fatta viva. Speriamo che lei, commissario, riesca a trovarla.»
«È anche lei al servizio della casa?»
«Sì.»
«Cosa può dirmi delle sue due colleghe.»
«Colleghe? Sono mie sorelle. Si chiamano Ilde e Virginia. Sono qui, proprio perché devo dare il cambio ad una di loro.»
«A chi?»
«A Virginia.»
Per poco non uscivano gli occhi fuori dalle orbite a Jacopetti. Passò l’ombra di un sorriso anche sulle labbra del commissario.
«Vanessa si era innamorata di qualcun altro?»
«Con noi si confidava poco. Anzi, sembrava che la infastidissimo. Non le piaceva averci per casa.»
«Era gelosa?»
«Penso proprio di sì.»
«E ne aveva motivo?»
«L’ingegnere ci faceva la corte. Potrebbe essersene accorta. Sa, l’ingegnere è uno di quegli uomini che non si lasciano sfuggire un’occasione, quando se la trovano a portata di mano.»
«Sua sorella Virginia è amante dell’ingegnere?»
«Forse sì e forse no. Non lo viene certo a raccontare a me.»
«Verrò a trovarla se avrò bisogno ancora di lei.»
«Quella laggiù è la mia casa, e anche delle mie due sorelle, naturalmente. Può venire quando vuole.»
Carlotta suonò il campanello e venne Ilde ad aprire. Entrò e il portone si richiuse.
«Perché, commissario, non le ha chiesto se anche quella Carlotta è amante dell’ingegnere? E poteva sentire cosa aveva da dire anche sul conto di Ilde.»
«Tutto a suo tempo, Jacopetti. Non devi avere fretta.»
«Lei ha in testa qualcosa; a me, non me la fa.»
«È troppo presto, Jacopetti.»
«Secondo lei, Vanessa è stata uccisa?»
«Come corri. Per ora ci basta sapere che nessuno ne sa più niente, e che è una ragazza a cui piace la bella vita.»
«Quindi potrebbe anche trattarsi di una semplice fuga.»
«Ci voglio pensare su. Ora torniamocene in ufficio.»
«Perché non andiamo invece a far visita alla casa delle tre sorelle? Hanno un fratello, ricorda quello che ci ha detto l’ingegnere? Si chiama Basilio, mi pare.»
«Secondo me, la stai prendendo troppo di corsa, Jacopetti. Andiamocene in ufficio, e pensiamoci su. Se si tratta di una fuga, rischiamo di smuovere tanta acqua per nulla, e di fare un gran polverone.»
«Mi accontenti, commissario.»
Davanti alla casa, bussarono. Venne ad aprire Sisto. Capirono che doveva essere il padre, considerata l’età.
«Lo troverete laggiù.» E indicò le stalle. «Se no, è andato nei campi.»
«Può dirci nulla della signora Vanessa Ferrazzani?»
«Non la conosco. Ne ho sentito parlare qui in casa. Una bella donna, che è sparita. Ai miei tempi non succedevano queste cose, e le donne si sapevano tenere a bada, mica come ora, che hanno troppa libertà. La donna che ha troppa libertà, è come un animale, si lascia dominare dall’istinto. Non lo crede anche lei?» Mentre parlava stando sull’uscio, si toccava la cintola dei pantaloni, e accennava a stringerla, un tic. Il commissario ignorava, naturalmente, la sua storia personale.
Basilio era nella stalla a governare Morello e Stella.
«Povere bestie, dopo i primi giorni, eccole dimenticate nella stalla.»
«Sono dei purosangue?»
«Altroché. Razza fine. Peccato, peccato davvero che siano finiti in questo posto. Il padrone ogni tanto esce con Morello. Ma non come i primi giorni. Ora tocca a me cavalcare Stella, ogni tanto.»
«Perché se n’è andata la signora Vanessa?»
«Non sopportava più il padrone. È quello che penso.»
«Li ha visti litigare?»
«Che qualche volta avevano il muso, me ne sono accorto.»
«Può succedere tra due amanti.»
«Sì, sì.»
«Sa qualcosa che può aiutarci?»
«Non so niente.»
«Le sue sorelle sono al servizio nella casa dell’ingegnere. Le hanno mai raccontato nulla che possa esserci utile?»
«Sono diventate delle puttane, da quando è arrivato il nuovo padrone. Prima era tutto diverso. È un donnaiolo, e ha saputo abbindolarle. Carlotta e Virginia erano fidanzate, lo ha saputo? Ora non lo sono più. Si sparla di loro in paese, lo avrà sentito.»
«E lei perché non è intervenuto?»
«Sono intervenuto, eccome. Le ho anche minacciate. Vi ammazzo, se continuate. Ma le potevo ammazzare, mi dica lei? Sono le mie sorelle. Mica si può ammazzare una sorella.»
«La signora potrebbe essersene andata per gelosia, dopo aver litigato col padrone.»
«Sì, sì.»
«Non mi nasconda niente, la prego.»
«E va bene, tanto prima o poi verrebbe a saperlo. Vanessa non aveva motivo per andarsene. Non sarebbe mai fuggita senza dirmi niente.»
«Si confidava con lei?»
«Ero il suo amante.»

The Three Sisters #9

 Renzi could see the Walls and trees from the window. He could see people walking along the road and on the bastions. There were young people walking on the parapets and the slope and couples lying almost at the very edge.
“Just one little movement and they’d fall,” he thought to himself. “Sheer recklessness!”
He’d done the same as a boy. Every Lucchese does. Renzi was born and had grown up in the centre of Lucca. He’d joined the police force immediately after university and been posted to places in the south and the north. Then he had been sent to Lucca and he thought himself lucky. Not many people had that good fortune and he didn’t know why it had happened to him. There was a saint in Heaven watching over him, he believed. At difficult times he even seemed to feel he was there beside him, to help with the restless anxiety that was troubling him. Renzi knew everything about the town and the smallest details of the Lucchese character. Reserved and secretive, these people had no secrets from him because he could read them in their eyes.
As a young man, he had travelled to many parts of Europe. It was the north, Norway, Lapland, that had most enchanted him. One day, he’d been in a wood deep in snow, near a river, when he’d heard a song coming from far away. He’d stopped to listen and the merging of the song and nature, through him, had filled him with emotion. He heard that song again as he stood looking at the Walls of Lucca and felt as if a spell had been cast on reality. He saw the wood and river again, pure and white.
“Here you are,” said Jacopetti as he came in. “I can’t wait to meet Vittorio Lambertini.” He handed over the report and Renzi read it and signed it.
“We’ll go later on, Jacopetti. It’s too late this morning.”
“Pity. I was counting on it.”
“Actually, at the moment I don’t feel quite right. I wouldn’t be up to it. I’d disappoint you.”
“Feeling depressed?”
“Yes.”
“Shake it off.”
“If only it were that easy.”
The way things were at that time had turned western civilisation into a powder keg of contradictions. Progress served mankind but was also subservient to money.
Towards three in the afternoon, Renzi came down the stairs in the police station followed by an eager Jacopetti.
“I wonder what you’re expecting from this case,” said Renzi.
“Case, you say? Aha, this means you think something’s happened to the girl.”
“I said case because no other word came to mind. That’s all.”
“It was your subconscious speaking.”
“Then I was telling you what it told me.”
They arrived at the villa just after half past three and rang the bell. It was Ilde who opened the door. She seemed flustered. When Renzi introduced himself, she blushed furiously.
“I’m not sure if he’ll see you.”
“Tell him it’ll only take a few minutes.”
“He’s resting.”
“I must insist.”
They went in and, as they did so, Vittorio Lambertini appeared on the landing of the stairs leading to the bedrooms. He was in his dressing-gown and behind him was a girl.
“They want to speak to you, sir.”
“I’m Detective-Superintendent Renzi. I’m sorry to disturb you but I’d like to ask you some questions. It’ll only take a few minutes.”
“Fine. Ilde, show them into the study. I’ll be right with you, superintendent.”
Ilde still looked astonished by this visit. She opened the study door for them and they went in. Then she went away.
Jacopetti immediately went up to Renzi. “He’d been having sex. Did you see the girl? She’d almost nothing on.”
“Of course I saw. I’m not blind.”
“If that’s not Vanessa, he hasn’t wasted any time finding solace.”
“He’s rich. He can find any number just by snapping his fingers.”
“That would be good…”
“Stop there. I know what you’re going to say.”
“And the maid that showed us in here. Pretty nice, eh? She’d give you something to think about.”
“She went quite red, did you notice?”
“Of course I noticed.”
“Why, do you think?”
“Because she knew what her dear boss was up to.”
“I think it’s because her dear boss does it with her too.”
“Surely not.”
“Don’t give me that, Jacopetti. You thought the same, didn’t you?”
“Maybe he’d been with her first.”
“Or maybe she was next and was waiting her turn.”
“But, sir, you…”
“It’s being with you all the time that’s done it. I’ve got sex on the brain as well now.”
“Sex rules the world. Then money, but sex is in first place. Always, since man began.”
Renzo was about to answer when the door opened and Vittorio Lambertini came in.
“What can I do for you? You’ve come about Vanessa’s disappearance, perhaps. If so, I can reassure you at once. This isn’t the first time Vanessa’s vanished. She’s like that. Before long, when this caprice has passed, she’ll be in touch and come back.”
He had sat down on the couch.
“I’d like to know who the girl is I saw beside you on the landing.”
“Her name’s Virginia. Did you think it was Vanessa?”
“Is she a friend of Vanessa’s?”
“Oh no. She’s one of the maids here. She lives nearby. You know how the world wags, superintendent.”
“And how’s that?”
“Don’t be like that, for goodness’ sake. In any case, if a lovely young girl like Virginia throws herself at me, what am I supposed to do? Say no? I’m not the type. In any case, it’s not a crime, is it?”
“And who’s the other one?”
“Her sister. Ilde.”
“Is she one of your lovers?”
“Don’t you think you’re going too far?”
“Just answer.”
“They’ve both been my lovers since Vanessa disappeared. I can’t live without a woman.”
“That’s two of them.”
“And if there were three, where would be the harm in that? I don’t have to account to anyone.”
“Why did Vanessa go away?”
“You’re asking me? That’s what I ask myself. The only explanation is the one I gave you before. Vanessa is a capricious woman. If she says she’s going to disappear, she disappears, and that’s it, bye bye, until she gets it out of her system.”
“Had you quarrelled with her?”
“As to that, some days we quarrelled, some days we didn’t.”
“Quite often for lovers, in other words.”
“You know something about it, do you, superintendent? People can be good lovers and still quarrel every day, you know?”
“And you’ve heard nothing more of her?”
“I’d have said so if I had. I’d have told her brother as well. I suppose it was him who told you about this. Attilio’s worried about his sister but I told him the same thing. Vanessa’ll be in touch with us when this business is over.”
“And what is this business?”
“How would I know? Perhaps she got tired of me and met someone else. Someone who’s taken her off somewhere. One thing’s for sure. If you want Vanessa to love you, you have to offer her a lot.”
“Does that mean you have to be rich?”
“Very rich. She’s expensive.”
“Where might she have met this new lover?”
“She knows a lot of people, not just in Milan. He could’ve phoned and arranged for her to leave.”
“And did you really notice nothing?”
“Vanessa had her own room. When we wanted to make love, she came to my room. I haven’t a clue what she got up to in her own room and so I didn’t notice anything. I think she must have packed her bags and then left during the night.”
“On her own?”
“I don’t think so. I think whoever it was must have come to get her. She opened the door for him, they loaded the two suitcases and off they went, into thin air. It was just before dawn when I realised what had happened and I immediately went to Basilio, the farmer – he’s the brother of the two women you’ve seen here – but no one could tell me a thing. I haven’t heard anything of her since then. Her brother has phoned me several times. He’s worried but is it my fault if his sister runs away? He knows his sister better than I do, surely. Doesn’t he know what she’s like? That she wouldn’t think twice about changing lovers? When it’s over, she’ll be back.”
“If she’s in touch, you’ll let me know?”
“Of course.”
They left the house. As they walked away, they saw Carlotta arriving.
“Who’s that?”
“Probably another lover, sir.”
“Three would be overdoing it, I think.”
“This one’s good-looking as well. That Lambertini has the luck of the devil.”
“Three for the price of one. He’s no fool.”
“Are you saying I’m right, sir?”
Renzi approached Carlotta and introduced himself.
“What are you here for, superintendent?”
“It seems Vanessa Ferrazzani has disappeared. Do you know her?”
“Of course. The boss is worried. She went off without even leaving a note. Just vanished. Her brother’s looking for her because she hasn’t been in touch with him either. Let’s hope you manage to find her.”
“You work in the house as well?”
“Yes I do.”
“What can you tell me about the girls you work with?”
“Girls? They’re my sisters. Ilde and Virginia. I’m here to take over from one of them.”
“Which one?”
“Virginia.”
Jacopetti’s eyes were almost popping out of his head. There was the shadow of a smile on Renzi’s lips as well.
“Was Vanessa in love with someone else?”
“She didn’t tell us much. In fact, we seemed to annoy her. She didn’t like us being in the house.”
“Was she jealous?”
“I think she was.”
“Did she have any reason to be?”
“The boss flirted with us. She would’ve noticed. He’s the kind of man that doesn’t hang about when there’s a woman around.”
“Is your sister Virginia his mistress?”
“She could be, I don’t know. She hasn’t told me she is.”
“I’ll be back to see you again if I need you.”
“That house down there is mine, and my sisters’ too, obviously. You can come any time.”
Carlotta rang the doorbell and Ilde came to open it. Carlotta went in and the door closed.
“Sir, why didn’t you ask Carlotta if she’s Lambertini’s mistress too? And you could’ve found out what she had to say about Ilde as well.”
“One thing at a time, Jacopetti. No need to be in such a hurry.”
“You’ve got something in your mind but you’re not telling me.”
“It’s too soon, Jacopetti.”
“Do you think Vanessa’s been murdered?”
“Slow down. At the moment all we know is no one’s heard from her and she likes the good life.”
“So it could be she just left.”
“I have to think about it. Let’s go back to the office.”
“Why don’t we go and call at the three sisters’ house instead? They have a brother, Lambertini mentioned him. Basilio, I think he said.”
“Jacopetti, you’re going too fast, in my opinion. Let’s get back to the office and think about it. If she just went away, we’re in danger of stirring up trouble and making a fuss about nothing.”
“Just to please me, sir.”
They knocked at the door. It was Sisto who answered. Given his age, they realised this must be the father.
“You’ll find him down there.” He pointed to the stables. “If not, he’ll be in the fields.”
“Is there anything you can tell us about Vanessa Ferrazzani?”
“I only met her the once her but I’ve heard them talking about her here in the house. A beautiful woman who’s disappeared. Things like that didn’t happen in my young day. Women knew how to behave, not like now. They’ve got too much freedom now. A woman with too much freedom is like an animal. She lets herself be ruled by instinct. Don’t you agree?”
As he stood talking at the door, he was fingering his belt and making as if to tighten it. A nervous tic. Renzi, of course, knew nothing of his history.
Basilio was in the stables tending to Morello and Stella.
“Poor beasts. After the first few days, look at them – left forgotten in their stable.”
“Are they thoroughbreds?”
“Too right. Fine breed. It’s too bad they ended up here. The boss goes out on Moreno from time to time but not like at the beginning. Now it’s up to me to take Stella out now and again.”
“Why did Vanessa go away?”
“Couldn’t put up with the boss any more. That’s what I think.”
“Did you ever see them quarrel?”
“I noticed they were a bit huffy with each other sometimes.”
“That can happen with lovers.”
“Sure.”
“Do you know anything that would help us?”
“Nothing.”
“Your sisters work in the big house. Have they ever told you anything that might be useful?”
“Since the new boss came, they’ve turned into little sluts. It was completely different before he came. He’s a womaniser and he’s got them where he wants them. Carlotta and Virginia used to be engaged. Did you know that? Well, they’re not any more. The people in the village have plenty to say about them. You’ll have heard them.”
“Why didn’t you do something about it?”
“I did. I threatened them. I told them I’d kill them if they carried on like that. But as if I would kill them. They’re my sisters. You can hardly kill your sister.”
“The woman could have gone because she was jealous and quarrelled with Lambertini.”
“She could.”
“Don’t hide anything from me please.”
“OK. You’d have found out sooner or later. Vanessa had no reason to go. She would never have gone without telling me.”
“She confided in you?”
“We were having an affair.”


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1 commento

  1. Comment di download black ops 2 hacks — 30 Giugno 2013 @ 08:56

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart