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Giallo: Lo sconosciuto/A detective story: Unidentified Body (Trad. Helen Askham) #11/12

13 Luglio 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

In calce il testo inglese

Lo sconosciuto #11

Il professor Tancredi Girani sembrò seccato di tutta quell’urgenza che Renzi metteva perché venisse ad identificare il cadavere.
«La prego, professore. Avrei desiderato anch’io avvertirla per tempo, ma conosce il nostro mestiere. A volte ci è impossibile prevedere come si mettono le cose. E, mi deve credere, abbiamo bisogno della sua testimonianza.»
«Va bene, verrò.»
«È il cadavere di Oreste Ciglioni» disse senza battere ciglio.
«Ne è sicuro?»
«Non ho dubbi.»
Non disse così alla moglie, quando la sera, in assenza di Eliana, la pregò di ritirarsi con lui in biblioteca.
«C’è qualcosa che ti preoccupa, Tan?»
«Oggi il commissario mi ha convocato con urgenza, e sai dove sono stato?»
«Come posso saperlo? Ti avrà portato al commissariato per via di quelle indagini su Oreste.»
«E proprio a vedere il suo cadavere mi ha portato.»
«E allora?»
«Non sono così sicuro che si tratti del corpo del nostro autista.»
«Lo hai detto al commissario?»
«No. Ho detto che si trattava di Oreste Ciglioni.»
«E perché non hai detto ciò che pensavi?»
«Temevo di metterti nei pasticci.»
«Nei pasticci, me? E per quale ragione?»
«Non lo so. Ma quello potrebbe benissimo non essere il corpo di Oreste Ciglioni.»
«E invece è proprio lui. È lui, ti dico.»
«Perché dovrei crederti? Tu hai tutto l’interesse a farmi credere che Oreste sia morto, per avere i miei soldi.»
«Mi avevi promesso che oggi li avresti trasferiti sul mio conto a Lugano. Lo hai fatto?»
Il marito indugiava.
«Lo hai fatto?» Valeria si era alzata dal divano e gli si era parata davanti, minacciosa. Tancredi teneva la testa abbassata.
«Mi devi guardare negli occhi. Guardami!» Tancredi alzò il capo.
«Lo hai fatto? Lo hai fatto?»
«No.»
«Maledizione!» esclamò lei. «Sei un farabutto, sei un figlio di puttana.» Si accasciò sul divano, si mise le mani sul viso, cominciò a piangere.
«L’ho ucciso io Oreste! L’ho ucciso io! Per far piacere a te, l’ho ucciso. Perché tu non avessi incertezze. Perché tu tornassi ad amarmi come una volta. L’ho ucciso io, l’ho ucciso io.»
«Che dici, Valeria!»
«L’ho ucciso io.» Tancredi non parlò più.
Più tardi andò in camera di sua moglie. Valeria era distesa sul letto.
«Domattina darò ordine alla banca di trasferire sul tuo conto corrente a Lugano la somma di 5 milioni di dollari, così come avevamo concordato.» Poi, senza aspettare la risposta della moglie, uscì. Si rinchiuse nel suo studio.
Quando tornò Eliana, si accorse dell’atmosfera pesante che c’era in casa.
«Non sono di buon umore. Vorrei restare solo» disse il padre.
Salì in camera della madre. La trovò ancora distesa sul letto.
«E tu mamma, anche tu sei di cattivo umore?»
«E perché mai, Eliana cara? Vieni, vieni qui, siediti accanto a me.» Eliana si mise seduta sulla sponda del letto. La madre le carezzava i capelli.
«Tuo padre ha avuto una giornata pesante. Domani tornerà di buon umore, vedrai.»
«Non l’avevo mai visto così. Sono preoccupata.»
«E perché?»
«Sento che non sono tranquilla, non è come le altre volte.»
«Sei troppo sensibile, Eliana, e prendi troppo a cuore i tuoi genitori. Troppo, senti che ti dico, troppo, mia cara figliola. Non devi preoccuparti più di tanto, invece. Ciascuno di noi ha da badare alla sua vita; prima viene la propria vita, e, dopo, quella degli altri. Non mi fraintendere, non voglio dire che non devi amare i tuoi genitori, ma devi mettere avanti a tutto la tua vita e, quando potrai farlo, la tua felicità. Sono questi i valori più importanti. Tua madre te lo dice per il tuo bene.» Mettendosi seduta, la baciò sui capelli, poi tornò a distendersi. Con la mano continuava a carezzare i capelli di Eliana.
«Tu vuoi bene al babbo?» domandò la ragazza, voltandosi e guardando in faccia la madre.
«Potrei dirti di sì, ma per quale motivo devo mentire a mia figlia? L’ho amato, e oggi non l’amo più. Gli uomini cambiano, e possono diventare anche cattivi. Non perché ti picchiano o sono scortesi con te. Per questo, tuo padre è il migliore. Ma una donna ha bisogno di altro: di attenzioni, di sentirsi amata, di avere gli occhi del suo uomo sempre su di sé, di essere la sua musa, la sua luce, il suo sogno, la fonte della sua felicità. Se questo, ad un tratto, viene a mancare, svanisce l’amore. Ricordatelo, Eliana, quando arriverà il momento in cui dovrai scegliere il tuo uomo. È una scelta che richiede ad una donna una particolare sensibilità. Vedi di non sbagliare.»
«Sei troppo crudele con babbo. Non lo merita. L’amore non può essere così spietato. Non può innalzare un uomo fino a farlo diventare la fonte della felicità di una donna, e poi condurla a disprezzarlo, che è peggio dell’odio. Non voglio credere che sia questo l’amore. Preferisco pensare che tu, mamma, non abbia mai incontrato il vero amore.»
«Dovrai crescere ancora, Eliana.»
«Torno giù dal babbo.»
«No. Lascialo solo.»
«Sono convinta che avete litigato di nuovo per Oreste. Ma ora è morto, non è così?»
«È morto. Perciò non devi più preoccuparti.»
«Lo hai fatto soffrire.»
«Vuoi dire babbo? Lui ha fatto soffrire me.»
Non si dissero molte altre parole, e ci furono lunghi silenzi tra i due, finché, fattosi tardi, Eliana se ne andò.

«Ci sono tre testimonianze sicure, Jacopetti. Quelle di Mariano e dei coniugi Girani. Eppoi, anche Donato Lorenzini, l’operaio, non ha escluso che potesse trattarsi del corpo di Oreste Ciglioni.»
«Lei, commissario, mi pare pronto a scagionare i coniugi Girani…»
«Sì, non possono essere stati loro. Riconoscere il cadavere di Oreste andava contro i loro interessi. Avrebbero potuto dire benissimo che non si trattava di lui; il corpo così carbonizzato avrebbe consentito di mentire, e loro non sarebbero stati implicati. Invece hanno detto la verità; me ne convinco, ormai.»
«E la testimonianza di Mariano? Lei ha sospettato una specie di accordo tra i Girani e Mariano. Non ne è più convinto?»
«Casomai tra Mariano e la signora, ma non siamo riusciti a trovare nessun collegamento. Quindi…»
«Vuole chiudere il caso?»
«Che si dovrebbe fare?»
«Senza identificare i colpevoli?»
«Lo sapevamo sin dall’inizio, Jacopetti, che questo caso sarebbe finito così.»
«È un colpo duro. Resterà un delitto impunito. Non è una bella cosa. Che dirà il Questore?»
«È al corrente delle difficoltà. Anche lui suggerisce di archiviare il caso.»
«Lo farà?»
«Vedremo nei prossimi giorni.»
Invece, ci fu una sorpresa, che venne esattamente due giorni dopo, al mattino, di buon’ora.
Valeria Girani, quando verso le sei del mattino si svegliò, non trovò accanto a sé il marito. Di solito non accadeva. Tancredi si alzava verso le sette e mezzo, qualche volta anche le otto. Andò nel suo studio e lo trovò morto, col capo reclinato sulla scrivania. Accanto aveva un bicchiere vuoto. Intuì, frugò e scoprì un biglietto sigillato indirizzato a lei. Valeria lo afferrò immediatamente. Lo lesse:
«Non ho retto al pensiero di quanto hai fatto. Non posso sopportare questo disonore per la mia famiglia. Perdonami. Ho provveduto ieri a trasferire ciò che sai. Perdonami soprattutto con Eliana. Spero che saprà comprendermi. Addio. Tancredi»
Valeria ridusse in mille pezzi il foglietto e lo fece sparire. Poi di corsa salì le scale e chiamò Eliana.
«Corri, corri.»
«Che c’è, mamma?»
«Una tragedia, una tragedia!» Eliana indossò la vestaglia e seguì la madre, che sembrava impazzita.
«Entra» disse, quando fu davanti alla porta dello studio. «Tuo padre si è avvelenato.» Detto questo, si mise a piangere, mentre Eliana, avvicinatasi al padre, non riusciva a parlare. Avvertiva dentro la gola un groppo che la soffocava. Avrebbe voluto saltare addosso alla madre ed ucciderla. Sentiva che era sua la colpa.
«Se n’è andato così?» domandò infine, con un filo di voce. «Senza una parola? Senza scrivere niente?»
«Dobbiamo chiamare la polizia.»
Il medico legale constatò la morte per avvelenamento. Era avvenuta un’ora prima.
«Come possiamo spiegarci questo suicidio… Qualcosa lo preoccupava negli ultimi tempi?» domandò Renzi, chiamando in disparte la moglie e la figlia.
«Forse questa storia della morte di Oreste Ciglioni deve averlo sconvolto. Mio marito non era un uomo dal carattere forte. Bastava un nonnulla per preoccuparlo.»
«Sì, ma arrivare a uccidersi…»
«Era uno studioso, un uomo molto sensibile.»
«E lei, Eliana, non ha niente da aggiungere?»
«Era un padre eccezionale. Troppo buono per questa vita. Spero che dove ora si trova possa vivere in pace.»
«È a conoscenza di qualche altro motivo che ultimamente lo preoccupasse?»
«No, al di fuori del caso di Oreste Ciglioni, ma non capisco perché abbia pensato di uccidersi, come se ne avesse lui la responsabilità. Noi non c’entriamo con la morte di Oreste.»
«Forse è rimasto impressionato dalla vista del cadavere ridotto in quello stato…» Era Jacopetti.
«Tutto è possibile» disse subito Valeria. «Era la prima volta che gli capitava di vedere una scena così raccapricciante. Era tornato a casa molto scosso. Ma io credo che sia soprattutto il fatto di aver avuto a che fare in qualche modo con la polizia, che non gli ha dato più pace. Per lui, vede commissario, da quando lei ha messo i piedi nella villa, è come se l’omicidio l’avesse commesso proprio lui. La sua famiglia è una delle più antiche della città; non ha sopportato che si dubitasse di noi. Ha sempre avuto paura degli scandali. Non ha retto, purtroppo, e ci ha lasciati soli.» Sembrava che stesse per piangere. Il commissario non riusciva a nascondere il proprio imbarazzo.
«Il nostro mestiere è terribile. Ci porta, a volte, a sospettare degli innocenti. Spero che non ce l’abbiate con noi della polizia.»
«Ma che cosa va a pensare, commissario… Lei non ha fatto altro che il suo dovere. È la vita che spesso è crudele.»
Tornando dalla villa, Renzi aveva già deciso di archiviare il caso.
«I Girani non c’entrano, Jacopetti.»
«Certo che la morte del professore non me l’aspettavo.»
«È come dice la moglie. Un uomo troppo sensibile. Era innocente, e non ha retto al timore di essere coinvolto in uno scandalo. È curioso, ma esistono uomini che ancora dànno un’enorme importanza a queste cose. Se lo raccontassi a Maria, non ci crederebbe.»
«E perché? Sono valori importanti, scomparsi quasi dalla faccia della Terra. Esterina direbbe che il professore era un grand’uomo, e che è una perdita per tutti la scomparsa di un uomo simile.»
«Sono d’accordo con te. Ce ne vorrebbero tanti come lui.»
«Però, nei confronti della moglie era troppo indulgente. Io l’avrei fatta filare diritta.»
«Le voleva bene. Non mi dirai che non sia una donna attraente…»
«Anche troppo, commissario. Il professore per lei ha perso la testa. Pur di non perderla, aveva tollerato la relazione con Oreste Ciglioni.»
«Tollerata, proprio non credo. Comunque, non era un uomo forte, qui sono d’accordo con la moglie.»
«Ed era troppo buono, come ha detto la figlia. Troppo buono per questa vita.»
«La moglie doveva saperci fare con lui. Non deve essere quella svampita che sembra. Tu che ne pensi, Jacopetti?»
«Per me, quella è una furba matricolata. Dominava il marito e ne faceva quel che voleva.»
«Proprio come le nostre donne con noi…»
«No no, commissario; noi saremo anche dei bonaccioni, buoni come la pasta, voglio dire, ma abbiamo i piedi ben piantati in terra. La mia Esterina non si permette mai di varcare certi limiti.»
«Mica ci credo. Esterina ha un caratterino… Secondo me, ti comanda a bacchetta, Jacopetti.»
«Sìiii… e quando sbaglio mi mette anche dietro la lavagna. Via, commissario, eppure lei mi conosce bene.»
«Appunto. Cosa ti dico sempre? Che sei troppo un bravo ragazzo, non è così?»
«E con questo?»
«Che non sei molto diverso dal professore.»
«Esterina mi mette le corna, allora?»
«Mica è come Valeria…»
«Certo che Valeria è una bella donna. Ci farebbe un pensierino anche lei, eh?»
«Ho la mia Maria, io. Non sono un farfallone come te. Spilungone come sei, hai sempre la testa tra le nuvole, altro che i piedi per terra. Una donna come Valeria, ti farebbe prillare come una trottola, te lo dico io. Hai avuto una gran fortuna a sposare Esterina.»
«E lei a sposare Maria. Perché una bella donna come Valeria avrebbe fatto girare la testa anche a lei.»
«Se ti va di pensarla così, che ci posso fare? Si vede che ancora non mi conosci bene.» Jacopetti pensò di avere fatto un’altra gaffe delle sue, con danno per la sua promozione.
«Quelle due donne mi sembravano distrutte. La penso proprio come lei, commissario. Sono innocenti. Non c’entrano proprio con la morte di Oreste Ciglioni.»
«Mi fa piacere che anche tu la pensi come me. Oreste Ciglioni l’hanno ammazzato i suoi compari del giro, forse dei sicari venuti da fuori, che non scopriremo mai.»
«Allora, commissario, possiamo dare un nome e un cognome definitivo al cadavere trovato sotto le Mura?»
«Sì, non ci sono più dubbi, ormai. È il corpo di Oreste Ciglioni, pace all’anima sua.»
«Autorizzerà i funerali?»
«Sì, anche se, purtroppo, non siamo riusciti a trovare un solo parente. Sarà la signora Girani a provvedere ai suoi funerali.»
«Un pensiero gentile.»
«Sì, davvero squisito.»
Una settimana dopo i funerali del professor Tancredi Girani, si svolsero quelli di Oreste Ciglioni. Al seguito del feretro, contrariamente a quanto era accaduto per il professore, non ci fu nemmeno un cane, fatte salve la signora Valeria e Eliana. Fu sepolto nel piccolo cimitero del paese, vicino alla chiesa.

Unidentified Body #11

 Professor Tancredi Girani seemed annoyed when Renzi told him he wanted him to come and identify the body and that it was urgent.
“I’d be most grateful, professor. I’d like to have given you more notice, but you know what our job’s like. Sometimes it’s impossible to anticipate how things’ll go. And we need your evidence.”
“Very well. I’ll come.”
“It’s Oreste Ciglioni,” he said, without a flicker.
“Are you sure?”
“I have no doubts in the matter.”
That was not what he said to his wife that evening. Eliana was out and he asked Valeria to go with him to the library.
“Is something worrying you, Tan?”
“Today the superintendent asked to see me urgently and do you know where I had to go?”
“How should I know? He took you to the police station in connection with the enquiries about Oreste.”
“In fact, he took me to see the body.”
“And so?”
“I’m not sure it’s him.”
“Did you tell the superintendent that?”
“No I didn’t. I said it was Oreste.”
“Why didn’t you tell him what you thought?”
“I was afraid of getting you into trouble.”
“In trouble? Me? What for?”
“I don’t know. But that body could very easily not be Oreste Ciglioni’s.”
“But it is him. I tell you it is him.”
“Why should I believe you? You want to make me believe Oreste’s dead so you can get my money.”
“You promised me you’d transfer the money to my account in Lugano today. Did you?”
Tancredi did not answer.
“Did you do it?” Valeria had got up from the couch and now she stood over him, menacingly. He hung his head
“You’d better look me in the eye. Look at me!”
Tancredi looked up.
“Did you do it? Did you do it?”
“No.”
“Damnation!” she exclaimed. “You cheat, you bastard!”
She fell on to the couch, put her face in her hands and began to cry.
“I killed Oreste! I killed him! I killed him to please you. So you’d be sure. So you’d love me again as you used to. I killed him, I killed him.”
“What are you saying, Valeria?”
“I killed him.”
Tancredi said no more.
Later that evening, he went to his wife’s room. She was lying on the bed.
“Tomorrow I’ll tell the bank to transfer $5,000,000 to your account in Lugano, as we agreed.” Without waiting for a reply, he left the room. Then he went and shut himself up in his study.
Eliana felt the tense atmosphere in the house when she got home.
“I’m not in a very good mood,” said her father. “I’d rather be on my own.”
She went up to her mother’s room and found her still lying on the bed.
“Are you in a bad mood too, mother?”
“Whatever for, dear? Come and sit beside me.”
Eliana sat down on the edge of the bed. Her mother stroked her hair.
“Your father’s had a difficult day. He’ll be in a good mood again tomorrow, don’t worry.”
“I’ve never seen him like that. I’m worried.”
“But why?”
“I feel uneasy. It’s not like other times.”
“You’re too sensitive, Eliana, and take your parents too much to heart. Too much, you hear me, too much, darling daughter. You mustn’t worry so much. We all have to look after our own lives. Your own life comes first and then other people’s. Don’t get me wrong, I don’t mean you shouldn’t love your parents, but you must put your own life and your own happiness before everything when you can. These are the most important things. I’m telling you as your mother for your own good.”
She sat up, kissed Eliana’s hair and then lay down again, continuing to stroke her hair.
“Do you love father? ” asked the girl, turning and looking directly at her mother.
“I could say yes but why should I lie to my daughter? I used to love him but now I don’t. Men change and can even become bad. Not because they hit you or are unpleasant to you. In that respect your father is one of the best. But a woman needs more. She needs attention, she needs to feel loved, to have his eyes always on her, to be his muse, his light, his dream, the source of his happiness. If this goes, love vanishes. Remember that, Eliana, when the time comes for you to choose your man. A woman needs a special sense when she makes that choice. Don’t make a mistake.”
“You’re too hard on father. He doesn’t deserve it. Love can’t be so cruel. It can’t raise a man so high he becomes him the source of a woman’s happiness and then make her despise him. That’s worse than hating him. I can’t believe that’s love. I prefer to think you’ve never known true love, mother.”
“You still have to grow up, Eliana.”
“I’m going back downstairs to see father.”
“No, don’t. Leave him alone.”
“I feel sure you’ve quarrelled about Oreste again. But he’s dead, isn’t he?”
“He is. So you don’t have to worry any more.”
“You’ve made him suffer.”
“You mean your father? No, it’s him that’s made me suffer.”
They said little more and there were long silences between them until it got late and Eliana left the room.

“We have three certain witnesses, Jacopetti. Mariano and the Giranis. And even Donato Lorenzini didn’t exclude the possibility that it was Oreste Ciglioni.”
“It seems to me, sir, you’re about to exclude the Giranis from the suspects.”
“It can’t be them. It was too much against their interests to identify Ciglioni. They could easily have said it wasn’t him. The body is so burned they could easily have lied and they wouldn’t have been implicated. But they told the truth, I’m sure of that.”
“What about Mariano’s evidence? You thought there was some kind of agreement between him and the Giranis. Don’t you think so any more?”
“If there was something between Mariano and the woman, we haven’t found any connection. So…”
“You want to close the case?”
“What else can we do?”
“Without finding the culprits?”
“We knew from the beginning it would end like this, Jacopetti.”
“It’s a blow. The crime will go unpunished. That’s not good. What will the prosecutor say?”
“He knows the problems. He’s suggested dropping it as well.”
“Is that what you’re going to do?”
“We’ll see in the next few days.”
But there was a surprise to come, exactly two days later, early in the morning.
When Valeria Girani woke up at about six o’clock that day, her husband was not beside her. Normally this did not happen. Tancredi usually got up at about half past seven, sometimes at eight. She went to his study and found him dead, his head on the desk. Beside him was an empty glass. She knew at once what had happened. She made a quick search and found a sealed note addressed to herself. She picked it up and read it.
“I cannot bear the thought of what you have done. I cannot endure the dishonour it brings on my family. Forgive me. Yesterday I arranged to transfer what you know about. Forgive me especially for what I am doing to Eliana. I hope you will understand. Goodbye. Tancredi.”
Valeria tore the note into tiny pieces and hid them. Then she ran upstairs and called Eliana.
“Come quickly, quickly!”
“What’s wrong mother?”
“Something terrible has happened!”
Eliana pulled on her dressing gown and followed her mother, who seemed to have gone mad.
“Go in,” she said, when they were at the study door. “Your father has poisoned himself.”
As she said this, she began to cry. Eliana went over to her father but could not speak. She had such a lump in her throat she could not breathe. She wanted to throw herself on her mother and kill her. She felt it was her mother’s fault.
At last, she said in a whisper, “Is this how he’s gone? Without a word? Without leaving a note?”
“We must call the police.”
The police surgeon confirmed death by poisoning. It had happened an hour earlier.
Renzi drew the wife and daughter aside. “How are we to explain this suicide? Has something been worrying him recently?”
“Perhaps this affair of Oreste’s death had upset him. My husband was not a strong man. The least thing worried him.”
“But suicide…”
“He was a scholar, a very sensitive man.”
“What about you, Eliana? Do you have anything to say?”
“He was a wonderful father. Too good for this world. I hope he’ll find peace wherever he is.”
“Do you know of anything else that was troubling him recently?”
“No. Apart from the death of Oreste, but I don’t understand why he should have thought of suicide, as if he was responsible for it. We had nothing to do with his death.”
“Perhaps he was shocked by the sight of the body in that state,” said Jacopetti.
“Anything’s possible,” said Valeria quickly. “It was the first time he’d seen such a horrifying sight. He came home very shaken. But I think it was especially the fact he’d been involved with the police like this. It meant he lost his peace of mind. You see, superintendent, since you set foot in this villa it was as if he’d committed the murder himself. His family is one of the oldest in Lucca and he couldn’t bear the thought that people suspected us. He was always afraid of scandal. He couldn’t bear it and now he’s gone.”
She seemed about to cry. Renzi had difficulty hiding his embarrassment.
“Ours is an appalling job. Sometimes it makes us suspect innocent people. I hope you won’t blame us.”
“What are you thinking of, superintendent? You’ve only been doing your duty. It’s life that can be cruel.”
When he left the villa, Renzi had already decided to drop the case.
“The Giranis had nothing to do with it, Jacopetti.”
“I certainly didn’t expect the professor’s death.”
“It’s as his wife said. He was too sensitive. He was an innocent and couldn’t bear the thought of a scandal. It’s strange, but there are still men who lay too much stress on such things. If I told Maria, she wouldn’t believe it.”
“But why not? These values are important and they’ve almost disappeared. Esterina would say he was a great man and his death is everyone’s loss.”
“I agree with you. We need more like him.”
“But he was too indulgent with his wife. I’d have made her behave herself.”
“He loved her. You’re not going to tell me she’s not attractive.”
“If anything, too much so. The professor was crazy about her. He put up with her affair with Oreste Ciglioni so as not to lose her.”
“Put up with it? I doubt it. However, he wasn’t strong. I agree with his wife there.”
“He was too good, as his daughter said. Too good for this world.”
“His wife must have known how to handle him. She can’t be as empty-headed as she seems. What do you think, Jacopetti?”
“In my opinion, she’s a thoroughly bad lot. Dominated her husband and did what she liked with him.”
“Just as our wives do with us.”
“Oh no, sir. We may be easy-going, good-natured guys, but we’ve got common sense as well. Esterina never goes too far.”
“You don’t expect me to believe that. There’s something about Esterina. She rules you with a rod of iron, as far as I can see.”
“Maybe you’re right. And when I step out of line, she puts me behind the blackboard. You know me all right, sir.”
“Exactly. What do I always say? That you’re a decent guy. Too much so.”
“What do you mean?”
“That you’re not very different from the professor.”
“You’re saying Esterina has affairs?”
“She’s hardly Valeria.”
“Valeria is certainly a beautiful woman. Sure you don’t fancy her yourself?”
“I have Maria. I’m not a philanderer like you. Beanpole that you are, you’ve got your head in the clouds instead of your feet on the ground. A woman like Valeria Girani would put you in a right spin, I’m telling you. You were lucky to marry a woman like Esterina.”
“And you to marry Maria. Because a beautiful woman would’ve had you spinning too.”
“If you’re going to think like that, what can I do? It’s clear you still don’t know me.”
Jacopetti thought he had made one of his blunders and spoiled his chances of promotion.
“Those two women seem stricken. I think the same as you do, sir. They’re innocent. Nothing to do with the death of Oreste Ciglioni.”
“I’m glad you agree with me. Oreste Ciglioni was killed by his drug dealer pals, maybe even by hired killers from elsewhere and we’ll never find them.”
“So, sir, we can give a definite name and surname to the body found under the Walls?”
“Yes, without any doubt. It’s the body of Oreste Ciglioni, may he rest in peace.”
“We haven’t traced a single relation, unfortunately. Valeria will have to arrange his funeral.”
“A kind thought.”
“Very.”
Oreste Ciglioni’s funeral took place a week after Professor Tancredi’s. Unlike the professor’s funeral, there was no one to follow his coffin except Valeria Girani and her daughter Eliana. He was buried in the little village cemetery near the church.

 


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart