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Grazie, Gianluigi Pellegrino, grazie Friuli

9 Dicembre 2013

Ce ne sono le ragioni.
L’avvocato Gianluigi Pellegrino è colui che, con i suoi ricorsi giudiziari di aprile e di quello presentato subito dopo la bocciatura del porcellum, ha avvertito le istituzioni di non prendersi gioco della sentenza e di non sottovalutare il problema gravissimo degli “abusivi” che siedono in parlamento, e dunque di provvedere a sostituirli al più presto con i non eletti che seguono nelle varie liste interessate, onde non trovarsi nei guai, anche con danni economici assai rilevanti.

La regione Friuli con il suo ricorso contro le elezioni di Febbraio (reclama che le spetta un parlamentare in più) impedisce (l’udienza è fissata per l’11 febbraio 2014) che si metta in piedi in fretta e furia da parte dei soliti imbroglioni e poltronisti la corsa per convalidare i parlamentari ancora non convalidati prima che arrivino le motivazioni della sentenza (occhio perchè sicuramente si sta manovraando per ritardarla il più possibile!).

Senza i loro interventi di carattere giudiziario staremmo messi male, poiché nelle nostre istituzioni sono insediati dei veri e propri mestatori.

Ieri c’è stata la conferma della novità Renzi che è il nuovo segretario del Pd. Il suo discorso mi è piaciuto proprio quando rifiuta, dopo la bocciatura avvenuta del porcellum, qualunque inciucio ed avverte anche il grande papavero delle istituzioni (chi sarà mai?) di non inventarsi qualche cattivo scherzo (leggi: brigare per arrivare al 2015 con questo governo).

Devo dire che le primarie del Pd dell’8 dicembre sono state un avvenimento esaltante ed anch’io e mia moglie (non saltino sulla sedia i miei lettori) abbiamo sentito, come cittadini, il dovere di parteciparvi. Perché? Perché se un partito, che non è il nostro (almeno finora: Renzi potrebbe aprire qualche pertugio) chiede la partecipazione dei cittadini alla scelta dei suoi leader, ritengo che i cittadini, anche se di idee diverse, debbano sentire il dovere, almeno morale, di prendervi parte per contribuire – dal loro punto di vista – a scegliere candidati con i quali diventi possibile, in un’autentica democrazia quale vogliamo essere, il confronto.

Voi vi domanderete: Hai scelto Renzi? No, per il motivo che nella sua campagna elettorale Renzi non mi è parso tanto sicuro di volere le elezioni in primavera, ed anche se nel suo discorso di ieri sera è stato grande quando ha parlato delle bottiglie di spumante aperte dagli inciucisti e dai manutengoli del porcellum rimaste loro indigeste, ancora nutro i miei dubbi (si legga qui e il video qui). Ho paura che abbia le stesse debolezze di Berlusconi, ossia sia facile preda dei furbastri e dei burocrati e sia ridotto ad abbassare la coda e a prestarsi ai compromessi.

Allora per chi ho votato? Per Pippo Civati. E perché? Perché mi è parso il solo tra i tre candidati che non ponesse in dubbio che il porcellum ha delegittimato il parlamento, e ciò che segue, e che sia necessario varare una nuova legge in 10 giorni (disse proprio in tv 10 giorni come dico io!) e andare a votare per il nuovo parlamento. Perché questo è ciò che anch’io voglio, visto che significherebbe iniziare la nuova Norimberga a partire dallo strumento più democratico che esista: le elezioni.

Ma ora parliamo di Renzi, che potrebbe davvero mutare la nostra storia politica e migliorarla, finalmente!

L’impegno che è chiamato a svolgere Matteo Renzi è pesantissimo, più dello sforzo di Sisifo. Avrà le spalle e la mente idonee (ossia robuste) per sostenerlo? Però deve intanto farsi più corazzato. Che voglio dire? Voglio dire che quando dice che ora è lui (e non Napolitano) a dettare la linea del governo, ha accompagnato questa lapalissiana verità con la formulazione di tre obiettivi da assegnare a Enrico Letta e su quelli decidere il futuro del governo, con cio replicando né più né meno la stessa proposta di Berlusconi, a prescindere dalla differenza che Renzi la impone  a Renzi esclusivamente come Pd e forza praticamente unica della maggioranza che lo sostiene; invece Berlusconi invoca di nuovo le larghe intese per raggiungere alcuni obiettivi e poi andare a votare congiuntamente alle elezioni europee.

Sono, entrambe le posizioni, frutto di ingenuità e di debolezza politica, che non lasciano ben sperare. Contro le due proposte, vicinissime nell’obiettivo, ma diversissime negli strumenti da impiegare, c’è l’uomo di Budapest che ha saputo dimostrare ad abundantiam di riuscire a menare per il naso i nostri politicanti, facendosi forte (e non avrebbe dovuto farlo) della sua posizione istituzionale. Napolitano sta per essere esiliato dal colle; troppe ne ha combinate sia di cattiva politica, ma soprattutto di violazioni costituzionali (si proceda con l’impeachment, invece di fare melina) e soprattutto ha considerato i suoi cittadini tante pecore da tenere a bada con il cane del pastore. Però si sa per esperienza che chi sta per essere abbattuto reagisce con ogni mezzo alla sua defenestrazione, e quella di Napolitano sarebbe assai più indecorosa tra tutte le presidenze che hanno lasciato anzitempo la poltrona: quella di Leone, ad esempio, o quella di Cossiga. I libri di storia parleranno negativamente di Scalfaro e di Napolitano (al contrario di quanto faranno di Cossiga e di Leone) e, ne sono convinto, li additeranno come esempio di coloro che ad una libera democrazia hanno cercato di mischiare l’assolutismo e il dispotismo.

Renzi (per la sua inesperienza) e Berlusconi (per la sua ingenuità e la sua facile ricattabilità per via dei processi in corso) possono diventare da subito un boccone prelibato per il palato sopraffino di Re Giorgio, abituato ad andare al Teatro dell’Opera di Roma ad assistere all’Ernani, oppure al Teatro della Scala ad assistere alla Traviata, invece che consumare il tempo a considerare che il popolo non ne può più dei suoi intrighi e aspetta solo che si arrenda sua sponte, prima di tirarlo giù dal ricco  e speciale seggiolone che si è costruito senza che alcuno lo abbia autorizzato a farlo.
Concedere un dito al trio Napolitano-Letta-Alfano significherebbe concedere una sicura dilazione sine die (fino al 2015 sicuramente) al governo nullafacente di Enrico Letta,  piegato dall’Europa della Merkel.

Renzi vuole questo? Vuole somigliare a Berlusconi che nelle trappole di Napolitano ci è caduto sempre?
Se vuole  dare (come fece Scalfaro con Dini, lo ricordate?)  alcuni obiettivi a Letta, faccia pure, ma vada a rileggersi la storia degli anni 1995/1996 dominati proprio dall’intesa Scalfaro-Dini (può soccorrerlo il mio libro “Cencio Ognissanti e la rivoluzione impossibile”, che potrebbe perfino rivelarsi profetico per quanto lo riguarderà) e vedrà che il governo Dini partì con tre o quattro obiettivi, dopo il raggiungimento dei quali si sarebbe dovuti andare ad elezioni, ma il numero di quegli obiettivi si allungava sempre di più finché non fu Bertinotti a dire basta e a chiudere l’esperienza diniana. Oppure vada a leggersi l’intelligente e previdente articolo  di oggi di Elisabetta Gualmini su “La Stampa”:

Renzi che da oggi è a capo del partito più grande in Italia e del partito più forte nel governo non può aspettare nemmeno un giorno. L’unica soluzione, più che spostare la discussione alla Camera, è trovare subito al Senato una maggioranza per ripristinare il sistema elettorale precedente. Quello voluto dalla quasi totalità dei molti cittadini che votarono il referendum Segni del 1993 e che in più di un milione avevano chiesto di far rivivere firmando per il referendum nel 2011 che un’altra sentenza della Corte Costituzionale ha impedito si svolgesse. Ma lo deve fare ora, subito, adesso! Prima al Senato (dove il Pd non ha la maggioranza), cercando gli accordi necessari con chi ci sta e poi alla Camera (dove il testo potrebbe andare liscio). Senza traccheggiare, andando subito a segno.
Questa è la prima vera partita in cui non sarà in gioco solo la sua personale traiettoria
“.

Napolitano non ha l’invidia e la malizia di sagrestia che aveva Scalfaro, ma ha il doppiopesismo e la formazione marxista secondo la quale tutto è permesso ed è legittimo quando serve a raggiungere lo scopo. Anche, ad esempio, far trucidare da Stalin i soldati italiani prigionieri in Urss con il consenso del Migliore, ossia di Palmiro Togliatti, al quale nessuno deve (sottolineo deve) mai perdonare questo tradimento e questa vigliaccheria. Oppure, come fece Napolitano, battere le mani quando, per il rafforzamento dell’internazionale socialista, l’Urss mosse i suoi carri armati per andare a trucidare vecchi, bambini, donne e giovani ungheresi. Per Napolitano importante era l’obiettivo di mantenere integra l’internazionale socialista, che avrebbe garantito la pace nel mondo (sic!) e dunque valeva bene il massacro dei magiari. Oppure, per venire all’oggi, Napolitano è l’uomo che è pronto a sacrificare l’interesse del Paese (pretende di essere solo lui quello che può decidere quale sia) pur di arrivare con questo governo al 2015 per salvare un suo personale, e pericoloso, punto di orgoglio e di presunzione.

Caro Renzi, Napolitano È quest’uomo, HA questa storia antica, ma anche una storia presente, che comincia (ma non sto a ripeterlo) con i silenzi complici adottati per compiacere Gianfranco Fini quando intendeva demolire il governo Berlusconi. E quando non ci riuscì, Napolitano, al fine di raggiungere quell’obiettivo, si piegò ai desiderata tedeschi.

Si ricordi, oltre quanto sopra, che Napolitano è colui che non ha voluto rivelare al popolo i contenuti che l’allora senatore Li Gotti giudicò “scottanti” delle telefonate intercorse tra lui e Mancino, indagato nel processo sulla Trattativa tra Stato e mafia (che ci fu, accertata da una sentenza del tribunale di Firenze!), ed è l’uomo che sulle stesso argomento si è praticamente rifiutato di andare a testimoniare a Palermo, chiamato a questo fine dai pm di quel tribunale (spero che non cedano e gli impongano di fare il suo dovere, onde, se dovesse tacere o deformare la verità, possa un giorno essere perseguito per spergiuro).

Che posso dire a Renzi, concludendo? Che non si faccia logorare (già la Bindi e compagnia cantante ci provano) e pretenda da Napolitano una cosa sola: che il parlamento vari nel giro di 10 giorni (come voleva e vuole il suo compagno Civati) un nuova legge elettorale d’impronta maggioritaria, e immediatamente dopo si vada a consegnare, con il voto in primavera, tutta questa corrotta classe politica al giudizio e alla Norimberga del popolo italiano, il quale, dopo tanti soprusi e tanta sofferenza, ne ha pieno diritto.

Solo se farà questo, Renzi dimostrerà di essere l’uomo nuovo della politica, e avere portato in Italia una rivoluzione democratica che era stata sopraffatta dall’odio. Ossia renderà credibile la possibilità di un’alternanza condivisa e applaudita da tutto il popolo italiano, il quale non troverà più motivazioni valide per non andare a votare Renzi piuttosto che Berlusconi o chi per lui, ben sapendo che finalmente non sull’odio si formeranno le alternanze ma sulle promesse che in campagna elettorale sono state fatte e mantenute. Chi le avrà mantenute  (per esempio Renzi) potrà contare sui voti anche degli antichi centrodestristi, se le avrà realizzate Berlusconi (o chi per lui) anche questi potrà contare sui voti del centrosinistra.
A questo punto l’odio sarà cancellato dalla nostra storia politica e cittadini saranno posti nella condizione di valutare unicamente e finalmente il merito e la serietà.

L’occasione di Renzi (non è retorica), dopo il fallimento berlusconiano (pur giustificato per tante ragioni, anche quelle di una magistratura politicizzata e disposta a condannare con “prove logiche” e con i “non poteva non sapere”: del tutto incostituzionali) è quella di un uomo (peraltro giovanissimo, con i vantaggi che ne conseguono) che può portare a buon fine una riforma dello Stato che è necessaria e che nessuno ha potuto o voluto mai fare. E soprattutto – e conta moltissimo – può pacificare il Paese.

P.S. Però le prime diachiarazioni di stasera confermano che Renzi è già entrato nelle pastoie di Napolitano (triste video, qui)
__________

(Mi scuso con i lettori se solo ora – 19,43 – ho potuto correggere i molti errori presenti nella prima stesura di questo articolo. bdm)


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3 Comments

  1. Comment di achille — 9 Dicembre 2013 @ 12:52

    Se Renzi aspira a essere l’uomo nuovo della politica del PD, e anche quella italiana, metta in cima alle spese da tagliare quelle del Quirinale, con un invito sottinteso, ma non troppo, a Napolitano, che anche lui è ora che lasci il bastone in mano a qualcuno che sia meno di parte.

     

  2. Comment di Bartolomeo Di Monaco — 9 Dicembre 2013 @ 13:41

    Sono perfettamente d’acccordo. Si vedrà presto di che stoffa è fatto Renzi, e potremo accompagnare la sua azione anche con i nostri suggerimenti, ammesso che gli arrivino (ma almeno ci proveremo).

  3. Comment di Bartolomeo Di Monaco — 12 Dicembre 2013 @ 15:42

    Il comportamento di Napolitano e i suoi lussi quirinalizi sono la cosa più scandalosa in Italia. Un uomo – lo chiamo l’uomo di Budapest – che non riesce proprio a dare un esempio positivo.

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Bart