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I gattopardi in azione

10 Aprile 2010

Quando si parla di premierato, chi è contrario porta l’esempio di Israele che lo adottò e lo abbandonò.
Scrive Giovanni Sartori:
“Resta l’elezione diretta del capo del governo (non, sia chiaro, del capo dello Stato) inventata in Israele e ivi rapidamente ripudiata dopo le due elezioni mal riuscite del 1996 e del 2001. Dunque il modello israeliano è stato sconfessato dai suoi inventori, e non è stato preso in considerazione da nessun altro Paese.”

Sono d’accordo con il senatore (più incline al premierato) Gaetano Quagliariello (di cui ho sempre apprezzato la moderazione e l’intelligenza): in Italia dobbiamo proporre qualcosa che funzioni per il nostro Paese. Non si deve recitare la parte dei pappagalli, importando sic e simpliciter dall’estero.

Ora noi un esempio di ciò che va bene per l’Italia ce lo abbiamo e ce lo ha offerto la Legge 270 del 2005.
Essa ha voluto che dalle urne uscissero maggioranza e premier. Il primo risultato è stato lampante: la durata dei governi è salita enormemente. In principio abbiamo trovato sul cammino gli ostacoli frapposti da coloro che hanno pontificato che la nostra Costituzione consente al parlamento in caso di sfiducia di nominare un altro premier senza passare da nuove elezioni, e dunque hanno fatto prevalere questa interpretazione sulla legge 270.

E così, sull’esempio di Oscar Luigi Scalfaro, si sono avuti i cosiddetti ribaltoni. Tuttavia, pur in presenza di essi, la durata dei governi si è comunque allungata significativamente.
Con i governi Berlusconi successivi all’entrata della 270, si sono viste addirittura completate le legislature.

Dunque, quale modello dobbiamo importare, se quello disegnato dalla legge 270 ha mostrato tutta la sua validità nel nostro Paese?

Non ci resta che fare, perciò, un piccolo sforzo, che non richiede grandi stravolgimenti costituzionali, ma solo ammodernamenti, affinché gli Scalfaro dei nostri tempi non possano più giocare ai ribaltoni. Basterà che il meccanismo previsto dalla 270 sia assorbito in una norma di rango costituzionale.

Con una operazione di questo tipo, tanto mai semplice al punto che è più difficile spiegarla che applicarla, noi colleghiamo la sovranità popolare alla governabilità. Il punto più alto di una democrazia.

Facciamo un esempio di come tutto dovrebbe funzionare:

a)
– Gli elettori eleggono maggioranza e premier secondo la nuova norma costituzionale (ispirata al meccanismo della 270).
– Il presidente della Repubblica assegna al premier eletto l’incarico di formare il governo.
РFormato il governo, questo si presenta al parlamento (ossia alla Camera cui ̬ assegnato il potere legislativo) per ottenere la fiducia.
– Ottenuta la fiducia, inizia la governabilità, protetta costituzionalmente (la protezione potrebbe riguardare il solo premier) da una speciale immunità della durata pari a quella del mandato.
– Il parlamento (cioè la Camera che avrà il potere legislativo) continua a formare le leggi, come oggi.
РLe leggi dovrebbero essere vagliate, prima di essere poste alla definitiva approvazione del parlamento (ossia dopo che si ̬ chiuso il dibattito), da una speciale sezione della Corte Costituzionale per correggerne i difetti sotto questo profilo (vanno soppresse pertanto le varie commissioni al riguardo).
– Apportate le eventuali correzioni, si procede alla approvazione definitiva, e da quel momento quella legge non potrà più essere trasmessa da chicchessia al vaglio della Corte Costituzionale. In quanto quel vaglio c’è già stato.
– A questo punto, il presidente della Repubblica procede alla promulgazione e alla pubblicazione della legge sulla Gazzetta Ufficiale.

b)
– Il parlamento mantiene il potere di sfiduciare il governo.
– Se ciò accade, significa che la maggioranza uscita vincente dalle urne non c’è più, è cambiata.
– In questo caso si torna alle elezioni.
– Infatti, la scelta della maggioranza e la scelta del premier restano in capo soltanto al popolo sovrano. Cioè: di nuovo sarà il popolo a scegliere la maggioranza e il premier attraverso nuove elezioni.
– Non saranno più possibili, perciò, gli intrighi di palazzo e i ribaltoni.

Che cosa c’è di difficile in tutto questo?
La difficoltà c’è soltanto in un caso: che non si voglia affidare al popolo la scelta di chi ci deve governare.
Nessuno quindi cerchi di nascondersi dietro un dito.

Bersani vuole rafforzare il parlamento: “La nostra idea è quella di un governo parlamentare forte”. Mi domando quando mai il parlamento sia stato debole, se addirittura è riuscito a fare perfino i ribaltoni. Aria fritta, perciò.

Fini (molliamolo subito insieme coi suoi pochi scherani, facciamo come con Casini a suo tempo) vagheggia il doppio turno al solo scopo di complicare le cose nella maggioranza e dare una mano all’opposizione, ostacolando, ancora una volta, Berlusconi. Gli domando: Non è più semplice anche per lui scegliere il premierato? Perché non lo fa?

Calderoli vuole eleggere direttamente il Capo dello Stato, al quale spetterà di indicare il presidente del Consiglio: “Nella nostra proposta il presidente della Repubblica non ha un ruolo di governo: indica il primo ministro ma poi è il primo ministro a tenere e coordinare l’esecutivo.” Attenzione: un debole presidente del Consiglio che non guidi ma subisca il federalismo.

Tutte stupidaggini, tutte fumosità il cui scopo è quello di prendere in giro l’elettorato, facendo finta di cambiare per lasciare in realtà le cose come stanno. Ossia continuare a disconoscere nella sostanza la sovranità popolare.

Bersani, Fini, Calderoli, e altri come loro, sono soltanto dei gattopardi.
Spero che non voglia esserlo anche Berlusconi.

Articoli correlati

“Il premier: avanti con le riforme, più poteri al governo” Qui. Da cui estraggo con gioia:

“La riforma costituzionale, ha aggiunto, andrà affrontata con il contributo di tutti ma l’orientamento della maggioranza è per una riforma semipresidenziale sul modello francese con però l’elezione contemporanea del Parlamento e del presidente del consiglio, per evitare eventuali problemi di colori diversi e coabitazioni forzate come avvenuto in diverse legislature in Francia.”

“C’È UN SOLO SISTEMA PER PACIFICARE IL PAESE di Marcello Veneziani. Qui.

“Intervista a Gaetano Quagliariello di Teresa Bartoli. Qui.


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11 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 10 Aprile 2010 @ 10:54

    Dal Legno

    Già ieri, nel commento ad un articolo di JiMomo(http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=28228), scrissi che non c’era ragione di copiare o scopiazzare da altri Paesi un tipo di governo che dovrà essere solo italiano e adatto alle nostre aspettative e caratteristiche.
    Come tu dici, la soluzione sarebbe a portata di mano, ma, ahimé, la semplicità non è una cattaristica dei nostri politici, abituati ad usar bizantinismi per nascondere le proprie, individuali e inconfessabili mire.
    Occorre praticità e credo che Berlusconi ne abbia in buona dose, ma bisognerà sostenerlo e supportarlo in modo efficace.

  2. Commento by Ambra Biagioni — 10 Aprile 2010 @ 10:56

    Qui l’articolo di JimMomo

  3. Commento by Mario Di Monaco — 10 Aprile 2010 @ 11:59

    Lo scontro in atto fra Berlusconi e Fini sulla scelta del sistema elettorale a turno unico, proposto dal primo, o a doppio turno, gradito al secondo, evidenzia anche in questo caso il tentativo di impedire che il popolo possa esprimere, direttamente e senza interferenze di palazzo, da chi vuol essere guidato.

    Nel caso del doppio turno, infatti, sarebbero i partiti a manovrare gli apparentamenti  determinanti per  la vittoria del ballottaggio.

    Per i gattopardi vanno bene sia il semipresidenzialismo alla francese che il premierato, purchè ci si astenga da proporre riforme che vadano nella direzione di un qualsiasi sostanziale rafforzamento dei poteri di chi dovrà governare il paese. 

  4. Commento by Ambra Biagioni — 10 Aprile 2010 @ 14:11

    Vai qui e seguilo se vuoi.

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 10 Aprile 2010 @ 14:54

    Ho risposto, Ambra. Grazie. La questione mi appassiona.

  6. Commento by Ambra Biagioni — 10 Aprile 2010 @ 17:32

    Va bene  Bartolomeo, se questo ti serve per ampliare i tuoi concetti, ma non sottovalutare la vera malafede di Guelfi. Tu non hai tempo per leggere tutto quello che scrive, ma dovrai leggere attentamente qui per vedere a quale punto di bassezza può arrivare ancora oggi dopo aver vomitato pià veleno di Repubblica all’epoca. Ma non è solo antiberlusconiano è anche un amorale qualunque argomento affronti, per dirtene una: ebbe a dichiarare, quando fu di Nassyrija e quando ci furono i nostri morti ad Herat che, in fondo, qualche morto “ci può anche stare”, e lo scrisse proprio mentre erano presenti sul Legno alcuni dei nostri Ragazzi. Però non si è peritato di contarci uno  ad uno i “poveri morti palestinesi uccisi da Israele”. E’ favorevole all’Islam e  a quanto di peggio la sinistra vuol imporci. Inutile che continui, avrai identificato il tipo.

    Ti dedico una musica che mi mandò in dono il nostro Dago, morto nella guerra Afghana, in un’azione ad Herat; alla chitarra c’è proprio lui e…

    http://www.youtube.com/watch?v=uvUcUT6ZaSQ&playnext_from=TL&videos=QcRmdQ6I454

  7. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 10 Aprile 2010 @ 17:42

    La sto ascoltando. Bella e tenera esecuzione.

  8. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 12 Aprile 2010 @ 12:38

    Ambra, finalmente un bell’intervento sul premierato di Marcello Veneziani. Qui (in seconda pagina).

  9. Commento by Ambra Biagioni — 12 Aprile 2010 @ 13:11

    L’avrei postato anch’io. Davvero un articolo di peso e di pregio.

  10. Commento by Ambra Biagioni — 14 Aprile 2010 @ 19:03

    Guarda qui e speriamo che serva a qualcosa.

  11. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 14 Aprile 2010 @ 20:15

    Visto, Ambra, grazie.
    Ho provveduto a segnalare l’articolo sul premierato di Marcello Veneziani.

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart