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LETTERATURA: I luoghi dell’anima

8 Settembre 2007

di Bartolomeo Di Monaco

L’8 settembre è la festa della Natività della Madonna. Vicino a casa mia, in un punto sulla collina denominata “La Romagna” sorge un antico eremo devastato dai vandali dei nostri tempi, dopo che si era conservato per tanti secoli. Si tratta dell’eremo di Rupecava o Lupo Cavo che qualche studioso vuole visitato anche da Sant’Agostino.

È nascosto in mezzo ad una selva di castagni. Dentro i ruderi dell’antico convento si aprono varie grotte. Una di queste, detta della goccia, è visitata per una credenza miracolosa legata alla goccia che ogni tanto cade dal soffitto. Essere bagnati da essa significa assicurare benessere al corpo e all’anima. Per giungervi, si lascia l’auto davanti al monumento ai Caduti eretto all’indomani della Seconda guerra mondiale e ci si inoltra per un sentiero coperto di terra e di sassi. Dopo circa quindici minuti si giunge all’eremo. Erano molti anni che non vi andavo, e sapevo delle devastazioni che lo avevano colpito. L’antica chiesetta che custodiva una statua lignea della Madonna era stata praticamente saccheggiata di ogni arredo e le tombe degli eremiti aperte e violate. Pensavo che ormai quel luogo fosse stato dimenticato, ed invece con mio stupore l’ultima volta che vi sono andato ho incontrato molti pellegrini provenienti da Lucca e da Pisa che percorrevano il sentiero per recare omaggio al luogo. Ho dedicato all’eremo di Rupecava le pagine di avvio del mio giallo L’usuraio e devo dire che spesso, seduto sulla mia poltrona, il pensiero corre lassù ad incontrare la magia di quelli che io definisco i luoghi dell’anima. Sono tali perché ci colmano di letizia, ci offrono serenità al solo pensarli, e ci rendono armoniosa la vita e sopportabili le sofferenze quotidiane. Immaginare che un giorno si possa ritornare a visitarli, dà una sensazione di compiutezza al nostro vivere. Così accadde a me, e quell’anno, accompagnato da mio figlio Stefano, quando sono giunto davanti a quei poveri resti ed ho vista radunata molta gente ad ascoltare la Messa, e ho rivisto la statua lignea della Madonna, che ora viene conservata durante il corso dell’anno nella chiesa di Ripafratta, il paese già ricordato da Dante, ho avvertita la sensazione di compiere uno di quegli atti che vibrano nascosti dentro di noi e il cui manifestarsi diventa all’improvviso necessario; anzi, quasi s’impone, per arricchire come con una nuova preziosa gemma la corona della nostra vita: quegli atti, cioè, compiuti i quali subentrano in noi una trasparenza ed una pace che credevamo perdute. Non solo Rupecava è uno dei miei luoghi dell’anima; ve ne sono altri, anche fuori dell’Italia, in Cornovaglia per esempio. Essi mi soccorrono sempre nei momenti di sfiducia e di sconforto. So che sono divenuti per me eterni ed immutabili, che mi hanno visto calpestare il suolo che vi conduce e mi ricordano, e che resto sempre con loro, anche quando non vi penso e nonostante mi trovi a distanza di chilometri. E so bene, altresì, che se lo voglio, con un minimo sforzo della volontà e della memoria, sono in grado di rievocare quei momenti e di farli ritornare a me come fossero di nuovo il mio presente. Una magia che è propria dell’anima.
Tutti ne abbiamo di questi luoghi, non è così?


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