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LETTERATURA: I MAESTRI: Due lettere dal carteggio Caproni-Betocchi

28 Gennaio 2008
[da: “G. Caproni – C. Betocchi: Una poesia indimenticabile – Lettere 1936-1986”, Maria Pacini Fazzi editore, Lucca, ottobre 2007]

63.

Roma, 10 nov[embre] 1954

Carissimo Carlo,

il tuo silenzio mi fa pensar male. Dico per la tua salute, che il tempo è brutto e già mi dicesti d’essere influenzato. Mandami tue notizie, ti prego!

Sulla Chimera ho letto la tua bella poesia, così asciutta e toscana, così tua: dorica addirittura, e così accorata da quell’abbandono del penultimo verso. Non son riuscito a sciogliere il nodo sintattico proposto da quel ma del II verso, II quartina, ma certo  dipende da mia scarsezza di lettore. (“Ma… che fai?”: devo legger così?). Per il resto, la Ch[imera] m’è apparsa scialba, né capisco come i rigorosi compilatori possano aver trovato un interesse poetico (o soltanto letterario, o di costume) nel pezzo che sarebbe andato bene su un foglio di ippica. Come Livornese, poi, protesto per la nota sulla mia città, dilettantesca nota.
Sereni m’ha chiesto qualcosa per La Meridiana. L’idea mi piacerebbe, mi piacerebbe dare i due poemetti inclusi nel Seme del piangere (chiamiamolo per ora così) e cioè All alone e Le automobili, coi rispettivi 2 intermedi. Ma temo che Vallecchi se ne avrebbe a male, e non ho ancora risposto.
Chiedo un tuo consiglio. A me le piccole raccolte piacciono più dei libroni.
Ti avevo pregato di mandarmi qualche notizia sul Gallo genovese, ma non hai potuto rispondermi, e me ne dispiace. Comunque, sarei sempre in tempo a sfruttare l’indirizzo (o le notizie) che aspetto.
Scrivimi, e non allentare il tuo affetto per me. Mi trovo in guai (finanziari etc.) e un tuo scritto è sempre, per me, un motivo per riprender quota. Saluti a tutti in casa. A te un abbraccio del tuo

Giorgio

XX.

Firenze, 13 novembre 1954

Carissimo Giorgio,

abbi pazienza per il mio troppo ritardo a risponderti: pensa che la posta che ricevo la metto in una busta, perché non riparo a risponderle subito; e questo bustone, oggi che mi decido a dedicargli mezza giornata, è alto, ovvero spesso, otto o dieci centimetri. E son costretto, non sempre, a metterci dentro anche la posta degli amici più cari, come te, specie se mi sorprende in certe giornate turbinose, o di maggiori esigenze vallecchiane. Non avrei dovuto metterci, per esempio, la tua lettera del 18 ottobre perché fra l’altro mi chiedeva le notizie del Gallo, che avrei dovuto mandarti subito; pensai, forse, allora, che in ogni modo avrei fatto a tempo a mandartele prima della scadenza. Ma non è stato così, ed è uno dei miei rammarichi non averti dato a tempo le notizie richieste, tanto più che “II Gallo”, a parer mio, lo meritava moltissimo. Lo compila Nando Fabro, uomo chiarissimo d’anima e di cuore, e dalla espressione molto limpida. Io mi sento molto vicino all’esigenza morale del cristianesimo del Gallo, anche perché dal punto di vista dogmatico (secondo me cattolico), non ha vizi né flessioni pericolose. Tra l’altro, dal 18 ottobre io sono rientrato ad insegnare nei Conservatori, avendo poi avuto il comando a quello di Firenze. Per aver ciò ho accettato di insegnare italiano, storia e geografia nei primi tre corsi, che sono lo stesso che una scuola di avviamento professionale, rinunciando alla Poetica e drammatica che insegnavo, o meglio pretendevo o supponevo di insegnare a Venezia. Ma me ne trovo bene specie perché ho dovuto prima imparare la grammatica io stesso: e ciò giova ad uno come me che parla e scrive anche troppo in preda agli impulsi. Spero poi, quando Dio vorrà, di cominciare a riscuotere anche i primi stipendi; per ora penso che tutto sia ancora dormente alla Corte dei Conti. Sempre riferendomi alla tua lettera del 18 ottobre io non mi sento tanto d’accordo col titolo che tu hai immaginato per la raccolta delle tue poesie, che uscirà quando la mia, cioè verso maggio. Tieni presente perciò che andremo in macchina, penso, di Gennaio, e fai in modo che per allora il tuo testo, in nostro possesso, ma di cui tu avrai certo una copia, sia perfettamente aggiornato. Del resto, aggiunte o piccole sottrazioni, anche di intere poesie, in un libro come questo, possono essere fatte anche al momento in cui riceverai le prime bozze. Ripeto; il titolo “II Seme del piangere”, a me non va molto. Preferisco quello che c’era: questo è troppo piagnucoloso, e se, come è vero, tu hai molte figure di lamento, mostrar di fuori un corpo saldo farà apparire più vera e tragica l’interna sostanza. Non si è poeti perché si piange, ma perché al pianto si sa dare una concreta persona. Il resto, cioè “Prime e nuove Poesie Raccolte”, va bene. Pensaci ancora con comodo, e sappimi dire qualcosa. Come vedi dunque, (passando alla tua seconda lettera del 10 Nov[embre]), io non sto affatto male, fuor che a quattrini: quest’anno, per ora, non ho nemmeno comprato il carbone, e meno male che la stagione aiuta; che a Firenze il freddo non è come a Roma, e non perdona; e io sono sotto le bocche del tramontano, costituite dallo sbocco del Mugnone sul dolce, di primavera, fianco di Fiesole. Grazie per il tuo affettuoso commento alla mia poesia, che, per la dignità dell’argomento, dopo le due quartine ha il cemento delle due terzine ispirato dai nostri cinquecentisti, l’imitazione dei quali è tipica nell’inizio “in degnissima fronda”. Quanto alla spiegazione che mi chiedi, se si riferisce al “ma” contenuto nel II verso della II quartina, la spiegazione è questa: Beata la verità che qui in terra, per il modo come noi possiamo conoscerla, è come la luna, variabile, ma in se stessa è una, e non le fa nulla l’essere piena (vestita d’argento), od occulta (d’ombra) perché essa (ma), nel suo autentico essere è sempre nello nello schietto sentiero del creato, quello cioè in cui la fede si concilia con i disegni di DIO. Ti ho fatto un discorso lungo, tu avevi già capito tutto quello che t’ho detto, ma ormai avevo cominciato e ho voluto proseguire.
Per le osservazioni che muovi a la Chimera non hai tutti i torti: ma bisogna tener conto delle pressioni di E. Vallecchi che vorrebbe una Chimera buona a tutto; che vorrebbe anche le inchieste. Quanto al pezzo su Livorno io non l’ho letto. Né, a dirti la verità ho voglia di leggerlo: mi spaventa perfino il testo a doppia colonna.
Io non ti consiglierei di aderire alla richiesta di Sereni. Non per non fare un piacere al nostro caro amico, ma perché nel libro di Enrico ci deve pur essere una parte inedita, e di richiamo. Del tuo proposito parlavo l’altra sera con Macrì, per esempio, che disapprovava anche lui codesta idea. Tu hai ragione che le piccole raccolte ci piacciono più dei libroni. Ricomincerai a farle subito dopo. Ma qui non si tratta di un librone. Si tratta di coglierti in pieno, final­mente, nel punto più luminoso della tua vita, e di mostrare intera la tua figura. Il libro di Vallecchi, per ciascuno di noi, è un libro importante e occorre dargli il massimo prestigio possibile.
E qui chiudo, scrivimi più spesso, ed io cercherò sempre di risponderti senza farti passare dalla grossa busta. E parlami di tutti i tuoi affanni, e dei tuoi pensieri su quanto vediamo svolgersi sotto i nostri occhi. Cari pensieri per i tuoi e un abbraccio dal tuo

Lettera dattiloscritta non firmata

NOTE

63. (Roma, 10 novembre 1954)
1 C. Betocchi, La verità, «La Chimera», I, 6,1954, p. 3; il sonetto verrà pubblicato nella sezione Tetti toscani di Poesie 55 con poche varianti rispetto alla rivista.
2 C. Montella, Barbaricina, ivi, pp. 4-5. 3
3 G. Favati, Livorno città chiara, ivi, p. 7.
4 Ad un anno di distanza dai primi contatti editoriali con Sereni (cfr. lettera 29), di fronte ai primi ritardi di Vallecchi e alle crescenti difficoltà economiche, Caproni valuterà seriamente la possibilità di pubblicare una plaquette di inediti nella collana «Quaderni di poesia» delle Edizioni della Meridiana, rinunciando alla raccolta programmata con Betocchi (cfr. lettera 70 e postale 72). Questa «piccola raccolta» avrebbe dovuto proporre il poemetto All alone (Versi di All alone in PE) con l’introduttivo Frammento (Didascalia di All alone in PE) e il poemetto Le automobili (Versi di II passaggio d’Enea in PE) con l’introduttiva Didascalia (Didascalia di Il passaggio d’Enea in PE): gli ultimi due testi, ancora inediti, vengono pubblicati alla fine su «Letteratura» con il loro titolo definitivo (G. Caproni, II passaggio d’Enea: Didascalia; Versi, «Letteratura», II, 11-12, 1954, pp. 51-54). Alla Didascalia e ai Versi di All alone e di Il passaggio d’Enea Caproni aggiungerà nel 1955 il rispettivo Epilogo, completando la struttura tripartita dei due gruppi (cfr. lettera 70, n. 1).
XX (Firenze, 13 novembre 1954)
1 Nell”ultimo degli articoli ricavati dalle trasmissioni radiofoniche dedicate alla «linea ligustica, parlando della «coordinata cristiana» introdotta da Angelo Barile «nel bel mezzo della Disperazione», Caproni ricorderà la rivista «II Gallo», assieme al nome di Betocchi e alle informazioni da lui fornite: «quella coordinata cristiana (nel bel mezzo della ligure disperazione) che raccolta poi dal genovese “II Gallo” (l’ardita rivistina compilata da Nando Fabro), e da un gruppo di giovani intorno al “Gallo” operanti, continuerà ad offrirci la limpida espressione di un cattolicesimo molto vicino, in quei giovani, a quello dell’amico fiorentino Carlo Betocchi, o di Luigi Fallacara» (cfr. G. Caproni, La corrente ligustica della nostra poesia. Angelo Barile e Adriano Grande, «La Fiera letteraria», 25 novembre 1956, pp. 3, 7). Caproni avvicinerà nuovamente il nome dei due poeti nella sua recensione a Quasi sereno, raccolta poetica pubblicata da Barile nel 1957 (cfr. lettera XXXLV, n. I ).
2 Dopo gli ultimi interventi, rivolti soprattutto ad una riduzione del numero dei testi, Caproni vorrà aggiungere al volume ormai pronto solo una nota finale (cfr. lettera 6-6, n. 1), rispettando la scadenza definitiva programmata per l’uscita simultanea delle due raccolte poetiche: Caproni riceverà le prime bozze del libro solo all’inizio del 1956.

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2 Comments

  1. Commento by dyboartosmott — 12 Novembre 2008 @ 23:52

    Спасибо за пост! Добавил блог в RSS-ридер, теперь читать буду регулярно..

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 13 Novembre 2008 @ 08:02

    Non so se questo commento in russo è spam. Ho tradotto con il traduttore automatico dal russo all’inglese:

    Thanks for the post! Added [blog] into RSS-[rider], now read I will be regular.

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