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Ignominia a chi ci rifiuta le elezioni a primavera

8 Dicembre 2013

Esse ci sono dovute. Non c’è semestre europeo che tenga!
C’è un articolo interessante che trovate riprodotto su “Dagospia” (qui) scritto da Alessandro Trocino per il “Corriere della Sera”, nel quale sono riportate posizioni, sulla bocciatura del porcellum, differenti sia di costituzionalisti che di politologi, ma troverete che tra i maggiori interpreti del diritto come Capotosti e Armaroli, Onida e altri la tendenza è quella di considerare delegittimato il parlamento; qualcuno scrive perfino che sussistono forti dubbi che la delegittimazione non coinvolga altre istituzioni.

Ma per comodità del lettore (poiché sostengo che dopo il dispositivo della consulta tutto si ferma e tutto deve mutare con la massima urgenza per riprendere le attività istituzionali del Paese in modo corretto – ho parlato di 10 giorni ), ne riporterò alcune che confortano la mia posizione, ma così autorevoli da poter convincere anche i più scettici.

Questa è la premessa (tutto quanto segue, anche i punti indicati con le lettere dell’alfabeto, è ripreso dall’articolo di Trocino):

1 – Sono poche le certezze, dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha parzialmente bocciato il Porcellum. I giuristi sono divisi sull’interpretazione da dare. C’è chi sostiene l’illegittimità del Parlamento e finanche del governo, del Quirinale e della Corte costituzionale stessa (un terzo dei giudici sono di nomina parlamentare).

2 – E c’è chi sostiene che dopo la sentenza non cambia nulla, se non la necessità di un intervento sulla legge elettorale. Gli scenari politici sono molti e contrastanti, da uno smottamento rapido del governo a un allungamento della vita dell’esecutivo, nell’attesa di una nuova legge elettorale. Ma tutti dipendono dall’interpretazione della sentenza. Che, a sua volta, ha un punto d’approdo nella pubblicazione delle motivazioni, i cui tempi sono incerti.

Vediamo ora chi è d’accordo con me, tra le personalità più influenti, per quanto ho già scritto nelle ultime ore:

A – La maggioranza dei giuristi ritiene che il Parlamento, almeno fino alla pubblicazione della sentenza, sia legittimo e i suoi atti precedenti conservino valore.

B – Secondo il politologo Roberto D’Alimonte, invece, la delegittimazione è totale, dalle Camere al Quirinale.

C – Secondo molti la mancata convalida non avrebbe alcun effetto. Capotosti, invece, spiega che «dopo le motivazioni, l’ombra dell’illegittimità costituzionale potrebbe estendersi a tutto il Parlamento. I parlamentari non convalidati rischiano di essere illegittimi, come le norme approvate dopo di allora». Anche per Francesco Clementi, «se il Parlamento non fa in tempo a convalidarli, gli eletti decadono».

D – Molti giuristi sostengono la non retroattività della sentenza, che quindi non avrebbe effetti sul Parlamento presente. Per Capotosti, invece, i deputati eletti grazie al premio di maggioranza «diventano illegittimi, a meno che non vengano convalidati nel frattempo». C’è anche un interesse politico a delegittimare i deputati eletti con il premio di maggioranza (cassato dalla Corte), molti dei quali del Pd. Ma Pellegrino, che pure è d’area democratica, sostiene che «essendo eletti sulla base di una norma illegittima, devono essere sostituiti in ogni caso».

E – Sono possibili ricorsi degli aspiranti parlamentari esclusi?
In linea di massima no, come sostiene Stefano Ceccanti, «perché decidono a maggioranza la giunta e poi l’Aula, senza possibilità di ricorsi». Ma subito dopo il voto, ad aprile, Pellegrino, a nome del Movimento dei diritti del cittadino, aveva già presentato ricorsi alle giunte di Camera e Senato, proprio contro il premio di maggioranza. Pellegrino ieri ha depositato una memoria alla giunta della Camera: «Ora sarebbe eversivo ignorare la Consulta. I 148 eletti con il premio sono abusivi. E se fossero confermati, ci potrebbero essere 148 cause civili di richiesta delle indennità, che produrrebbero un enorme danno erariale allo Stato».

F – Questo Parlamento può fare una legge elettorale?
La Corte ritiene di sì, come ha ribadito ieri il presidente Silvestri. Secondo Valerio Onida «il Parlamento dovrebbe provvedere prima che escano le motivazioni della Consulta». Ma per Pellegrino, occorre che sia «una riforma ampiamente condivisa, perché certo non si possono usare le maggioranze incostituzionali per approvare la legge elettorale»

G – La Corte non ha reintrodotto il Mattarellum, ma fatto rivivere il proporzionale senza premio.

H – Quale legge elettorale ha più probabilità di venire approvata?
La Corte non dà indicazioni. «Contrariamente a un’opinione diffusa – sostiene Paolo Armaroli -, la Corte non ha bocciato il Porcellum per tornare al Mattarellum ». Ma tra le leggi che hanno più probabilità di trovare un consenso trasversale (per esempio tra Pd e M5S) c’è proprio la Mattarella. Che per Giovanni Guzzetta, «è l’unica opzione possibile».

I – C’è un altro ricorso pendente alla Consulta, quello fatto dalla Regione Friuli-Venezia Giulia.
La decisione è attesa per l’11 febbraio e verterà sul conflitto sollevato dal Friuli-Venezia Giulia, che lamenta di avere avuto un eletto in meno del dovuto. L’esito potrebbe influire su altre 5 Regioni. Il ricorso pendente è uno dei motivi che ritarda la convalida dei deputati eletti.

A integrazione, prendo da Orizzonte 48 (qui) un intervento di Pietro Alberto Capotosti, presidente emerito della corte costituzionale:

“Questo è il parere di Capotosti (ex presidente della Corte) richiamato da Mattia:
Dal giorno dopo la pubblicazione della sentenza questo Parlamento è esautorato perché eletto in base a una legge dichiarata incostituzionale. Quindi non potrà più fare niente, e questo è drammatico”. Così Pietro Alberto Capotosti, presidente emerito della Corte costituzionale, in un’intervista a Qn.
“La sentenza entrerà in vigore quando sarà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, presumibilmente verso la fine di gennaio”, spiega. Quindi il giorno dopo “i deputati che sono stati eletti grazie al premio di maggioranza diventano illegittimi”. Infatti, sottolinea, “l’annullamento che pronuncia la Corte costituzionale ha effetto retroattivo”. Se, aggiunge, l’elezione fosse stata già convalidata “non c’era problema, ma alla Camera non è successo. Dunque, una volta pubblicata la sentenza, essendo la legge illegittima, non si può applicare”.
La convalida dovrebbe arrivare prima della pubblicazione della sentenza della Consulta, in quel caso “si salverebbero” ma, fa notare il costituzionalista, “a Montecitorio devono ancora convalidare tutti e 630 i deputati. Diciamolo chiaramente: questa sentenza ha un effetto dirompente”. E prosegue: “In teoria, dovremmo annullare le elezioni due volte del Presidente della Repubblica, la fiducia data ai vari governi dal 2005, e tutte le leggi che ha fatto un Parlamento illegittimo. Sennonché il passato si salva applicando i principi sulle situazione giuridiche esaurite“. Alla domanda se ciò significa tornare a votare, risponde: “Io non lo dico ma lo penso”.”

Immagino che questo riepilogo dimostri con certezza una cosa: che tutti coloro che stanno armeggiando (capo di Stato in testa) per allungare i tempi per il varo di una nuova legge elettorale, lavorano contro la democrazia e contro la sovranità popolare. Per Napolitano le eventuali trame al riguardo sarebbero un ulteriore motivo per accelerare sull’impeachment.

Detto questo, è utile riportare il dispositivo della sentenza, per non parlare a vanvera, come purtroppo fanno coloro che si spingono a commentare senza aver sentito il dovere di documentarsi prima di porsi alla macchina per scrivere. Oppure come fanno superficiali giornalisti quale, è solo un esempio, Giampiero Mughini, che, napolitaneggiando, pare completamente stracotto non riuscendo a capire che cosa si dovrebbe fare e temendo che si finisca in mano ad avventurieri, magari i grillini, o perché convinto che con qualunque nuova legge non si andrà da nessuna parte (qui). Posizione che chiamerei volentieri pantofolaia e pilatesca. E battersi, e lottare? Crede che non siano maturate le condizioni? Mughini ricordi che la consulta è stata chiamata a dichiarare la costituzionalità o meno di una legge elettorale, poi, a sentire il dovere di rimediare dovranno essere tutti, sia quelli detestati da Mughini, ma votati dagli elettori, sia quelli da lui accolti a braccia aperte (ma con quale autorità o autorevolezza?). Sarà bene che Mughini ragioni, una volta tanto, sui diritti della democrazia e sulle violazioni subite dalla sovranità popolare, e si sforzi un po’ di più per comprenderli e farsene partecipe. Ci sono battaglie da fare, non chiacchiere da bar. Non se ne stia in pantofole ad aspettare che arrivi un qualche deux ex machina che gli faccia trovare la pappa pronta. Con il pessimismo va sempre a braccetto, ahimè, la mancanza di fare e di lottare.

Il dispositivo recita (qui – andare a destra sopra la foto del palazzo dei Marescialli e cliccare il pdf titolato: comunicato):

“Incostituzionalità della Legge elettorale n. 270/2005

La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme della legge n. 270/2005 che prevedono l’assegnazione di un premio di maggioranza – sia per la Camera dei Deputati che per il Senato della Repubblica – alla lista o alla coalizione di liste che abbiano ottenuto il maggior numero di voti e che non abbiano conseguito, almeno, alla Camera, 340 seggi e, al Senato, il 55% dei seggi assegnati a ciascuna Regione.
La Corte ha altresì dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme che stabiliscono la presentazione di liste elettorali “bloccate”, nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza.
Le motivazioni saranno rese note con la pubblicazione della sentenza, che avrà luogo nelle prossime settimane e dalla quale dipende la decorrenza dei relativi effetti giuridici.
Resta fermo che il Parlamento può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali.

dal Palazzo della Consulta, 4 dicembre 2013”

Il dispositivo, come si può vedere, è estremamente chiaro e ogni temporeggiatrice  interpretazione è colpevolmente arbitraria e menzognera. Esso dichiara senza mezzi termini l’incostituzionalità del premio di maggioranza e delle liste bloccate (candidati nominati e non scelti dal popolo).

Da questa prima e importante affermazione del dispositivo non vi è dubbio, come è scritto nell’articolo di Trocino da me recuperato ai punti G e H che “La Corte non ha reintrodotto il Mattarellum, ma fatto rivivere il proporzionale senza premio.” Così anche il costituzionalista Paolo Armaroli.

Non ci si domanda il perché? Alla Lettera F lo esplicita chiaramenta Pellegrino quando dice: “occorre che sia «una riforma ampiamente condivisa, perché certo non si possono usare le maggioranze incostituzionali per approvare la legge elettorale»
Infatti la consulta si è peritata di non interferire su di un nuovo premio di maggioranza simile ad esempio al mattarellum, ma anche profondamente diverso (purché rispettoso dei principi costituzionali), ma ha voluto con fermezza – eliminando il premio di maggioranza – che a varare la nuova legge fossero tutte le forze politiche uscite elette dalla sovranità popolare.

Si noti, e lo notino gli azzeccagarbugli che ci vogliono (ma non ci riusciranno) turlupinare, che questa è l’unica agibilità concessa dalla consulta ad un parlamento che ha considerato delegittimato. Infatti il dispositivo recita espressamente: “Resta fermo che il Parlamento può sempre approvare nuove leggi elettorali” Avete inteso bene? Nuove leggi elettorali, e non altro. E ciò perché la consulta è dal 2009 che rivolge con insistenza al parlamento l’invito a modificare il porcellum incostituzionale. Perciò ha voluto togliere ad un parlamento ignavo ed illegittimo (in quanto non correttamente rappresentativo della volontà popolare) ogni potestà legislativa che potrebbe condurre a ricorsi e pronunciamenti devastanti, salvando solo, e tassativamente indicandola, la potestà di varare una nuova legge elettorale, purché ciò avvenga con il contributo però di tutte le forze politiche uscite dal voto (e non affatto quelle distortamente presenti nell’attuale parlamento, che varerebbero una legge soggetta al rischio di ricorsi  di incostituzionalità legata proprio alla composizione incostituzionale dell’organo legislativo che l’avrebbe deliberata), per subito dopo tornare con la nuova legge elettorale a richiedere il ripristino della propria agibilità legislativa ai cittadini attraverso nuove elezioni.

La consulta ha emesso, cioè, un dispositivo che – una volta tanto – riconosce l’importanza della sovranità popolare e chiama tutte le rappresentanze votate dal corpo elettorale a rimediare al porcellum, vietando che lo faccia  unicamente l’attuale composizione parlamentare illegittima, la quale, dunque – ne prendano atto Napolitano e i poltronisti – non è stata autorizzata a varare alcuna nuova legge elettorale.

Chiunque – come sembra vogliano fare Napolitano e i poltronisti – tentasse di far proseguire l’attività legislativa del governo e del parlamento al di fuori di questo limite tassativo si porrà fuori dalla costituzione e andrà perseguito secondo le previsioni costituzionali e penali (per il capo dello Stato l’art. 90).
Guai dunque a tramare prosecuzioni di impronta legislativa, tutte  illegittime e vietate dalla consulta, addirittura utilizzando abusivamente le attuali maggioranze che non sono state nemmeno abilitate dalla consulta a varare una nuova legge elettorale. Governo e parlamento si sono trovati di fronte, perciò, ad un cartello con suscritto STOP e devono solo, in fretta, varare una nuova legge, a questo fine ridisegnando prima (ma tutto è già stato approntato dalle opposizioni) la composizione del parlamento sulla base della legge vigente nel 1992. Solo in presenza di tale nuova composizione si potrà dunque varare una nuova legge che rispetti il principio maggioritario deciso dai cittadini nel 1993 con il referendum di Mario Segni.

Chiaro? E’ chiaro all’uomo di Budapest, ed anche, in sovrappiù Giano Bifronte?

Ripeto (alle teste di rapa e ad alcuni che si ostinano a creare confusione): il ritorno al proporzionale puro è voluto dalla consulta al solo scopo (temporaneo) che tutti i partiti votati dagli elettori contribuiscano ad approvare la nuova legge, la quale dovrà essere rispettosa (è un carico che è sulle spalle non della consulta ma del nuovo parlamento) del risultato referendario del 1993. La consulta si è messa, dunque, e correttamente,  con tale decisione, al riparo da ogni contestazione di tipo rappresentativo e democratico imponendo il proporzionale puro del 1992 come lo strumento più democratico e rappresentativo (come infatti è) affinché il nuovo parlamento così riformato possa avere l’agibilità di varare una nuova legge di tipo maggioritario.

Sfido chiunque a ragionare diversamente, e se non è d’accordo, mi scriva non baggianando ma argomentando.

Da quanto ho dedotto discende anche che Renato Brunetta, come Pellegrino, è uno dei pochi che ha saputo leggere l’esatto contenuto del dispositivo, il quale è talmente chiaro al punto che Valerio Onida sostiene (lettera F): «il Parlamento dovrebbe provvedere prima che escano le motivazioni della Consulta».  A dimostrazione dell’urgenza del fare.

Cosa dice Brunetta?:

“il capogruppo di Forza Italia tornando sulla composizione del Parlamento in generale, spiega che “con la redistribuzione dei seggi il centrodestra avrebbe in tutto solo due onorevoli in meno del centrosinistra, attestandosi a 190, e guadagnandone dunque 66 rispetto agli attuali 124. Allo stesso tempo il Pd passerebbe da 292 deputati a 166, Sel da 37 a 22, Centro democratico da 6 a 1, Svp da 5 a 3”. Ma io direi di più, ove Brunetta non ne avesse tenuto conto: nel conteggio devono rientrare anche i partiti che sarebbero entrati in parlamento con il sistema vigente nel 1992.

Non si dovrebbe  – e in fretta – basta un ragioniere di Stato – fare altro che il ricalcolo delle nuove componenti parlamentari sulla base del criterio proporzionale indicato dalla consulta, la quale lo ha imposto – lo ripeto per gli ottusi veri o finti – al solo scopo di poter poi rapidamente passare all’unica attività legislativa residua che concede al parlamento: il varo della nuova legge elettorale con la partecipazione in parlamento di tutte le componenti  che sarebbero uscite elette dal voto del febbraio scorso applicando il proprozionale del 1992.

È ovvio che Napolitano e buona parte del Pd (salvo Citati e forse anche Renzi) nonché il partito di Alfano e quello di Scelta civica (non so ancora la posizione di Sel) lavorino per divulgare interpretazioni luciferine della sentenza ad usum delphini, ma non riusciranno allo scopo – anche se ad aiutarli intervenissero, oltre a Mughini, pure Scalfari e i compagni editorialisti a lui affini per servitù rese a Re Giorgio.  Il quale Re Giorgio – come fu per il re Carlo Alberto al tempo del Risorgimento – sta per prendere ormai – se ne sarà ancora accorto? – la strada dell’esilio (ossia il ritorno a sfaccendare, pantofolando, nelle stanze non del quirinale sul cui pennone sventola immacolato ed onorato dai cittadini  il tricolore, ma di casa sua, finalmente).

Per concludere, impegnamoci e aiutiamoci tutti, l’un con l’altro, per il bene del Paese e per il recupero della nostra sovranità, a mandare a casa Napolitano, l’uomo di Budapest, e il nullafacente Enrico Letta. La consulta (forse senza volerlo e pensando invece di favorirli entrambi, come alcuni si ostinano a sostenere nonostante la sollevazione che sta montando) ci ha offerto una grande opportunità. Non facciamocela sfuggire. Processiamoli tutti con una nuova Norimberga.

Temo però un cedimento, ahimè e ancora una volta,  di Berlusconi, e dunque di Forza Italia. Infatti è stata ambigua la sua posizione apparsa su “il Giornale” (qui). Spero che la Santanchè, Minzolini, Sallusti, Verdini, la Biancofiore e quache altro falco o falchessa  gli diano una “labbrata” (in senso figurato, ovviamente) per svegliarlo dal torpore che gli viene forse dall’età e dalle troppe persecuzioni giudiziarie subite, ingiuste e vergognose. Vedano di impedire l’ingresso a casa sua non della brava e coraggiosa Santanchè, ma di Gianni Letta, ossia dell’uomo di cui uscirono tramite Wikileaks confidenze poco lusinghiere rilasciate all’ambasciatore americano in Itaalia su Berlusconi (chiedo al lettore di ritrovarmi quelle notizie, che non riesco da solo, per motivi anche di stanchezza). Fatto questo,  il pericolo potrebbe anche essere scongiurato.

Di nuovo insisto: mettiamocela tutta: stiamo per arrivare ad una nuova Norimberga. Gliela faremo pagare.

 


Letto 1951 volte.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart