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MUSICA: Il Conte Caramella, ovvero due geni veneziani a confronto: Goldoni e Galuppi

4 Ottobre 2007

di Stelvio Mestrovich

[Alcune pubblicazioni di Stelvio Mestrovich: “Appunti di archeologia musicale”, Pagnini, 2002, “Il caso Palinuro”, Pagnini, 2003, “Venezia rosso sangue”, Flaccovio, 2004]

L’opera comica in tre atti¬† “Il Conte Caramella“, rappresentata il 18 dicembre 1749 a Verona, fu catalogata dal Piovan nella sua bibliografia dei libretti delle opere di Baldassare Galuppi (Rivista Musicale Italiana, 1906-1909) come cinquantunesima e segue di poco “L’Arcadia in Brenta”.

Ma quanti sono i libretti ‘certi’ che il Goldoni forn√¨ al Buranello? Una venticinquina, tra i quali il “Gustavo Primo Re di Svezia” (opera seria e 17a dell’indice del Piovan), “Il mondo della luna” (57a) “Il mondo alla roversa” (60a) , “Il filosofo di campagna” (75a), “Il Re alla caccia” (106a) e “La cameriera spiritosa” (115a).
Se il commediografo veneziano,¬† stretto com’era da mille pastoie per scrivere drammi musicali, mentre quattro giorni solo gli bastavano per portare a compimento un libretto buffo, fu parco nel diffondere notizie sui libretti, di certo non lo fu nel lodare i lavori di Galuppi.¬† Eccone alcune testimonianze, in versi naturalmente:
Semo andai al Teatro, e dall’udienza
S’ha visto universal la prevenzione.
In fatti quando scrive el Buranello
Bisogna starghe, e farghe de capello.

………………………………………………..

L’opera terminada, oh che fracasso!
Oh che applauso s’ha fatto al Buranello!
Una musica bona el xe un bel spasso,
Devertimento non se d√† pi√Ļ bello.
Ma no bisogna far d’ogni erba un fasso,
Un maestro ghe vol, che abbia cervello.
Ghe vol el fondo, el gusto, e l’armonia.
E saver ben vestir la Compagnia.

Francesco Algarotti nel suo Saggio sopra l’opera in musica, not√≤ che ‘dal libretto dipende principalmente la buona o la mala riuscita del dramma, esso √® la pianta dell’edifizio, esso √® la tela su cui il Poeta ha inventato e disegnato il quadro, parte del quale ha da essere colorita dal maestro di musica, e parte dal maestro dei balli;¬† il Poeta dirige gli stessi pittori, e coloro che hanno la cura del vestiario; egli comprende in mente il tutto insieme del dramma, e quelle parti che non sono eseguite da lui, sono per√≤ dettate da lui medesimo.’
L’unione tra i due grandi veneziani non diede subito frutti felici. Male i libretti, bene la musica. Vedi il “Gustavo Vasa” e “Oronte re de’ Sciti” .¬† La musique de Buranello √©toit divine; les acteurs exellens;on ne disoit mot du livre.¬† Goldoni si difende : l’Opera comique a eu son principe √† Naples et √† Rom, mais il n’√©toit pas connu en Lombardie, ni dans l’Etat de Venise.¬† La prima vera opera giocosa, in Venezia, si √® avuta nel 1711 con l’Elisa di Giovanni Maria Ruggieri, che amava definirsi dilettante , con il testo di Domenico Lalli.¬† Ma quando la collaborazione Goldoni\Galuppi divenne attiva e feconda, fu l’apoteosi dell’opera buffa di matrice veneta in tutta la penisola.¬† E il celebre commediografo dispens√≤ libretti di grande valore poetico non solo al Buranello, ma a compositori del calibro di Salieri, Piccinni, Scarlatti, Traetta, Haydn, Mozart, Paisiello.

Tra le opere pi√Ļ fortunate del Galuppi, senza dubbio la pi√Ļ riprodotta (43 riproduzioni, di cui 21 in Italia e 22 all’estero ) √® stata “Il filosofo di campagna”, seguita da “L’amante di tutte” (41) , “L’Arcadia in Brenta” (19), “La calamita de’ cuori” (18) , “Il Mondo alla roversa (11) e¬† “Il Conte Caramella” (10).¬†
Un altro compositore veneto si ciment√≤ con “L’inganno scoperto, overo Il conte Caramella” e questi fu Andrea Luca Luchesi (Motta di Livenza, Treviso 1741 – Bonn, 1801) che la mise in scena a Bonn nel 1773.¬† L’opera √® stata riproposta il 20 e 21 marzo di quest’anno al Teatro Comunale di Casalmaggiore nel Festival Lodoviciano.

L’azione dell’opera, divisa in tre atti, si svolge tutta nella ricca tenuta del Conte Caramella tra il giardino e l’interno del palazzo.¬† Il padrone √® ritenuto morto e la Contessa Olimpia, ancora giovane e bella, √® insidiata dal Marchese Ripoli, di lei innamorato, ma che trova una forte resistenza da parte della donna, fedele alla memoria del marito. Il contadino Brunoro e la giardiniera Dorina, assoldati dal Marchese, il primo suonando di notte un tamburino, onde fare credere di essere l’anima del Conte, la seconda lusingando la padrona Olimpia con versi tipo :

Serbar la fede ai morti ?
Oib√≤, non s’usa pi√Ļ. Poche son quelle
Che amano quando è vivo il loro consorte:
Figuratevi poi dopo la morte.

tentano invano di circuire la fedele Contessa e il suo sposo, in abito di pellegrino, torna nella sua propriet√† riportando l’ordine e smascherando i malandrini.
Galuppi fu un compositore originale, ricco di brio, estro, melodia, grazia tutta veneziana.¬† Un caposaldo del genere comico, ma anche di quello ‘serio’.¬† Fu Maestro di Cappella in San Marco e in San Pietroburgo, chiamato da Caterina di Russia.
Bastava che il nome di Buranello venisse pronunciato, perch√® moltissime persone accorressero alle Chiese, alle accademie, ai teatri, come le api alle arnie.¬† Fu ricco, onorato, sano, fortunato.¬† Proprio quando l’altro immortale veneziano, il Goldoni, di lui strettissimo amico, se la passava male.¬† Galuppi¬† non pot√® mai vedere le terga, Goldoni non pot√® veder la faccia mai di questa Dea sempre fatua (la Fortuna), cos√¨ ci ha tramandato Francesco Caffi.
Il padre di Baldassarre fu barbier di mestiere, e sonava il violino, col quale, per guadagnare pochi trairi, recavasi la sera a’ teatri della commedia.¬† Se √® vero che il frutto non casca lontan dall’albero, bisogna dunque supporre che il padre Angelo un qualche seme d’anima musicale ce l’avesse.¬† Eppure, scrive sempre il Caffi, l’imberbe figlio del barbiere, cimentatosi con il dramma ‘Gli amici rivali’¬† fu pagato della stessa mercede che si dava alle sinfonie del padre: fischi, urli, baccano.¬† Baldassarre era bell’e spacciato e poteva abbandonare i sogni che offre la lira e dar mano al ranno e al rasoio.
Ma ecco, puntuale, la pazza Fortuna che gli venne subito incontro, portandogli Benedetto Marcello, un sior tocco de temerario, come lo definirà in seguito, ridendoci sopra, il buon Galuppi. Il generoso Marcello capì il genio in ovo del sedicenne Baldassarre e lo affidò alla scuola di Antonio Lotti, dove il giovane stringerà amicizia con Giambattista Pescetti, il migliore degli allievi. 
Costui sarà buono almeno a disfarvi la barba, vaticinò a Lotti il collega Pollarolo, riferendosi al Buranello.
La barba la disfarà a me ed anche a voi, fu la risposta del Lotti.

E la vita musicale di Galuppi si aprì a ventaglio: una lunga serie di strepitosi trionfi : in Italia, in Germania, in Spagna, in Inghilterra, in Russia.
Egli segu√¨ fedele la seguente massima : ogni compositore dovrebbe tenere presente di prendersi cura di due cose: dell’incominciare e del finire.¬†¬† A chi bene ha incominciato e bene finito, o non si nota, o si perdona il fiacco e l’insipido che passato fosse framezzo.
Galuppi, che volse il musicale concetto allo scherzo, al capriccio, al ridicolo, perfino alla scurrilità (di allora), alla buffoneria,  ebbe la singolarità di portare nel Ghetto degli Ebrei la lieta brigata della mascherata a cantarvi la Sinagoga, veder colà a centinaia gli stessi Ebrei sbucar con le teste alle loro finestrelle innumerabili, e sgangherarsi in risate, e far festa essi medesimi a quella musica, a quello spettacolo.
Ma il Buranello fu, con altrettanta disinvoltura serio, quando si trattò di avere a che fare col genere ecclesiastico, aborrendo le sfumature e gli infioramenti teatrali, rimproverando così i cantori:

“Questo avrei saputo scriverlo: non lo scrissi, dunque nol voglio; qui √® da sentirsi la nota sicura e pronta, non leccata n√© stirata n√© smorfiosa”.

Il maestro dotto non perisce mai.¬† Ma Galuppi ebbe a che fare pure con i denti avvelenati di Hasse e del Metastasio. Quest’ultimo scrisse di lui a Farinello in Spagna:

V’auguro felice la musica del Buranello, il quale per altro (secondo quello ch’io n’ho sentito) sar√† un ottimo maestro pei violini, pei violoni, e pei cantanti, ma cattivissimo mobile pei poeti.¬† Quand’egli scrive, pensa tanto alle parole quanto voi pensate a diventar Papa: e se ci pensasse non so se farebbe di pi√Ļ.¬† Ha una feconda miniera di idee, ma non tutte sue, e non sempre ben ricucite insieme.¬† Insomma non √® il mio Apostolo: per altro nel pubblico lo lascio nello stato di credito nel quale lo tengon quelli che giudicano colle orecchie e non coll’anima.(1749)

Ma a che è valso tale fiele?  Rossini docet : a nulla.

Due aneddoti relativi a Galuppi : ad un portinaio che lo fermava in teatro, mentre egli uscir ne volea fra il primo atto e il secondo, per lodargli le bellezze e il buon esito del primo, cavata una moneta e a lui porgendola, disse : “Amico, tu vuoi metterti al sicuro dell’atto secondo.”¬† Ad un Procuratore di San Marco, il quale, visitando l’Orfanotrofio degl’Incurabili, cui presiedeva, gli disse scherzosamente, mentr’egli il coro delle donzelle gli presentava : “Fortunato maestro fra tante amabili fanciulle!”¬† rispose ” Eccellenza, tanti fazzoletti a chi √® senza il naso” (“Storia della Musica Sacra” di F.Caffi).
Il necrologio sanitario segna la morte di Baldassarre Galuppi nel giorno 3 gennaio 1784, more veneto (cio√® 1785) alle ore 14: l’et√† di 79 anni circa: la malattia di febbre acuta putrida per mesi due, con decubito di mesi sette.
Di lui fu conservato un piccolo ritratto nel Seminario Patriarcale in Venezia. E vi si legge l’epigrafe:

Balthassar Galuppi, quem et Buranello ex domo dicunt, summis principibus quorum stipendiis fuit clarissimus, musices in Marciana Basilica moderator, obiit anno 1785, annos natus 82 (secondando l’errore di assegnare al 1703 la nascita).


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Bart