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Il sesso in politica

24 Ottobre 2009

Dobbiamo dircela tutta, senza ipocrisia.
Credete sinceramente che se un politico, magari anche sposato e con figli a carico, va con delle donne o con un trans o con un omosessuale, e si intrattenga con lui in un ambiento chiuso, ossia senza dare pubblico scandalo, se scoperto con metodi illeciti o quantomeno discutibili, sia obbligato a dare le dimissioni?
Questo lo potrei sostenere io (e mi guardo bene dal sostenerlo), che sono cattolico e metto la famiglia al primo posto nella scala dei valori sociali, ma non posso sentirmelo dire da chi è convinto di appartenere ad una società laica.
Altrimenti si è degli ipocriti. Punto e basta.

Mi domando a che pro vengono promosse campagne per togliere i diversi dall’emarginazione in cui sono relegati, se poi si condannano i rapporti sessuali intrattenuti tra omossessuali o con un trans o addirittura rapporti eterosessuali.
Nella società che taluni appelli e manifestazioni politiche auspicano, due omossessuali che stanno insieme, un trans che si offre ad un persona cosiddetta normale, o un uomo e una donna che si frequentano sessualmente in maniera discreta debbono ancora risponderne davanti a noi? Devono ancora essere crocifissi?

Se così è, queste manifestazioni sono solo folkloristiche e chi le appoggia non ci crede.

Io sono convinto che nessuno è colpevole della propria natura quando la propria natura non lo porta a violare le necessarie leggi che governano una convivenza civile. Solo la violazione delle leggi deve essere il presupposto per misurare la colpevolezza di ogni individuo.

Per esempio, esibire scene di sesso in pubblico è vietato dalla legge, e chi lo fa commette un reato. Un uomo pubblico, in particolare, deve guardarsi bene dal violare la legge, e perciò anche questo tipo di legge che riguarda i comportamenti sessuali in pubblico.

Ma se la sua diversità ricevuta dalla natura, e di cui non è affatto colpevole, egli la esercita sessualmente in un ambiente chiuso, chi vi si intromette viola lui la legge, ossia la privacy della sua vittima. Sono gli spioni, i guardoni, a dover essere perseguiti, non le vittime che, lecitamente comportandosi nella loro intimità, non violano alcuna legge.

E veniamo, dunque, ai fatti di questi giorni e di questi mesi.
Berlusconi è stato sorpreso nella sua intimità da un fotografo in cerca di scoop, poi è stato illecitamente registrato nella sua abitazione, addirittura nella sua camera da letto.

Ha infranto per caso la legge? Ha ricercato lui l’esibizione in pubblico o sono stati i guardoni a metterlo in piazza violando la legge?
Quale colpa si può attribuire a Berlusconi se un abusivo si è infiltrato nella sua vita privata e l’ha esibita a tutto il mondo?
Non vi è colpa alcuna da parte della vittima. Infatti, se non ci fosse stata la violazione della legge da parte degli spioni, la sua intimità sarebbe restata tale, addirittura salvaguardata dalla legge.

Lo stesso per Piero Marrazzo. Che reato ha mai compiuto andando ad un appuntamento con un transessuale? Avremmo avuto da ridire se si fosse intrattenuto con una donna diversa dalla moglie? Ha esibito in pubblico questa sua frequentazione?
No.
Quindi, affinché si debba dimettere, non basta questo suo comportamento sessuale. Occorre dell’altro. Occorre che si macchi di un reato.

Quando si dice che un uomo pubblico che frequenta ambienti di questo tipo, diventa ricattabile, si parla per astrazione, e la legge, soprattutto quella penale, non giudica per astrazione. Non si possono chiedere le dimissioni di un uomo pubblico sulla base di comportamenti ipotizzati e non avvenuti.

Soltanto se si prova che la ricattabilità si è concretizzata nei fatti, si possono, anzi si devono esigere le dimissioni dell’uomo pubblico. Ma fino a prova contraria, egli ha tutto il diritto di essere rispettato nella sua onorabilità, in quanto esente da illeciti.

La presunzione di innocenza è uno dei fondamenti della giustizia penale. La prevede l’art. 27 della Costituzione. Noi ce lo dimentichiamo e facciamo presto a gettare fango sulle persone. Nessuno merita fango finché non viene provata la sua colpevolezza con una sentenza passata in giudicato.

Esigere ed avere ottenuto, ad esempio, le dimissioni di fatto di Marrazzo (anche se le si sono chiamate sospensione dall’incarico) è stato un atto di violenza e di mortificazione nei confronti di una persona che, al momento, risulta innocente.

Poi staremo a vedere se compariranno dei reati. In questo caso, tutto cambierebbe, perchè, come ho scritto, un uomo pubblico non può violare la legge, come del resto non la può violare il cittadino.

Non facciamo, dunque, dei comportamenti sessuali delle persone pubbliche una assurda e ingiustificata – nella società di oggi – discriminante politica.
______________
P.S. Leggo solo ora (25 ottobre, ore 9,19) qui, quanto dichiarato da Vladimir Luxuria, riferendosi al Pd: «un partito bacchettone, che dà ragione a chi usa il privato per distruggere la gente». Non poteva dire meglio, ma aggiungo: non solo il Pd ma tutti coloro che si sono spesi per le battaglie civili. Il loro silenzio è vergognoso e ipocrita.

Articoli correlati

“Il colloquio e il pianto con la famiglia” di Maurizio Fortuna. Qui.

Qui si legge una dichiarazione di Piero Marrazzo: “Io non ho mai ricevuto pressioni dopo quella mattina di luglio, non sono stato ricattato, niente nei miei comportamenti politici ha risentito di forme esterne di condizionamento. Lo posso giurare davanti a tutti, davanti ai miei figli, a mia moglie… “.

“L’Italia pornocratica con famiglia componibile a piacere” di Marcello Veneziani. Qui.

“La sinistra imbarazzata si nasconde dietro un articolo” di Giordano Bruno Guerri, in cui si legge: “Trans o travestito che fosse, sia rispettato il compagno Marrazzo, almeno, per i suoi gusti sessuali: anche chi non li condivide, dovrebbe battersi fino all’ultimo perché li possa esercitare.” Qui.

“L’ordinanza di custodia dei carabinieri arrestati”. Qui.


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2 Comments

  1. Commento by giuliomozzi — 26 Ottobre 2009 @ 10:17

    Bartolomeo, domandi: “Credete sinceramente che se un politico, magari anche sposato e con figli a carico, va con delle donne o con un trans o con un omosessuale, e si intrattenga con lui in un ambiento chiuso, ossia senza dare pubblico scandalo, se scoperto con metodi illeciti o quantomeno discutibili, sia obbligato a dare le dimissioni?”.

    Rispondo: no.

    E ti domando: “Credi che se un politico si espone al ricatto possa restare lì dov’è?”.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 26 Ottobre 2009 @ 11:20

    Continuo qui, Giulio, la risposta che ho cominciato a darti sull post “Marrazzo come Leone”.
    Qui ti porto, dopo quello di Massimilano Parente, l’incipit dell’articolo che compare sul Fatto Quotidiano (http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578):

    “Piero Marrazzo si deve dimettere. Peccato: non governava male. Ma deve andarsene: la patetica manfrina dell’”autosospensione” in vista di un “percorso” che porterà chissà quando al passo d’addio è imbarazzante per tutti, ma soprattutto per lui, chiuso nel freezer in versione Findus. Se ha ceduto al ricatto anziché denunciare l’estorsione, non può più ricoprire una carica pubblica. Il fatto poi che sia stato ricattato per mesi getta un’ombra sul suo governo passato e anche su quello futuro. Ma l’unica cosa che non si può (più) dire è che sia sotto ricatto, ora che questo è stato smascherato e i suoi autori arrestati.”

    Avresti dovuto scrivere: Credi che se un politico SI E’ ESPOSTO al ricatto possa restare lì dov’è?

    Sì, perché le condizioni ambientali in cui il fatto è avvenuto (ne scrivo nel post: Marrazzo e la ricattabilità”) rendono comprensibile il suo comportamento.

    Ma torno a rispondere alla tua domanda: Per me è di tutta evidenza che Marrazzo non è più ricattabile. Lo si è sacrificato per la ragion di Stato, come scrivo nel Post “Marrazzo come Leone”.

    Se fosse stata una questione di integrità politica, perché allora non si è insistito a suo tempo sulle dimissioni di Bassolino? Bassolino, eccome se era ed è ancora ricattabile! Sai bene che ci sono indagini e indagini su di lui. Inoltre, il solo scandalo dell’immondizia (che attiene proprio all’azione politica) avrebbe dovuto essere più che sufficiente perché lo si obbligasse a dimettersi.

    I due pesi e le due misure dipendono dal fatto che occorreva mettere di fronte a Berlusconi un caso simile al suo e mostrare che il Pd aveva costretto il “peccatore” a dimettersi. Altrimenti non solo Marrazzo non si sarebbe dimesso, confermando la sua iniziale volontà di non farlo (aveva dichiarato: “Io non ho mai ricevuto pressioni dopo quella mattina di luglio, non sono stato ricattato, niente nei miei comportamenti politici ha risentito di forme esterne di condizionamento. Lo posso giurare davanti a tutti, davanti ai miei figli, a mia moglie… ” (qui: http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/marrazzo-spiato/marrazzo-intervista/marrazzo-intervista.html ), ma il Pd nemmeno le avrebbe pretese e vi avrebbe rinunciato allo stesso modo in cui aveva rinunciato a quelle di Bassolino, gravato di colpe ben più gravi.

    Ripeto anche a te che la mia difesa di Marrazzo resiste fino a che non si troverà che ha commesso un qualche reato (l’uso dell’auto blu? aspettiamo l’esito delle indagini), come ho già scritto: “Ovviamente: se, in difformità da quanto dichiarato, sul conto di Marrazzo emergessero reati legati a questa vicenda, commessi nella sua veste di presidente della regione, non di autosospensione si dovrebbe parlare ma di dimissioni, e immediate.”

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