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LETTERATURA: INCIPIT: Ada Zapperi Zucker: “La scuola delle catacombe”, racconti, Il Filo /Chronos editore, 2007

21 Marzo 2008

Godon, 6 dicembre 1939. XVII

Cara mamma,

Benché sia stanca morta, e il freddo mi abbia irrigidito anche le dita delle mani, non soltanto quelli dei piedi, non voglio passare la prima notte qui senza prima averti scritto due parole. Almeno per tranquillizzarti. Lo so che hai pensato tutto il giorno a me.
Ti assicuro che non è assolutamente il caso di preoccuparsi: infine, sono ancora in Italia!
Il viaggio di ieri è stato piuttosto lungo. Per fortuna avevo un libro da leggere, quello che mi hai voluto dare tu, prima di partire. Spero non ti offenderai se ti dico che era un po’ noioso. Sarà stato il continuo andirivieni della gente che saliva e scendeva a distogliermi… sta di fatto che non ricordo più cosa ho letto! Appena avrò tempo lo ricomincio daccapo. Promesso!
Nel tardo pomeriggio, come previsto e con estrema puntualità, sono arrivata a Bolzano. Alla stazione c’erano gli zii ad aspettarmi. Lo zio calzava un paio di stivali così lucidi che ci si poteva quasi specchiare, (li ho visti brillare già da lontano) e una divisa, credo nuova di zecca, che lo fa sembrare più quadrato di quanto non sia in realtà. Ha subito detto di essere di ritorno da una riunione di partito, quasi fosse stato necessario giustificarsi! Usciti dalla stazione, la grande sorpresa: una Balilla nuova fiammante che lo zio ha comprato da poco tempo. Lo sapevi? Io sono entusiasta. La prima volta che andavo in macchina. Prima di portarci a casa, appena passato il fiume, si è fermato davanti al Monumento alla Vittoria. Ci ha fatto scendere dalla macchina perché voleva che leggessi la scritta in latino, soffermandomi soprattutto su questa frase: “Qui educammo gli altri con la lingua1 con le leggi con le arti.” Un monumento magnifico, come ai tempi dei romani. Mi guardò con intenzione: il mio compito adesso è quello di insegnare a questa gente la lingua e la civiltà italiana!
Sulla stessa piazza ci sono le case dell’Incis, dove gli zii hanno un appartamento moderno, con una grandissima cucina e tre stanze molto spaziose. Un complesso di case volute da Mussolini, mi ha subito detto zia Lina, e abitato solo da statali italiani.
Zia Lina è stata tanto affettuosa. Mi ha coccolato neanche fossi stata una bambina piccola… si vede proprio che non ha figli. Ho avuto l’impressione che, nonostante il benessere, non sia molto felice. Ma tu ne sai più di me.
La sera non la finiva di prepararmi questo e quello, e ha riempito una borsa di roba da mangiare. Era assai inquieta, non ho capito perché.
Stamattina, assai presto, lo zio mi ha accompagnato alla stazione delle corriere e prima di partire, guardandomi serio serio negli occhi, mi ha detto queste testuali parole: “Stai molto attenta. Sei ancora molto giovane per imprese di questo genere, ma so che ce la farai. Hai buon sangue… non dimenticare di chi sei figlia e il grande compito che ti aspetta. Ma se dovesse accadere qualcosa, avvertimi subito.” Devo dire che non so proprio perché si facciano tante preoccupazioni, sia lui che la zia: infine, non vado nel deserto del Sahara! Ad ogni modo l’ho ringraziato; so che qui è una persona molto importante e anche se non mi è mai stato particolarmente simpatico, per quel suo tono autoritario che non smette neanche in casa, ho cercato di comportarmi bene, come mi hai raccomandato tu.
Dopo non ti dico quante curve, prima in pianura e poi, passata Chiusa, sempre in salita, fino a Godon, un paesino appollaiato sul cucuzzolo di una montagna, dimenticato da tutti, come mi è sembrato di primo acchito, sono arrivata che saranno state le undici del mattino. Fui l’unica a scendere, l’ultima rimasta nella corriera, dopo che man mano i pochi passeggeri saliti a Bolzano e in altre stazioni intermedie, erano arrivati a destinazione.
Qui c’è molta più neve che a Bolzano e, puoi credermi, un freddo che taglia la faccia.
Il paese è molto piccino, poche strade, due tre, deserte. Neanche un cane che abbaiasse. Non un bar, un’osteria aperta, un posto dei carabinieri, niente. Vidi la chiesetta e senza indugi mi avviai in quella direzione. Il parroco sa del mio arrivo; lui almeno mi stará aspettando, pensai. Lungo la strada non riuscii a scacciare la strana sensazione di essere osservata da dietro le finestre chiuse: più volte mi girai indietro credendo di sentire dei passi… non un’anima viva. Se non avessi avuto il senso della dignitá per la posizione che presto dovró ricoprire in questo paese, mi sarei messa a correre, tale era il malessere che man mano saliva dallo stomaco. Non so spiegarti perché, ma ho avuto l’impressione che tutti si fossero passati la voce: porte e finestre sprangate, non un essere umano in vista, neanche un cane per la strada. Ma questo l’ho giá detto. In fondo dovrebbero saperlo che oggi sarebbe arrivata la nuova maestra, non ti pare? Nessuno sembra curioso di vedermi, di conoscermi.
Il parroco appena mi presentai sgranò gli occhi. “Così giovane!” esclamò scuotendo la testa. “Sono maggiorenne e insegno giá da due anni.” Gli ho detto, ma non sembrò convinto. Lui è vecchio di almeno cinquant’anni, grasso, con una tonaca lucida e un fare untuoso che mi ha un po’ disturbato. Mi è sembrato un po’ falso. Ma forse sono ingiusta. Non so se avrei preferito un prete giovane. Per un uomo di Chiesa, l’età non ha nessuna importanza. (Mi sembra di sentire la tua voce).

1 Il monumento fu inaugurato nel ’28, ma già dal  ’23, con la legge Gentile, aveva avuto inizio l’italianizzazione progressiva della scuola sudtirolese, culminata, alla fine degli anni Venti, con la proibizione totale dell’uso della lingua tedesca sia in pubblico che in privato.

Scheda libroAutore: Ada Zapperi Zucker
Titolo: La scuola delle catacombe  – Racconti
Editore: Il Filo /Chronos ottobre 2007
Pagine: 117
Prezzo: 13€Contenuto:

Una storia che affiora lentamente, una storia che è la filigrana di questi racconti. Il Sudtirolo, la sua dualità che è, al tempo stesso, la sua essenza. Cinque racconti costruiti sulle emozioni, sulle sensazioni di vita dei personaggi, sulle loro vicende umane… E attraverso tutto questo, intrecciati a ogni sensazione, emergono conflitti più grandi. In due parole: italiani o tedeschi? Un dualismo anche linguistico nel quale si esprime in ultima analisi anche la dualitá dell’autrice, in una visione che infine restituisce il senso profondo di un’intima riconciliazione. L’importanza di una pacificazione faticosamente ricercata e perseguita, non già come punto di approdo ma come costante e profonda tensione.

Biografia: Ada Zapperi Zucker è nata a Catania ma vive da molti anni in Germania.Dopo aver studiato pianoforte e canto a Roma si è diplomata e laureata a Vienna. Ha collaborato al Dizionario Biografico degli Italiani dell’Istituto Treccani, all’Enciclopedia dello Spettacolo e all’Enciclopedia Universo. Cantante lirica ha anche studiato pittura. Nel 2006 ha vinto il Concorso letterario C.Rasa di Cerda, nel 2007 il premio G.Cingari di Reggio Calabria e nel 2008 il premio Elsa Morante di Roma.
La Scuola delle catacombe è la sua prima pubblicazione.

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5 Comments

  1. Comment di Felice Muolo — 22 Marzo 2008 @ 16:39

    Semplicemente incantevole, signora Zucker, complimenti!

    Bart, spero che tu sia contento quanto me che la mia idea abbia preso piede, grazie alla tua intraprendenza però.

  2. Comment di Bartolomeo Di Monaco — 22 Marzo 2008 @ 18:57

    Contentissimo.

    Buona Pasqua a te e a tutti i lettori e collaboratori.

  3. Comment di Felice Muolo — 23 Marzo 2008 @ 11:04

    Bene. Ho fatto una buona azione.

    BUONA PASQUA anche a te alla tua famiglia.

  4. Comment di Annalisa Bruni — 25 Marzo 2008 @ 14:55

    Ho avuto modo di leggere, apprezzare e poi anche di presentare il volume a Bressanone. Non si tratta “solo” di racconti: nelle pagine di Ada Zucker Zapperi si concentra l’atmosfera, la storia recente delle genti (delle donne in particolare) di una terra (il Sudtirolo) di cui si sa ancora poco, al di là di quanto ci permettono le nostre vacanze estive e invernali, spesso vissute in modo superficiale. Sono grata ad Ada che me l’ha fatta conoscere.

  5. Comment di Miranda Alberti — 13 Luglio 2008 @ 13:24

    La scuola delle catacombe, un racconto che sa mirabilmente coniugare la leggerezza dell’ingenuità della maestrina con la drammaticità dell’oppressione. Una sintesi che mi fa metaforicamente pensare alla neve (del Tirolo), bianca, leggera e innocente eppur freddamente tragica per chi là deve vivere. L’impedire di parlare la propria è una delle forme di oppressione che lede la dignità della persona nel profondo … questo dovrebbe essere oggi un fatto indiscutibile … e invece, ci si prova sempre e di nuovo, di fare politica discriminatoria con la lingua … non c’è peggior sordo di chi non vuol capire!

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart