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LETTERATURA: INCIPIT: Annalisa BRUNI: “Della felicità donnesca e altri racconti”, Nova Charta, 2008

29 Febbraio 2008

 

INDICE

 

Prefazione di Mario Scognamiglio
Introduzione di Stefano Brugnolo
Libro nuovo d’amore
Memorie di una bibliotecaria “furiosa”
Professione lettore
Della felicità donnesca.  Una fantarecensione
Alfabeto cromatico
Da qui

 

Libro nuovo d’amore

 

Quando sono venuti a prendermi la mia gioia era tale che sono stato scosso da lunghi brividi. Dalla testa sono scesi fino al piede, lungo tutto il dorso. E non solo perché ho sentito dita affusolate stringermi con delicatezza le costole e mani vellutate accarezzarmi la pelle e sfiorarmi i nervi e calde, morbide braccia accogliermi con un affetto quasi reverenziale. Vivo talmente recluso, ormai, che assaporo come un dono di Dio qualunque occasione mi venga offerta per uscire da questa affollata solitudine. Forse dovrei rassegnarmi, come molti miei compagni di stanza hanno già fatto da tempo. Forse dovrei accettare di essere passato di moda – e da secoli, lo so bene – ma la nostalgia è troppa, non mi permette di dimenticare. Quando sei stato al centro dell’attenzione, amato e ricercato da tutti, come è accaduto a me per un tempo che credevo non dovesse finire mai, è difficile, quasi impossibile accettare l’oblio. Ti senti abbandonato, tradito, vilipeso.
Quando sono venuti a prendermi ho pensato, ecco, qualcuno ha di nuovo bisogno di me. Chissà cosa mi succederà questa volta, ho pensato. Mi porteranno in quella che chiamano sala di lettura, dove abitano certi miei amici molto più fortunati? Accade ancora, anche se sempre più di rado. Oppure hanno in serbo per me una nuova seduta nello studio fotografico? Ne esco esausto, ma è sempre meglio di niente. O forse pensano di impormi un ennesimo intervento di restauro: sanare qualche ruga, cucire qui, stirare là, ripulire, deacidificare, disinfestare; magari qualche altra nuova diavoleria… Ho una lunghissima esperienza in materia, ormai.
La verità è che accetterei qualsiasi cosa, pur di non tornare in quel deposito, dove soffoco assiepato come sono in mezzo a quella folla assordante. Gli uomini dicono “stretti come sardine in scatola” e invece dovrebbero dire “stretti come libri su un palchetto”. Si soffoca, tra polvere, aria viziata e odore di muffa. C’è da impazzire, poi, per il continuo ronzio di tutti gli altri che mi stanno addosso, fianco a fianco, notte e giorno, senza tregua: poemi, liriche, storie universali, trattati, pamphlets, discorsi, dialoghi, manuali, diari di viaggio, epistolari e chissà cos’altro. Ognuno vuol dire la sua. Chi chiede aiuto, chi si lamenta per i tarli che lo rodono, chi per le muffe che lo intaccano, chi ancora non vuol accettare la realtà e continua a ideare piani di fuga, destinati all’inevitabile fallimento. Di privacy, no, non se ne parla.
Io invece ho trovato, con il passare dei decenni, un modo per sopravvivere. Cerco di pensare il meno possibile a questo presente che avvilisce la mia dignità o al possibile futuro che non voglio nemmeno tentare di immaginare. Mi rifugio nel passato, nel mio fulgido passato e lascio fluire i ricordi. Dolcissimi ricordi. Così riesco quasi a far rivivere chi mi ha generato, novello Zeus, come Athena, partorendomi dalla sua testa. Quel Caio Baldassarre Olimpo Alessandri da Sassoferrato, imponente già nel nome. L’essenza e la bellezza del mio corpo, per quanto non più giovane, le devo a lui. Lui e lui soltanto ha saputo creare i versi che hanno fatto di me un messaggero d’amore per quasi due secoli e che hanno fatto lacrimare e sospirare infinite schiere di paggi, fanciulle, cavalieri, dame, nobiluomini, ma anche cortigiane, mercanti, ruffiane[i] e non poche tonache.

 

Madonna si ve guardo fiso fiso
Non incolpate me ma sol voi stessa
Perché nelli occhi havete el paradiso
Con la superna gloria a voi concessa
Le perle in bocca dove nasce el riso
Che m’ha nel pecto vostro l’alma impressa

 

Avrà certo sospirato un poco quel lavorante nel comporre in tipografia, nel 1522, questi e altri versi che porto dentro di me. Non mi sono ancora presentato? Imperdonabile: Libro nuouo damore in laude de madonna Camilla: bella quanto el sole ardente. Mattinate bellissime. Stra[m]botti limati. Capitoli tersi. Madrigaletti. Ca[n]zone. Epistole. Sonetti. Prosa. Frottole. Barzelette (in ottavo, 68 carte) per servirvi[ii].
Dicevo: avrà sospirato quel lavorante di Marchiò Sessa e Piero de Ravani, magari spacciando, in bottega, la sua commozione quale corollario del fastidioso, cronico raffreddore causato dall’umidità dell’autunno veneziano. Sono certo, invece, che gli occhi lucidi e il naso gocciolante del brav’uomo non fossero soltanto effetti del clima lagunare, ma si potessero imputare in gran parte alla tempesta emotiva che ero io a scatenare, io con la mia sola esistenza. Con la forza della mia poesia.
Alcuni hanno criticato la sconvenienza del tema, lo so bene, e tali rimproveri hanno messo a dura prova la reputazione del mio autore, che, poetando, ricreava la sua mente affaticata dagli studi della filosofia. Ma che male c’è, dico io, a scrivere per diletto rime amorose e cantarle accompagnandosi col liuto, allietando amici e commensali?
I vili detrattori, appagati soltanto dalla maldicenza e rosi dall’invidia per il successo che il mio creatore conobbe in vita, immagino non abbiano mai conosciuto l’amore, se non si sono lasciati avvincere dalla soavità di questi versi:

 

Quando ridendo forma le parole
Per gran dolcezza el marmo intenerisce
Et per sentirla non camina el sole
Tanto la chiara voce la dolcisce
Però sequir sempre el mio cor vole
Poi che de sua beltà ciascun stupisce
Poi cha vederla ognun la mente lima
Che fra le belle, e, de beltà la prima.

 

Dicevano che Olimpo fosse un provinciale, che la sua produzione poetica fosse “umile et bassa”, perché popolareggiante, e qualche critico dei vostri contemporanei lo bollò addirittura come “facile poeta di piazza”[iii]. Tutto a causa del suo non esiguo pubblico, ovviamente, anche se, per sua difesa egli ebbe a scrivere, nell’avvertenza posta in calce ad un altro suo libro di poesie cantabili[iv]: “et si lo eloquio mio, le mie inornate parolette non sono secondo el dritto ordine de la celebrata lingua toscana non ve meravigliate discreti lettori […] la composizione mia, candidi lettori, è secondo la mia dolce e cara patria: dove son inteso et non curo andare altrove“.
Modestia (o civetteria?) paragonabile soltanto a quella di colui che fingeva di rivolgersi ai suoi soli 25 lettori! Le composizioni di frate Olimpo (eh, già, perché apparteneva all’ordine dei minori conventuali) ben presto valicarono invece i confini delle Marche e da Ancona si diffusero a Perugia e poi, contaminate con il dialetto locale, approdarono a Venezia ottenendo una vasta diffusione.
E predicando predicando, da Sassoferrato passando di città in città, oltre ai sermoni recitava e cantava i suoi sonetti e strambotti d’amore e rispondeva, a chi lo rimproverava d’oscenità per la sua condotta, invocando l’esempio del grande Petrarca “canonico di Padova”[v]. Non a caso, alla fine del testo che racchiudo, i lettori sono messi in guardia contro le malelingue perché “tantum pagina lasciva, sed vita proba et pudica“.


[i] Com’ebbe a scrivere  Tommaso Garzoni nella sua Piazza universale di tutte le professioni del mondo, in Venetia, appresso Pietro Maria Bertano, 1638.
[ii] Caio Baldassarre Olimpo Alessandri, Libro nuouo damore in laude de madonna Camilla: bella quanto el sole ardente. Mattinate bellissime. Stra[m]botti limati. Capitoli tersi. Madrigaletti. Ca[n]zone. Epistole. Sonetti. Prosa. Frottole. Barzellette, Stampado in Venetia, per Marchio Sessa & Piero de Rauani compagni, 1522
[iii] Si tratta di Carlo Dionisotti, cfr. il catalogo della mostra “La vita nei libri. Edizioni illustrate a stampa del Quattro e Cinquecento dalla Fondazione Cini”, tenutasi a Venezia, Sale Monumentali della Biblioteca Nazionale Marciana, dal 13 giugno al 30 settembre, 2003, p. 238, scheda di Chiara Callegari.
[iv] Caio Baldassarre Olimpo Alessandri, Gloria damore […] Strambotti de laude, Mattinate, Littere damore, Prosa, Sonetti, Capitoli Egloghe […], Stampado in Venetia per Marchiò Sessa & Piero de Rauani compagni del M.CCCCC.XX.II. adi.XXII. Octobrio, c. 36 v.
[v] Rino Avesani, Alessandri, Caio Baldassare Olimpo da Sassoferrato , voce di: Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 2, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1960, pp. 162-166.

 

Scheda del libro:

 

Autore: Annalisa Bruni
Titolo: Della felicità donnesca e altri racconti.
Editore:  Nova Charta, 2008, Padova. (Cimelia narrativa, n. 1)
ISBN: 978-88-95047-05-8
Pagine: XVI, 77 p., ill.
Prezzo: € 10

 

Contenuto: Sei racconti che ci svelano angoli segreti del mondo delle biblioteche, del libro e della lettura, esplorati con uno sguardo del tutto particolare: quello dell’universo femminile. Non è certo un caso, infatti, se chi opera nelle istituzioni bibliotecarie appartiene per la grande maggioranza a quello che troppo spesso è stato definito “il sesso debole” e se tutte le statistiche confermano, di anno in anno, che proprio il genere femminile annovera i lettori più “forti”.  Le donne hanno, infatti, un rapporto speciale, e molto intimo, con i libri, la lettura e con i luoghi ad essa deputati. Annalisa Bruni ce lo racconta, con la sua usuale ed elegante ironia.

 

Annalisa Bruni, veneziana, ha esordito nel 2002 con la raccolta di racconti Storie di libridine, Edizioni della Laguna (finalista al Premio Settembrini-Regione Veneto 2003). Nel 2005 ha pubblicato la sua seconda raccolta di racconti Altri squilibri (Edizioni Helvetia). Nel 2006 ha pubblicato il racconto Langenwang (Fondazione Querini Stampalia, Venezia). Laureata in lettere, pubblicista, iscritta alla S. I. A. E., è funzionaria alla Biblioteca Nazionale Marciana. Ha scritto radiodrammi e sceneggiature radiofoniche. Tiene corsi e lezioni di scrittura creativa dal 1998. È attivamente impegnata nella promozione del libro e della lettura.
http://www.annalisabruni.com/

 

PER ACQUISTI E PRENOTAZIONI:
Nova Charta sas · Via dietro Duomo, 22 · 35139 Padova Italy · tel. 049657574 · 0498780842


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4 Comments

  1. Comment di Annalisa Bruni — 29 Febbraio 2008 @ 15:24

    Ringrazio vivamente Bartolomeo Di Monaco per aver segnalato su questo sito la mia terza raccolta di racconti, appena uscita.

  2. Comment di Bartolomeo Di Monaco — 29 Febbraio 2008 @ 18:28

    E’ stato un piacere Annalisa. Spero che questo spazio venga utilizzato sempre più massicciamente tanto dagli editori che dagli autori stessi, inviandomi l’incipit in word delle loro opere, + scheda libro, contenuto, dati autore.

  3. Comment di Ada Zucker — 2 Marzo 2008 @ 11:00

    un ottimo inizio che invita a leggere il resto. Scrittura limpida, raffinata, colta… un piacere unico in tempi come questi. Un vero gioiello da godere, da centellinare.

  4. Comment di lucia — 6 Marzo 2008 @ 10:48

    I racconti li ho letti tutti, meritano. Hanno una storia, dei personaggi, uno stile, la leggerezza. Che altro vogliamo? Un Lucano?

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