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LETTERATURA: INCIPIT: Federico Platania: “Il primo sangue”, Fernandel 2008

23 Febbraio 2008

 Ci sono sempre più insetti al mondo. Non te ne rendi conto, ma ogni giorno che passa ci sono più insetti. Solo pochi di più. Aumentano un po’ per volta, così non te ne accorgi.
Un giorno però diventeranno così tanti che non potrai più fare finta di niente. Aprirai la finestra e vedrai un muro di vespe, zanzare e mosche davanti a te. Allora capirai tutto di colpo. Sarà così che andrà il giorno in cui finirai tutti i tuoi soldi, un euro alla volta, magari solo un centesimo alla volta. All’inizio non te ne accorgerai. Poi un giorno perderai il lavoro, i tuoi genitori saranno morti, non ci sarà più nessuno che potrà darti una mano. Allora ti dirai «per un po’ posso tirare avanti con i soldi sotto il materasso». Alzerai il materasso e ti accorgerai che i soldi sono già finiti. E così ti renderai conto di non avere più niente. Ti guarderai allo specchio e ti vedrai per quello che sei: un disperato, un cane disperato costretto a vivere in mezzo alla strada, mentre intorno volano tutte le mosche e le zanzare del mondo. Tutto il cielo sarà pieno di insetti e tu sarai un povero disperato e ti chiederai «Ma come è potuto succedere tutto questo? Dove ero io, che non mi sono accorto di niente?». E invece ecco, centesimo dopo centesimo, euro dopo euro, mosca dopo mosca, la fine del mondo è arrivata.

Poche cose mi mettono tristezza come l’odore dei panni stesi. Tutta la casa sa di umido quando mia madre fa la lavatrice, e sembra di respirare sapone. Casa nostra è un buco, quando c’è lo stendino di mezzo è un buco dove non si cammina. L’unico posto dove si possono mettere i panni ad asciugare è tra il divano letto dove dormo e il cucinino. All’alba vedo mia madre che gira intorno allo stendino con la tazzina tra le mani per arrivare a portarmi il caffè. Tutta la notte ho respirato aria umida e sapone, così anche il caffè sa di sapone. E tutto insieme manda lo stesso odore delle buste del discount, quelle che porto su quando aiuto mia madre a fare la spesa. Penso sempre che certi odori non me li toglierò mai di dosso.

Quando non riesco a dormire mi fisso a guardare i panni messi ad asciugare. Le mutande mie, di mio padre, di mia madre siamo io, mio padre e mia madre appesi allo stendino. Vedo me, mio padre e mia madre attaccati ai fili con le mollette. Siamo lì, non abbiamo faccia, siamo bianchicci e porosi, come le mutande, come le canottiere. Quando sembra che siamo troppo sporchi per continuare, arriva qualcosa che ci mette in lavatrice e ricominciamo da capo. Puliti come prima, solo un po’ più consumati, un po’ più vicini a quel momento in cui qualcosa ci prenderà e ci butterà via. Nel frattempo ce ne stiamo appesi lì, mentre passa la notte.
Il lampione, o la luna quando c’è, illuminano lo stendino dalle fessure della serranda. Nel buio della stanza, allora, c’è solo il bianco dei panni stesi. Quelle notti lì, quando c’è la luna, tutto è bianco e triste e sa di sapone che costa poco.

§

Dall’oblò di vetro delle porte a spinta si affaccia il solito tipo che viene sempre a quest’ora. Bussa. Il pugliese esce dalla cucina e urla «È chiuso». «Ma è mezzogiorno e mezzo!», dice il tipo indicando un orologio che non riusciamo a vedere. «È mezzogiorno e venticinque – fa il pugliese – fra cinque minuti apriamo». Io mi allaccio meglio il grembiule dietro i fianchi e continuo a sistemare le coppe con l’insalata sul bancone dei contorni.
«Che palle questo, oh – dice il pugliese rientrando – tutti i giorni ‘sta storia».
Maurizio ride mentre porta la prima vasca di pasta sul bancone riscaldato dei primi. «Roba da matti – dice – so’ morti de fame come noi e ci trattano come camerieri».
Mi giro di scatto verso di lui. «Perché? Quanto guadagna un impiegato di questi?», chiedo velocemente. Maurizio chiude gli occhi, alza le spalle, come a dire “quanto vuoi che guadagna…”, ma secondo me non lo sa neanche lui.
Finisco di sistemare i contorni e torno in cucina. «Quanto guadagnano gli impiegati che lavorano qui?», chiedo al pugliese.
«Andrea Andrea – mi fa il rumeno colpendomi con un mestolo di legno sulla testa – sempre soldi qui dentro… sempre soldi…».
Il pugliese alza le spalle. «Mille e cinquecento al mese se li portano a casa, secondo me», fa poi. «Netti?», chiedo io.
«Ma quale milleccinque?», dice Maurizio buttando la seconda tornata di pasta nel bollitore. «E no allora», dice il pugliese.
«Beh mica tanto alla fine», fa il rumeno. «Quando facevo operaio con tutti i lavoretti in nero prendevo di più…».
«Hai capito?», fa il pugliese, «e poi si lamentano pure ‘sti stranieri di merda». Ride e dà un pugno sulla spalla del rumeno. Io guardo per terra, non dico niente. Il rumeno scherza pure lui e gli mette il braccio attorno al collo. «Boni, che andate a fini’ dentro l’acqua bollente», dice Fabio.
«Stranieri! Senti chi parla! – dice Maurizio al pugliese – te vieni dalla Calabria Saudita».
«Io sono pugliese, mica calabrese, ‘gnorante».
«È uguale, siete tutti uguali».
«Ma insomma quanto guadagnano?», chiedo io un’altra volta.
«Aaaah, Andre’ che palle – mi dice Maurizio – ma che voi fa’ l’impiegato pure te? Te ce vedo bene co’ la giacca e la cravatta».
«Belo Andrea con la cravatta», dice il rumeno e mi appoggia il mestolo sotto al collo facendo finta di annodarmelo. «E piantala», gli dico, scansandolo con la mano. Quello ride. «Aiuto! – dice – tuti contro il rumeno!». Fa finta di scappare. In cucina adesso ridono tutti, pure Fabio che in genere non ride mai.
«Ma quale rumeno, quale pugliese, quale italiano – dice Maurizio andando ad aprire la porta della mensa – qua dentro semo tutti morti de fame e basta».
«Ce l’avete fatta!», dice il tipo che viene sempre in anticipo, prendendo di corsa il vassoio e le posate. Io sto già dietro al bancone dei primi, pronto a dargli la solita pasta in bianco che mangia tutti i giorni.

Scheda del libro
Autore: Federico Platania
Titolo:  Il primo sangue
Editore: Fernandel
Pagine: 128
Prezzo: € 12,00
Uscita: febbraio 2008
Isbn:    978-88-87433-89-0

Una dannazione senza pentimento, un delitto senza castigo

Il libro: Andrea vive insieme ai genitori in condizioni economiche precarie, in un quartiere popolare alla periferia di Roma.
È ossessionato dai tanti “disperati” – extra‑comunitari, zingari, barboni, persone che vivono in condizioni estreme – che incontra per strada o in autobus andando e tornando dal lavoro. Un giorno entra nella sua vita Francesco, figlio di un ricco industriale milanese, e tra i due, nonostante lo stile di vita e l’estrazione sociale così diversa, nasce un’imprevista amicizia: le loro collere individuali si incontrano e tutto prende fuoco.
Nel crescendo degli avvenimenti Andrea accetterà, in cambio di denaro, di diventare il braccio armato del piano di morte di Francesco, che progetta l’omicidio del padre per ottenerne l’eredità. Per Andrea potrebbe essere l’occasione per allontanare da sé lo spettro della povertà, dell’indigenza, quella desolazione urbana con cui si scontra ogni giorno.
Un romanzo crudo che racconta la ferocia della disperazione e nel contempo delinea i tratti di una periferia sempre più masochista, una waste land dove il denaro, che appare come l’unica via d’uscita, incrocia tragicamente la strada della violenza.

L’autore: Federico Platania (Roma, 1971) ha già pubblicato Buon lavoro. Dodici storie a tempo indeterminato (Fernandel, 2006). Fa parte del gruppo de “I libri in testa” ed è il curatore del progetto http://www.samuelbeckett.it/.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart