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LETTERATURA: INCIPIT: Marco Innocenti: “Diario di un accalappiacani”, Flaccovio, 2007

31 Gennaio 2008

Capitolo uno

Cani randagi

1

Mi svegliò una lingua ruvida che mi leccava la mano.
Feci un sobbalzo, e di colpo mi ritrovai seduto sulla panchina, con il muso di un bastardello peloso a un palmo dalla faccia.

Stavo dormendo profondamente e quella enorme lingua umida non fu certo un bel risveglio. Dallo sguardo il cane pareva innocuo. Lo carezzai sulla testa bianca, dove spiccava una macchia marrone sopra gli occhi. Poi, richiamato da un odore di cibo portato dal vento, l’animale perse ogni interesse per me e trotterellò verso le cucine di Villa Ombra.
Malgrado quella carezza, non potevo certo dirmi amico dei cani. Ero uno degli ausiliari del pmlcr, il Programma Municipale per la Lotta ai Cani Randagi, voluto dal Governatore in persona. Da quando era scoppiata la crisi, la città si era popolata di cani randagi. La gente che non abitava nei quartieri alti aveva appena i soldi per comprarsi da mangiare. Figurarsi se poteva sfamare cani, gatti, porcellini d’India e roditori di ogni specie.
Passi per i gatti. Passi per i criceti. Ma i cani no. Con la fame che avevano, capitò che due bastardi incarogniti sbranassero un ragazzo, in un parco della periferia occidentale.
Non era soltanto colpa della crisi. Anche la riforma dell’edilizia ci aveva messo del suo. La Giunta di Zena aveva fatto radere al suolo molte vecchie villette di periferia e la gente s’era ammassata nei block, i nuovi palazzoni di cemento armato che erano come giganteschi alveari. Nei block non esistevano cortili, c’erano a malapena piccoli terrazzi e finestre strette come fessure, così i padroni dovettero abbandonare i cani in strada dalla mattina alla sera. Migliaia di cani senza tetto né cuccia erano costretti a gironzolare tutto il giorno, si accoppiavano e si moltiplicavano a dismisura.
Tra i morti di fame e di freddo delle baraccopoli di cartone e lamiera lungo la Ferrovia Centrale, c’era chi catturava i cani e li ammazzava per mangiarli. Oppure li scuoiavano per farne scarpe e guanti. Anche certe industrie della periferia zeneize usavano i cani. Dalle ossa ricavavano colla.

2

Dopo la morte del ragazzo, il Governatore proclamò lo stato d’emergenza.
La Giunta di Zena si riunì in gran fretta e decretò d’urgenza che bisognava dare ai cani abbandonati una caccia senza quartiere.
«I cani randagi sono nemici degli uomini e parassiti della società», dichiarò il Governatore. «La pietà religiosa ci impedisce di eliminarli fisicamente. Però li interneremo nei canili municipali. Chi vorrà, potrà portarseli a casa. Basta pagare una tassa e dimostrare di poter mantenere il cane senza alcun fastidio per la comunità».
Quello del ragazzo sbranato non era stato il primo caso di randagi che aggredivano esseri umani. Ma fu l’unico a fare scalpore. Si trattava del figlio dei Sommariva, conosciuti in tutta la città. Possedevano una catena di farmacie e abitavano nel quartiere residenziale di Nova Zena. Per i bambini delle baracche a ridosso della Ferrovia, che morivano per i morsi dei cani rabbiosi, non si era mai mosso nessuno. Figurarsi il Governatore, che per nascondere le catapecchie agli occhi dei passeggeri che arrivavano in treno a Zena, aveva fatto sistemare una fila di enormi cartelloni pubblicitari lungo i binari. Così quel mondo parallelo, quel gigantesco fungo meticcio che negli anni era cresciuto come una pianta selvatica con le sue discariche velenose, le sue strade fangose e le sue prostitute bambine, non era stato estirpato ma era diventato invisibile. Ma chi le scorgeva anche una volta soltanto, non poteva più dimenticare quelle baracche dove l’inverno non conosceva il tepore delle case borghesi e il sole d’estate si accaniva fino a prosciugare le lacrime più amare.

3

Il decreto contro il randagismo fu approvato dalla Giunta senza voti contrari.
L’opposizione strillò un po’, il telegiornale della sera mostrò qualcuno tirar fuori dei cartelli di protesta, ma poi anche i più focosi si astennero e si ritrovarono con i nemici di pochi istanti prima ad assaggiare tartine e bere un cocktail al buffet del Palazzo Municipale.

«L’accalappiacani è una funzione svolta da persone autorizzate del pmlcr per il recupero di animali vaganti, ritrovati sul suolo pubblico. Il servizio si effettua nelle ore serali e notturne ma può essere attivato in qualsiasi momento del giorno, su richiesta di veterinari appartenenti all’Ordine o di comuni cittadini.
Coloro che trovano un cane vagante hanno obbligo, pena sanzione pecuniaria, di farne tempestiva segnalazione al pmlcr; sarà compito del personale attivarsi per il recupero dell’animale. La legge prevede che tutti gli animali recuperati siano ricoverati nei canili sanitari municipali di Zena e di Bìsola, dove i veterinari del pmlcr effettueranno le profilassi necessarie e il tatuaggio di riconoscimento. Gli animali saranno quindi trasferiti nei rifugi dei canili.
Si stabilisce inoltre che gli accalappiacani siano reperibili ventiquattro ore su ventiquattro, mentre i veterinari, al termine dell’orario di ufficio, sono soggetti a turni di reperibilità per il recupero degli animali feriti».

 

Nota Biobibliografica.
Marco Innocenti nasce a Pisa nel 1966. Vive a Firenze, dove collabora con alcune agenzie di pubblicità come copywriter. Negli anni ’90 si dedica ai fumetti: pubblica storie brevi sulla rivista “Schizzo” e crea il personaggio dell’investigatore privato “Lenin”, protagonista di una serie di albi. Esordisce in narrativa con il romanzo Contro il resto del mondo (Baldini & Castoldi, 2000) e vince il premio Euroclub-Linus, riservato agli autori under 35. I personaggi di questa opera prima sono ripresi in Ladri di stelle (Manni, 2005), che ottiene la Segnalazione Speciale Premio Pisa. Marco Innocenti è inoltre autore di libri per l’infanzia, editi da Giunti Junior.
Nel 2008 pubblicherà per Dario Flaccovio Editore il romanzo La città degli uomini soli.

 

Scheda del libro
Autore: Marco Innocenti
Titolo: Diario di un accalappiacani
Editore: Dario Flaccovio
Collana: Tempora
Anno di edizione: 2007
Pagine: 184
Prezzo: 12,50 euro
Pagina web dedicata al libro

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart