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LETTERATURA: INCIPIT: Roberto Michilli: “Fate il vostro gioco”, Fernandel, 2008

27 Marzo 2008

 Ma sa che è proprio una bella trappoletta quella che ha sulle ginocchia? E’ un computer, vero? Come dice? Un lap-top Zenith, ho capito. E’ grande come una macchina per scrivere portatile e deve pesare all’incirca lo stesso. Quanto? Sei chili? Eccezionale. Si porta in giro senza problemi, immagino. E’ proprio un bell’oggetto. Non ne avevo mai visti così. Ho avuto a che fare con uno di quei cosi, in passato, ma era il 1979, quattordici anni fa, ed era molto diverso da questo. Io però l’ho distolta da quello che stava facendo. Mi scusi, la prego, sono proprio un maleducato, ma vedere quel computer mi ha fatto ripensare a quando stavo davanti al mio, e infilavo numeri su numeri  dentro quella macchina vorace… Quanto tempo mi ci è voluto! … No, non lo usavo per il mio lavoro. Si trattava, come dire, di un progetto collaterale… E’ una storia che mi piacerebbe raccontarle, ma vedo che lei ha da fare, è da quando è entrato nello scompartimento che smanetta su quella tastiera e non voglio farle perdere tempo. Come dice? Non sta facendo niente di importante e lo ha acceso solo per vincere la noia di un lungo viaggio in treno? Be’, in questo caso…
Mi dica, ha mai giocato d’azzardo, lei? Probabilmente sì. Almeno un pokerino tra amici l’avrà fatto; forse sarà anche andato al casinò, qualche volta. Sono esperienze normali. Per me, invece, è diverso. Il gioco  d’azzardo ha segnato la mia vita. Al tavolo verde mi sono mangiato un patrimonio, come si diceva una volta;  meglio: me ne sono mangiati due, perché dopo aver dilapidato il mio mi sono giocato anche quasi tutto quello di mia moglie.
A un certo punto, però,  ho smesso, anche se ormai era tardi, troppo tardi per molte cose. E per uno strano capriccio del caso, quello stesso gioco d’azzardo che m’aveva rovinato mi ha poi permesso di sopravvivere. Sì, perché quando ho smesso di giocare ho fatto il croupier nei casinò di mezzo mondo, e in seguito ho anche ricoperto incarichi direttivi in alcuni dei più importanti. Sono passato dall’altra parte della barricata, come si suol dire, e per oltre trentacinque anni, fino a pochi mesi fa, quando sono andato in pensione, è stato il vizio degli altri a darmi di che vivere.
Mi  sono chiesto spesso perché tanta gente ami l’azzardo. Ho cominciato  a chiedermelo, per la verità, solo quando ho smesso di giocare e sono passato, come dire, sull’altra sponda, a guardare gli altri che lo facevano. È stato solo allora, infatti, che ho avuto il tempo e la voglia di farmi queste domande. Eh sì, perché quando ci sei dentro, giochi e basta, non stai lì ad analizzarti, a porti interrogativi. D’altra parte, se uno è in grado di osservarsi, di tentare una riflessione su ciò che sta facendo, è segno che il demone non lo tiene del tutto in pugno, oppure che è in via di guarigione. No, quando la scimmia ce l’hai addosso, pensi solo a darle ciò che vuole, cerchi solo  di soddisfarla, quella bestia, e non ci riesci mai, peraltro, perché se giochi stai male e se  non giochi  stai peggio. È una droga come le altre, bisogna avere il coraggio di ammetterlo. Come gli stupefacenti, il tabacco e l’alcool, l’azzardo crea dipendenza: si ha bisogno di quell’emozione per continuare a vivere. E così come le dosi delle droghe  devono essere via via aumentate perché l’assuefazione ne attenua gli effetti, anche nel gioco si ha bisogno di rischiare sempre di più.

SCHEDA LIBROAutore:       Roberto Michilli
Titolo:         Fate il vostro gioco
Editore:       Fernandel
Anno:          2008
ISBN:           978-88-87433-97-5
Pagine:        128
Prezzo:       Euro 12,00
CONTENUTO: E’ possibile elaborare un sistema infallibile per vincere alla roulette? In tutte le epoche questo è stato il sogno di tanti giocatori, che per realizzarlo hanno utilizzato i metodi più disparati. Ma grazie alla capacità di calcolo dei computer, e a informazioni che solo chi lavora in un casinò può possedere, il protagonista di questo romanzo mette a punto un ingegnoso sistema in grado di calcolare gli impercettibili difetti che sono presenti in ogni roulette, per poi sfruttarli a proprio favore. Ambientato nell’epoca pionieristica dei primi personal computer, il romanzo è la storia di un giocatore dostoevskiano che, dopo aver sperperato la propria fortuna, passa dall’altra parte della barricata e fa carriera in un casinò, fino a quando la passione per il gioco non lo porta a tentare, ancora una volta, di battere la roulette.
L’AUTORE: Roberto Michilli è nato a Campli (Teramo) nel 1949. Vive a Teramo. Ha pubblicato alcune raccolte di poesie e il romanzo Desideri (Fenandel, 2005). I suoi racconti sono apparsi in antologie e su riviste letterarie quali “L’Area di Broca”, “Il Banco di lettura”, “Caffè Michelangiolo”, “ClanDestino”, “Fernandel”, “Il primo amore”. Ha vinto il premio Teramo ed è stato finalista al premio Assisi. Ha scritto testi teatrali e ha tradotto dal francese e dall’inglese (Mallarmé, Keats e altri).

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1 commento

  1. Comment di Checo 71 — 17 Aprile 2008 @ 12:17

    Un libro in vinile con una puntina che graffia l’anima. Giri che non sono 33, come la voce di un medico, perchè dal male dell’anima non si guarisce, ma si trova la forza della sfida.ò Un’emozione che lascia l’orma e la scia di un’esistenza.
    Una lettura che mette fame…di puntare su se stessi.

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart