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Insieme Risorgimento e Resistenza per una nuova Norimberga

17 Dicembre 2013

Immaginativi una madre (l’Italia) che viene chiamata all’obitorio per riconoscere uno dei suoi figli (la giustizia) e quando levano il lenzuolo, lo vede tutto sfracellato e quasi irriconoscibile. Piange, si addolora, si dispera. Pensa all’auto pirata, magari guidata da un ubriaco che l’ha ridotto così e si lamenta che ancora non si sia giunti a trovare un rimedio.

Ho pensato a questa immagine nei giorni scorsi quando ho letto le frequentazioni che stanno emergendo trattenute dal giudice Antonio Esposito, colui che, invocando il diritto, lo ha nei fatti sfracellato quando per la soddisfazione espressa più volte nei giorni precedenti la sentenza, è riuscito a condannare definitivamente Silvio Berlusconi, un politico, ma soprattutto un cittadino da lui fortemente odiato.
E mi sono chiesto come possa ancora ricoprire il suo ruolo, e perché nessuno alzi forte la voce per gridare allo scandalo.

Ma la giustizia l’hanno ridotta in brandelli e irriconoscibile altri giudici di alto livello, a partire da quell’Alfonso Quaranta che ha piegato ai suoi voleri il diritto costituzionale aiutando Napolitano nella distruzione dei nastri.

Sul punto Napolitano ha torto marcio. Non vi è alcun dubbio che egli si è adoperato per aiutare Mancino, imputato a Palermo. Le prove erano già emerse dalle confidenze del suo defunto segretario D’Ambrosio a Mancino, e soprattutto dai fatti che hanno confermato quelle confidenze. Tutti i vertici della magistratura si sono mossi, dopo la lettera di Napolitano. L’intervento era destinato ad avocare a qualcuno più compiacente e disponibile il processo. Si deve a Pietro Grasso, l’attuale e inadatto presidente del senato, se l’operazione è stata stroncata e Napolitano non ha potuto raggiungere lo scopo. Ci sarebbe da domandarsi se la poltrona assegnata a Grasso non sia – sia pure involontariamente – un prezzo che qualcuno ha sentito il dovere – anche se non richiesto – di pagare affinché la verità sia distrutta dal tempo come sono stati distrutti i famigerati e “scottanti” nastri.

Ma Esposito!… Ancora oggi si parla dello stalliere di Berlusconi, Mangano, inviato, secondo i giudici, in missione ad Arcore dalla mafia. Quanto sa della mafia e che tipo di rapporti ha avuto il giudice della cassazione Esposito, ove fossero vere le dichiarazioni a riguardo anche troppo esplicite circa i suoi interessi personalmente difesi e tutelati grazie a tali rapporti di amicizie (alcuni rappresentanti di questi rapporti – non dimentichiamocene –  sono già in carcere)? Esposito ci farà sapere, ovviamente,  che lui al processo che lo riguarda è chiamato solo come testimone. A questo proposito: ci andrà oppure si avvarrà di qualche tutela inventata lì per lì dalla casta, come sta succedendo al dux maximo Napolitano? Ma ciò che si legge in questi giorni sulla stampa ci è più che sufficiente, ove  quelle voci corrispondessero al vero, per esprimergli tutta la nostra indignazione e riprovazione (voci, ripeto, registrate come lo furono le anticipazioni che Esposito avanzò alla stampa prima che fossero scritte le motivazioni della sentenza che condannò Silvio Berlusconi!).

La magistratura è una casta, una casta che indigna molti, anzi moltissimi cittadini e talmente arrogante, presuntuosa e chiusa in se stessa che potrebbe fare di un loro assassino (è un metafora, ovviamente) un innocente da innalzare sugli altari. Non dimentichiamo che cosa è diventata la magistratura qui da noi, come dimostrano ogni giorno gli imprenditori stranieri che si tengono alla larga dall’Italia come se vi dominasse la peste.

Guardate che cosa è stato capace di combinare, facendo il gioco delle tre carte, come se avesse allestito un banchetto in piazza del mercato, il giudice della consulta Alfonso Quaranta (che mi auguro già comodamente seduto ai giardinetti pubblici a giocare con le barchette) quando ha ordinato la distruzione dei nastri.

Che cos’altro dobbiamo attenderci prima di mandarli tutti a casa con il voto in primavera, dopo che anche Napolitano si comporta ogni giorno come se la costituzione se la fosse messa sotto i piedi e si considera un monarca (del resto non somiglia, da sempre, come una goccia d’acqua, ad un sovrano che è esistito in carne ed ossa: Umberto II, il re sabaudo cacciato in esilio dopo il referendum tra repubblica e monarchia?).

Occorre costruire un movimento che abbia come titolo quello di questo articolo: Risorgimento e Resistenza per un nuova Norimberga.

Per quanto mi riguarda, desidero dare un’avvertimento a coloro che pensassero di impormi la sordina. Non riusciranno a mettermi il silenziatore. Potrò anche dire delle sciocchezze (e a chi non succede?) ma io sono nato nel 1942 quando il fascismo subiva i primi crolli. Ho vissuto, sia pure bambino, il piacere della libertà e non intendo che mi sia sottratto da nessuno. Quindi, se le asprezze che uso (ma mi sembra di rispettare anche troppo il codice penale e la buona educazione) ad esempio nei confronti di Napolitano, di qualche politico, di alcuni magistrati, di alcuni giornalisti in mutande, ed essi sono vogliosi di mettermi la museruola con la minaccia di qualche querela, sappiano questi vigliacchi che non ho paura. Si accomodino. Il mio odio e la mia rabbia nei loro confronti non hanno più limiti, riguardi e confini. È sterminata!

Ho 72 anni il prossimo 14 gennaio, poco più di un mese fa ho subito un infarto, non ho proprietà immobiliari né tesoretti qui o all’estero a cui aggrapparsi per arricchirsi ancora di più alle mie spalle. Sul conto corrente ho una cifra che fa ridere i polli, e non credo che la mia pensione (ridottasi poiché sacrificata ad un investimento sbagliato) possa essere decurtata di un quinto per fare ancora più gonfi i forzieri di Napolitano, di Esposito, di Quaranta, e dei giornalisti al servizio di Napolitano e compagnia cantante. Questi giornalisti, di cui spesso ho fatto il nome, di questi costituzionalisti che ho spesso negativamente citato, hanno il mio disprezzo più malvagio e cinico. Li vorrei tutti alla gogna a subire gli sputi del popolo (compreso il mio sputo, che farei diventare, all’uopo, catarroso e puzzolente), popolo derubato, umiliato e sfruttato al solo vantaggio del loro arricchimento personale. I politici giusti si contano sulle dita di una mano, e mi viene in mente Mariotto Segni, il quale da quella rivoluzione referendaria non ha tratto una lira e non è stato capace neppure di sfruttarla a suo vantaggio politicamente. Eppure è lui che ha determinato la fine della pasticciona prima repubblica, mica lo ha fatto – come molti credono – Mani Pulite. È un autentico imbroglio, poiché Mani Pulite non ha fatto altro che facilitare l’ascesa al governo del  Pci, compromesso come tutti gli altri, ma il solo, secondo Mani Pulite, che potesse assicurargli i privilegi in atto, ed anzi, come è accaduto, di rinforzarglieli. La dimostrazione più semplice di ciò che dico sta proprio nel fatto che dopo Mani Pulite la corruzione in tutti i campi, non solo in politica, è aumentata a dismisura, e addirittura non ha più vergogna, al punto che è sotto gli occhi di tutti.

Mi  querelino, dunque. Sapendo che sono disposto a tutto. Il carcere non mi fa paura. Vi andrò a testa alta, conservando l’orgoglio e il rispetto dei miei familiari. Al processo rifiuterò di servirmi di un avvocato, sia pure l’avvocato d’ufficio, e mi difenderò soltanto e unicamente dimostrando le mie ragioni con una semplice e argomentata lettera. Il giudice considererà le mie ragioni e la mia insolita procedura di difesa con lettera al di fuori del codice di proceduta penale? Pazienza. Il torto sarà suo, poiché egli, se si comportasse così, ha ignorato colpevolmente un principio fondamentale del diritto naturale: ossia non ha voluto tenere conto che soltanto a me, cittadino libero, spetta il diritto di difendermi secondo e nel rispetto di una mia scelta personale e inviolabile. I codici di procedura sia civile che penale sono utili per ben altre cose, ma sono inutili per questa mia difesa che potrebbe riguardarmi.

Mandino pure alle quattro di mattina, come fecero con Enzo Tortora, le forze dell’ordine munite di manette ed io offrirò, dopo una mia liberale e sacrosanta protesta, i miei polsi. Di più non potrò fare, lo so. Ma sarà la mia persona rinchiusa dietro le sbarre di una prigione a dare l’esempio della mia libertà. E spero anche di quella alla quale tutti noi abbiamo diritto.


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2 Comments

  1. Comment di fiammetta mauri — 17 Dicembre 2013 @ 15:32

    Caro signor Bartolomeo Di Monaco,

    il suo punto di forza è stato sempre la fiducia nella Nèmesi. Fiducia ben riposta proprio perchè fondata. da parte sua, sull’attento svolgersi dei fatti, sulla loro origine sul loro epilogo. Lasci stare Norimberga. Non esiste campo di grano senza zizzania. Questa. lei dirà, ha preso il sopravvento. Forse. All’interno delle istituzioni e ovunque ci sono però decine e decine di uomini retti che, pur vivendo gomito a gomito con uominitorti e storti, vanno nel loro lavoro dritti per la via. Lasci stare la galera. Continui questa magnfica rassegna stampa commentata. In molti ne usufruiamo con profitto. Grazie.

  2. Comment di Bartolomeo Di Monaco — 17 Dicembre 2013 @ 19:25

    La ringrazio per le sue ultime parole, soprattutto perché mi danno forza e coraggio in un momento difficile per la mia vita. So bene che ci sono uomini giusti anche in politica, ma ciò che mi irrita è la loro moderazione (silenzio?) in un momento in cui le libertà e i diritti vengono calpestati. Non riesco a perdonare le manipolazioni tollerate, ad esempio, della verità e della giustizia (ha letto quali spregevoli rapporti teneva il giudice Esposito, che, ove provati, dovrebbero essere motivo della sua espulsione dalla magistratura con ignominia, come la si dava agli ufficiali traditori?). Detesto ciò che va sotto lo spregiativo nome di doppiopesismo. Proprio non lo sopporto, mi dà il voltastomaco e stento a credere che l’umanità sia costituita anche da uomini simili. L’ho ricordato altre volte: da giovane ho fatto tante battaglie. Chi mi ha conosciuto e mi legge ancora, ne scriva, lo prego tanto, affinché non appaiano delle millanterie. Non mi sono fermato davanti a niente, purché prevalessero gli interessi dei più deboli. Lo avrà capito: fossi stato io il capo dello Stato, non sarei andato né all’Ernani né alla Traviata. Manifestazioni dove si fa sfoggio del lusso e del potere. Non ci sarei andato non per far torto al grande Giuseppe Verdi, ma per solidarizzare con le sofferenze e le privazioni del popolo italiano. Tra tante stupidaggini che attribuisco a Napolitano, per me questa è la più grande. Anzi, non è una stupidaggine, ma il segno di una incarnazione che ci è toccata di vivere, attraverso di lui, proprio a noi poveri italiani: quella della reviviscenza di Maria Antonietta e di Luigi VI.
    A lei che è così gentile ed educata, devo confessarle che da qualche tempo sono cambiato. Sono diventato meno indulgente. Sono cattivo, un cristiano cattivo, e forse neppure più un cristiano, che Dio mi perdoni. Avrà letto in uno dei commenti a Le nozze di Cana e i mercanti del Tempio, quello inaspettato di mio figlio (che poi ha continuato a scrivermi in privato per non tediare i lettori). Cerca di aiutarmi ad essere indulgente e porta tanti esempi del Vangelo, ma io ora non sto dalla parte di Gesù, ma dalla parte del Dio biblico, violento e vendicativo. Mio figlio mi scrive che nell’Orto degli Ulivi Gesù tolse di mano la spada ai suoi discepoli che volevano difenderlo e con uno dei suoi tanti miracoli, riattaccò l’orecchio al soldato che lo aveva perduto per mano dei suoi discepoli. Mi sto allontanando dal Gesù che porge l’altra guancia. Quando mi presenterò davanti a lui, vedremo se all’interno dell’Uno e Trino, che è poi la divinità di noi cristiani, il Padre mi giustificherà e mi difenderà davanti al Figlio, portando a mia scusante gli orribili scempi che stiamo vivendo, non più in un periodo di barbarie, come poteva avvenire al tempo delle Fuga degli ebrei dall’Egitto, ma in periodo in cui la democrazia è stata scoperta ed assunta come modello di convivenza. Cosa abbiamo mai fatto per avere un presidente che pur di sedere sulla poltrona dei Savoia, il giorno in cui il popolo grida la sua sofferenza si veste con gli abiti migliori (e così pure la sua signora) e si va a godersi la bella serata per ricevere il tributo dei mercanti del tempio? Cosa abbiamo mai fatto mentre chi non fa poco o nulla guadagna fior di quattrini che nemmno riesce a spendere e nello stesso tempo famiglie di bravi lavoratori sono costrette al lasciare la propria casa pignorata e a dormire sotto i ponti? Non posso avere pietà, mi dispiace, e soprattutto mi dispiace per mio figlio che mi chiede di averne. Commentando Scalfari, gli ho proposto di lanciare dal suo giornale la proposta che tutti i politici e i ricconi del potere economico si adattino, fino a che non siamo usciti definitivamente dalla crisi, a vivere con poco (la mensilità di un funzionario bancario?) e a versare l’abbondante sovrappiù su di un fondo destinato ad alleviare la povertà. Amministrato da chi? Non certo da questi manutengoli. Io ho molta fiducia nei missionari, gli unici che godono e godranno del mio rispetto. Chiamiamo qualcuno di loro (che so, un gruppo di comboniani?) e affidiamogli l’amministrazione caritatevole di questo fondo. Crede che una cosa simile sarà mai lanciata da Scalfari (così disistimato da Pannunzio) o da altri giornalisti sfruttatori del popolo? Mai, fiammetta. Non leggerà mai una proposta simile! I ricchi ci tengono a restare ricchi e dei poveri nemmeno conoscono l’esistenza. Credono che siano pecore custodite nel loro ovile e da mettere sotto la custodia dei cani.
    Concludo dicendo che vorrei avere la sua speranza. Grazie.

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart