Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone

TUTTI I MIEI LIBRI SU AMAZON qui

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui

Kawabata, Yasunari

20 Aprile 2020

La casa delle belle addormentate

La casa delle belle addormentate

Scrittore tradotto in tutto il mondo, vincitore nel 1968 del premio Nobel, si tolse la vita il 14 aprile 1972. Scrisse romanzi, racconti, saggi letterari, testi per il teatro e per il cinema.
Ci occuperemo di questo suo breve romanzo (o lungo racconto) scritto nel 1961, nella traduzione di Mario Teti.
Un vecchio è accolto da una tenutaria nella ‘casa delle belle addormentate’ dove si è recato su suggerimento di un amico, il vecchio Kiga, per trascorrervi una notte in compagnia di una di esse: “Disse di andarvi quando non poteva più sopportare la disperazione della vecchiaia”. Sono ragazze che se ne stanno addormentate a disposizione di qualche vecchio “non più maschio”. Eguchi, il protagonista, ha sessantasette anni, e “non era ancora uno di quelli che la donna diceva ‘ospiti di cui si può essere tranquilli’.”; “La bruttezza della vecchiaia si appressava, e lui non riteneva lontana la miseria dei vecchi ospiti che frequentavano quella casa.”.
Assisteremo dunque all’avvio di una malinconica e inesorabile vecchiaia, che il protagonista sente arrivare e tenta di allontanare affidandosi alla vicinanza di una giovane ragazza.
Eccolo il tema. Si possono fuggire le leggi della natura? Si può fuggire o anche solo rallentare la vecchiaia che bussa alla nostra porta?
La storia si fa da subito avvincente ma anche inquietante, desolata: “Eguchi non era venuto per metterne a nudo i peccati né per sconvolgerne le regole. Anche la scarsa forza con cui in lui agiva la curiosità, era già miseria della vecchiaia.”.
La tenutaria gli ha consegnato la chiave per entrare nella stanza della ragazza. Vi si reca ansioso e pieno di curiosità: “Richiusa la porta a chiave, Eguchi lasciò cadere la tenda e abbassò lo sguardo sulla ragazza che dormiva. Non fingeva, si udiva inequivocabile il respiro profondo di chi dorme. All’imprevista bellezza della ragazza, il vecchio trattenne il fiato. Non la sola bellezza era imprevista, ma la sua giovinezza: rivolta verso la porta, sul fianco sinistro, di lei non emergeva che il viso, il corpo non si scorgeva, ma forse non aveva neppure vent’anni. Nel petto del vecchio Eguchi fu come se battesse un altro cuore.”.
Pare di trovarsi di fronte ad un dipinto di vecchio con la ragazza, come la giovane figlia che offre il suo seno al vecchio padre nel dipinto “Le sette opere di misericordia” di Caravaggio.
Eguchi entra nel letto e la osserva mentre lei continua a dormire completamente nuda, ne disegna le forme e la posizione del corpo, così come fa un pittore col suo pennello. Dà perfino colore alla sua carnagione. Si ha la sensazione che i modi della pittura e della scrittura si incontrino e si accompagnino: “Gli occhi del vecchio si accorsero che il rosso caldo del sangue, via via più intenso verso la punta delle dita, era presente anche nel lobo dell’orecchio della ragazza e faceva capolino fra i capelli. Anche quel rosso nel lobo dell’orecchio rivelava la freschezza della ragazza: il vecchio Eguchi ne ebbe una fitta al petto.”.
Sono le fitte che la giovinezza, soprattutto di una ragazza, procura ad un vecchio al tramonto della vita, i cui sensi si appesantiscono e appassiscono. Un tentativo, con quegli sguardi contemplativi, di iniettare dentro di sé ancora sensazioni vitali.

Non sono, quelli a cui assistiamo, semplici istanti, come potrebbe apparire, ma un lungo e profondo processo di rammemorazione alla ricerca, si potrebbe dire con Proust, del tempo perduto.
L’autore in quel momento ha quasi l’età del suo protagonista e la sua partecipazione a quell’indagine di speranza ma anche di amarezza, è palpabile: “Eguchi sprofondò in un senso di solitudine e insieme di tristezza. Ma più ancora che tristezza e solitudine era lo sconforto raggelante della vecchiaia; che, nei riguardi della ragazza fragrante di giovane calore, si trasformò in compassione e tenerezza.”.
Ormai è come se avesse interiorizzato quel corpo giovane e nudo, il quale, entrato in qualche modo nel suo sangue, alternava in lui momenti di tristezza e momenti di esaltazione: “Il naso e le labbra di lei, supina e inanimata, illuminata dalla luce sul soffitto, brillavano di gioventù. Sollevò la mano sinistra e se la portò alla bocca. Sembrò che volesse mettersi in bocca la punta dell’indice, come se fosse il suo modo abituale di dormire, ma lo accostò soltanto alle labbra. Bastò perché queste si schiudessero lasciando intravedere i denti. Non respirava più col naso ma con la bocca: il suo respiro parve leggermente più rapido. Eguchi pensò che si sentisse oppressa. Ma non doveva essere così: le labbra dischiuse, le guance parvero attraversate da un sorriso.”.
Kawabata sta disegnando con il corpo della ragazza uno stato d’animo.
La sua scrittura è lieve, sommessa, un sussurro. Il tempo procede con la lentezza desiderata da chi sta per arrivare alla fine della vita.
Consentono, questa lentezza e questa flemma, un ritorno al passato, al godimento di momenti che furono fuggevoli ma felici.
Eguchi, non dimentichiamolo, è ancora disteso a fianco della ragazza dormiente (perché resti in quello stato le viene somministrata una forte dose di sonnifero e da quel momento è in balia del vecchio che dorme con lei) e sembra che tra quel corpo nudo e il vecchio ci sia un trapasso di vita che resuscita e ravviva il passato. Una specie di elisir prodotto dal semplice contatto e dalla semplice contemplazione: “Ma era raro che rammentasse con tanta chiarezza come quella sera. Forse era stimolato dalla giovinezza della ragazza che ora dormiva al suo fianco.”.
Trascorsa la nottata l’uomo se ne torna a casa. Pare non pensare più a quell’esperienza allorché riceve la telefonata della tenutaria che gli suggerisce di trascorrere un’altra notte nella sua casa. Il vecchio ne avverte lo stimolo e accetta.
Avrebbe voluto avvisare la donna che questa volta avrebbe preferito avere al suo fianco una ragazza, sì, nuda, però anche sveglia. Ma le parole gli restano in gola: “Quanto più strana era la regola, tanto più rigorosamente la si doveva osservare. Se la si fosse infranta una sola volta, la casa sarebbe diventata uno degli innumerevoli postriboli. Sia la triste preghiera dei vecchi che i sogni tentatori sarebbero scomparsi.”.
La tenutaria l’accoglie avvertendolo: “La ragazza di questa sera è più esperta di quella dell’altra volta.”. Più esperta? Ma che cosa vuol dire, se dorme sempre, le domanda Eguchi, ma la donna non fa altro che dargli la chiave della stanza in cui dovrà trascorrere la nottata con la ragazza.
Si ha la sensazione di essere in presenza di una qualche malia (la “camera dei segreti”; “Anche Eguchi a poco a poco era stato preso dalla forza magica delle ragazze costrette al sonno.”) la quale porti gradualmente, attraverso un’ascesa mistica, alla verità. Quale verità? Il rapporto tra la vecchiaia e la giovinezza? Un qualche legame che lo rende indissolubile? Un rapporto onnipresente tra la vita e la morte? La sua immodificabilità? Una funzione escatologica della beltà femminile? Una catarsi?: “I vecchi che visitavano segretamente la casa delle ‘belle addormentate’ sembravano cercarvi, oltre la semplice consolazione per la giovinezza perduta, qualcosa che facesse loro dimenticare le colpe di un’intera esistenza.”; “La giovane pelle e il profumo delle ragazze erano forse perdono e consolazione per quei poveri vecchi.”.

Tante sono le domande che sorgono nella mente del lettore, che si trova di fronte ad una situazione del tutto speciale: “Le ragazze addormentate che non parlavano, parlavano forse come piaceva ai vecchi.”; “Era forse, quello, un comodo trastullo per la vecchiaia, un facile ringiovanimento, ma nel suo fondo era celato ciò che, pur rimpianto, non ritornava, ciò che, per quanto si lottasse, non poteva essere restituito.”; “Quello che la ragazza comunicava a Eguchi era il flusso della vita, il ritmo della vita, il fascino della vita; era, per un vecchio, la vita ritrovata.”.
Le ragazze con cui si in trattiene, ammirandole e osservandole nei loro innocenti movimenti, sono come una sorgente dalla quale ritorna, fresca e rinnovata, l’esistenza trascorsa del vecchio, restituendogli la pienezza dei ricordi e la dolcezza della vita.
Ci sarà una terza volta, infatti. È un flusso che si è avviato e deve raggiungere la sua completezza. Forse un rituale al termine del quale avremo una risposta e una soluzione.
Nel suo lento e sommesso procedere, i sottili fili della storia assumono via via sempre più consistenza, come diventassero i rami di una pianta di cui ancora non si distingue il tronco che li sorregge e li nutre: “Quando Eguchi andò per la terza volta nella casa delle ‘belle addormentate’ erano passati otto giorni dalla seconda. Fra la prima e la seconda erano passati quindici giorni: l’intervallo si era ridotto della metà.”.
Il rapporto resta vivificante anche quando si fa strada il pensiero di un qualche collegamento con la morte. È un pensiero che nasce, pare, solo in Eguchi, ed è assente del tutto negli altri: “Sembrava ci fosse qualcosa di triste nel giovane corpo delle ragazze, qualcosa che suscitava nei vecchi il sentimento della morte. No, di tutti i frequentatori della casa, Eguchi era forse uno dei più sensibili; la maggior parte dei vecchi pensava soltanto a suggere la giovinezza dalla ragazza dormiente, a godersi la donna che non si svegliava.”.
Entrando nella camera segreta, sempre, qualunque sia la ragazza e qualunque sia la sua età, l’uomo avverte il profumo di donna. Ha ciò un significato? Perché l’autore lo sottolinea? La donna che sta chiusa in quella stanza, dormiente, è forse simile alla primavera, pronta e generosa a distribuire i suoi fiori e i suoi colori? Lì tutto risorge, e forse, lì tutto ritorna al principio: “Rimase per un po’ così, a occhi chiusi anche perché l’odore della ragazza era particolarmente intenso. Si dice che nulla al mondo più dei profumi richiami le passate memorie, ma quello era forse troppo dolce e intenso. Gli rammentava soltanto l’odore di latte dei neonati. Benché i due odori fossero completamente diversi, si trattava probabilmente di odori fondamentali del genere umano.”.
L’odore di donna, e la donna stessa, si confermano, anche se sommessamente, centrali: “Sin dall’antichità erano esistiti vecchi che avevano considerato la fragranza delle fanciulle come un elisir di lunga vita e d’eterna giovinezza.”; “A tentare l’uomo, nei più profondi gironi infernali, sembra esserci il corpo della donna.”.
La natura, in questo processo di identificazione e di conoscenza, è sempre presente con il rumore del mare che è lì vicino, quando rumoroso nel frangersi contro la scogliera, quando silente: “Al vecchio apparve il mare oscuro e vasto in cui il nevischio cadendo si scioglieva. Un grande rapace simile a un’aquila con una preda insanguinata nel rostro volava in cerchi radenti sull’acqua.”; “Si giunse al nuovo anno, il mare era in tempesta come in pieno inverno. Sulla terraferma, il vento non aveva gran forza.”.
Si ha ogni tanto la sensazione di trovarsi di fronte ad una storia resa strana e misteriosa da una qualche simbologia e narrazione metaforica. Vita e morte in qualche modo si intrecciano nella interiorità dei protagonisti. La ragazza dormiente può essere essa stessa contemporaneamente sorgente di vita e trapasso verso la morte (una di esse sarà trovata morta), come il vecchio può essere colui che, pur sicuro della inevitabile morte, cerca una via che lo riporti alla giovinezza.
A questa considerazione ci induce il processo che si mantiene costantemente lento della mutazione in corso, non solo nell’uomo ma anche nella dormiente, i cui gesti inconsapevoli in realtà sono tracce di una partecipazione all’eterno gioco della vita.
Nelle minute fessure che si aprono a seguito di questa esperienza, e a seguito della inaspettata sua conclusione, si può perfino misurare il ciclo eterno in cui, tragicamente, è stata coinvolta l’umanità.


Letto 434 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart