Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone

TUTTI I MIEI LIBRI SU AMAZON qui

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download gratuito VIVERE CON L'ACUFENE.

La bella Camilla (4a e ultima puntata)

24 Marzo 2008

di Tiziana Canali
[Tiziana Canali, insegnante nella scuola primaria, è autrice di sussidiari, letture e libri per le vacanze. Collabora ai progetti didattici della Mondadori. Ha scritto: “Il topo Codadritta cambia casa e prende moglie”, M. Del Bucchia, 1997]

Capitolo diciottesimo

Cuore materno

Camilla è tutta sporca di fango, di sangue e di polvere; alla sua pelliccia si sono appiccicati i pungitopo, la coda è tutta annodata e spiegazzata e la zampa appena guarita le fa un male terribile.
Ma, per quanto possa sembrare strano, tutto questo non la interessa: ha riunito i cuccioli accanto a sé e sta cercando di consolarli. Li lecca, liscia loro la pelliccia, strofina il muso su quei piccoli musetti impauriti e disperati e con le zampe cerca di riunirli sempre più vicini in modo che possano sentire il calore del suo corpo e l’affetto che esce dal suo cuore. Nella mente le rimbombano martellanti le ultime parole di Rosita “Camilla… i miei cuccioli…” e un velo di lacrime offusca l’azzurro dei suoi occhi impauriti.
Io mi avvicino ai piccoli e cerco di far loro compagnia perché si sentano meno soli. Sono arrivati anche gli altri, sbucando fuori da ogni parte. Tutti sono tristi e sconcertati, nessuno riesce a capire cosa è successo.
Isotta osa chiedere:- Rosita… Rosita… che cosa… dov’è…
Nessuno risponde, tutti tacciono.
Camilla alza lo sguardo e mi fissa sgomenta facendomi intendere di parlare.
Io rabbrividisco, sento mancarmi le penne sulle zampe, ma mi faccio coraggio e inizio il mio triste racconto descrivendo nei particolari quello strano animale che si è portato via Rosita.
Nessuno tra gli animali del bosco conosce quella strana specie amica dei cani e nessuno sa spiegarsi cosa era successo.
Solo Camilla ha tutto chiaro e miagola piangendo di disperazione:- Quello strano animale non è un animale! Nessun animale sarebbe così crudele! Quello era… Quello era.. – e le parole le mancano per la rabbia ed il rancore – Quello era un uomo! Un umano! Ha ucciso Rosita  e se l’è portata via!
Camilla continuò a miagolare sgomenta per molto tempo, mentre gli animali del bosco rimangono tristi e sconsolati al loro posto in silenzio.
Nel frattempo, anche il cielo pare udire quel lamento, quella disperazione e così si copre di nuvole nere, quasi volesse castigare il mondo per quanto è accaduto.
I primi goccioloni cominciano a cadere sulla radura coperta dal silenzio: colpiscono i cuccioli come se volessero togliere loro di dosso il sangue e il dolore di quella giornata tremenda.
Gli animali si allontanano un ad uno composti e addolorati, senza fare rumore.
Camilla smette di miagolare, osserva il cielo gonfio di pioggia, si pulisce la pelliccia velocemente e ordina ai cuccioli di infilarsi nella tana. Lei li segue certa di quale fosse il suo destino.
Io mi affaccio all’imboccatura della tana per salutarli e vedo una scena che mi colpisce profondamente, una scena triste, ma dolce allo stesso tempo, una scena unica e bellissima.
Camilla si accovaccia sul terriccio, allungandosi maestosa tra le foglie secche; poi, con la zampina ancora dolorante per lo sforzo compiuto, li invita a raggiungerla: i cuccioli si dispongono uno vicino all’altro e poggiano il muso stanco e triste sulla pancia calda e soffice della gatta che li riscalda con la sua pelliccia leccandoli ritmicamente senza mai smettere. I piccoli, cullati dal costante battito del cuore, si addormentano e nel sonno sul loro musetto triste sembra affacciarsi un nuovo senso di gioia e di felicità.
Camilla soddisfatta mi strizza un occhio di cielo ed io la saluto con un frullo d’ali e poi mi dileguo raggiungendo il mio nido tra i cespugli.
Non riesco a riposare, perché ho davanti agli occhi l’immagine di Rosita colpita a morte, la paura e il dolore dei cuccioli.  Sento ancora il fragore di quello scoppio e il latrare dei cani e mi si arruffano tutte le penne. L’unico pensiero che mi solleva l’animo è aver visto Camilla insieme ai cuccioli! Non avrei mai pensato che una duchessa potesse essere tanto dolce e materna!

Capitolo diciannovesimo

Camilla mamma a tempo pieno

I giorni passano uno dopo l’altro e Camilla è diventata una mamma a tempo pieno: accudisce i cuccioli, li porta in giro ed insegna loro molte cose. I volpacchiotti, superati i primi momenti di tristezza e di dolore, la seguono e le obbediscono. Sono veramente contenti!
Giocano con lei a nascondino, la rincorrono tra l’erba e soprattutto amano ascoltare i suoi lunghi racconti di gatta vissuta. Anche loro le raccontano molte delle avventure che hanno vissuto nel bosco insieme alla mamma oppure le parlano di lei, di quanto era bella e gentile, di quanto ancora ne sentano la mancanza.
Camilla, da parte sua, fa il possibile per tenere allegri quei birbanti cercando di allevarli come si conviene a delle volpi degne di questo nome.
Adesso non fa più caso alla pelliccia, ai baffetti, alle ciglia, non ne ha più il tempo ed anche se la grazia e l’eleganza traspaiono da ogni suo movimento, da ogni sua azione, è ora più disinvolta e pronta a tutto.
Noi tutti cerchiamo di aiutarla come possiamo: Isotta cucina pietanze e marmellate squisite, Casimiro raccoglie le noci e con queste prepara un infuso speciale e misterioso ottimo per ottenere un pelo lucido e forte per affrontare il rigore invernale. Le volpi infatti non vanno in letargo e quindi devono cacciare anche quando fa molto freddo e così la loro pelliccia deve essere spessa e bella folta. Anche Camilla lo usa e devo dire che dà dei risultati sorprendenti!
Ne ho chiesto un pochino anch’io di quel miscuglio, si, per infoltire le mie penne, soprattutto sul dietro. Infatti, ora che sono appena ricresciute hanno bisogno di essere rinforzate!
Sussurro, che nel frattempo è riuscita, con l’aiuto del tasso, a procurarsi un altro paio di sassolini lisci e piatti, tiene compagnia ai piccoli raccontando i fatti e i misfatti del bosco. Ora che riesce a parlare senza sdrucciolare è diventata una pettegola eccezionale. Chiacchiera, chiacchiera, dalla mattina alla sera, sparlando a destra e a sinistra senza ritegno. Io, anche se sono del mestiere, non riesco a starle dietro! Forse perché non mi interessa più come prima intrufolarmi nei fatti degli altri! Non starò mica invecchiando? No, credo proprio di no! Ci mancherebbe altro! Non ho ancora trovato moglie!!!!!
Anche per il tasso non c’è scampo: tutti i momenti deve correre appresso ai volpacchiotti perché ne combinano una dietro l’altra: o mangiano troppo in fretta e poi sente loro la pancia, o corrono dietro al porcospino infilandosi i suoi aculei nel naso, o cadono a capofitto nel ruscello mentre cercano di acciuffare i pesci sul fondale o… o… o…
Insomma la vita nel bosco è davvero molto movimentata!
La bella Camilla si sta abituando piano piano, ma credo che per lei sia davvero uno sforzo notevole adeguarsi ai ritmi e agli imprevisti della natura e dei volpacchiotti.
A volte, sotto i suoi occhioni di cielo ci sono dei piccoli gonfietti nerastri, segni evidenti delle sue notti trascorse dietro a quei piccoli furfantelli. Infatti, una volpe che si rispetti va a caccia di notte e Camilla sta abituando i piccoli ad uscire quando è completamente buio e fornendo mille spiegazioni: insegna loro a fiutare il terreno ed il vento, a orientarsi, a nascondersi per poi attaccare di sorpresa, a tenersi ben lontani dall’argine che delimita il bosco e la campagna coltivata.
Io, a volte, mentre dormo rannicchiato nel mio nido, li sento passare e mi affaccio per osservarli (la curiosità d’altra parte è una mia caratteristica): vedo i quattro batuffoli di pelliccia rossastra uno dietro l’altro che, tra uno sbadiglio e l’altro, seguono Camilla impettita e risoluta. Lei avanza nel buio con le sue fiammelle ben accese e con infinita pazienza parla alle piccole volpi cercando di tenerle sveglie e pronte ad imparare.
E’ bello vedere quella strana famigliola aggirarsi nel bosco in cerca di lezioni di vita.
Scusate, ma ora ho troppo sonno e non posso più seguire i cuccioli e Camilla, vi saluto, ci vediamo domattina presto!! Buonanotte, e sogni d’oro!

Illustra Camilla con i cuccioli durante la caccia notturna

Capitolo ventesimo

Un saluto alle rondini

Un due un due! Buongiorno bambini sono ancora io! Cosa sto facendo?
Beh per tenermi in forma ogni mattina faccio un po’ di ginnastica: muovo le zampe, stiro le ali, ruoto il capo, mi liscio il becco e, per finire, mi lustro le piume. Eh si, adesso che ho riacquistato il mio timone sono davvero in perfetta forma!
Che bella giornata d’autunno! L’aria è fresca, colma di odori e profumi e intorno a noi, qui nel bosco, ci sono mille colori che cangiano sotto i riflessi del sole mattutino. Si sente il ruscello che scorre argentino tra l’erba, il cinguettio degli uccellini appena svegli ed il ronzare delle api che sono già al lavoro di buon mattino.
I raggi del sole filtrano tra le fronde e sembrano delle frecce infuocate che attraversano l’aria per conficcarsi nel terreno. Intorno al loro riflesso dorato sfuma la prima nebbia che nasconde i contorni e attutisce i colori! E’ una meraviglia il bosco in questo periodo!
Certo che la mia vena poetica, dopo i consigli di Camilla, è davvero migliorata!!! Che ne dite???
Stamattina gli animali sono tutti svegli con un po’ d’anticipo, perché ricorre un grande evento e nessuno vuole mancare: nemmeno Camilla e le volpi che hanno passato la notte fuori a caccia di piccoli roditori.
Oggi è il giorno che partono le rondini e tutti noi le vogliamo salutare! Se ne vanno nei paesi caldi… Beate loro!!! Ma torneranno a primavera e come tutti gli anni ci racconteranno molte storie e tante avventure!
Adesso si stanno preparando: alcune sono già in posizione sul filo teso che attraversa l’aria, altre, le più affezionate, stanno ancora volando qua e là per ammirare il bosco e i suoi primi colori autunnali, altre ancora, le più giovani, giocano in alto piombando in picchiata verso terra per poi impennarsi di nuovo in direzione del cielo azzurro.
D’un tratto, quasi come per magia, tutte le rondini si allineano sul filo: ognuna al suo posto, ordinate e pazienti aspettano il momento di spiccare il volo!
Hanno il capino rivolto verso il basso e muovono le ali e la coda biforcuta per salutarci.
Anch’io volo sul filo, vicino alle rondini: ascolto i loro sinceri  saluti e le loro preoccupazioni per il lungo viaggio che le attende! Faccio a tutte i migliori auguri e ritorno tra le frasche vicino ai miei amici, i quali alzano le zampe in segno di amicizia e di saluto.
L’aria è colma di mille stridii indistinti: persino il ruscello è ammutolito! Le rondini discutono tra loro su come disporsi per la partenza e su come posizionarsi durante il volo. Si sente una grande confusione!
D’un tratto si ode uno stridio più forte, lungo, acutissimo. Una rondine anziana, fiera e coraggiosa si butta nel vuoto e, ad una ad una, rispettando un ordine stabilito, tutte le altre la seguono: hanno il capo ben dritto in avanti, la codina biforcuta ben allineata, le zampe ritirate e le ali spiegate. Sono bellissime ed oscurano l’aria. I loro pancini sembrano tante piccole nuvole candide che si muovono in un grande cielo notturno.
Prima di andarsene, scendono in picchiata verso di noi: sfiorano la radura e le nostre teste, poi si innalzano di nuovo in alto, ruotano seguendo disegni infiniti ed infine si smarriscono all’orizzonte libere e felici.

Capitolo ventunesimo

Preparativi per il letargo

Il bosco ritorna alla normalità e ogni animale inizia a lavorare per ultimare i preparativi per l’inverno.
Io che non ho questo problema, giro qua e là do una mano dove serve.
Chi vedo là tra l’erba? Chi sarà? Corro a vedere!
– Ah sei tu Sussurro! Come va?? domando galante.
– Caro Gelsomino io ti saluto! Non ne posso più! Comincio ad avere freddo! E’ ora che mi infili sotto terra al calduccio, altrimenti prendo il raffreddore e quando starnutisco sputo i sassolini e poi non li trovo più! Inoltre ho paura che piova…lo sai che se piove inchecco…quindi è meglio che mi ritiri per tempo!!! Sì, sì è davvero molto meglio…Ne sono sicura!!!
– Dove ti nascondi quest’anno? domando io con tono disinteressato.
– Sei proprio un inguaribile curiosone! Comunque ti accontento. Penso che mi sistemerò tra le radici del grande pioppo, quello vicino alla tana di Camilla. Lì non c’è umidità ed il terreno è soffice e riparato dai cespugli sempreverdi! risponde soddisfatta la biscia e serpeggiando si allontana tra l’erba liscia.
Casimiro ha raccolto dei fili d’erba secca molto robusti e flessibili e li sta intrecciando per preparare un soffice berretto da indossare per il lungo sonno. Non è molto convinto, anzi si sta infuriando perché i fili si sono attorcigliati alle sue unghie e adesso è come intrappolato.

Rappresenta gli animali che si preparano al letargo

Capitolo ventiduesimo

Strani rumori in lontananza

Io, ovviamente me ne volo lontano perché in questi momenti è meglio lasciare Casimiro da solo!
Anche Isotta sta alla larga dal marito: continua a fare ginnastica sui rami: infatti, deve andare in letargo in piena forma, poiché durante l’inverno accumulerà del grasso e la sua linea… Beh lasciamo perdere!
Mentre ciascuno è intento agli ultimi preparativi, il vento fresco porta con sé degli strani rumori: suoni mai sentiti, grida e uno strano borbottare lontano.
Tutti sono all’erta e smettono di fare i loro lavori. Le orecchie si tendono e si fa silenzio per udire meglio.
Quegli stani rumori provengono dall’argine vicino alla campagna, lungo il ruscello, vicino ad un viottolo sterrato.
Zitti, zitti, con fare sospetto,  ben nascosti tra i rami e l’erba, ci avviciniamo al luogo da dove provengono gli insoliti rumori.
Ci affacciamo quatti quatti spostando appena i fili d’erba e le foglie più grosse.
Gli animali si guardano sorpresi, mentre io riconosco subito quegli strani animali uguali a quello che ha portato via con sé la povera Rosita. Sono molto più piccoli e senza baffi ma identici a quello strano essere che Camilla chiama “uomo”. Ce ne sono due piccoli piccoli e due molto più grandi. Uno di loro ha i baffi e l’altro invece una folta pelliccia che dalla testa cade sulle spalle. E’ una pelliccia strana…color del sole!
Uno dei piccoli cammina a quattro zampe, mentre gli altri su due zampe sole.
Vicino a me scorgo Sussurro che dalla meraviglia ha perso la favella (meno male!). Io mi avvicino con un piccolo voletto leggero e le dico:- Corri subito a chiamare Camilla e dille di venire subito qui facendo attenzione a non farsi vedere. Raccomandale anche di stare molto attenta ai cuccioli, non si sa mai!
Sussurro ancora sotto schoc annuisce con i suoi occhiacci gialli e scivola via silenziosa in direzione della tana delle volpi.
Mentre aspetto la gatta per saperne di più su quegli strani tipi, li osservo da lontano: i piccoli giocano rotolandosi sull’erba con una palla, i grandi invece stanno preparando qualcosa da mangiare. Lì vicino c’è uno strano arnese, anche quello a quattro zampe, che finalmente si è zittito dopo aver borbottato a lungo: è un aggeggio davvero molto strano con delle zampe rotonde,  due occhiacci gialli sul davanti e due rossi sul dietro. E’ grande e dentro ci sono delle sedie e uno strano “coso” rotondo che fa girare le zampe davanti! Inoltre quando respira fa un rumore tremendo e sputa del fumo grigio da una bocca posteriore. Mah!
Sto ancora osservando i nuovi arrivati quando, dal sottobosco, spunta il musetto candido di Camilla che mi chiama mormorando:- Si può sapere cosa vuoi ? Non sai che almeno la mattina devo dormire? Sono stata in giro tutta la notte dietro ai cuccioli! Non ne posso più!
– E’ un’emergenza! esclamo io a becco aperto.
– Un’ emergenza??? E che diamine è successo? sbadiglia lei insonnolita.
– Sono venuti dei tipi strani qui nel bosco! Mi assomigliano tanto a quello che tu hai chiamato “uomo”… Allora ti ho chiamata perché tu…
Non ho ancora finito di parlare che Camilla mi ha già dato una zampata per aprirsi il cammino e mettersi di vedetta.

Capitolo ventitreesimo

Vecchie conoscenze

Io subito mi sistemo accanto a lei. Volgo lo sguardo e la vedo come pietrificata: gli occhi di cielo sono spalancati e dilatati, fermi ed immobili, appiccicati su quegli strani tipi e su quel brutto arnese.
La bocca asciutta aderisce ai denti, tesa e serrata, le orecchie sono dritte, appuntite e si muovono ritmicamente per captare i suoni e i rumori che rimbombano nell’aria; le zampe anteriori sono rigide, allineate, protese in avanti, mentre quelle posteriori si flettono adattandosi al terreno scosceso. La pelliccia è irta, ispida e si muove piano sotto il battito del cuore che pare in tumulto. La gatta non parla, pare senza vita, simile a una statua. Se non udissi il suo cuoricino battere così forte la crederei morta!
Preso dal timore oso domandare:
– Camilla, ehi, Camilla, ti senti bene, qualcosa non va?
La gatta non mi risponde, non mi sente, è immobile e fissa gli umani che giocano e mangiano vicino all’aggeggio che dorme.
Anche gli altri animali si avvicinano a Camilla credendo che si senta male, ma nessuno osa dirle una parola.
Dopo un po’ di tempo la gatta, si accascia sulle zampe posteriori e continua a guardare davanti a sé: gli occhi di cielo sono velati da un lieve strato di lacrime su cui si rispecchiano le foglie ed i rami degli alberi.
Io alla fine insisto:
– Camilla, ma cosa ti succede?
Si sente un sospiro profondo e poi alcune parole senza senso:- Que..Que.. quelli sono, si sono, sono loro…
– Loro chi? ribatto io incuriosito ed anche un po’ preoccupato.
– I miei padroni! sospirò Camilla, mentre una lacrima scivola sul suo muso rotondo lambendo i baffi.
– Davvero?? chiedo io meravigliato.
– Si, sono proprio loro – conferma la gattina confusa e smarrita.
Proprio mentre stiamo bisbigliando, ecco che uno di quei tipi, uno dei più piccoli, quello che cammina con due zampe, apre l’aggeggio e tira fuori qualcosa… Per tutti i merli parlanti!!! Ma quello… Ma quello… Ma quello è un gatto, un gatto simile a Camilla, un povero gatto rinchiuso in una gabbia!
In effetti il piccolo uomo ha tolto da una gabbietta un grosso micione grigiastro simile a una nuvola di fumo! Quello sì che assomiglia a un soffione!
Sembra che si alzi in volo da un momento all’altro, tanto è soffice e panciuto!
Il piccolo essere umano lo stringe a sè, lisciandolo sul capo e tenendolo ben stretto con una cordicella. Il grazioso batuffolo fa le fusa e si coccola tranquillo.
Camilla è esterrefatta: il suo posto è stato preso da un altro gatto!
Lei, invece, forse troppo ingombrante per essere portata in vacanza, è stata gettata fuori dall’auto (così si chiama l’arnese borbottante) in corsa, senza nessuna pietà.
Osserva quegli umani fissandoli intensamente: coglie ogni movimento, ogni più piccolo dettaglio e, soprattutto, guarda con compassione quel povero gattino legato al guinzaglio.
– Il prossimo anno toccherà a lui fare un bel volo dall’auto in corsa e sono certa che soffrirà tantissimo!… Se mai rimarrà vivo… – bisbiglia tra i baffi…

Disegna il gatto nella gabbia

Capitolo ventiquattresimo

E’ tempo di grandi decisioni!

Nonostante la delusione, però, Camilla era molto disorientata e sentiva dentro di sé una gran voglia di correre dai suoi padroncini, di farsi coccolare un po’, di strusciarsi a loro, di mangiarsi ancora i suoi adorati crocc… crocc… insomma avete capito no? Sente ancora sulla groppa le carezze che la lisciavano, il tepore del posto dove dormiva, il profumo delicato dei prodotti che le venivano dati sulla sua bellissima pelliccia.
Li guarda come rapita e avverte nel suo cuore due voci contrastanti: la prima le dice di lasciare il bosco, quel posto così umido, sporco ed inospitale per una gatta raffinata come lei; le ricorda che è un animale con il pedigree, la duchessa Camilla Baroni e non una volpe tuttofare, le sussurra che presto avrebbe perso il suo fascino e la sua bellezza sarebbe svanita nel nulla. La seconda vocina, invece, viene da lontano, dal profondo del suo cuoricino, da quella parte più nascosta che di solito non si ascolta mai: le parla piano, in modo dolce e la invita a restare nel bosco, insieme ai suoi cari amici che, anche se un po’ stravaganti, le vogliono bene, si preoccupano per lei e le hanno anche salvato la vita; la vocina si fa sempre più sicura e nitida: la invita a guardarsi intorno, a godere della natura, del sole, del vento, degli alberi, del ruscello chiacchierino, della luna, dell’erba fresca e dei fiori.
Camilla è sempre più confusa e disorientata: le sue zampe anteriori si flettono, si preparano a balzare in avanti; gli occhi di cielo sono sfoderati e la piccola gatta sembra come ipnotizzata.
In questo momento capisco che il suo posto, nonostante tutti i nostri sforzi, non è qui! Lei vuole tornare da quei… da quei… Scusate non voglio dire parolacce, ma non riesco a trovare termini adatti per quei tipacci screanzati!!!
Proprio mentre Camilla sta per spiccare un balzo in avanti, proprio mentre prende fiato per miagolare forte e farsi riconoscere, proprio nell’istante in cui ho abbandonato ogni speranza, si sente un lieve mugolio alle nostre spalle.
Camilla sobbalza e di scatto volge lo sguardo dietro di sé. Rimane in silenzio, muta, con gli occhi di cielo persi nella penombra del sottobosco.
Anche noi ci voltiamo d’istinto e lì, davanti a noi, tra le foglie colorate, ammucchiate dal vento, spuntano quattro piccoli musetti che, con aria interrogativa, fissano la gatta. Stanno uno accanto all’altro, con il loro muso aguzzo proteso in avanti, le orecchie si muovono di felicità ed anche il loro bel codone spunta da sopra le testoline più lucido e folto che mai!
Sono davvero belli quei piccoli volpacchiotti!
Restano immobili e guardano Camilla cercando di comprendere che cosa succede: muovono la coda, volendo comunicare la loro voglia di guardare oltre l’argine, in direzione di quegli strani rumori che porta il vento.
Noi tutti rimaniamo in silenzio: abbiamo infatti capito che questo è un momento delicato, molto delicato e l’emozione ci tiene con il fiato sospeso.
Camilla posa lo sguardo su ciascuno di quei musetti sporgenti, li fissa a lungo con i suoi occhioni di cielo.
In ciascuno di loro rivede Rosita, la dolce Rosita che l’ha riscaldata con la sua coda, l’ha ospitata in casa sua, le ha fatto compagnia, le ha insegnato a diventare una gatta vera e non solo un batuffolo di pelo morbido e profumato senza cervello. La rivede morente mentre le affida la sua famiglia ed ode ancora lontani i passi di quell’essere umano che se l’è portata via.
Intanto nel suo cuore le due vocine si scontrano, combattono, lottano per vincere, ma una è già lontana, persa nel buio dei brutti ricordi, mentre l’altra si diffonde in tutto il corpo della gatta rendendola felice.
Ormai ha deciso, è sicura e contenta: corre dai cuccioli, li stringe tra le zampe, li lecca, liscia la loro pelliccia e con il muso li rassicura teneramente.
Tutti noi ci guardiamo felici e tiriamo un sospiro di sollievo: ormai vogliamo molto bene alla bella Camilla e saremmo stati molto tristi se fosse tornata da quei tipi che l’hanno abbandonata. Inoltre come avremmo fatto senza i suoi consigli??

Rappresenta Camilla mentre cerca di decidere

Capitolo venticinquesimo

Un salvataggio di fortuna…

Prima di tornare nel bosco il muso di Camilla si rabbuia, il suo sguardo si volge indietro e si incolla sul quel micio grigiastro gonfio come una palla, legato al guinzaglio e costretto a stare in quell’orribile gabbietta.
La gatta ricorda ancora il rumore dell’auto in corsa farsi sempre più acuto, sente anche due mani forti che l’afferrano senza pietà, il vento forte che quasi l’acceca, un ultimo sprazzo di cielo e poi un colpo, un dolore fortissimo, il nulla.
Il suo corpo rabbrividisce, la sua pelliccia si fa ispida e pungente e i suoi occhi, colmi di affetto, rimangono appiccicati a quel gattone, la cui sorte è ormai segnata.
Un leggero sospiro scuote la gatta che, desolata, mormora:- Potessi fare qualcosa per quel povero gatto! Potessi risparmiargli la triste esperienza che lo attende!!!
Poi, senza aggiungere altro, raccoglie i cuccioli e si avvia verso la tana, comunque felice della decisione presa.
Io che sono un merlo intraprendente, metto in azione il mio cervellino tuttofare perché riesca a trovare una buona idea per risolvere il problema!
Pensa che ti ripensa, pensa che ti ripensa…Ecco!…Ho trovato…. Del resto non avevo dubbi… Sono troppo intelligente!!! Oh.. Scusate la vanità!
Felice come non mai richiamo tutti indietro e li invito ad osservare la scena!
Dico due paroline a Sussurro in un orecchio e la invito a sputare i sassolini, almeno per il momento!
Strano, ma vero…la biscia ha capito al volo il mio piano! Sorpreso e sollevato la invito ad entrare in azione!
Ah dimenticavo! I piccoli esseri umani si sono stancati di lisciare il gattone e lo hanno di nuovo infilato nella gabbia!!!
Tutti gli amici del bosco mi stanno osservando ed io mi sento fiero e orgoglioso!! Ho tutte le penne ben disposte, il becco affilato e le zampe ben tirate pronte ad un rapido atterraggio.
Infatti volo in sordina su un ramo che si trova proprio sopra la gabbia del gatto; Sussurro invece mi segue a terra strisciando silenziosa tra l’erba.
Aspetto che lei sia nella giusta posizione e poi, poi… mi lancio in picchiata!!
Dove?
Ma sul lucchetto che chiude la gabbia!!!
Infilo il mio becco affilato dentro la chiusura, lo volto un po’ a destra, un po’ a sinistra, poi premo in avanti e oplà! la gabbia è aperta!
Scappo in un istante perché tra un po’ una zampata di quel pallone gonfiato mi riporta via la coda!
Ecco il turno di Sussurro!
Dato che quel groviglio di pelo artigliato, anche se la gabbia è aperta, non si muove, c’è bisogno di un aiuto!
Sussurro si è annodata alla sua codona: certa della presa, fa un leggero sibilo. Il gatto sorpreso si  volta per vedere di che cosa si tratta…….ma si trova davanti la bocca spalancata di Sussurro e… soprattutto la sua lingua biforcuta le cui estremità fluttuano fameliche nell’aria. Per non parlare poi dei suoi occhiacci gialli sfoderati che lo fissano come un fantasma!
Il povero gatto diventa tutto bianco dalla paura, metà dei peli gli cadono di colpo a terra ed i baffi si ammosciano irrimediabilmente.
Tutto a tratto, fugge, miagolando a più non posso, senza nemmeno dare alla povera Sussurro il tempo di sciogliersi. Infatti, mentre lui corre come un matto in direzione del bosco dove lo aspettano gli altri, la povera biscia ora vola in aria sgomenta, ora sbatte per terra e ingoia polvere rischiando persino di soffocare!

Rappresenta con tutti i particolari il salvataggio del gatto

Capitolo ventiseiesimo

Il barone

Rimango per un po’ in avanscoperta per vedere cosa fanno gli umani quando si accorgono dell’assenza del gatto. Facile indovinare!!!
Lo cercano per un po’ nelle vicinanze e poi, siccome è molto tardi, se ne vanno via concludendo che, in fondo, non era poi un gran bel gatto!
Curioso di sapere cosa sta accadendo nel bosco, mi precipito alla ricerca della comitiva.
Sono tutti nella radura!
Sussurro è svenuta ed Isotta cerca di rianimarla con i suoi miscugli di noci e ghiande! Camilla se ne sta insieme ai cuccioli. E Casimiro? E il tasso? Dove sono?
E il gatto? Dov’è?
Guardo meglio in giro, e vedo un groviglio di pelo steso nell’erba che soffia a più non posso contro il povero tasso e contro Casimiro che ormai non ci fa più nemmeno caso!
Si è slogato una zampa mentre, terrorizzato da Sussurro, ha cercato di saltare una piccola fossa colma d’acqua!
Accidenti!! Vuol dire che la povera biscia ha fatto anche un bagno!!! Chissà come sarà furiosa quando si sveglierà!! E’ meglio che per qualche giorno non mi faccia vedere!!
E il gatto, mi chiederete voi?
Le solite storie!!
Come osate toccarmi… Io sono un barone… Fffff!!! Io ho tanto di pedigree custodito dai miei padroni… Fffffff!!! Voglio un avvocato (non chiedetemi che cosa sia perché non lo so nemmeno io)… Fffff!!! Cos’è questa robaccia, io voglio i croc… croc… bla… bla… bla…
Il tasso non si sgomenta ed è pronto a “curare” il micione così come ha fatto con Camilla!
A proposito di Camilla! Oggi si è fatta tutta bella e si è presentata al signor barone; lui è rimasto senza fiato! Non riusciva più nemmeno a miagolare, né a soffiare, né a richiedere l’avvocato!
Hanno miagolato a lungo e Camilla gli ha raccontato la sua storia di duchessa e quella di mamma a tempo pieno!
Poi ha presentato i cuccioli ed infine, ad uno ad uno, tutti noi.
Manca solo la povera Sussurro! Non è con noi perché non può muoversi a causa dei dolori e del raffreddore che ha preso facendo il bagno nella fossa.
Sono sicuro che maledirà il momento in cui ha deciso di rimandare il letargo per curiosare nei fatti degli altri!

Disegna Sussurro dopo questa tremenda avventura e scrivi cosa immagini che pensi dentro di sè

Capitolo ventisettesimo

Il poeta cerca moglie

Il barone è ancora un po’ frastornato e non si arrende a perdere i suoi titoli nobiliari, ma noi sappiamo che presto sarà uno dei nostri! Il tasso in queste cose è infallibile! Ed anche la bella Camilla!!!
Chissà che quei deliziosi cuccioli di volpe non abbiano presto anche un papà!!!!
Già!! L’unico rimasto solo senza moglie sono io e la povera Sussurro!
Considerando il fatto che per lei non c’è speranza, sono davvero rimasto l’unico! Che guaio terribile!
Scusate, ma devo assolutamente rimediare!! Devo sbrigarmi! Non voglio rimanere scapolo tutta la vita. Rischierei di diventare acido e insopportabile!!!

E così come ho voluto cominciare
così voglio anche terminare!
Mi congedo con un’ultima poesia,
ricordandovi che mi piace molto stare in vostra compagnia!
Devo dire che ho davvero molto chiacchierato…
spero che vi  sia piaciuta la storia che ho raccontato!
Molte altre ne conosco,
mille avventure stupende nate qui nel bosco!
Le volete ascoltare?
Chiamatemi, ed io non mi farò aspettare.
Non sapete come fare?
E’ facile, basta un fischio, un semplice richiamo,
ed io sarò subito lì, nel palmo della vostra mano!
Non ci credete? Non vi resta che provare!
sono un merlo di parola e mai potrei mancare!
Dunque a presto… adesso volo via…
vado a cercar l’amore, ovunque esso sia!!!  

Scrivi ora le tue impressioni

Letto 2106 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart