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La casa delle meraviglie: Extra Zytnia Vodka

7 Aprile 2014

di Bartolomeo Di Monaco
(Qui più informazioni sul libro)

Viene verso di noi Anna Lina e sul piccolo vassoio d’argento ha quattro minutissimi bicchieri di cristallo. Li deposita sul tavolo davanti al grande divano nero e aspetta che qualcuno le ponga la domanda che si aspetta.
La quale sono io a porla.

“Stasera non ci offri il solito tè inglese?”. Eravamo arrivati da circa un’ora ed avevamo impiegato il nostro tempo nel discutere del più e del meno, e soprattutto di come stava andando la vita ai loro figli. Di questi tempi, i figli sono la preoccupazione maggiore dei genitori, soprattutto per la mancanza di lavoro che impedisce di mettere su famiglia ed anche per il motivo che ci si sposa troppo facilmente. Ci si incontra, magari in una sala da ballo, tra musica assordante e curve spasmodiche del corpo, e dopo qualche settimana ci si sente pronti al fidanzamento e perfino al matrimonio. Difficile che ai giorni nostri i genitori sappiano opporre una qualche resistenza. Se la domanda è: “Babbo, mamma, abbiamo deciso che fra una settimana ci sposiamo.”, chi se la sente di dire di no? E siccome non lavorano nessuno dei due e sono i genitori in pratica a mantenerli, si trova loro un appartamentino dal costo sostenibile, si fissano i soliti riti del matrimonio, e infine escono da casa con il sorriso sulla bocca, salvo riaffacciarvisi qualche mese dopo presentandosi con pressoché queste ormai classiche parole:
“Babbo, mamma: lui ed io, oppure lei ed io, non andiamo più d’accordo. Non ci ritroviamo più su nulla, nemmeno sessualmente, e ogni giornata è un inferno”.

Che cosa fanno i genitori che per i figli sono pronti a gettare il cuore nella mischia? Li accolgono di nuovo in casa come il figliuol prodigo del Vangelo e se li puppano finché non compare, ovviamente in modo improvviso e del tutto temporaneo, un altro lui o un’altra lei.

Per fortuna a Pietrino e a Anna Lina le cose erano andate  diversamente e le famiglie dei figli sembravano  essersi  consolidate  e  si  andavano irrobustendo, coi nipotini, ogni giorno di più. “Stasera  invece  del  tè,  avrete  qualcosa  di  più straordinario”.

“Fa parte delle sorprese che ci preparate ad ogni nostra visita?”, domandò Raffaella.

“Proprio così, e vedrete che vi stupirà”.

“Come ci hanno stupito le altre, lo confesso.”, disse Raffaella.

Rotto il ghiaccio, Anna Lina si alzò e di lì a poco tornò con una bottiglia, invitandoci a leggerne l’etichetta. Non fu difficile, poiché, pur apparendo una vecchia bottiglia, di quelle che si trovano in qualche cassetta, ad esempio abbandonata in mare, era ancora abbastanza pulita e nitida. Vi stava scritto “Extra Zytnia Vodka”, e più in basso: “Produce of Poland”. Che vuol dire: “Prodotto di Polonia”. Grado alcolico non eccessivo: 40 gradi, ma la data di produzione era illeggibile e faceva supporre che risalisse a chi sa quanto tempo prima.
Era quasi piena.

“L’abbiamo trovata così in una cesta presso un venditore di liquori.
“Non la vuole più nessuno”, ci disse, “e così l’abbiamo messa da parte per qualche intenditore.”
“Il prezzo?” domandò Pietrino al negoziante. “Al vostro buon cuore”.

E così Pietrino se la portò in casa con tremila lire, e ne fu contentissimo, come contentissimo fu il negoziante.

“E che avrà mai di strano?”, domandai.

Fu a questo punto che Anna Lina svitò il tappo di metallo e ne versò appena una goccia a ciascuno di noi.

“Non ti sprecare, mi raccomando.”, le dissi con ironia.

“Non mi spreco no, e presto capirai perché”.

La versò ma ci proibì di berla finché non ci avesse raccontato la storia di Napoleone e della contessa Maria Walewska, che Greta Garbo interpretò in un film memorabile.

“Chi non conosce l’amore che Napoleone ebbe per la bella nobildonna polacca?”, dissi io, che mi consideravo non un uomo di cultura (figuriamoci!) ma insomma abbastanza informato per conoscere certe storie.

“Non ti dare troppe arie, Bart, poiché rischi di fare oggi una delle più magre figure della tua vita”. “Raccontaci, dunque, ed io me ne starò zitto zitto a rivangare la storia che già conosco”.

“Ti sei offeso? Se fosse così, allora devi perdonarmi poiché non era affatto mia intenzione”.

“Non mi offenderai mai, grazie alla tua dolcezza e alla tua sempre pronta disponibilità ad aiutare il prossimo”.

“Vorrà dire, allora, che questa mia disponibilità, oggi la pongo a tua disposizione. La vogliamo mettere così e fare pace?”.

“Ti dico che tra noi con c’è mai stata guerra”. Mi sembrava di essere diventato il  burbero Brontolone che vuol bene alla sua Biancaneve ma non trova mai il modo di dirglielo o di farsi capire. Se non che è Biancaneve a venirgli sempre incontro, come fece con me, quella volta, Anna Lina.

Il lettore deve sapere che la contessa Maria Walewska apparteneva ad una delle famiglie più nobili della Polonia e un suo antenato, Stanislao Leszczyński, ne era perfino stato re nel secolo XVIII, quindi quasi negli stessi anni in cui nasceva. Dotata di un fascino raro e di una educazione eccellente (pensate che suo maestro di musica fu nientemeno che il padre del grande compositore Fryderyk Chopin) era ben voluta da tutti.

Ma a lei il destino aveva affidato un compito ben più grande ed ardito rispetto a ciò che di solito è riservato alle belle donne. Tutto il popolo desiderava che ella mettesse la sua bellezza e la sua fede patriottica al servizio della Polonia. Fu il destino a farle incontrare il conte Anastasy Colonna Walewski, un uomo più anziano di lei di ben cinquantadue   anni,   il  quale   se   ne   innamorò follemente. Il matrimonio fece la gioia della madre e anche della famiglia, poiché l’uomo, che era arrivato al suo terzo matrimonio, era anche ricco e le sue proprietà più che abbondanti servirono a colmare i debiti e a rimettere in sesto la famiglia Walewska. Erano gli anni in cui la fama di Napoleone si diffondeva a macchia d’olio per tutt’Europa ed ispirava ai popoli oppressi (tra cui la Polonia soggiogata dalla Russia) il desiderio della riconquista della libertà perduta. Lo si invocava dappertutto, finché arrivò il 1806 e Napoleone entrò in Polonia, accolto dagli osanna del popolo. Walewski e soprattutto sua moglie Maria furono tra i primi della nobiltà ad accoglierlo e fu in quella circostanza che gli occhi del grande ed invincibile imperatore si posarono sulla persona della Walewska e ne furono conquistati. Volle fare di tutto per vederla. S’imbizzarriva e diventava furioso, mandava emissari dovunque e soprattutto presso i nobili polacchi affinché lo aiutassero a rivedere la stupenda contessa, ma tutti gli dovettero confermare che la donna era inflessibile, devota al marito quanto alla sua Polonia, nonostante che il marito, in forza del suo forte patriottismo, preferisse mantenere sul punto il suo riserbo, trovandosi a dover decidere probabilmente tra l’onore della sua sposa e la libertà della sua amata Patria.

Ma l’amore per la Polonia dominò su ogni altro amore, anche se la storia ci rivela che la contessa incontrò in seguito più volte Napoleone, perfino il giorno prima della sua partenza per l’esilio definitivo nella sperduta isola di Sant’Elena, dove morì il 5 maggio 1821.

Dalla loro relazione nacque un figlio illegittimo: Alessandro Giuseppe Colonna, Conte Walewski, nato nel maggio del 1810.

“Ed ora di questa patriottica ed innamorata contessa sappiamo tutto” disse Raffaella “ma non sappiamo nulla di queste tre o quattro goccette di vodka che ci hai versato nel bicchierino-ino-ino adatto più ai sette nani che a noi”.

Anna Lina si mise a ridere, poiché sapeva bene che quei bicchierini li usava solo quando aveva da versarci un liquore prezioso, che non doveva andare sprecato. E dunque volle far sapere che l’avarizia non l’aveva mai sfiorata nella sua vita, e nemmeno quella volta. Il fatto era che si doveva stare attenti a non consumare il contenuto della bottiglia giacché quel liquore era dello stesso tipo di quello che fu messo in tavola in occasione del primo incontro tra Napoleone e la Walewska.

“Allora, Bart” disse Raffaella “lascia stare il tuo bicchiere, e bevine dal mio”.

“Faresti male” le rispose divertita e un po’ offesa Anna Lina “perché non ti ho ancora detto il suo segreto, che è questo: chi ne berrà anche una sola goccia sarà per sempre legato al suo amore e ne godrà unicamente le delizie, e scompariranno i tormenti”.

“E chi ne bevesse due gocce?”, disse Raffaella. “Il suo effetto si moltiplicherebbe”.

“E tre gocce?”.

“Si triplicherebbe!”.

“E quante ce ne hai messe nel bicchierino dei sette nani?”.

“Abbastanza perché siate felici per sempre”.

“E voi?”.

“Non vi preoccupate. Abbiamo già dentro di noi la nostra buona scorta, ed essa circola nelle vene come se fosse il nostro stesso sangue”.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart