Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone

TUTTI I MIEI LIBRI SU AMAZON qui

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download gratuito VIVERE CON L'ACUFENE.

La casa delle meraviglie: Il pennello di Bruegel il Vecchio

24 Marzo 2014

di Bartolomeo Di Monaco
(Qui più informazioni sul libro)

Bisogna subito distinguere tra Pieter il Vecchio e suo figlio omonimo Pieter il Giovane, poiché senza alcun dubbio, e senza nulla togliere al figlio, il più grande dei due è il vecchio. Le sue tavole, sia quelle di piccole dimensioni che quelle di dimensioni enormi (penso a “Cacciatori nella neve” e a “Banchetto nuziale”) lasciano stupefatti per la bravura impressavi. Quando ebbi la fortuna, con mia moglie, di trovarmeli di fronte, rimasi stupefatto. L’arte fiamminga ha qualcosa di insolito: un alone di rusticità che si insinua e s’impasta armoniosamente nel miracolo della natura, trasformandola in una specie di nuova e singolare divinità rivelantesi nei colori e nelle forme.

Se affermo che è uno dei miei pittori preferiti, non dico una menzogna, e potete constatarlo toccando il mio naso, la cui lunghezza – al contrario di quanto accadeva a Pinocchio – resta ogni volta immutata.
Quel giorno Pietrino ci aveva preparato una sorpresa che in qualche modo aveva a che fare con il pittore fiammingo.

Pittore lo è anche Pietrino, sebbene di non tale spessore né di tale velleità. Si accontenta di poco, ma il piacere che ne ricava è quello immenso della creazione. Ora che intorno a lui gironzolano i suoi amati nipotini, le sue tele, le sue tavolozze e i suoi pennelli sono sempre in pieno fervore, ed immagino che i vestitini dei bimbi ne portino addosso qualche segno. Povera Anna Lina che deve provvedervi e fare ritornare con mastro Lindo tutto come prima! Pietrino non ci bada molto, e si lascia facilmente e dolcemente trasportare lontano dalla fantasia ispiratagli dal disegno e se qualche macchia rossa, o blu, o marrone, o verde, o azzurra va ad infilarsi sul polso del maglione, non so, di Alessandro ad esempio, a lui non può fregargliene di meno. La sua fantasia non può badare a queste inezie, rischiando di perdersi in un amen il volo conquistato lassù nei grandi spazi. Tanto a rimediare al tutto c’è e ci sarà sempre Anna Lina.

Si entra in casa e sarà stato un caso, oppure una precisa intenzione – ci si mette a discorrere di pittura. Io dico le mie e Pietrino le sue; e lo stesso fanno le donne. Naturalmente tutte le nostre chiacchiere sono una grande Babele e non ve n’è una che collimi con l’altra, anzi è più facile che cozzino tra loro come succede a due carri armati nemici. Fanno il botto, si fermano; l’equipaggio scende per salire su altri mezzi, pronti a replicare la disputa e l’inevitabile nuovo botto.
Si va avanti fino a sera, dimenticandoci perfino del tè, finché non è Anna Lina a ricordarsene. Va in cucina e prepara la bevanda che in men che non si dica è pronta e servita.
Pietrino beve la sua tazza e poi si alza e va ad una delle sue tante scrivanie e ci chiama, come di solito, ad osservare.

“È un altro dei tuoi portenti?”, gli dico sicuro di sentirmi rispondere affermativamente.

“Nient’affatto.  Questo  è  il  mio  pennello  che  di solito  conservo  con  la  tavolozza  unitamente  ai colori,  ma  l’ho  messo  qui  vicino,  a  portata  di mano, poiché non desidero dimenticarmi di ciò che voglio raccontarvi oggi”.

Era la vigilia di Pasqua. Il miracolo più grande sarebbe arrivato alla mezzanotte con la Resurrezione di Gesù. Che cosa avrebbe mai potuto offrirci di più portentoso Pietrino? Nulla. Infatti è sacrilego il solo pensare che possa esserci un portento più grande di quello offerto dalla Resurrezione di Cristo.
Glielo ricordai ammonendolo che quel giorno occorreva non fare pazzie e mantenere il capo reclino, più propensi alla penitenza che alla esaltazione.

Ma Pietrino non volle saperne. Pasqua o non Pasqua, Resurrezione o non Resurrezione, lui ci aveva voluti lì non tanto per scambiarci i soliti annuali auguri di circostanza bensì per arricchirli con una delle sue meraviglie.

“E va bene” gli dissi “vediamo che cosa avrai da proporci questa volta. Ma sicuramente non metterti in testa di stupirci più del miracolo che avverrà alla mezzanotte di stasera. Gesù risorge dopo il terzo giorno e si prepara a raggiungere in cielo il Padre celeste. Hai intenzione di fare di più?”.

“Non mi credere un miscredente, o un blasfemo!” rispose. “So bene ciò che stanotte succederà e in quanto a fede io ne ho da vendere a chili, anche a te che, negli ultimi tempi, mi pare che, a questo riguardo, ti sia messo a camminare come i gamberi”.

“Facciamola corta, e dicci ciò che vuoi dirci. Ce lo hai scritto in faccia che non puoi resistere un minuto di più”.

Ovviamente le donne erano tutte d’accordo con me, e spingevano Pietrino in direzione di un’altra stanza, collocata al piano superiore, dove egli aveva allestito nientemeno che il suo laboratorio. Per i restauri aveva un’altra stanza a disposizione, mentre i dipinti erano eseguiti in una stanzuccia vicina alla terrazza, dalla quale si dominava una buona parte della città.
Giunto nel suo studio di pittore, non afferrò nessuna tavolozza, nessuna tela, né nuova né vecchia che fosse, ma con delicatezza raccolse un pennello e me lo porse, affinché lo poggiassi su di una tela già sistemata sul cavalletto e pronta per l’uso.

“Forza, mettiti a disegnare” mi ingiunse. “Ma io non so disegnare!”.

“Sai farlo quanto me, e, vedrai, lo saprai fare assai meglio di me”.

Gli aveva dato di volta il cervello, pensai, giacché a scuola non ero mai riuscito a fare un cerchio che fosse tondo o un semplice vaso di fiori: imprese che riescono anche ai più dementi.

Ma furono tanti mai il suo cipiglio e la sua insistenza che io afferrai il pennello e stavo per poggiarlo sulla tela, quando egli mi fermò la mano per precisarmi:

L’ho trovato da un falegname che stava per gettarlo via. Lo usava per spalmarci della colla sui pioli delle sedie e le setole erano state talmente consumate dagli anni che non v’era più alcun motivo di tenerselo in bottega. Così aveva deciso di buttarlo.”

“Regalalo a me.”, gli disse Pietrino, che sentì arrivargli nel naso il solito prurito geniale, che lo aveva condotto già alle precedenti scoperte sensazionali.

“Ah, per me puoi portartelo dove vuoi, finanche al cesso, per pulirci il w. c.”.

Pietrino non se lo fece dire due volte. Lo incartò in un vecchio foglio di giornale, se lo mise in tasca, inforcò la bicicletta da corsa e, giunto a casa, lo mostrò ad Anna Lina, che ormai era abituata a queste bizzarrie, ma anche ai clamorosi e insospettabili successi.

“Che ci vuoi fare?”.

“Sento che è un pennello portentoso. Ne usciranno meraviglie”.

“Mah… mi sembra tutto spelacchiato e non più in grado d fare alcunché se non ripulire qualche angolo del cesso.”, disse lei.

Le stesse parole usate dal falegname! Che coincidenza! E che stizza!

Così la puntigliosa pulizia di quel pennello divenne un fatto personale e quando fu finita, infatti, non lo si riconobbe più. Sembrava un altro, sembrava perfino nuovo e che le setole gli fossero cresciute. Ce lo mostrò pieno di orgoglio.

“E ora che devo fare?” domandai rimasto ancora con il braccio sospeso a metà, per l’interruzione improvvisa di Pietrino.

“Devi fare una cosa molto semplice. Devi poggiarlo sulla tela”.

“Ma dovrò pure intingerlo in qualche colore della tavolozza! Dovrò pure preparare la tela!”.

“Non dovrai fare nulla di nulla. Dovrai solo poggiare il pennello, tutto ben ripulito com’è, sulla tela, messa a nuovo pure lei. Sei pronto?”.

E come dirgli di no? Mi sarei preso un calcio nel sedere!

“Sì che sono pronto”.

“Allora fai ciò che ti ho detto!”.

Il pennello, non appena toccò la tela, assunse mille colori, tutti quelli che servivano al progetto; la tela si riempiva con segni e tracce sicure, con tinteggiature magnifiche. Tutto procedeva con celerità sorprendente.

E sapete che cosa alla fine mi trovai disegnato sulla tela? Proprio sulla tela che prima era immacolata? Alcuni capolavori di Pieter Bruegel il Vecchio, e perfino “Cacciatori nella neve” e “Banchetto nuziale”, poiché Pietrino, ad ogni tela che terminavo, preso da un entusiasmo superiore al mio, visto che era un pittore, non si stancava di porgermene un’altra. Ne aveva fatto larga provvista, sapendo bene che non mi sarei accontentato per nulla al mondo di dipingere, io, un buono a nulla, soltanto uno solo dei tanti quadri di Bruegel.

“Smettila” disse mia moglie “o  altrimenti ci rileverai una malattia. Questa è una stregoneria!”. “Sbagli Raffaella” gli rispose un po’ risentito Pietrino, “questo è il risultato della bontà. Fai un gesto buono e sarai ricompensato con milioni e milioni di gesti buoni”.

Mia moglie tacque, convinta, e mi lasciò dipingere ancora.


Letto 2283 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart