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La casa delle meraviglie: La finestra delle streghe

21 Aprile 2014

di Bartolomeo Di Monaco
(Qui più informazioni sul libro)

“Passarono di qui” disse Pietrino mostrandoci la foto da cui si vedeva in quali condizioni era stata ridotta la finestra dopo il loro violento passaggio. “Ora ammirate invece come le mie mani hanno saputo restituirle l’antica bellezza”.

“Veramente hai fatto un buon lavoro, anzi, eccellente.”, dissi io, che aggiunsi:

“Ma che ne puoi sapere se sopra non vi sia rimasto impresso uno specifico odore che le possa richiamare e far tornare dentro casa?”.

“Non vuoi che ci abbia pensato, nel mentre la restauravo, rimestando all’interno dei legni, tra gli stucchi e i nuovi listelli? Che cosa pensi che vi abbia inserito, onde scongiurarne ed impedirne il ritorno?”.

“Non mi dirai che credi a quelle cose lì: le streghe, insomma; sono pure creazioni della fantasia, sono delle fandonie. Crocifissi, corone, sfilze di aglio, manici di scopa, sabba, pozioni magiche, pentole in cui sono messi a bollire tarantole, rospi e serpenti non vogliono dire un bel niente”.

“Allora,    bello    mio,    qui   casca   l’asino”   disse sornione sornione Pietrino “perché: o ci credi a quelle che tu chiami le fandonie o non ci credi”. “Non  ci  credo  no;  vorrebbe  dire  che  mi  sarei bevuto il cervello”.

“Allora rispondi a questa domanda: ci credi al diavolo? Perché se non credi alle streghe nemmeno puoi credere al diavolo. Visto che la Chiesa stessa ci ha detto che queste creature esistono e sono al servizio del diavolo! Hai visto le foto di come erano ridotte le finestre? Può averle ridotte così il vento? Mi dirai di no. Può averle ridotte così un ladro? Anche in questo caso mi risponderai di no, visto che per fare un buco così grande avrebbe dovuto passarci un gorilla. I ladri di solito sono piccini e non fanno rumore. Tagliano i vetri con il silenzioso diamante, ne afferrano il pezzo di vetro tagliato, lo poggiano a terra, e poi introducono la mano per girare la maniglia. Non le sai queste cose?”.

“Non venire a farmi lezione di ladri, che potrei mettermi a fare il poliziotto e catturare perfino Arsenio Lupin”.

“Così mi piaci. Ma quale conclusione riesci a trarre, a questo punto della nostra discussione, sull’enormità del danno che è stato fatto alla finestra? Anzi, voglio precisarti, ove non te ne fossi
ancora accorto, non alla finestra, ma a tutte e due le ante della finestra?”.

“Che qualcuno ci si è scatenato sopra”.

“Quando dici qualcuno vuoi sempre parlare di ladri o comunque di delinquenti?”.

Tacqui, non sapendo che rispondere.

“Qui, caro il mio Bart, è passata, a cavallo  di scopa, un’intera legione di streghe, e senza badare al risparmio, ha sfasciato l’intera finestra”.

“Per fare che?”.

“E lo chiedi a me? Che ne so io? Un sabba, forse; un qualche conciliabolo per lanciare nuove maledizioni e nuove epidemie da spargere in questi luoghi, che so: morti improvvise e misteriose, pestilenze, calamità di ogni specie. A questo servono le streghe e gli streghi! In ogni caso, so solo che qui non c’entrano per niente gli uomini o le donne, ma c’entrano le streghe e gli streghi, quelli, ossia (avrai sentito parlare, quando studiavi, degli anni dell’Inquisizione?) che, protetti dal demonio, potevano permettersi di tutto”.

“E tu, pur immaginandolo, sei andato a rimettere in vita con le tue mani una mostruosità simile!”. Era Raffaella, i cui occhi si erano arrossati a causa della paura e del furore.

“Credi che il grande pittore fiammingo Hieronymus Bosch  (già  il  suo  nome  fa  venire  i  brividi!) si spaventasse mentre disegnava i suoi quadri? Lui non era mica Raffaello a cui è stato riservato il privilegio, vicino com’era agli angeli, di dormire il sonno eterno in San Pietro. Bosch era affascinato dal demoniaco e i suoi terribili quadri li amava e li adorava quanto Raffaello amava e adorava i suoi. Lo conoscete il Trittico del diluvio? Oppure il Trittico del fieno? O il Trittico delle delizie? O il Trittico delle tentazioni? È difficile decidersi a scegliere se siano più terrificanti gli uomini o i diavoli che vi compaiono”.

“E allora?”, continuò Raffaella.

“Sono un pittore pure io, e in più un restauratore che ridà la vita agli oggetti morti. Lavoro sulla morte. Che cosa può mai farmi una strega, se nemmeno la morte mi fa paura ed io riesco a violentarla e a vincerla?”.

Il discorso aveva un suo senso logico e Raffaella non insisté.
Pietrino andò alla finestra e l’aprì. Il panorama che comparve era tra i più belli che si potessero vedere e tutti e quattro rimanemmo a bocca spalancata. Dall’alto la città si apriva tutta intera e generosa davanti ai nostri occhi, ed era la diretta testimone che, tra tutti noi, chi stava lavorando per la vita e per la bellezza era lui, Pietrino.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart