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La casa delle meraviglie: La sedia del nonno

10 Marzo 2014

di Bartolomeo Di Monaco
(Qui più informazioni sul libro)

La sedia è una tipica sedia “decò”; è stata trovata in una discarica ai bordi di una strada di campagna, sembrava uscita da un pollaio tanto era sporca. La metamorfosi l’ha restituita alla primitiva bellezza”.

Si è rivelata come la sedia del nonno. Normalmente le sedie del nonno sono comode, e in molti casi perfino a dondolo. Chi ama il nonno (di solito i nipoti) fa ogni sacrificio per potergliene donare una. E quando il nonno vi si siede e si rilassa al suo inconfondibile dondolio la sua mente si riempie di ricordi. Non subito, ma dopo un po’ di tempo, allorché la sua mente si è trasferita nel passato, giunge il momento in cui gli possiamo parlare. E allora il nonno diviene un fiume di ricordi e gli si può chiedere di tutto: di quando è dovuto fuggire all’estero a trovare lavoro, di quando viveva in una casa a contatto con i serpenti e i coccodrilli, la ferocia delle guerre, i compagni feriti o addirittura uccisi, il ritorno a casa senza più trovare, spesso, gli affetti di prima. La lunga solitudine, lo smarrimento. Ma la sua non è malinconia, non è rimorso né tristezza. E sapete perché? Perché ci siete voi nipoti a rallegrarlo, a fargli capire che anche la sua vecchiaia è un valore per i giovani, e dunque è un valore per la vita. Fatelo parlare, e lui parlerà volentieri, dispensando con dovizia di particolari la sua esperienza e la sua saggezza acquisita tra sofferenze e crudeltà.

La sedia di Pietrino, però, non è a dondolo; anzi è una sedia rigida, quasi ostica al riposo e al ritorno della memoria. Nemica, sembra, perfino della confidenza.

“Prova ad avvicinarti” mi bisbiglia Pietrino “ma non fartene accorgere, poi chiedile tutto ciò che vuoi. È una sedia buona, poiché buono è stato il suo padrone”.

Mi faccio coraggio e le chiedo la prima cosa ovvia che mi passa per la mente.

“Chi sei?”.

Con stupore mi sento rispondere: “Mi chiamo Aldimiro”.

“Che strano nome”.

“Lo hanno sempre portato i miei antenati. Anche mio nonno si chiamava Aldimiro, ed ebbi la fortuna di conoscerlo. Se ne andò a cercare l’oro in America, perché qui in Italia si soffriva la fame”. “Dunque non ci hai lasciato da molto tempo?”. “Vuoi domandarmi da quanto tempo sono morto?”. “Proprio così”.

“Allora sappi che sono morto alla fine degli anni ottanta del secolo scorso, per l’esattezza nel novembre del 1987”.

“Con chi vivevi?”.

“Con mio figlio. Avevo anche una figlia, ma aveva dovuto lasciare la casa e seguire il marito, molto lontano, sempre per ragioni di lavoro. Senza lavoro non si può stare. Non si può vivere, ed oggi tu che vivi agli albori del terzo millennio ne saprai già più di me”.

“È così. Dunque non hai più visto tua figlia?”. “Non l’ho più vista. Vive fuori dall’Italia, credo in Australia. Figuriamoci se può spendere i soldi per venire a trovarmi!”.

“E tuo figlio?”.

“Ha fatto ciò che ha potuto, per mantenere me; nemmeno si è sposato. Qualche volta non ha mancato di rimproverarmelo. Ma è colpa mia se il mondo va così, e soprattutto se va così in Italia?”. “L’Italia se la sono mangiata i farabutti, ma vedrai che la pagheranno”.

“E chi gliela farà pagare? Tu? No. I farabutti comandano il mondo e si approfittano di noialtri. Sono passati i secoli, anzi i millenni, e non è cambiato nulla!”.

“Ma ora c’è la democrazia!”.

“Non è cosa che si possa mangiare, la democrazia, e ognuno la tira dalla sua parte fino a che non si riesce più a capire che cosa sia”.

“Immagino che quando hai lasciato questo mondo, tu l’abbia fatto con gioia”.

“Ti sbagli. Avevo tanta rabbia in corpo, ma ho amato sempre la vita. È la cosa più bella che il Padreterno ci ha donato. Siamo stati noi a farne un immondezzaio”.

“L’hai visto il Padreterno?”.

“Certo che l’ho visto! E Gliene ho cantate pure quattro!”.

“Ti stava ad ascoltare?”.

“L’ho trattenuto per la veste affinché lo facesse!”. “Dunque, vuoi insinuare che il Padreterno nemmeno ti avrebbe ascoltato se tu non lo avessi trattenuto?”.

“Proprio così. Capisco che ne ha tante da fare, ma non può avere creato l’umanità per lasciare che si riducesse a questo modo. Hai visto? Appena sono morto, mio figlio, dovendo guadagnarsi spazio nella casa, che cosa ha fatto per prima cosa? Ha preso la mia sedia, dove ho trascorso tante ore e tanti anni, e l’ha gettata a marcire in strada. Nemmeno ha voluto tenere un ricordo di me. La vita è diventata troppo frettolosa e nessuno si ferma a rifletterne i veri valori”.

“Quali sono questi veri valori?”.

“Ce    ne    sarebbero    tanti,    ma    mi    limito    a rammentarne un paio: la solidarietà e la giustizia. Ed invece l’umanità è egoista e vince sempre il più ricco, che è anche sempre il più forte, e tutti a riverirlo”.

“Conosci ‘A livella, la poesia del grande Totò?”.

“La conosco e spero che abbia raccontato la verità”.

“Perché? Non sei ancora in grado di verificarla da te, la verità, visto che hai già preso contatti con Dio?”.

“Quella di Totò, caro mio, è solo una poesia, e l’Aldilà è un mondo che non mi sembra così facile come ci raccontano. Ha i suoi difetti, e anche grossi”.

“Puoi citarmene almeno uno?”.

“Certo che posso. Siamo troppi e come fa il Padreterno a seguirci tutti? Una volta lessi due tuoi racconti: “Martino” e “Incontro con Dio”, in cui descrivevi l’Aldilà in modo tale che mi veniva voglia di farmici spedire alla svelta. Ma, credimi, Bart, hai lavorato di fantasia. Magari fosse così l’Aldilà!” Quei pergolati dove tutti ci si raduna, quegli uomini illustri che vengono a parlare con te, quegli angeli che ti proteggono, anche  il  tuo  arcangelo  Michele,  che  protegge la tua città di Lucca, e ha preso tante volte le tue difese davanti a Dio, devono essere conquistati ancora. C’è ancora un lungo e difficile cammino da fare per raggiungere il loro cuore, ed io so che, almeno per quanto mi riguarda, siamo appena al principio”.

“Puoi, come nonno di tanti di noi, aiutarci a compiere il cammino giusto? A trovare, cioè, la strada che ci guadagni non l’ira e il disprezzo, ma la comprensione e l’amore di Dio? Allora, ne sarei certo, l’Aldilà che attende tutti noi somiglierebbe a quello che ho descritto nei miei racconti e che desidero tanto”.

“Ci proverò. Tu, però, prometti di tornare a parlarmi. Ho tanto bisogno di compagnia”.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart