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La casa delle meraviglie: Lo specchio della matrigna di Biancaneve

14 Aprile 2014

di Bartolomeo Di Monaco
(Qui più informazioni sul libro)

Pietrino quella volta (ricordo che era una giornata brumosa, non si vedeva ad un palmo di naso) ci accolse sulla porta facendoci una domanda insolita e davvero inaspettata.

“E se vi dicessi che lungo le rive di un fiumiciattolo, tra il ciottolame di cui ci si libera in famiglia, ho trovato lo specchio in cui la matrigna di Biancaneve recitava ogni mattina quei suoi versi: “O specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?”.

Questa era davvero troppo grossa; mia moglie, decisa ed infuriata, cercò subito di fare marcia indietro ed arrivò perfino a spalancare la portiera dell’auto, ingiungendomi di salire.

“Oggi sarà bene prendere le distanze da questa casa. Il troppo stroppia”.

“E invece è tutto vero.”, intervenne Anna Lina. “La cosa è successa una settimana fa, ed ancora il restauro non è finito, ma il vecchio specchio è già risistemato, ed anche il vetro ha nascosto ormai le sue vecchie rughe. C’è voluto un camioncino per ritirarlo dalla riva del fiume e portarselo a casa. Venite e vedere. Entrate, vi prego, in nome della vecchia amicizia. Credete a Pietrino”.

Le insistenze di Anna Lina (era impensabile che ci dicesse una bugia) ci indussero a tornare sui nostri passi e ad entrare in casa. Ci condussero subito nel laboratorio dove trovammo sistemati la cassettiera non ancora ben restaurata, con i cassetti che si aprivano e si chiudevano a fatica, nonché lo specchio veramente antico e pieghevole, il quale poggiava sulla lastra di marmo della cassettiera.

“Eccolo qui.”, disse Pietrino.

“Ma questa è una cassettiera qualunque gettata via da chi se n’è stufato per sostituirla con una nuova, e lo stesso ha fatto con lo specchio. Tutto al macero, deve aver detto. Solo che, invece di recarsi al deposito spazzatura, non avendo buona creanza né senso civico, se n’è sbarazzato gettandolo in riva al fiumiciattolo. Questo sconosciuto dovrebbe passare qualche giorno nelle patrie galere, o almeno pagare una multa salata affinché gli passi lo sfizio.”, gli dissi.

Pietrino si era un po’ immalinconito. Le volte precedenti aveva potuto prepararsi ed anche stavolta aveva già pronta per noi una sorpresa mirabolante, ma la voglia di mostrarci la sorprendente  novità l’aveva  vinta su ogni altra considerazione, compresa quella che il lavoro di restauro dello specchio non era stato ancora ultimato.

“E come fai a sostenere che si tratti proprio dello specchio descritto nella favola dei Fratelli Grimm?”.

“Non è stato difficile. Dapprima l’ho intuito dalla forma un po’ singolare e troppo antica dello specchio, e poi anche dalla sua rotondità un po’ sospetta, una rotondità che tende a nascondere le rughe e a ringiovanire. Ne volete una prova? Guardatevi nello specchio”.

Con sorpresa tanto Anna Lina che Raffaella si videro ritornate ragazze, ed io stesso, ammirando il riflesso di Raffaella nello specchio, la ricordai fresca e bella come la conobbi davanti al negozio di fiori. Era tale e quale.

“Che ne dite?”, si gonfiò di superbia Pietrino.

“È indubbio che qualcosa di strano sia presente in questo specchio”, disse Raffaella.

“Che vi avevo detto? Ora capite perché non ho potuto trattenermi dalla voglia di comunicarvelo subito!”.

“E perché non hai ancora restaurato i cassetti?”. “Non sarà un lavoro difficile. Sono un po’ sgangherati, ma con pazienza li renderò come nuovi. La matrigna ci teneva forse i suoi gioielli, che dovevano essere numerosi, oltre che superbi, ma ora voglio fare una cosa che sono sicuro vi piacerà”.

“E che cosa?”.

“Fare ricomparire sullo specchio l’immagine della matrigna. O almeno il suo viso. Così sapremo com’era a prescindere dal ritratto che ce ne hanno lasciato prima i Fratelli Grimm, e poi Walt Disney”.

“Sei  sicuro  che  non  ti  esploderà  in  mano?  La matrigna sarà diventata così brutta che avrà paura di presentarsi allo specchio che la vide tanto bella. Né quello specchio potrà reggere alla sua attuale immagine di vecchia raggrinzita”.

“Non sarà così. Sono sicuro che la matrigna ci stia già guardando e abbia visto il miracolo che lo specchio ha compiuto su di voi e che continuerà a compiere su ogni donna. Ne è rimasta conquistata. Non ha forse trasformato voi in due graziose adolescenti? Così accadrà anche a lei, e ci spera. Se resteremo qui in silenzio e appartatati e tutti punteremo gli occhi sullo specchio senza perdere la pazienza, vedrete che essa si ripresenterà e con la stessa alterigia del passato ripeterà le parole di un tempo: “O specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?”.

Ci parve un consiglio sensato. Lasciammo la luce accesa e ci nascondemmo dietro un vecchio armadio, tutto tarmito che avrebbe avuto bisogno urgente dell’intervento di Pietrino, ma lui ora aveva altro per il capo.

Attendemmo una buona mezz’ora senza fiatare e quasi increduli di quanto sarebbe accaduto.
Finché una tenda della finestra si mosse ed un‘ombra entrò nella stanza. Andò davanti allo specchio. Era lei sicuramente, la matrigna di Biancaneve. Il silenzio da parte nostra si fece di tomba ed ella questa volta non si accorse proprio di nulla, convinta di essere la sola presente in quella stanza, davanti al suo antico specchio.

Così pronunciò le fatidiche parole, mentre noi continuammo a restare in silenzio. Fino a che non vedemmo comparire l’immagine sullo specchio. Quasi quasi non svenimmo dal terrore. Era una maschera orribile, repellente, che portava in tutto il corpo, e soprattutto negli occhi e nella bocca, gli inconfondibili segni di morte. Ci parve la morte stessa. Raffaella gettò un grido di terrore per il comprensibile spavento. Lei lo udì, con gli occhi di strega scoprì il nascondiglio, ci guardò, forse invidiò la nostra età ancora degna della vita, e fuggì disperata verso il mistero da dove era venuta, senza essere riuscita, però, a rivedersi bella come lo era stata un tempo.

“Se ancora mi farai di questi scherzi, qui non mi ci vedrai mai più.”, disse Raffaella, che era diventata bianca come la cera.

“Andiamo a prendere il caffè.”, disse Pietrino, lieto di essersi tolta un‘altra soddisfazione nei confronti di me e di Raffaella, che ancora considerava degli incalliti e irrecuperabili scettici.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart