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La delegazione di Forza Italia ha saputo farsi valere

29 Novembre 2013

Scrivevo ieri che l’incontro con Napolitano di Brunetta e Romani sarebbe stato un incontro tra sordi, e invece devo ricredermi, e con grande soddisfazione. Abbiamo ormai dietro le spalle i tempi in cui era Gianni Letta a parlare con il capo dello Stato e a riferire a Berlusconi secondo forme e modalità rimaste sconosciute, ma che una cosa sola hanno prodotto, la sconfitta del Cavaliere a seguito dei continui freni che Gianni Letta, e non solo lui, hanno posto all’azione ben più determinata che avrebbe voluto intraprendere Silvio Berlusconi.

Appena l’altro giorno Napolitano si era permesso di dire che la fiducia sulla legge di stabilità poteva essere assunta anche come fiducia al nuovo governo, e naturalmente i componenti del bolscevismo imperante avevano subito ubbidito all’inquilino del cremlino italiano. Nessun costituzionalista aveva fatto notare la spregiudicatezza di un tale assunto che schiaffeggiava la costituzione e la sovranità popolare. Napolitano credeva di averla fatta franca ma si è dovuto ricredere dopo che ha incontrato i nuovi capigruppo di Forza Italia. Ben altra tempra rispetto agli ambasciatori Gianni Letta e Angelino Alfano, i quali tornavano sempre da Berlusconi con la coda tra le gambe consigliandolo di non rompere con l’uomo di Budapest, di solito machiavellico e vendicativo.

Ieri sera, terminato l’incontro, il quirinale ha dovuto affermare che il passaggio di Forza Italia (ex Pdl) all’opposizione richiedeva un passaggio parlamentare ben distinto dalla fiducia sulla legge di stabilità. Dunque, se Forza Italia non sarà ciurlata nel manico – come lo è stato tante volte Berlusconi – dovremmo assistere alla salita di Enrico Letta al Quirinale per la rassegna delle dimissioni. Dopo di che avremo una rapida consultazione e di nuovo il reincarico a Letta che procederà ad un veloce rimpasto (i consiglieri residui del vecchio Pdl sono già in fase dimissionaria, che sarà formalizzata al più presto) e poi si presenterà alle camere per ottenere una fiducia scontata, ma assai risicata.

Come è noto, i traditori di Berlusconi si sono resi conto di essere caduti in una spiacevole trappola. Non solo alle prossime elezioni (che ormai nemmeno Napolitano potrà scongiurare) saranno puniti dagli elettori del centrodestra, ma in queste ultime settimane di governo dovranno fare di tutto per dimostrare di non essersi prestati ai maneggi del Pd. Alfano ha già messo le mani avanti, ma, ove dovesse decidere di uscire dal governo per incompatibilità sui programmi, non farebbe altro che dimostrare la sua pochezza politica, e cioè di non essere riuscito a capire in quale trappola lo stesse calando il Pd. Un comportamento, il suo, che l’elettorato di centrodestra considererebbe più che sufficiente per valutarlo inaffidabile.

L’ipotesi che Alfano possa, con lo sparuto gruppo al governo e in parlamento, dettare legge al Pd che quasi sicuramente sarà guidato da Matteo Renzi, non è nemmeno da prendersi in considerazione vista la mancanza di quid dell’uomo che non ha esitato che il 27 novembre il Pd rovesciasse ogni regola per punire e cacciare quello che fu il leader del partito a cui Alfano aveva appartenuto. Sono state lacrime di coccodrillo le sue come quelle di Schifani e degli altri traditori che hanno piagnucolato sulle violazioni delle leggi su cui il Pd, il Sel e Scelta Civica hanno pronunciato la decadenza di Berlusconi. Versare lagrime infatti non costava un bel niente, visto che i voti di NCD non avrebbero fatto né caldo né freddo alla maggioranza numerica più che ridondante in possesso dei becchini di Berlusconi, alla quale andavano ad aggiungersi i voti dei senatori a vita, nominati dal Colle a questo scopo, come i fatti hanno dimostrato (sembra che la sola Cattaneo si sia rifiutata di votare), ponendo così il capo dello Stato sotto il sospetto gravissimo di aver tramato al fine di decapitare il leader dell’opposizione, e di aver fatto festa per questo, non solo recandosi la sera all’Opera a vedere l’”Ernani” di Verdi, mentre quella del 27 sarebbe dovuta essere anche per lui una giornata di tristezza e di riflessione, ma anche ispirando all’acuto vignettista senese Giannelli il trittico significativo ed esemplare che mostra a che basso livello si siano ridotte le nostre istituzioni a partire da quella più alta.


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1 commento

  1. Comment di zarina — 29 Novembre 2013 @ 19:04

    Da l’Unità è subito partito l’avvertimento rampogna alla Cattaneo perchè ha osato non allinearsi agli ordini. A sua maestà sarà venuto un attacco di bile e si starà già dando un gran da fare  per nominare un altro senatore a vita più obbediente.

     

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart