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La lap-dance e il poltronismo politico

29 Novembre 2013

Credete che tra le due cose ci sia differenza? Nemmeno per sogno. Entrambi questi esercizi che vanno più di moda al tempo vacuo di oggi hanno in comune la nudità umana. Facile spiegare quella che compare con la lap-dance, ma non è poi tanto difficile capire che il poltronista che si lega alla cadrega e la difende con le unghie, mostra, pure lui, la propria nudità.
Se proprio vogliamo trovare una differenza, essa sta nell’attrattiva bellezza della prima, in netta contrapposizione con l’orripilante ruvidità stregonesca della seconda.

Perché richiamo questo paragone? Perché la nudità della  lap-dance mi piace, anche se non vi ho mai assistito direttamente, mentre quella del poltronista mi fa ribrezzo. Se non fosse per carità cristiana, i poltronisti li rinchiuderei tutti in uno speciale ospizio dove sia presente una sola scalcinata poltrona per conquistare la quale necessiti una contesa. Vedreste che unghiate, che bestemmie, che improperi, che maledizioni, che sputi in faccia, che sgambetti, che calci negli stinchi e nel deretano. Ecco, a questo spettacolo di zombi decotti assisterei volentieri, magari preparandomi subito dopo a recarmi in tutta fretta al più vicino gabinetto per vomitare nel water-closet.

Chi sono i poltronisti della politica? Ne abbiamo conosciuti tanti, e negli ultimi giorni alcuni nomi sono emersi alla ribalta e hanno avuto il coraggio di darci a bere che intendevano fare l’interesse del Paese.
Ci vogliamo vedere chiaro?

Berlusconi patteggiò con Napolitano un programma minimo di riforme importanti con il quale avviare il profondo cambiamento dell’Italia. L’idea fu di Berlusconi e Napolitano l’accolse molto volentieri, piegando il Pd ad accettarla e pose una condizione capestro. Ove fossero ricominciate le liti ed infranto l’accordo di un periodo di pacificazione al fine di raggiungere gli obiettivi, non avrebbe esitato a dimettersi. La sua accettazione del secondo mandato, proposta proprio da Berlusconi, era sotto condizione: la pacificazione tra le parti (Pd e Pdl in specie) e il raggiungimento degli importanti obiettivi concordati nel programma delle larghe intese.

Ciò che è successo dalla primavera, quando i patti furono stipulati, al 27 novembre, quando Berlusconi è stato cacciato dal Pd dal senato, è troppo fresco per meritare un riassunto. La pacificazione non c’è stata che per poche ore, e il governo Letta è ben lungi dal riformare lo Stato. Il 26 novembre Forza Italia, uscito dalla spaccatura del Pdl, ha provveduto ad avvertire che con la caduta di Berlusconi i berlusconiani sarebbero usciti dal governo, e ieri pomeriggio, subito dopo che si è consumata la delirante cacciata, sono saliti al quirinale per confermare l’uscita dalla maggioranza nata con l’accordo di primavera, e dunque la fine delle larghe intese. Pensate che Napolitano abbia sentito il dovere di mettere in atto la sua promessa? No. Così come fece Fini che mantenne la poltrona di presidente della camera anche dopo che non ci furono più dubbi che la casa di Montecarlo era finita nella disponibilità inquietante di suo cognato, allo stesso modo Napolitano fa finta di niente, ossia che di quella promessa non vi sia traccia e qualcuno se la sia inventata. No, perdio! Guai ad imbrogliarci un’altra volta! Oggi Napolitano ha l’obbligo di ricordarsene. Per il bene del Paese, che non ne può più dei suoi maneggi. Non ne può più della distruzione dei nastri, non ne può più dei suoi silenzi sulla trattativa tra Stato e mafia, non ne può più sui suoi servizi resi alla Germania accettando di sostituire un governo eletto democraticamente, quello di Berlusconi, con un governo imposto da Obama e Merkel, come ha rivelato l’ex presidente del consiglio spagnolo Luis Zapatero nel suo libro presentato appena martedì scorso. Siamo stufi di un presidente che ci nasconde la verità e ci considera suoi vassalli. Noi siamo i titolari della sovranità popolare. Non se lo dimentichi, o arriverà il momento che dovremo ricordarglielo gridandolo a voce alta davanti al suo cremlino.

Il nuovo governo che Napolitano si appresta a benedire inviandolo alle camere per la fiducia non potrà più avere il programma stipulato al tempo delle larghe intese: alcuni obiettivi di riforma che richiedono l’approvazione dei 2/3 del parlamento sono diventati impossibili, e già si parla di un governicchio che al massimo potrà tentare di varare una nuova legge elettorale. Ma di ciò ho forte dubbi.

In ogni caso, Napolitano non è riuscito in almeno quattro dei suoi obiettivi:

1 – pacificare il Paese, anzi ha contribuito con il suo pilatismo ad inasprire i conflitti;

2 – far riformare le istituzioni e la costituzione;

3 – far assumere provvedimenti che riducessero le tasse e le spese della pubblica amministrazione, di cui è addirittura rimasto uno dei maggiori beneficiari;

4 – fermare la profonda crisi economica che ogni giorno porta alla chiusura di aziende e all’aumento della disoccupazione. Nella mia provincia di Lucca nei primi 10 mesi del 2013 sono stati chiusi ben 268 negozi di cui 54 nel solo capoluogo.

Quale governo potrà mai imporre al Paese il duce bolscevico se la sua composizione già da ora si presenta come incapace e ridicola? Come si può conciliare un Alfano che deve in tutti i modi salvare la faccia di fronte a Forza Italia e agli elettori moderati, e dunque difendere, come ha promesso, gli impegni presenti nelle ex larghe intese, e un Pd che ha già proclamato che a partire dal 9 dicembre, quando sarà eletto il suo nuovo segretario, sarà lui a dare ordini al governo di cui è maggioranza assoluta?

Si tratta di un governo destinato alla débâcle. E allora? E allora Napolitano si decida a mantenere la sua promessa e ad uscire di scena. Come? Invece di forzare la realtà per una sua perniciosa vanità e una sua malriposta presunzione, si metta al servizio del Paese e dia a Letta il solo mandato di guidare il Paese a nuove elezioni da tenersi in primavera in concomitanza con le Europee. Ad elezioni avvenute, riunisca il nuovo parlamento, designato dai cittadini, ossia dalla sovranità popolare, e rassegni le proprie dimissioni affinché sia immediatamente eletto il nuovo capo di Stato, al quale toccherà di avviare le consultazioni per la formazione del nuovo governo.

E il semestre europeo, che qualcuno vuole porre a giustificazione di una prolungata agonia dell’Italia? Baggianate. Importante non è l’Europa, che ha pensato finora a soddisfare gli egoismi dei più forti,  ma l’Italia che in questo momento ha bisogno più che mai di essere risanata per avviarsi alla riconquista di un prestigio e di un rispetto perduti.

P.S. Consentitemi di fare una annotazione sulle vicende del Milan, ed in particolare sullo scontro in atto tra Barbara Berlusconi e Adriano Galliani. Siamo di fronte ad una pivellina che solo ultimamente ha trovato il coraggio di difendere il padre dalla persecuzione giudiziaria e politica e un gigante del calcio. Dopo Gianni Letta, Silvio abbia l’oculatezza di liberarsi anche di questa figlia combina guai (già coi suoi amorucci leggerucci e passeggeri). Allo stesso modo di sua madre, Veronica Lario.  Gli creerà solo grattacapi. Barbara non è Marina, tra le due sorellastre c’è la stessa differenza che corre tra una piccola pozzanghera senza movimento e lo splendore di un mare aperto e azzurrissimo.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart