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La mia maledizione nel giorno di Natale

25 Dicembre 2013

Natale è il giorno per eccellenza dedicato alla gioia e all’amore. Ma io ne approfitto per scagliare proprio in questo giorno santo la mia maledizione. Ho lasciato che scorressero sul blog sia il bel disegno di Mauro Cristofani che la poesia di Lorenza Rocco, due carissimi amici di vecchia data. Ma il Natale del 2013 non può e non deve essere solo questo. Ha bisogno che levi la voce il Dio dell’Antico Testamento. Avrete notato che è a lui che da qualche giorno mi rivolgo, poiché è il Dio che piace a me e che considero necessario per il mio Paese. L’Italia ha certamente bisogno anche di un Dio della pace, e Gesù è sceso sulla terra per diffonderla, ma io non amo il Gesù che mi dice di offrire l’altra guancia. Amo il Gesù che sta dalla parte degli oppressi, il Gesù che esalta gli umili, il Gesù che scaccia i mercanti del Tempio minacciandoli con la frusta. Ma a me questo Gesù non è sufficiente, o almeno non lo è più, per il mio Paese.
Ricordate quel brano celebre dell’Antico Testamento in cui Mosè si presenta con il suo bastone davanti al faraone e gli chiede di lasciare ritornare il popolo ebreo alla propria terra? Così infatti gli aveva profetizzato Dio:

Il faraone non vi ascolterà e io porrò la mano contro l’Egitto e farò così uscire dal paese d’Egitto le mie schiere, il mio popolo degli Israeliti, con l’intervento di grandi castighi. Allora gli Egiziani sapranno che io sono il Signore, quando stenderò la mano contro l’Egitto e farò uscire di mezzo a loro gli Israeliti!». (Esodo 7,4-5)

Il faraone è intransigente. Crede che Mosè sia un ciarlatano e con quel suo bastone che si trasforma perfino in un serpente lo reputa un mago che riesce a trarre in inganno perfino lui. No, gli ebrei non usciranno dall’Egitto. E così per volontà di Dio e per l’ostinazione del faraone l’Egitto subisce le famose dieci terribili piaghe, l’ultima delle quali riguarda proprio la morte dei suoi primogeniti. (qui). Gli ebrei servivano all’Egitto per costruire mattoni e venivano pagati quasi con nulla. Privarsene era da sciocchi. E allora:

Il Signore disse a Mosè: «Ancora una piaga manderò contro il faraone e l’Egitto; dopo, egli vi lascerà partire di qui. Vi lascerà partire senza restrizione, anzi vi caccerà via di qui. Dì dunque al popolo, che ciascuno dal suo vicino e ciascuna dalla sua vicina si facciano dare oggetti d’argento e oggetti d’oro».
Ora il Signore fece sì che il popolo trovasse favore agli occhi degli Egiziani. Inoltre Mosè era un uomo assai considerato nel paese d’Egitto, agli occhi dei ministri del faraone e del popolo.
Mosè riferì: «Dice il Signore: Verso la metà della notte io uscirò attraverso l’Egitto: morirà ogni primogenito nel paese di Egitto, dal primogenito del faraone che siede sul trono fino al primogenito della schiava che sta dietro la mola, e ogni primogenito del bestiame. Un grande grido si alzerà in tutto il paese di Egitto, quale non vi fu mai e quale non si ripeterà mai più. Ma contro tutti gli Israeliti neppure un cane punterà la lingua, né contro uomini, né contro bestie, perché sappiate che il Signore fa distinzione tra l’Egitto e Israele.
Tutti questi tuoi servi scenderanno a me e si prostreranno davanti a me, dicendo: Esci tu e tutto il popolo che ti segue! Dopo, io uscirò!». Mosè acceso di collera, si allontanò dal faraone.
Il Signore aveva appunto detto a Mosè: «Il faraone non vi ascolterà, perché si moltiplichino i miei prodigi nel paese d’Egitto». Mosè e Aronne avevano fatto tutti questi prodigi davanti al faraone; ma il Signore aveva reso ostinato il cuore del faraone, il quale non lasciò partire gli Israeliti dal suo paese.” (Esodo 11-12) (qui).

La storia è nota perché raccontata in molti grandi film. Al rifiuto del faraone l’Angelo Sterminatore di notte passò davanti alle case dove vivevano i primogeniti d’Egitto d’ogni specie, ed essi morirono. Morì anche il figlio del faraone, il quale faraone credeva il suo dio più forte del Dio di Mosè. Fu costretto perciò a dare la libertà al popolo ebreo, ma subito dopo se ne pentì, offuscato dall’orgoglio e dal desiderio di vendetta, ma quando arrivò al mar Rosso i suoi occhi assistettero al miracolo portentoso. Il mare si aprì, gli ebrei poterono passare, ma allorché i soldati egiziani tentarono pure loro di farlo in sella ai loro cavalli, le due muraglie d’acqua che avevano aperto la strada agli ebrei si richiusero e la maggior parte dell’esercito egiziano fu ingoiata dalle acque. Il Dio dell’Antico Testamento è un Dio che ha una sola parola e la mantiene. Non indulge alla carità. Chi ha sbagliato, dopo averne ricevuto gli avvertimenti, paga, e può pagare anche con la vita.
Io mi schiero dalla parte di questo Dio e nel giorno in cui egli si è degnato di inviare su questa terra Gesù, destinato a seminare l’amore, io lo richiamo alla sua antica forza e alla sua memorabile severità. Non mi va di pensare ad un Dio che si cala le brache, mentre ha sferzato e piegato il grande faraone. Non sarebbe più il mio Dio. Ed invece sono sicuro che egli è ancora quello di prima e che con la venuta di Gesù ha voluto fare un tentativo, dare una chance d’amore all’umanità, ma questa chance è assolutamente fallita. Lui è il primo ad essersene reso conto. E dunque, lo imploro di tornare sui suoi passi, richiami Gesù al suo fianco e lo riassorba nella Trinità che ci governa da sempre sotto il suo comando. Consideri la genia che si è impossessata di questa nostra umanità, una congerie di presuntuosi e egoistici faraoni che non vogliono dare la libertà a noi uomini, e li punisca. Io non sono certo un Mosè che possa pretendere cotanto da lui, ma sono un uomo costretto a costruire mattoni in favore di chi mi ruba la dignità. Dunque gli chiedo di proteggerci, tutti noi, contro questa sciagura e di scagliare la sua maledizione (le sue sette piaghe) contro coloro che ci hanno ridotti così: istituzioni, magistrati, politici, portaborse, falsari del diritto e della democrazia. Noi siamo deboli come lo furono gli ebrei prigionieri d’Egitto. Solo un Dio spietato, inesorabile e vendicatore può salvarci. Ciò che si scorge su questa terra altro non è che la melma e la sfacciata presunzione dei faraoni.
Ieri ho scritto una lettera a Babbo Natale perché la consegnasse a Berlusconi, oggi ho preso il coraggio a quattro mani e ho scritto a te direttamente, il Dio tanto amato dell’Antico Testamento. Non mi deludere. Sodoma e Gomorra non sono niente a paragone di come è stata ridotta l’Italia che tu creasti bella e seducente, in mezzo al mare dei mari, dove nacquero le più nobili civiltà. Punisci gli uomini che l’hanno insudiciata con la menzogna, lo sfruttamento e la corruzione – non salvarne nemmeno uno, ti prego – dai a ciascuno di loro la punizione più terribile, quella che più temono, affinché desiderino morire piuttosto che continuare a vivere nella terribile condizione in cui li terrai incatenati e umiliati. Ci sei solo tu, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, che potrai fare questo e restituirci l’originaria dignità. Nessun uomo potrà mai farlo.


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1 commento

  1. Comment di Flavio Servadio — 25 Dicembre 2013 @ 21:46

    Caro Bartolomeo, ascolti l’ebraismo, ne prenda coscienza. Credo in quanto ha scritto per questo ho sempre professato la mia fede.

    Cari saluti.

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart