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LETTERATURA: Le esecuzioni

20 Settembre 2007

racconto di Stelvio Mestrovich

[Alcune pubblicazioni di Stelvio Mestrovich: “Appunti di archeologia musicale”, Pagnini, 2002, “Il caso Palinuro”, Pagnini, 2003, “Venezia rosso sangue”, Flaccovio, 2004, “Delitto in casa Goldoni”, Carabba, 2007]

Kansas City, ore 18.55

Arthur Scholes, detenuto numero MC 243,  si ferma sulla soglia della cella.
Ha da dire qualcosa?”  gli chiedono.
No.”
Poi, a piccoli passi, scortato da due guardie, si avanza lungo il corridoio. La morte non gli fa paura. Lui mostra un volto impassibile. È sempre ammanettato. Uno dei poliziotti è un negro. Come quello che aveva ferito prima che lo arrestassero. Scholes, invece, è biondissimo. Ha le basette lunghe e i baffi curatissimi. Gli occhiali lo rendono interessante.


La camera della morte è vicina. Fuori della porta lo aspettano il boia (col camice bianco come un medico) e altre due persone. Una di esse è un prete. Il condannato fa cenno di no. Non vuole pentirsi. E l’ uomo di chiesa viene allontanato.

Ore 19.04

Arthur Scholes entra nella camera della morte. Gli tolgono le manette. Si siede vicino a un tavolo. Escono tutti. Rimane solo col boia. Lo guarda. È più impenetrabile di lui. Lo sta per ammazzare. Come se si trattasse di un coniglio. Non una smorfia. Indifferenza. Sono due indifferenti. Uno osserva l’altro. La legge li ha posti davanti. Ma loro sembrano fregarsene della legge. Il carnefice campa uccidendo,  chi ha ucciso perisce per mano del boia.
Il veleno viene iniettato nella vena del braccio destro del condannato.
Scholes strizza gli occhi.  Punta il soffitto. Poi vede il boia che tiene alta la siringa. Ha come un flash. Peggy Ruggles che gli si rivolta contro. E lui che la finisce con l’ascia.
Buio. Un buio tutto diverso.
Cade in deliquio.

Ore 19.11

Il detenuto numero MC 243 è morto.

Ore 19.13

Il cadavere viene messo in un sacco di plastica. E l’ago della siringa cambiato.

Ore 19.50

Vanno a prendere Pete Neway nella sua cella.  Egli porta sulla maglietta il numero MC 242. Li sta aspettando. Non fa in tempo a  rileggere la lettera del fratello. Gliela strappano di mano.  Sputa per terra il mezzo sigaro che teneva spento in bocca.
Il detenuto è di colore.  Anni ventinove. Orecchie a sventola, naso schiacciato da pugilatore, occhi indagatori, capelli ricci.
Ora tocca a te.”  gli dicono.
Andiamo.”  sogghigna con voce terribile. “I debiti vanno pagati.
Scattano le manette, quindi si apprestano a percorrere il corridoio che porta alla camera della morte.
Non è un camminare,  non è una lenta danza macabra,  ma il completamento innaturale ad altissima velocità di una vita umana. Ogni passo del condannato è un bruciare di stagioni,  un correre sfrenato verso una mèta stabilita dall’uomo e non da  Dio.
Voglio un prete.”  dice Neway.
Gli si avvicina un sacerdote.
Dammi il crocifisso.”  gli ordina.
L’uomo di chiesa glielo porge.
Lui lo prende in mano. È di legno non molto spesso. Lo porta all’ altezza del viso, quindi lo spezza. Poi scaraventa i pezzi per terra.
Con una risata satanica entra dove lo aspetta il boia.

Ore 20.00

Continua a ridere mentre l’ago gli fora la pelle.
Di’, ci provi gusto anche tu a uccidere la gente, non è vero?”  sibila al boia.
Questi, che di solito evita di parlare con chi deve giustiziare,  questa volta fa un’eccezione ed esclama:
Con le merde pari tuo, sì!
Pete Neway non ha tempo di riflettere sulla risposta. Sente il cervello che gli va via. Non ci vede più. L’ ultima cosa che gli riesce fare è di stringere il pugno della mano destra.

Ore 20.09

MC 242 è morto.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart