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Le nozze di Cana e i mercanti del Tempio

14 Dicembre 2013

(Lo pubblico sulla rivista e sul blog contemporaneamente, e capirete perché)

Sto vivendo una esperienza personale molto intensa in cui dolore e speranza si mescolano come ad infliggermi una tortura. Ma quando tutto sarà finito, avrò il dovere di raccontarla. Perché? Perché di mezzo c’è la Fede.

Ma intanto ho tratto due insegnamenti che, stasera uscendo dalla messa prefestiva, mi sono sentito in dovere di comunicare ai miei lettori, siano essi credenti, scettici o atei.
Si tratta di due storie raccontate nel Vangelo. Attenzione: non si tratta di parabole, ma di due avvenimenti che gli evangelisti ci raccontano come accaduti. Cominciamo dal primo:  Le nozze di Cana

Si legge nel Vangelo secondo Giovanni 2,1-11:

«Tre giorni dopo, ci fu una festa nuziale in Cana di Galilea, e c’era la madre di Gesù. E Gesù pure fu invitato con i suoi discepoli alle nozze. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. Gesù le disse: “Che c’è fra me e te, o donna? L’ora mia non è ancora venuta”. Sua madre disse ai servitori: “Fate tutto quel che vi dirà”. C’erano là sei recipienti di pietra, del tipo adoperato per la purificazione dei Giudei, i quali contenevano ciascuno due o tre misure. Gesù disse loro: “Riempite d’acqua i recipienti”. Ed essi li riempirono fino all’orlo. Poi disse loro: “Adesso attingete e portatene al maestro di tavola”. Ed essi gliene portarono. Quando il maestro di tavola ebbe assaggiato l’acqua che era diventata vino (egli non ne conosceva la provenienza, ma la sapevano bene i servitori che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: “Ognuno serve prima il vino buono; e quando si è bevuto abbondantemente, il meno buono; tu, invece, hai tenuto il vino buono fino ad ora”. Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui.»

Come sappiamo è il primo miracolo di Gesù. Ed è anche il più rivelatore, a mio avviso, della lezione che deriva a tutti noi da ciò che vi accade.

Gesù compie il miracolo su sollecitazione di Maria, la Madonna. Non ci avrebbe pensato altrimenti. È lei che gli ricorda della sua divinità e gli obblighi che gli derivano dall’essere sceso in Terra.
La Madonna – lo dico con tutto il rispetto – ha acceso i motori della macchina della divinità. Pe questo il miracolo delle nozze di Cana lo considero il più “forte” di tutti gli altri, perfino di quello che riguarda la resurrezione di Lazzaro.

Quale insegnamento ne ho tratto? Che per arrivare al cuore di Dio, occorre l’intercessione di Maria. Direte: ci sono anche i santi. Li rispetto, ma Maria è tutta un’altra faccenda. Gesù sembra infastidito dalla sua intercessione. Sembra che la rimproveri: ““Che c’è fra me e te, o donna? L’ora mia non è ancora venuta”.

Ma la Madonna non si lascia intimidire. Sa che il suo intervento è necessario, altrimenti quelle nozze saranno turbate, guastate, e lei non vuole. Così dà per scontato che sarà lei a vincere la disputa con il figlio di Dio. Senza alcun indugio comanda ai servitori: “Fate tutto quel che vi dirà”.

Il figlio di Dio sarà lui, certo, l’autore del miracolo – lei lo sa bene – ma sa altrettanto bene che non potrà rifiutare la sua supplica.

Che cosa ha significato per me, e per la mia storia che spero un giorno di raccontarvi? Che chi ha bisogno di aiuto ha nella Madonna la persona più dolce e misericordiosa, che per essere nata umana come tutti noi, comprende e soffre delle nostre tribolazioni. Farà di tutto, come fece alle nozze di Cana, per farsi ascoltare dal figlio di Dio e dallo stesso Dio Uno e Trino, e sarà molto difficile che non riesca ad aiutarci.

Però… C’è, come sempre avviene, un però. Altrimenti sarebbe troppo facile chiedere l’aiuto della Madonna. Il però è rappresentato dalla nostra disponibilità a pagare il prezzo che la Madonna – non sempre, tuttavia – ci chiederà per aiutarci. Un prezzo la cui entità e gravosità ci sono sconosciuti. Ci piomberà addosso all’improvviso, e se lo avremo dimenticato, è il momento che ce ne ricorderemo e dalla sofferenza trarremo la gioia, come è accaduto a me. Significa che la Madonna si è mossa, ha ottenuto dal Dio Uno e Trino l’ascolto della nostra invocazione, della nostra preghiera.

Mi soccorre ancora la storia delle nozze di Cana. Vi si legge: C’erano là sei recipienti di pietra, del tipo adoperato per la purificazione dei Giudei, i quali contenevano ciascuno due o tre misure. Gesù disse loro: “Riempite d’acqua i recipienti”. Ed essi li riempirono fino all’orlo. Poi disse loro: “Adesso attingete e portatene al maestro di tavola”. Ed essi gliene portarono.”

Vuole dirci qualcosa questo contenuto, oltre la semplice esposizione delle parole che vengono adoperate? Sì. Significa che prima di ottenere ciò che ci viene chiesto, occorre compiere una fatica, realizzare un sacrificio. I servitori presero i sei recipienti di pietra, li riempirono d’acqua  e li portarono al padrone. Solo allora fu constatato che l’acqua si era tramutata in vino.

La lezione che si ricava da questa bella pagina del Vangelo è che la invocazione di un miracolo, specie quando è richiesto per gli altri, deve essere sempre accompagnata dalla disponibilità a pagarne un prezzo, la cui misura  e il cui gravame non siamo noi richiedenti a determinare.

Poi c’è l’altro stupendo racconto dei mercanti del tempio, che è di una attualità straordinaria e che mi riguarda, anch’esso, molto da vicino.

Dice il Vangelo di Giovanni (2, 13-25)
(ma qui troverete ciò che ne scrivono anche gli altri evangelisti):

“Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco. Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: “Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato”. I discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divora. Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: “Quale segno ci mostri per fare queste cose?”. Rispose loro Gesù: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”. Gli dissero allora i Giudei: “Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?”. Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa molti, vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nome. Gesù però non si confidava con loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza su un altro, egli infatti sapeva quello che c’è in ogni uomo.”

Perché cito questo racconto del Vangelo che ci mostra non un uomo qualunque, ma il figlio di Dio afferrato dal disprezzo, dalla collera e dalla violenza?
Perché è ciò che sta accadendo a me, per colpa della politica. Mi sono domandato, soprattutto in questi ultimi tempi, del perché mi stia incattivendo, al punto da essere diventato perfino intollerante e poco disposto nei confronti degli altri a dedicare loro la mia antica educazione di uomo di altri tempi. Sto diventando cattivo? Sto odiando? Sto disprezzando? È legittimo e cristiano tutto ciò? E soprattutto perché non riesco più a correggermi ed ogni giorno che passa peggioro?

Chi legge il mio blog sa bene che da tempo  invoco al più presto una nuova Norimberga, ossia un processo che metta alla sbarra tutti i protagonisti del nostro disastro morale ed economico. Ho scritto anche che qualcuno sarà assolto, ma il numero degli innocenti e troppo esiguo per accogliere la richiesta di chi vorrebbe mettere una pietra sul passato. La sofferenza ha raggiunto livelli di intollerabilità. Le famiglie che dormono sulla strada o sotto i ponti e non hanno di che sfamarsi sono cresciute a dismisura, mentre chi governa continua a spargere chiacchiere o ad assumere misure del tutto inadeguate, se non menzognere. Chi pratica la politica vive bene, tra privilegi,  retribuzioni e rimborsi spese. Alcuni godono di due tre quattro pensioni, una sola delle quali garantirebbe la ricchezza ad un povero. Eppure non sentono il dovere di avvicinare le loro paghe a quelle delle gente semplice. Non sentono nella loro scempia coscienza che la politica è un servizio e non un’occasione di arricchimento personale. Addirittura abbiamo un capo di Stato, Giorgio Napolitano, che io chiamo con disprezzo l’uomo di Budapest, costoso e ricchissimo, che, come Maria Antonietta, se ne frega del popolo, e anziché dare un esempio di sobrietà per solidarizzare conesso almeno nella forma (perché nella sostanza manco gli sfiora la mente) se ne va a occupare la poltrona che fu un tempo dei sovrani per goderne l’alzata in piedi del pubblico in segno di rispetto e quindi gli scroscianti applausi.
Che ha mai a che fare un uomo simile con noi del popolo? Ha ragione il movimento 9 dicembre quando vuole che Napolitano e tutti gli altri politici se ne tornino a casa. Sono essi i mercanti del tempio che Gesù scacciò con la frusta, disprezzandoli e insultandoli!

Lo fece Gesù, il figlio di Dio, non un uomo qualunque vinto dall’ira; e quando leggo certi vomitevoli giornali che accusano il popolo di chi sa quali nefandezze o di voler sovvertire le istituzioni, mi verrebbe voglia di afferrare la frusta di Gesù  e farli sanguinare in ogni parte del corpo fino a trascinarli, dopo, a subire la giusta condanna dietro le sbarre di un nuovo processo di Norimberga.

Quante volte mi sono domandato in queste ultime settimane se il disprezzo ed anche l’odio si siano impossessati di me e mi facciano travalicare la buona educazione, ma poi penso al Vangelo e alla storia che vi è raccontata dei mercanti del Tempio frustati e cacciati a male parole da Gesù.
È il Vangelo (cari anche voi, vescovi della mia Chiesa) che dà legittimità al movimento 9 dicembre, siano essi credenti o meno. Perfino Gesù perse la pazienza e il controllo di sé. Quando qualcuno cerca di denigrare il movvimento 9 dicembre, i suoi membri prendano la frusta e sferzino con vigore e senza risparmio questi dissipatori della dignità del nostro Paese. Lo farò anch’io, finché la malattia mi darà ancora la forza di sopportare questa quotidiana fatica.

Volete saperne un’altra?
Domenica scorsa era l’8 dicembre. I non cattolici forse non lo sanno, ma si celebra la festa della Madonna Immacolata. Ero stanchissimo. Avevo letto i giornali come faccio tutti i giorni per la mia rassegna stampa delle ore 18, ma non avevo avuto la forza di scrivere sul blog qualcosa di mio. Nella rassegna stampa, in una nota, me l’ero presa con alcuni presidenti emeriti della consulta che non considero più tali, come Zagrebelsky e De Siervo (qui). Ai quali aggiungo il giudice Quaranta, l’autore della sentenza della consulta con la quale si è voluto accontentare Napolitano distruggendo gli “scottanti” nastri. Di lui addirittura non ho sentito più parlare e suppongo si sia vergognato di ciò che ha fatto e si sia ritirato a vita privata – spero in qualche convento ad espiare.
Ad un certo punto dico a mia moglie, mentre eravamo in auto, che non appena arrivati a casa, avrei scritto una lettera di addio ai miei lettori (sono costretto, dall’impegno di questi mesi a rinunciare a vedere la sera, sia pure a partire dalle ore 23 circa, come facevo, i miei film preferiti tratti dalla mia personale videoteca – una autentica distensione per me come fossero un ansiolitico -, e ad andare a letto anche, a volte, alle 2 di notte, dopo aver aggiornato la rivista letteraria e il blog, e risposto ai commentatori, alcuni dei quali – rivelatisi purtroppo dei provocatori e dei disinformati – meriterebbero il mio diniego ad  ogni tipo di risposta fuorché l’insulto), ma fu mia moglie ad impedirmi una tale decisione. Mi resi conto che aveva ragione: non scrivendo più sarei diventato un individuo diverso che non avrei rispettato, avendo troppo facilmente rinunciato ad un impegno in un momento tanto delicato. Poi, mentre stavo varcando il cancello mi sopravvenne un pensiero e ricordai che quel giorno ricorreva la festa della Madonna, ossia della Immacolata Concezione. Mi preoccupai, poiché mi domandai se essa non pretendesse qualcos’altro da me in sacrificio di una richiesta che le avevo rivolto esattamente il 2 ottobre di quest’anno. Ho avuto paura, lo confesso, ma poi mi sono risposto che la Madonna, e proprio nel giorno della sua festa, aveva solo voluto spaventarmi, e subito dopo mi aveva sorriso, proprio come una madre.
______________
Leggete qui quando dichiara, in sintonia con il mio articolo la parlamentare 5Stelle Laura Castelli il 20 dicembre 2013.


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6 Comments

  1. Comment di Bartolomeo Di Monaco — 15 Dicembre 2013 @ 09:46

    @ enzo

    Come le ho promesso, ho cestinato due suoi commenti che ho giudicato semplicemente idioti. Non mi scriva più, non intendo sporcare il mio sito da idiozie quali quelle che escono dalla sua penna. Non gliene darò nemmeno più notizia, come ho fatto ora.

  2. Comment di zarina — 15 Dicembre 2013 @ 11:28

    Grazie, Bart (posso?),  per ciò che scrivi ogni giorno.

    Grazie  anche alla signora Di Monaco:  non tutte le donne  trovandosi nella medesima condizione  sarebbero state altrettanto altruiste. 

    Bart, i moderati mi sa che si stanno svegliando, finalmente. Non so che sviluppi avrà il movimento 9 dicembre, però  un po’ di preocupazione a qualche sporca coscienza  la sta suscitanto, visto le reazioni. Non se l’aspettavano, così come accadde  20 anni fa. La storia si ripete?   E infatti è subito partito il boicottaggio  da parte dei soliti media  asserviti al regime  che si affannano  a screditarne i promotori e   accumunando i partecipanti  alla protesta  ai  teppisti  di professione,  quelli che  vengono infiltrati  a comando  tra i manifestanti per provocare incidenti. E  tra un po’  anche certa magistratura  forse cambierà bersaglio. 

    Mercoledì 18 a Piazza del Popolo a Roma  gioca  l’ITALIA. E’ solo la partita di inizio,  potrà vincere o perdere, si spera che vinca, ovviamente,  anche se sarà dura perchè l’arbitro è di parte e saranno sguinzagliati i disturbatori di professione. Non tutti potremo  essere lì in piazza ad  assistere,  ma si potrà  ugualmente fare il tifo da  casa esponendo il  bel tricolore alle finestre.

    Non se ne parla ma il governo incostituzionale dei folli  capitanato da stalingiorgio, non scelto neppure dalla minoranza degli elettori che hanno votato a febbraio,  tra le altre sciocchezze ha posto le basi ( con un decreto legge (!!!) n.133 del 30 novembre 2013)  per svendere la  Banca d’Italia agli stranieri, consentendo a questi di mettere le mani pure sul forziere con le NOSTRE piuttosto consistenti RISERVE AUREE, che fanno molto gola  alla frau tedesca & kompagnia brutta.  E’ una cosa gravissima, e infatti   i servi mediatici non ne parlano. Bisogna assolutamente fermare quei folli  e cacciarli con una buona indennità di pedate dove non batte il sole, pretendendo anche il loro ringraziamento per il trattamento di favore  ricevuto per tale morbida  “buonuscita”.

    Roba da matti,  folli,  appunto, compreso  chi ancora li difende.

     

  3. Comment di Bartolomeo Di Monaco — 15 Dicembre 2013 @ 13:05

    Sono contento, zarina, che in Italia esistano persone come te. Grazie delle tue parole sia per la mia famiglia, ma soprattutto per il nostro Paese, che sta andando in rovina per colpa di una classe politica che deve essere severamente processata dagli elettori e da tutti i cittadini.

  4. Comment di Gian Gabriele Benedetti — 15 Dicembre 2013 @ 14:47

    Caro Bartolomeo,

    ti sono fortemente vicino sia in amicizia che in condivisione piena delle tue convinzioni. Tu hai avuto e continui ad avere la forza di continuare la tua battaglia, mentre io ho tirato i remi in barca. Mi sono quasi arreso di fronte ad una situazione da cui mi trovo lontanissimo.

    Auguro di cuore che la dolce poesia del Natale sia per te e per la tua famiglia motivo di forza e di consolazione. E che Iddio, tramite la Sua Madre Santissima vi sia sempre vicino

                             Gian Gabriele

  5. Comment di stefano — 15 Dicembre 2013 @ 18:55

    Caro Papà, vorrei fare un commento a ciò che scrivi.

    E’ verissimo, l’intercessione della Madonna può essere importante per l’esaudimento delle nostre preghiere e per il nostro aiuto, ma nel vangelo ci sono tanti altri miracoli compiuti da Gesù senza l’intercessione di Maria, per cui è verissimo che il brano dà molta importanza a Maria, ma Lei intercede presso Gesù senza sostituirlo e senza privarlo della sua centralità.

    Inoltre è verissimo che ogni esaudimento di preghiera prevede la partecipazione e l’impegno dell’uomo all’opera di Dio.

    Per quanto riguarda l’episodio di Gesù che scaccia i mercanti dal tempio, preferirei che non si trovasse in questo giustificazione alcuna ad alcun movimento politico. Innanzitutto perchè la collera di Gesù non scaturisce dalla politica ma dalla mancanza di rispetto di Dio.

    Inoltre ci terrei a sottolineare che questo episodio non giustifica alcun tipo di violenza. Non bisogna pensare a Gesù che frusta i mercanti come poteva fare un soldato romano. Il vangelo si limita a dire che Gesù fece una sferza e si mise a scacciare tutti fuori dal tempio. Non c’è scritto da nessuna parte che Gesù frusta i mercanti. La frusta può essergli servita anche solo per intimidire e fare rumore, oppure indirizzare gli animali fuori dal tempio. Bisogna fare attenzione a non trovare in questo brano una giustificazione alla violenza collerica. Gesù non si lascia assolutamente sopraffare dalla collera, la sua rabbia è rabbia razionale di predicatore e di profeta, ben lungi da quella del popolo rivoluzionario che usa violenza contro i suoi dittatori.

    Trovare nel vangelo giustificazioni a forme di rabbia e a movimenti politici rivoluzionari è pericolosissimo, perchè oltre che essere antievangelico, fomenta fondamentalismi che a loro volta portano a soprusi,  dittature e vendette. E Gesù è per la giustizia ma non per la vendetta. Con affetto Stefano

  6. Comment di Bartolomeo Di Monaco — 15 Dicembre 2013 @ 21:26

    @ Gian Gabriele

    Grazie per avermi donato così a lungo la tua amicizia. Contraccambio gli auguri da estendere a tua moglie.

     

    @al mio carissimo figlio Stefano

    Mi scrivi da lontano e nei ritagli di tempo libero offerti dalla tua professione di medico. Ti ringrazio e sono orgoglioso di  averti come figlio, così come sono orgoglioso delle due tue sorelle, che mi assistono con il loro sorriso e con il loro amore. Mi scrivesti anche di notte, alla fine di settembre, durante la mia profonda crisi di Fede, quando si spalancò davanti a me il vuoto e il nero dell’abisso in cui stavo precipitando. Non lo dimenticherò mai. E’ questa la famiglia che ho sempre desiderato, con tua madre in testa a tutti, così svagata e sognatrice, ma una leonessa quando si trattava e si tratta di difendere i suoi figli e i suoi nipoti (ha fatto per i nipoti – non per me né per voi figli, e ti pareva?) un albero di Natale gigantesco che potrai vedere quando il 24 verrai a Lucca), e così premurosa verso tutti, voi figli in specie, superati un poco dai nipoti e fra breve anche da tua figlia che nascerà tra marzo ed aprile e si aggiungerà agli altri tre nipoti che, quando vengono da noi, con il loro chiasso e le loro fantasie esprimono tutta la bellezza della vita. 

    Ma veniamo alla Madonna. Tu conosci i fatti e quando tutto avrà fine ne scriverò e commenterò. Ma prima i fatti dovranno accadere e sembra che tutto stia procedendo, come tu sai, per il meglio. Sarà a quel momento che potremo riparlarne. Del resto con don Piero ho già avuto modo di rappresentare con fermezza la mia convinzione, e farò così anche con te, quando arriverà il tempo. Però, già il dono che mi dai e che sempre mi hai dato di un padre che può discorrere di cose così delicate ed intime con il figlio è una grazia che sicuramente viene da Dio, ma viene anche dalla tua bontà e dalla ricchezza del tuo animo. Non a caso ti ho sempre riconosciuto qualità straordinarie che io non possiedo, anche nel campo dell’arte.

    Ed ora i mercanti del Tempio.

    La mia convinzione è che Gesù fosse molto arrabbiato: è chiaro che lo è per la profanazione del Tempio. Ma qual è oggi il tempio di Dio: non quello dalle mura di pietra, ma l’uomo di oggi (ed anche quello di ieri, ovviamente) ingannato e costretto all’umiliazione di non poter assicurare nemmeno un tozzo di pane alla propria famiglia e di essere costretto a dormire sotto un ponte non per colpa sua bensì per le conseguenze di una ruberia prepotente e sfacciata, oltre che di una incapacità della classe dirigente. La classe dirigente di oggi sono i mercanti di allora. Se il Vangelo ha una sua valenza perenne, che cosa significano oggi le parole riportate dal Vangelo secondo Giovanni?: “Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: “Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato”. Le parole messe in neretto riguardano la miseria in cui è stato ridotto l’uomo in questi anni. La posso interpretare così? Ossia: non fate della casa del Padre mio,che altro non è che l’uomo di oggi, un luogo di mercato, ossia un oggetto, una bestia, una pecora, da sfruttare a vostro vantaggio. O sbaglio? Non sono forse questi i gravi fatti che stanno accadendo sotto i nostri occhi?.

    Dunque Gesù è arrabbiato, mi pare che lo ammetta anche tu. Ma io aggiungo che il tempio che viene profanato non è costituito dalle pietre di allora, ma dall’uomo di oggi ridotto alla disperazione.

    Gesù si fabbrica una frusta. Sei proprio sicuro che non la usi? Così non è per l’illustratore della pagina che ti riporto qui: http://www.conmaria.it/vangeli/mercanti.htm 

    Ma anche nel quadro di Giotto, forse il più pacifico, la frusta è disegnata come minaccia non neutra ma che può scagliarsi da un momento all’altro contro i mercanti del Tempio, ove gli resistessero: http://it.wikipedia.org/wiki/Cacciata_dei_mercanti_dal_Tempio (leggi anche il commento)

    Guarda il grande pittore El Greco nella cui raffigurazione appare con evidenza che Gesù sta per dare la sferzata ai mercanti (lo trovi tra gli ultimi a sinistra, e il sito cala lentamente le immagini, devi avere pazienza): http://www.engramma.it/eOS2/index.php?id_articolo=1084

    Oppure osserva la violenza di Gesù talmente esplicita nel quadro di Valentin de Boulogne (è il primo quadro):

    http://galleriabarberini.beniculturali.it/index.php?it/130/sala-23-caravaggeschi-italiani-e-stranieri

     

    Mi fermo con quest’utlimo, perché ce ne sarebbero tanti altri (qui è il primo quadro a sinistra, che scende molto lentamente): http://www.cultorweb.com/Caravaggio/Ce.html

    Credo, Stefano, che nel Vangelo ci sia almeno una forma di rabbia-violenza (ma anche se è una sola è più che sufficiente, poiché la manifesta il figlio di Dio) ed è quella che egli esercita contro i mercanti del tempio. Della sua attualizzazione ai tempi nostri ti ho già parlato.

    Gesù. dunque, quando occorre, è anche violento.

    Vorrei essere buono e paziente come te, ma non lo sono più, ahimè. Forse lo ero (ti ricordi i nostri bellissimi viaggi all’estero, quando eravate tre monellacci scatenati?), e ho esaurito tutte le scorte, e mi avvalgo vilmente del Vangelo per considerarmi ancora cristiano.

    Un abbraccio grande grande, ringraziandoti per aver commentato il mio articolo, rubando il tempo a quel riposo a cui hai diritto per il tuo stressante lavoro. Salutami anche il Friuli, una regione che ho imparato ad amare da quando ci vivi tu.

    Papà

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart