Libri, leggende, informazioni sulla cittĂ  di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone

TUTTI I MIEI LIBRI SU AMAZON qui

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download gratuito VIVERE CON L'ACUFENE.

Le sentenze della vergogna

26 Dicembre 2013

Nel congedarmi questa mattina da voi ho mancato di adempiere ad una promessa. Ricordate? Vi avevo promesso di darvi l’elenco ed i relativi link, che vi consentissero di prendere nota e visione di quelle che io ho scientemente voluto chiamare “le sentenze della vergogna”. Purtroppo le motivazioni che mi hanno indotto a chiudere il blog sono state troppo impellenti per darne un resoconto più dettagliato.

In ogni caso le prime quattro riguardano l’anno 2013 che sta fortunatamente per finire, e dunque non dovremmo aspettarci altro di peggiore e di maleodorante. Facendo click sulla parola “sentenza” presente ai punti 1, 2 e 3 , e, al quarto punto anche sulla parola Qui, andrete direttamente alla sentenze onde leggerla integralmente. Alcune sono molto lunghe (dalle oltre 200 pagine alle oltre 300 pagine), ma il lavoro che ho fatto ha questa duplice finalità:

a – mandare alla storia i cattivi nomi di coloro che fecero parte del collegio giudicante, affinché non cadessero nel confortevole e sicuramente desiderato oblio;

b – mettere a disposizione degli scettici la prova di come si possano calpestare sfacciatamente il diritto e la giustizia, facendosi forza di una coscienza molto debole e di sospette ed inquiete connivenze.

Dai punti a e b discende il principio, che spero sia compreso ed assimilato, secondo il quale quando un cittadino sente parlare di condanne (quelle numerate con il 2 e il 3 riguardano l’odiato – non da me – Silvio Berlusconi), invece di raccogliere e diffondere come, tanti scioccherelli, la vulgata dei soliti giornalisti cavalier serventi e di ignobile schiatta (il loro dovere sarebbe soltanto quello di diffondere la veritĂ ) si documenti de visu, legga, e soprattutto rifletta le parole che i giudici hanno scelto per definire la prova, che il diritto esige sia unicamente “ad lĂ  di ogni ragionevole dubbio”. Questa – voglio sottolinearlo – è la sola prova che deve portare alla condanna. Non ve ne sono altre. Ogni differente tipo di prova frutto della nostra creativitĂ  giuridica e anche fantasiosa, ispirata piĂą dal cinema che dal diritto – sia pure abilmente simulata dietro belle e suggestive parole – non è ammissibile e il cittadino imputato deve andare assolto.

La condanna dovrebbe invece ricadere su quei giudici che, chi sa per quale deplorevole motivo, hanno deciso di farsi gioco della dignitĂ  sacra ed inviolabile del diritto.

Vedremo, ad esempio, che le sentenze elencate ai numeri 2 e 3 mancano proprio della prova incontrovertibile richiesta dalla legge e introducono un concetto bizzarro di prova (esempi: la “prova logica”; il “non poteva non sapere”, il “se ne deduce”, e così via) che sono dei veri corpi estranei al diritto e sono dei veri e propri atti sacrileghi nei riguardi della giustizia.

1 – Cominciamo dunque.  E cominciamo proprio dalla sentenza n. 1/2013 della Corte Costituzionale (davvero un bell’inizio dell’anno!) che ordinò la distruzione dei nastri contenenti le intercettazioni Napolitano-Mancino. Fate attenzione a regolare lo zoom del pdf almeno al valore del 100%.

2 – Fa seguito la sentenza n.797/2013 del 24 giugno 2013, cosiddetta sentenza Ruby.

3 – E’ la volta della sentenza della Corte di Cassazione n. 35729 del 1 agosto 2013 sul caso Mediaset, che ha comportato la prima condanna definitiva di Silvio Berlusconi e la sua decadenza immediata da senatore.

4 – Questa è invece la Sentenza contro il giornalista de “il Giornale”, Luca Fazzo. Qui l’articolo che annuncia la condanna di primo grado del tribunale di Milano a 7 mesi di carcere senza la condizionale.

Anche negli anni passati abbiamo assistito ad esibizioni altrettanto sgradevoli, ma ormai il tempo e la volontĂ  mi mancano per fare di questo presente input suggeritomi da rabbia e vergogna un lavoro completo. Al mio lettore prego di accontentarsi del solo anno 2013, assicurando che le sentenze che ho riportate (e che dovrebbe avere il dovere di leggere almeno per confortare o criticare il mio lavoro) sono piĂą che bastevoli per dimostrargli, dal mio punto di vista almeno, lo stato disdicevole in cui è ridotta la giustizia. Che comporta anche – in modo ovvio, conseguente e naturale, – un giudizio molto negativo su come il consiglio superiore della magistratura sorvegli l’applicazione del diritto e della giustizia nel nostro Paese. E abbiamo visto tutti che mentre piovono sentenze nefande, quali queste che ho elencate, tanto il presidente del Csm, che è lo stesso presidente della repubblica Giorgio Napolitano, quanto il vice presidente, Michele Vietti sono a tutt’altre faccende affaccendati, mentre, in sovrappiĂą, le famiglie, ossia il popolo, sono costrette per sfratto a dormire per strada e a soffrire la fame, oppure, come risoluzione alternativa, sono costrette a togliere l’incomodo da questo mondo con un colpo di pistola, o gettandosi  da qualche ponte sull’autostrada, o da qualche tetto, o andandosi ad annegare in qualche fiume pronto a donare agli sfortunati, ignorati e umiliati, la pace eterna.

Per andare a prima del 2013, e dunque per poter accrescere l’elenco delle sentenze vergognose, non posso fare altro che attingere a due mie esperienze personali, che sono di poco conto rispetto al degrado attuale della giustizia, ma che la dicono lunga per corroborare il sospetto che il male di oggi viene da lontano.

Eravamo suppergiù negli anni che vanno dal 1986 al 1988 ed io ricoprivo l’incarico di direttore della filiale di Altopascio della Cassa di Risparmio di Lucca, oggi del gruppo del Banco Popolare (dunque, è presso la Cassa di Risparmio di Lucca che il lettore curioso potrà ritrovare la sentenza e leggersela.) La banca scelse a mia difesa in quella sventurata occasione l’avvocato Nencini (non ricordo il nome, forse Giorgio, il quale aveva lo Studio in Via Burlamacchi), quasi certamente uno dei migliori avvocati della città.

Che cosa mi era successo ad Altopascio?
Che ogni anno la banca mi consentiva di scegliere 20 bambini della mia zona da inviare alle colonie estive. Attraverso le mie fonti informative anche quell’anno cercai di venire a conoscenza delle famiglie piĂą bisognose della mia zona di competenza onde scegliere al loro interno i bambini da inserire nella lista. Confrontai il tutto con le liste degli anni precedenti e così avvenne che un bambino che aveva goduto della vacanza l’anno prima venne da me escluso a vantaggio di un bambino nuovo, da me giudicato piĂą bisognoso. Apriti cielo!  Di lì a qualche giorno, capitò la madre dell’escluso e con veemenza ritenne che il suo bambino aveva tutto il diritto di essere incluso anche nella lista dell’anno corrente. Insistetti nelle mie ragioni, e la donna se ne andò, naturalmente di cattivo umore. Qualche giorno dopo, la mia segretaria, che lavorava accanto a me, mi annunciò che la stessa donna voleva parlarmi e aveva con sĂ© un uomo. Li accolsi e alla donna, che mi presentò l’uomo come suo marito, ripetei le stesse ragioni. Se ne andarono infuriati, poichĂ© nessuno – nemmeno i miei superiori – poteva influire sulle mie decisioni al riguardo. Passarono alcuni giorni ed ebbi la visita del maresciallo dei Carabinieri  (mi pare quello fosse il suo grado) di Altopascio il quale mi consegnò un esposto di querela presentato dalla donna (che chiamava a testimone il marito: capii solo allora il perchĂ© fosse ritornata da me insieme con suo marito), la quale sosteneva di essere stata malamente trattata ed insultata da me. La qual cosa negai subito chiamando davanti al graduato la mia segretaria, la quale, come era successo a me, cascò dal settimo cielo. Il graduato mi rivelò che avrei avuto a che fare con una famiglia di cattiva fama e mi mise sul chi va lĂ .
Informata la Direzione Generale della Cassa di Risparmio di Lucca dell’accaduto, essa mise a mia disposizione e a sue spese il detto avvocato Nencini.

Si tenne la causa, dunque. Fummo ascoltati tanto io che la donna, difendendo ciascuno le proprie ragioni. Il giudice che, ricordo benissimo, era una donna (alla quale, per l’uso che fece della giustizia in quel caso,  auguro, di essersene andata a fare un altro lavoro più adatto alle sue qualità: magari invece avrà perfino fatto carriera visto come vanno le cose da noi in magistratura) chiamò poi i testimoni. Toccò alla mia segretaria che espose, essendo stata presente, come andarono i fatti e confermò che nei confronti della donna prima e poi della donna accompagnata dal marito poi, nessun insulto o mancanza di riguardo erano intervenuti da parte mia nei loro confronti.

Poi fu chiamato il marito, e – stupore dello stupore – costui si presentò avendo ai lati due carabinieri, i quali, su ordine del giudice, gli tolsero le manette ai polsi. L’uomo confermò la tesi della moglie corroborandola con il fatto che le stesse cose erano state dette quando la donna tornò a protestare insieme con lui. Resa la testimonianza, i carabinieri lo condussero fuori dall’aula (appresi in quei minuti che era detenuto – e non era la prima volta- per detenzione e spaccio di droga) e il giudice si ritirò per poi emettere la sentenza, che fu a me sfavorevole. Ossia il giudice monocratico aveva creduto alla testimonianza dello spacciatore di droga e non alla testimonianza della mia impregiudicata ed onesta segretaria. Non fu fatto ricorso, poichĂ© – trattandosi di pena lievissima – sarebbe caduta nell’ambito dell’indulto e dell’amnistia che stavano concludendo il loro iter in parlamento.

In ogni caso – come è nel mio carattere – scrissi alla giudichessa criticando il suo operato, offensivo soprattutto nei confronti della mia onesta testimone. Prima di scrivere questa nota, ho cercato ahimè, inutilmente la copia della lettera che – se non ricordo male – fu scritta a penna e portava numerose correzioni. Chi volesse, ed avesse pazienza dato lo stato degli archivi giudiziari – potrebbe trovare a Lucca il tutto, compresa la sorprendente sentenza e la mia lettera durissima indirizzatata alla giudichessa.

Che cosa scrissi in sostanza? Che la giudichessa aveva considerato che io ero un direttore di banca e perciò stesso la differente condizione sociale aveva piegato la bilancia della giustizia in favore della querelante. E ciò non era il modo che doveva ispirare la condotta di un giudice. Le ricordavo che, se ora mi vedeva direttore di una piccola filiale di banca, non aveva alcuno diritto di supporre che fossi stato da sempre in agiate condizioni poiché, al contrario, la mia famiglia non era affatto benestante e aveva dovuto fare molti sacrifici (mio padre agente di custodia e mia madre casalinga) per fare studiare me e i miei due fratelli. Ma non solo l’accusavo di questo. La questione che più mi aveva scosso era stata, però, l’umiliazione inflitta, sia pure di fronte ad uno scarso pubblico, ma comunque all’interno di una pubblica sentenza, ad una donna onestata ed esemplare lavoratrice quale era la mia segretaria considerata praticamente testimone infedele e bugiarda a confronto di un pregiudicato, prelevato dal carcere e condotto a testimoniare scortato da due carabinieri che lo avevano prelevato direttamente dal carcere.

Fu credo la prima volta che avvertii in me la vergogna nei riguardi di questo tipo di magistratura ed è sicuramente per colpa di queste giudichesse se in seguito ho continuato a maturare attenzione e pignoleria a riguardo delle ingiustizie perpetrate dai giudici.

Avvicinandoci un po’ di più ai nostri anni, arrivo, sempre citando un caso personale, al 2005.
Nel 2005 ho una lite con un mio ex vicino (dico ex vicino, poiché poi ho venduto la proprietà nel 2008). Le cause delle liti tra vicini sono sempre le stesse: una parte fa un torto all’altra e l’altra si prende la sua rivincita.
Bene. Il vicino aveva alcune costruzioni che non rispettavano le distanze tra immobili confinanti. La perizia ordinata dal Tribunale di Lucca il cui collegio era presieduto da un certo Carmine Capozzi, e condotta puntigliosamente dal perito geom. Moreno Isola acclarava talune violazioni lamentate dalla parte attrice (mia moglie) suffragandole con le opportune citazioni di legge e di regolamenti. La perizia viene deposita l’8 febbraio 2oo8. Ma intanto mia moglie ed io decidiamo di mettere in vendita la proprietĂ  non desiderando piĂą avere a che fare con il vicino e tra luglio e agosto dello stesso anno (il 2008) riusciamo a vendere. Finalmente il 4 ottobre 2010 il giudice Carmine Capozzi si decide ad emettere la sentenza di primo grado e che cosa fa? Nonostante quanto dichiarato in perizia ci dĂ  torto su tutti i fronti obbligandoci perfino a pagare tutte le spese della causa. Il motivo? Il motivo è che i nuovi proprietari ai quali nel 2008 abbiamo venduto la proprietĂ  sono intervenuti avvalendosi dell’art. 111 c.p.c. proprio in occasione dell’ultima udienza – che ormai andava volgendosi a nostro favore –  dichiarando che non avevano alcun interesse alla riduzione in pristino dei luoghi e dunque vi rinunciavano (uno di essi – di cui potrei fare nome e cognome – mi confessò, rispondendo ad una mia immediata telefonata una volta appreso il fatto sorprendente dal mio legale – che aveva dovuto farlo per pressioni continue).

In base a ciò il giudice Carmine Capozzi (che spero sia nel frattempo asceso ai massimi vertici della magistratura e sia ormai tra i papabili pronti a sostituire, per esempio, il giudice Antonio Esposito o il giudice Alfonso Quaranta) si decide – bontĂ  sua – a scrivere la sentenza 1139/2010 (si ricordi: la causa era cominciata nel 2005 e di chi sarebbe mai la colpa se la lentezza dei giudici ha portato a scrivere la sentenza nel 2010? Forse dell’attrice, mia moglie? Oppure non vi pare piĂą lecito nutrire qualche sospetto su questo temporeggiamento che potrebbe essere stato finalizzato all’intervento (suggerito da chi?)  dei nuovi proprietari ex art. 111 del c.p.c.? Come vedete anche da questo caso, ci sono molti modi surrettizi affinchĂ© un attore passi dalla ragione al torto in modo piuttosto sorprendente: basta, ma è solo un esempio,  dare ad una pratica comodi e lenti tempi in attesa che maturino certe situazioni! . Ma tornando alla divina sentenza, il giudice, cogliendo la sua geniale ispirazione, si mette a scrivere:

“Per effetto della successione a titolo particolare nel diritto controverso, ella (mia moglie, ndr) conserva, in relazione a tale oggetto una legittimazione straordinaria (è un sostituto processuale) che non può però essere spesa in contrasto con la volontà dei successori a titolo particolare, i quali, come nel caso di specie, hanno rinunciato alla azione proposta.
Ne discende che, avendo i successori a titolo particolare rinunciato alla domanda di riduzione in pristino, in relazione a tale oggetto del processo, va pronunciata la cessazione della materia del contendere”.

In parole povere ciò vuol dire che il giudice ha inteso ignorare che la legittimazione del processo spetta ancora all’attrice, che lo promosse con piena legittimità e con ragioni avallate poi nel 2008 da una perizia legale. E che la rinuncia per aver effetto deve essere accettata dalle parti (e mia moglie non lo ha fatto!). Incredibile poi caricare delle spese del processo la parte attrice come se la violazione delle distanze legali fosse addebitabile all’attrice. In questo caso quanto meno la Cassazione prevede la compensazione delle spese.

Come è nel mio carattere scrissi immediatamente (il 6 ottobre 2010) una dura lettera al giudice Capozzi e per conoscenza al Presidente del Tribunale (probabilmente finite nell’immondizia) rilevando le assurditĂ  di cui sopra. Contro tale sentenza è in atto ricorso che sarĂ  discusso a stretto giro di posta. Voi direte: ma allora, nella sfortuna, devi considerarti anche un po’ fortunato se hanno deciso di giudicare l’appello a stretto giro di posta! No, cari miei lettori, lo stretto giro di posta è il 2016. Pensate: si tratta di una causa civile iniziata nel 2005! Se i nostri vari Capozzi  (ce ne sono a bizzeffe: puntuali solo al bar sotto l’angolo del palazzo) si divertiranno ancora a giocarci un altro po’ la sentenza della causa del processo avviato da mia moglie ce la darĂ  direttamente il Padreterno!

Chiudo.

Con questo ho rimediato alla dimenticanza di questa mattina e a ora tarda del 26 dicembre rinnovo il mio   congedo dal blog, abbracciando tutti voi.


Letto 4377 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart