Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone

TUTTI I MIEI LIBRI SU AMAZON qui

La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Piante e fiori del mio giardino e altre bellezze: qui
Download gratuito VIVERE CON L'ACUFENE.

LEGGENDE: Il vino di Montecarlo

30 Giugno 2014

di Bartolomeo Di Monaco
Qui tutte le informazioni sui suoi libri

Montecarlo, insieme con Altopascio, appartiene ad un territorio che conserva memorie storiche di grande rilievo.
Scrive il Repetti nel suo celebre “Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana”, del 1839: “Sebbene la terra di Montecarlo debba il suo nome al figlio del re Giovanni di Boemia, che fu poi Carlo IV imperatore, la sua origine ci richiama a memorie assai più vetuste. Avvegnachè pochi passi fuori di Montecarlo dal lato orientale, nel poggetto dove attualmente riposano le ossa dei trapassati abitatori di quella terra, colà esisteva il castello di Vivinaja con la famosa casa di campagna posseduta dal March. Bonifazio e dalla gran contessa Matilda, là dove sul declinare del secolo XI accoglievansi ad ospizio pontefici, imperatori, e tanti altri personaggi di altissima sfera.”

Presso le mura occidentali, ricorda sempre il Repetti, “si alzava la famosa rocca del Ceruglio, asilo impenetrabile dei soldati tedeschi” e così prosegue: “Tanto Vivinaja, quanto la rocca del Ceruglio dopo il 1333 perdettero il loro nome in quello di Montecarlo”.

Montecarlo fu alternativamente sotto Lucca e sotto Firenze, con una parentesi di dominazione pisana che il Repetti colloca tra il 1343 e il 1366 ed altri (Augusto Mancini) tra il 1342 e il 1369. Passò definitivamente ai Fiorentini nel 1437 e restò sotto il loro dominio fino all’Unità d’Italia. Nel 1534 il borgo fu conquistato dalle truppe del maresciallo Pietro Strozzi grazie al tradimento del castellano Nastagio di Fabiano. Da Carlo Gonzaga, capitano delle truppe imperiali, ne fu tentata la riconquista, ma la rocca dove si trovavano asserragliati i difensori si rivelò inespugnabile, per cui fu deciso di cingerla d’assedio fino a che non capitolò. La fortezza del Cerruglio, ancora oggi imponente e superba costruzione militare, fu rafforzata ai tempi di Castruccio Castracani e al tempo di Paolo Guinigi, finché la sua struttura fu completata dal Granduca Cosimo I dei Medici nel 1555.

Guglielmo Lera, nel suo “Lucca, città da scoprire” (Maria Pacini Fazzi Editore, Lucca, 1975) ricorda un episodio accaduto “In una fredda giornata di novembre del 1328”, ossia cinque anni prima che Vivinaia e la rocca del Cerruglio assumessero la nuova denominazione di Montecarlo. Scrive il Lera che in quel giorno “un gruppo di cavalieri tedeschi abbandonava gli accampamenti di Pisa dell’esercito di Lodovico il Bavaro e puntava, armato di tutto punto, alla volta di Lucca nell’intento di occuparla.” La cosa non riuscì, per cui, comandati dal duca di Brunswick, i soldati presero a saccheggiare dappertutto fuori delle mura della città, poi si diressero “verso la Valdinievole impadronendosi del Cerruglio e di Vivinaia”. Da lì presero a seminare ovunque il terrore, dopo aver costituito addirittura “una specie di stato che avevano posto sotto la protezione del Santo di Cappadocia (loro stessi avevano assunto il nome di Compagnia del Cerruglio o di S. Giorgio)”. Il loro dominio “durò dal novembre 1328 a metà del 1329”.

Si dice che fu l’apparizione, avvenuta sulla torre della fortezza, della Madonna del Soccorso, il cui affresco, risalente alla fine del 1400, si conserva nella omonima cappella della Chiesa Collegiata di S. Andrea, a liberare il borgo dalla soldataglia tedesca e a difenderlo da un attacco delle truppe pisane.

Alla Madonna del Soccorso si deve anche, secondo un’altra leggenda, la liberazione di un bambino dalle insidie del demonio.

Però non tutti sanno che la ragione dell’occupazione della soldataglia tedesca comandata dal duca di Brunswick non dipese solo dal fatto che il borgo era ben fortificato e posto su di un’altura che ne faceva un punto strategico di difesa sicuro e notevole, bensì anche dalla bellezza e dalla qualità dei suoi splendidi vigneti.

Andò così. Il duca di Brunswick e i suoi soldati si fermarono a compiere razzie a Altopascio, e dopo che ebbero saziato la loro avidità e saccheggiato ogni cosa, si radunarono a gozzovigliare sotto il campanile dell’antica chiesa, in cima al quale stava silenziosa, e sta ancora oggi, “La smarrita”, la campana che chiamava a sé i pellegrini, per dar loro rifugio presso il famoso Ospizio dei Cavalieri del Tau. Accampati i soldati là sotto, non c’era nessuno che alzasse gli occhi a lei, che con il suo rintocco aveva salvato tanti cristiani, smarriti nelle nebbie di quelle paludi insidiose. Invece, cantavano e bevevano, entrando ed uscendo da un’osteria lì vicina, finché l’ubriacatura fu al colmo. Quel vinello, infatti, andava giù fresco come l’acqua, ma con un tale gustoso sapore che un solo fiasco non bastava a saziare la gola di quei bravacci. Il duca era forse il più ubriaco di tutti. Accadde, infine, ciò che doveva accadere, ossia che i fiaschi e le botti rimasero presto vuoti. Il duca allora si alzò e entrò nell’osteria e quando fu di fronte all’oste lo afferrò per la gola, minacciando di ucciderlo se non avesse cavato altro vino.

– Ma non ne ho più.

– Guai a te, se non porti altro vino.

РCome devo dirvi che ̬ finito.

Il duca estrasse la spada e la puntò alla gola del poveretto.

– Bada a te, canaglia. O porti altro vino, o ti ritroverai davanti al Padreterno.

Messo alle strette il poveretto non sapeva cosa fare. Il tedesco faceva sul serio e la punta della spada gli premeva sotto la gola, pungendolo e facendogli presentire la morte. Così, con voce strozzata dalla paura riuscì a dire:

– Qui vicino ne troverete a volontà.

Le orecchie del duca si drizzarono; la punta della spada anziché cedere la presa, la inasprì.

– Qui vicino, a Vivinaia, potete trovare tutto il vino che vorrete. Questo che avete bevuto viene da quelle terre – si decise a dire l’oste, spaventato più che mai.

– Tu menti.

– È la verità. È il miglior vino che c’è al mondo e vengono da tutte le parti per averlo. Bianco o rosso, è un vino che non si finirebbe mai di bere.

– Questo lo so da me – rispose il duca.

Fu così che all’alba del giorno dopo gli 800 soldati, ancora tramortiti dalla sbornia, si lanciarono al galoppo in direzione di Vivinaia. Il sole aveva cominciato a fare capolino, così che quando vi giunsero i suoi raggi illuminavano la bella collina colma di vigneti nonché il  borgo di Vivinaia, dove entrarono e fecero man bassa di ogni cosa come già avevano fatto ad Altopascio; in particolare, rubarono tutto il vino che poterono e decisero di stabilirsi nella fortezza.

– Non ce ne andremo più da qui – disse ai soldati il comandante. – Difesi dalla fortezza, staremo bene, ci godremo per sempre questo delizioso vinello e trascorreremo la vita in allegria e in mezzo all’abbondanza.

Ma, ahimè, sbagliarono i loro conti, giacché alcuni mesi più tardi dovettero darsela a gambe e lasciare le loro vigne e tutto il loro vino ai nuovi conquistatori.
La fama di quel vino, però, crebbe rapidamente oltre gli stessi confini della Valdinievole, così che ancora oggi qualcuno sostiene che le continue guerre a cui Montecarlo fu assoggettato nel tempo, non furono dovute soltanto alla sua posizione strategica, bensì anche al suo ottimo vino, che ogni potente desiderò di possedere tutto per sé, allo scopo di arricchire e impreziosire le proprie cantine.


Letto 1755 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart