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LEGGENDE: La leggenda della Madonna del Sasso

24 Settembre 2019

di Bartolomeo Di Monaco

Nel celebre “Dizionario geografico fisico storico della Toscana” di Emanuele Repetti, nel volume terzo, del 1839, si legge: “Finalmente un terzo ramo del Serchio, a partire dai contorni del Ponte a Moriano, dirigeasi a lev. della città di Lucca, passando nei contorni di Lammari, di Lu­nata, e di S. Paolo in Gurgite ec.; e cotesto terzo ramo (almeno dal settimo secolo in poi) costantemente appellossi Auxer, Ausare, Osare, e finalmente Ozeri e Ozzori.“.

Nel libro “Il fiume Serchio. Ricerche storiche e geografiche” di Sante Natali, editore Maria Pacini Fazzi, 1994, troviamo: “Una volta interrotto il corso orientale, con la costruzione dell’argi­ne di Saltocchio, il Serchio rimase in comunicazione con il lago di Sesto attraverso un canale, che raccoglieva le acque della pianura lucchese e dei monti Pisani, portandole quindi nel fiume ed anche nel lago.

Questo canale era chiamato Ozzeri e Rogio ed aveva una doppia pendenza: partendo da un punto alquanto variabile, ma situato presso Pontetetto — e detto appunto «il perno» — le sue acque si dividevano e confluivano una parte nel Serchio presso Cerasomma (l’Ozzeri) e l’altra nel lago di Sesto (il Rogio).

Un residuo degli antichi rami era rimasto anche nel canale Ozzoretto che, dalla Pieve San Paolo si dirigeva su Pontetetto, confluendo poi nell’Ozzeri.”.

Tutta la piana lucchese è dunque attraversata da un ramo del Serchio. Questo per dire che non c’è luogo intorno alla città che non abbia a che vedere con l’antico fiume, citato da Dante nel XXI canto dell’Inferno: “Qui si nuota altrimenti che nel Serchio!”.

Il Serchio è il fiume dei Lucchesi, il fiume che li ha fatti tribolare per le sue continue inondazioni, che distruggevano case, averi e raccolti, soprattutto nella piana di Lucca. Una leggenda (contenuta in questo libro) intitolata “L’arcangelo Michele, San Frediano e il fiume Serchio” ci ricorda che fu il gran Vescovo venuto dall’Irlanda, che riuscì, su ispirazione divina, a deviarne il corso, allontanandolo dalle mura della città, affinché restasse in qualche modo domato. Poi, nell’Ottocento, fu il geniale architetto Lorenzo Nottolini, nato proprio nella piana lucchese, nel comune di Capannori, il 6 maggio 1787 (morì a Lucca il 12 settembre 1851) a costruire gli ampi argini che fanno bella mostra di sé soprattutto nel tratto della via del Brennero che da Lucca conduce a Ponte a Moriano.

Ancora oggi il Serchio non risparmia ai Lucchesi i suoi capricci, ma non è più così cattivo come un tempo. C’è una leggenda (anch’essa contenuta in questo libro) intitolata “La città di Lucca e il diavolo” che ci ricorda che il fiume aveva una così cattiva fama nei secoli scorsi che un lucchese, Demetrio, se ne servì per allontanare il diavolo dalla città di Lucca per sempre. Gli faceva la posta giorno e notte, finché un giorno riuscì a sorprenderlo mentre tentava una delle sue marachelle. Lo fermò e riuscì a condurlo nella chiesa di Sant’Agostino, dove sono conservate le reliquie della Beata Elena Guerra, la maestra di Santa Gemma Galgani. Chi non è di Lucca deve sapere che la chiesa di Sant’Agostino è all’interno della città, vicino alla clinica intitolata a Santa Zita. Quando furono in chiesa, lo condusse alla graticola sotto cui si apre la voragine che, secondo una leggenda che fra un istante narreremo, conduce direttamente all’inferno, e gli disse con tono minaccioso che se avesse continuato a venire in città, lo avrebbe punito deviando il Serchio nella voragine: “Il Serchio, bada, non è fiume che si lasci intimorire. Ci fu un tempo che i Lucchesi lo temevano perché spadroneggiava sulle campagne riducendo in miseria la gente, allagando case, terre e averi. La sua acqua scorre abbondante da che esiste il mondo. Pensa quanta ne riverserà nel tuo regno arroventato dalle fiamme. Tu senza fiamme, lo sai bene, che non vali un soldo bucato. Da Principe diventerai schiavo, da superbo camminerai con la coda tra le gambe. È questo che vuoi?”. Naturalmente non era questo che voleva il diavolo, perciò si ritirò con la coda tra le gambe e si dice che da quel giorno, e grazie a Demetrio, il diavolo non sia più venuto a Lucca.

Ma veniamo ora alla leggenda che a Lucca è conosciuta come la leggenda della Madonna del Sasso. Siamo intorno al 1300, e forse anche qualche anno prima. Alcuni soldati di guardia stavano giocando ai dadi e uno dei giocatori non riusciva a vincere e a forza di perdere denaro, prese ad irritarsi fino a che, dopo l’ultima mano persa, cominciò a bestemmiare e, raccolto da terra un sasso, lo scagliò contro l’effige che aveva innanzi, raffigurante la Madonna con in braccio il Bambino Gesù. Si racconta che la Madonna fece in tempo a spostare Gesù da un braccio all’altro evitandogli di essere colpito dalla pietra, ma questa finì sulla spalla di Lei facendola sanguinare. Immediatamente ai piedi del soldataccio si aprì una voragine, ma, come per miracolo, egli non vi sprofondò immediatamente. Restò sospeso e si dice che lo fosse perché la Madonna attendeva che si pentisse. In questo caso, lo avrebbe risparmiato. Ciò non accadde, e così il bestemmiatore sprofondò nella voragine e scomparve. Gli altri soldati, rimasti fino a quel momento storditi dagli accadimenti, si precipitarono sull’orlo della voragine convinti di poter aiutare il compagno a risalire, ma non riuscirono a scorgere niente, solo l’oscurità di una gola profondissima. Qualcuno pensò di calare una corda in modo che ad un certo punto essa trovasse il disgraziato consentendogli, così, di aggrapparvisi e di risalire, ma cala e cala  non accadeva nulla. Tirata su la fune, videro che la cima era bruciacchiata. Chi sa perché, pensarono di ripetere l’impresa legando alla cima della fune un cane, ma successe la stessa cosa. Sentirono dei guaiti, tirarono su la fune ed anche il cane riapparve con numerose scottature. Si convinsero che erano state le fiamme dell’inferno a bruciare fune e cane e quindi ne dedussero che quella voragine conduceva direttamente all’inferno. Vi posero sopra una graticola affinché non costituisse pericolo per gli altri e la si può vedere così ancora oggi, collocata a sinistra, sul pavimento della cappellina detta della Madonna del Sasso, dove si conserva la sacra immagine oggetto dell’atto sacrilego. Per chi entra in chiesa, la cappellina si trova alla propria destra.

Quando i Lucchesi seppero dell’accaduto, si spaventarono, ma poi pensarono che quella buca potesse un giorno servire alla città. La voragine era sembrata lì per lì un segno di maledizione, ma era invece un bene, disse qualcuno, suggerendo che vi si potesse deviare lo stesso fiume Serchio, se avesse continuato a spaventare i Lucchesi. Fu per questo motivo che anche a Demetrio venne l’idea a cui abbiamo accennato, grazie alla quale riuscì a terrorizzare il diavolo, al punto che da quel giorno si è guardato bene dal mettere di nuovo piede nella nostra città.


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Bart