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LEGGENDE: Montuolo e la ragazza del fiume

19 Agosto 2010

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]  

Dovete sapere che, a due passi da Montuolo, tuttavia nella sua giurisdizione, in direzione di Pisa, si trova una località denominata Fornacette, ancora oggi un piccolo agglomerato di case. Qui vivevano, ai primi del ‘900, alcuni ragazzi e ragazze che ogni mattina, a piedi, andavano a Lucca per frequentare la scuola. 

Dovevano alzarsi molto presto. 
Oggi sarebbe inimmaginabile un tale sacrificio per studiare! 
Ma trovandosi insieme, la cosa veniva meglio sopportata. 
Lungo la strada si raccontavano barzellette, si prendevano in giro.
Era tutt’altra musica, però, quando arrivavano i giorni del freddo e della neve; i genitori trepidavano nel vederli partire nel buio del mattino con sciarpe e cappotti, e grossi zoccoli ai piedi.
Qualcuno dei ragazzi, passando a quell’ora davanti all’antica chiesa di Montuolo, scorgendone nel buio il basso campanile, aveva momenti di malinconia.
Cominciava ad albeggiare quando erano vicini alla città. Ed era bello, nei giorni della neve, vedersi comparire davanti, all’improvviso, le Mura possenti, adagiate sui prati innevati e, dentro la città, i campanili alti sopra i bianchi tetti delle case. Sembrava ai ragazzi di assistere ad una magia. 

In un giorno di quegli inverni si verificò il fatto che voglio raccontare.
Era una giornata carica di neve.
Aveva nevicato ininterrottamente da più giorni. Lungo la strada si vedevano di quando in quando rami spezzati caduti dagli alberi.
Una delle ragazze si chiamava Caterina.
Magra come un uscio, più alta della sua età, era tra le più vivaci del gruppo. Aveva sempre pronta la battuta e gli amici si divertivano volentieri con lei, che sapeva rispondere per le rime. 

Ebbene, finite le ore della scuola, quella volta che la strada era stracolma di neve decise con un’amica di prendere il sentiero del fiume.
Voleva ammirare il Serchio, vederlo scorrere tra mezzo agli argini imbiancati, gustare gli antichi colori delle poche case che lo fiancheggiavano. 
L’amica fu entusiasta dell’idea. Possedeva anche lei quell’anima sensibile che spesso frusta la ragione e la vince. 

Il Serchio fluiva superbo, gonfio d’acqua.
Caterina camminando sull’argine, i libri appoggiati al petto, confidava la sua gioia all’amica estasiata.
Quale incanto sapeva offrire la natura! 
Ma ecco che all’improvviso il piede scivola. Sotto la neve non c’è il poggio dell’argine, e Caterina precipita giù.
Lesta l’amica allunga la mano per afferrarla; Caterina tende il braccio. Ma ancora ruzzola giù; si capovolge, piomba nell’acqua.
Il Serchio l’ha presa. 

Attonita, confusa, muta, l’amica si affaccia dall’argine.
Nessun segno viene più dal fiume. 
Disperata fugge a casa; e racconta piangendo. 
Tutti si precipitano fuori. 
Qualcuno grida di correre al fiume. 
Presto, bisogna far presto! 
L’argine è pieno di gente. La neve è calpestata, non è più candida come prima, ma infracidita, scura. 
I genitori scrutano e chiamano. 
«Caterina!» 
«Caterina!» 

Anche dalle casupole del fiume sono accorsi. Hanno preso le barche, remano. 
Ancora chiamano. Le voci percuotono il silenzio della neve. 
Ma cosa succede ad un tratto laggiù nell’acqua, nel profondo della corrente, dove il Serchio è più gonfio, più nero?
Qualcuno vede un’ombra salire. 
Tutti fissano quel punto. Le barche vi stanno intorno, sono increduli i rematori. 
È proprio Caterina che sale dall’abisso! Dal fondo del fiume sta tornando ai vivi. 
È sorridente. Ha pronta la battuta pei rematori, che le tendono le braccia, non sanno che dire. 
I genitori la chiamano. Caterina riconosce la loro voce; il suo sguardo fruga, li trova. Alzandosi dalla barca, li saluta. 

In tutta la città di Lucca per giorni e giorni non si parlò d’altro.
Caterina era di nuovo tra la gente più bella che mai. 
Qualcuno diceva che era stato il fiume a riportarla tra i vivi, e che il fiume aveva voluto premiare l’amore della gente. Ma soprattutto aveva voluto premiare lei, Caterina; ricompensare in quel modo il suo grande amore per la vita.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart