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LEGGENDE: Sant’Antonio

20 Gennaio 2011

di Vittorio Baccelli

“Sant’Antonio, Sant’Antonio lu nimico dellu Dimonio…” recita una vecchia filastrocca popolare, ma con la storia che voglio raccontarvi questa non c’entra proprio niente. Tra l’altro la memoria di questo santo, che è pure patrono di Fornaci di Barga, è veramente infiocchettata di leggende e di aneddoti e costellata di miracoli grandi e piccoli. Si ricorda che un ricco, ma molto basso contadino, avesse stressato a lungo il santo per ottenere la capacità di poter saltare da solo in sella del cavallo. Dovete capire che all’epoca, non riuscire a montare da soli in groppa alla propria cavalcatura doveva essere una vera iattura, pensate alla vostra auto se potesse partire solo a spinta e fosse sempre necessario l’aiuto di qualcuno. Comunque ad un certo punto, il santo si arrese alle insistenze del basso contadino e gli disse di saltare pure sulla sella. Il contadino spiccò il salto, ma per il troppo impeto cadde oltre il cavallo. E qui il contadino esclamò la famosa frase, da allora divenuta storica: «Troppa grazia, Sant’Antonio!»

Dovete anche sapere che una antica tradizione consiglia a coloro che cercano disperatamente una casa, di prendere una piccola statua di Sant’Antonio e lasciarla fuori da una finestra.
Il santo molto probabilmente lasciato alle intemperie, desidererà anch’esso un buon riparo e aiuterà la sfrattato a trovare un’accogliente dimora.
Attenzione però, una volta trovato l’alloggio grazie all’intercessione del Santo, la statuetta dovrà trovare nella nuova casa una degna collocazione, pena il ritorno ad essere senzatetto.

Ora dovete sapere che una mia amica, m’ha raccontato di una sua lontana parente che aveva fatto un po’ di casino sulle attribuzioni del Santo.
Questa donna era infatti alla ricerca disperata di un marito e interpretando malamente la tradizione popolare, volete sapere cosa fece?

Comprò ad un banchetto del mercato settimanale una statuetta di gesso di Sant’Antonio (fino a una decina d’anni fa al mercato si compravano anche le statuette dei santi) e la mise fuori dalla finestra della sua camera, accanto ai vasi dei gerani.

Il tempo trascorse lento, ma di uno straccio di marito, nessuna traccia. Al che questa donna, un mattino, inviperita, afferrò la statuetta e la scagliò lontana. Fuori dalla finestra, ovviamente.

Si girò per riprendere le faccende nella camera, che aveva interrotto, quando udì un colpo secco e una subitanea imprecazione: «Ma che cazz…» Subito ritornò alla finestra e scorse un uomo che con una mano alla testa, imprecava e guardava in alto, per capire da dove fosse provenuto quello stramaledetto corpo contundente.

La nostra cominciò a profferire scuse, gli fece cenno di aspettarlo che sarebbe scesa. Infatti di corsa giunse in strada, convinse l’uomo a venire su da lei per medicarsi, insomma, per farla breve dovete sapere che questi due dopo neppure sei mesi erano felicemente marito e moglie, una coppia che ancor oggi resiste alle intemperie della vita.


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