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LEGGENDE: Via Fillungo e Babbo Natale

6 Gennaio 2010

di Bartolomeo Di Monaco

Vogliamo uscire da Piazza Bernardini e fare dietro front, fino ad arrivare a canto d’Arco, ossia all’inizio di Via Fillungo, la stretta via che rende affascinante la città?
Ne vale la pena, vi assicuro, giacché vi mostrerò il luogo dove tanti anni fa discese dal cielo nientemeno che Babbo Natale.
Non è uno scherzo. La leggenda è molto conosciuta.
Il fatto accadde proprio davanti alla chiesa di San Cristoforo. La riconoscerete facilmente, poiché da Canto d’Arco è distante appena pochi metri, ha una bella facciata bianca con uno splendido rosone, non potrete sbagliarvi. Ecco, ci siamo. Di fianco a sinistra, vedete la lapide che ci ricorda che in quella casa visse il nostro grande architetto e scultore Matteo Civitali, l’autore del tempietto dove è conservato il Volto Santo, ossia “il Re dei Lucchesi”. Sue sono anche altre opere presenti in città, come la Madonnina che sta sull’angolo della chiesa di San Michele.
Dietro le vostre spalle, se fate attenzione, c’è una corticella, e a sinistra, proprio all’entrata, vi invito ad osservare attentamente la casa che vedete. Non vi accorgete che ha qualcosa di strano? Guardatela meglio. Va bene, vi aiuterò. Quella casa è costruita sui resti di una delle tante torri che arricchivano la città. Erano torri di avvistamento, da cui le sentinelle lanciavano l’allarme quando i nemici si avvicinavano alla città. Il sistema delle torri era portentoso. I Lucchesi avevano pensato proprio a tutto, per la loro sicurezza. Fuori delle Mura avevano disseminato le colline di torri, e quando una vedetta scorgeva il nemico, accendeva dei fuochi e dava l’avviso alla torre più vicina, la quale faceva la stessa operazione, finché l’allarme giungeva in città, e gli abitanti si mettevano all’erta pronti a respingere il nemico.
Un’altra torre mozzata la potrete trovare in piazza della Misericordia, sull’angolo a destra.
Fu il signore di Pisa Giovanni dell’Agnello a farle mozzare, affinché non servissero più da torri di avvistamento. La dominazione pisana fu molto breve e Lucca tornò ad essere una repubblica indipendente, e vi rimase, con qualche piccolo intervallo, fino al 1847.
Dunque, che cosa accadde davanti alla chiesa di San Cristoforo, secondo quanto ci racconta la leggenda?
Ma andiamo con ordine. Era prossimo il Natale. Un povero falegname di nome Antonio sgobbava dalla mattina alla sera per far fronte alle spese necessarie a curare la sua figlia maggiore, Laura, gravemente ammalata. Non sapeva più a che santo votarsi, tanto le spese aumentavano di giorno in giorno. Si spaccava la schiena per portare a casa un po’ di soldi. Si mise perfino a dipingere, e con sua meraviglia, i quadri piacevano e cominciò a venderne alcuni. Dipingeva le vedute più suggestive della città: via Fillungo, piazza San Michele, piazza San Frediano, con il suo splendido mosaico, il Duomo di San Martino, le Mura, e tante altre belle immagini. Quando aveva abbastanza quadri, li metteva in mostra proprio sui gradini della chiesa di San Cristoforo.
Così avvenne anche quella vigilia di Natale.
Arrivò la sera, la gente stava rincasando per la cena, quando all’improvviso si sente lassù nel cielo buio un rumore insolito.
Sempre più si fa intenso, fragoroso. È un tinnire di campanelli.
Nella via, i pochi passanti alzano il viso al cielo.
Anche Antonio leva gli occhi lassù e vede delle piccole luci lontane.
Tutti guardano meglio. Quelli che sono vicino a lui stanno con le bocche spalancate.
Un’enorme slitta trainata da quattro coppie di renne bellissime è sopra di loro sospesa nel cielo.
Sta scendendo lentamente.
La guida un uomo colossale che grida alle bestie dei comandi.
Vengono giù.
Scalpitano le renne. Nude, sode le pance. La slitta è già sui tetti. Ora cala nella strada. Proprio davanti ad Antonio si sta posando.
Antonio è sbigottito, e con lui i pochi altri che gli si sono radunati intorno.
La strada è bianca di neve.
Con quella slitta addobbata di piccole fiammelle, quelle renne e quel vecchio possente dalla barba bianca, la città vive un istante di magia.
Ognuno è certo che si tratti di un sogno.
Invece l’uomo si avvicina sorridendo ad Antonio.
«Sai chi sono?»
Antonio ne ha visti tanti in quei giorni, fermi davanti ai negozi, di babbi natale!
Ma risponde di no.
Non può credere che esista davvero Babbo Natale!
«E invece sono proprio io. Guarda!» e tira fuori da una grossa tasca una letterina. «È di tua figlia Laura. Dille che sono venuto. Dalle un grosso bacio per me.»
Poi si avvicina ai quadri di Antonio.
Lui è ancora inebetito, ha riconosciuto la calligrafia di Laura; è proprio sua quella letterina!
Il vecchio si china e li raccoglie ad uno ad uno, li depone sulla slitta.
«Di’ a tutti che Babbo Natale ha comprato i tuoi quadri» gli grida sorridendo.
Antonio è ancora lì, fermo, sbigottito. Non apre bocca. Contempla quell’uomo straordinario venuto da distanze lontane apposta per lui.
Lo guarda salire sulla slitta, rivolgergli il saluto, scherzare con la gente, e quindi alzarsi nel cielo.
Di nuovo tinniscono i sonagli, scalpitano le renne, finché la slitta è sopra i tetti della città. Si fanno piccole piccole le rosse fiammelle.
Sparisce infine il carro inghiottito dalla notte. Antonio corre a casa per raccontare.
Trova sull’uscio la sua famiglia.
Laura ha in mano molto denaro e lo mostra al babbo tutta lieta, abbracciata alla sorella.
Raccontano che l’hanno trovato sotto l’albero di Natale, comparso all’improvviso, e insieme al denaro hanno trovato una breve letterina nella quale Babbo Natale rivolge i suoi auguri alla piccola Laura e rivela ad Antonio che i suoi quadri sono già sparsi ai quattro venti.
In quella stessa notte li ha venduti, a Nord come a Sud, a Est come a Ovest.
Non gli basterebbe tutta la vita per ritrovarli!
Grazie a lui, scrive, ad Antonio, la città di Lucca è ora conosciuta in tutto il mondo.


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9 Comments

  1. Comment di Gian Gabriele Benedetti — 6 Gennaio 2010 @ 14:56

    La magia si dipinge nella storia e in una Lucca da favola.

    C’è il dramma, c’è la sofferenza, c’è la grande, quasi impossibile aspirazione, ma non manca la forza di reazione, non manca lo spirito combattivo e, soprattutto, si ha fiducia.

    Tutto può accadere a Natale. Ed il miracolo accade, arrivando a consolare ed a ricompensare chi soffre e si trova nell’estremo bisogno.

    Ancora una leggenda delicata ed incantata che ci commuove e ci offre spunti di riflessione e consolazione. E c’è ancora (come poteva mancare?) qualche squarcio di meraviglia dell’amata Lucca.

    Caro Bartolomeo, c’è bisogno di un po’ di incanto, di un po’ di dolcezza, di un pizzico di sano romanticismo,

    per riuscire a togliere la ruggine dell’aridità, che, come scrivevo anche alla comune amica Daniela Toschi, sta stringendo in una morsa pericolosa i nostri tempi.

     

    Non poteva mancare il mio piccolo intervento nei confronti dell’amico Bartolomeo, proprio in questo momento, che vede la conclusione del ciclo natalizio, tutto teso a spargere sentimenti di amore, fraternità, perdono…

    Per il resto, vedrò. Sono ancora… tormentato.

    Intendo ringraziare immensamente Claudio Grosset per le sostanziose, belle, significative parole rivolte nei confronti della mia modesta persona e del mio semplice operare su questa Rivista. Un grazie grande così va anche a Daniela Toschi ed a Bianca Stefania Fedi, per il loro incondizionato, qualificato, premuroso sostegno. Tanta manifestazione di affetto e di stima non può che consolare.

    Gian Gabriele

  2. Comment di Bartolomeo Di Monaco — 6 Gennaio 2010 @ 15:58

    Vedi, Gian Gabriele, che hai tanti amici e estimatori. Ultimamente anche Salvo Zapulla, conoscente di Maria Antonietta, ha usato parole di stima nei tuoi confronti, come meriti.

    E’ stato un incidente spiacevole, ma la rivista ti vuole bene, e non può fare a meno del tuo lavoro.  Scusa anche le mie mancanze in un momento in cui la tecnologia non mi ha aiutato affatto a spegnere il fuoco.

    Un abbraccio.

  3. Comment di daniela toschi — 6 Gennaio 2010 @ 20:14

    Ci sono situazioni che evidenziano il valore delle persone, quindi, lasciatemelo dire, siete due “grandi” e avete il merito di usare la parola con senso di responsabilità e con rispetto per i sentimenti degli altri e per la parola stessa, che forse è più sacra di quello che si pensa.  Non si finisce mai di imparare da voi due. Il Vasari disse di Leonardo da Vinci: “Ornava et onorava con ogni azzione qualsivoglia disonorata e spogliata stanza”. Questo è il modo in cui avete accolto anche i miei scritti zoppicanti, ed è presumibilmente il vostro comune atteggiamento nei confronti del prossimo e del mondo.

  4. Comment di Gian Gabriele Benedetti — 6 Gennaio 2010 @ 21:13

    Daniela, grandi, significative, commoventi, gratificanti sono le tue parole (eccezionalmente calzante e meravigliosa la citazione di Leonardo da Vinci). Ricevi di cuore tutta la mia gratitudine e sappi che i tuoi scritti sono affatto “zoppicanti”, ma di alto spessore umano, letterario e sostanziale. Stupendo l’ultimo articolo su Kafka!

    P.S.

    Ho sempre saputo che Bartolomeo è una persona di eccezionale umanità, di squisita bontà, di sostanziosa spiritualità. Oltre che ad essere un bravissimo scrittore ed un notevole recensore.

  5. Comment di Gian Gabriele Benedetti — 6 Gennaio 2010 @ 21:15

    E mi dimenticavo di scrivere su Bartolomeo: un amico sincero, da sempre!

  6. Comment di Bartolomeo Di Monaco — 6 Gennaio 2010 @ 22:58

    Grazie a tutti voi di avermi aiutato a superare questo momento delicato.

  7. Comment di Felice Muolo — 7 Gennaio 2010 @ 18:04

    Gian Gabriele, apprendo in ritardo della passata discussione. Ma , se fossi giunto puntuale, non avrei aggiunto legna al fuoco. Ciò non significa che non ti stima. Il mio consiglio: lascia correre. Lo so che è facile a dirsi, quando non si è coinvolti personalmente. A una certa età è proprio duro da digerire. Pensa solo che la rivista non può fare a meno della tua puntuale e sapiente collaborazione. Scusa, Bart, se faccio le tue veci.

  8. Comment di Bartolomeo Di Monaco — 7 Gennaio 2010 @ 18:35

    Riporto anche qui il mio commento lasciato poco fa sul post Io vedo.

    Sono rientrato ora da Prato. A casa ancora una volta non ho l’adsl. Sono passato perciò da mio fratello e ho visto i nuovi commenti. Vi raccomando!
    Misura.
    E soprattutto vediamo di considerare chiusa la questione.
    Tenete presente che se non mi leggerete, sarà perché non sono collegato.

    La questione dell’adsl che mi riguarda è così combinata: il tecnico che è già venuto due volte a casa mia dice che la colpa è del gestore Tiscali. Tiscali invece dice che tutto è ok. Il che non è verò perché sto molte ore senza linea e, quando viene, sto collegato per breve tempo, giusto per rispondere alle e-mail e controllare la rivista. Spesso non faccio nemmeno in tempo a completare una risposta che la linea se ne va.
    Ho già preso accordi con un altro gestore, Tele 2, che ha promesso di fare quanto prima per sostituirsi a Tiscali, ma il tempo massimo che si è preso è di 4/5 settimane.

    Non so quindi quanto durerà questo calvario. Dovete perciò pazientare se la mia presenza non risulterà puntuale come credo sia sempre stata.

  9. Comment di Carlo Capone — 8 Gennaio 2010 @ 19:34

    OT
    chieso scusa per l’Off Topic

    Bart, ti ho avvretito per mail e ripeto quanto scritto in privato, ove mai non avessi accesso alla posta.

       

     
     
     In analoga situazione io feci così. Innanzitutto  Si opera  tramite cellulare, il tuo cellulare.
     Procedura operativa
     
    1)  acquisti  una chiavetta di connesione a internet (la mia  si chiama Leonardo, che nasce per essere collegata alla ‘3’ ma può essere utilizzata con qualunque altra SIM). Costa 80 euro.
     
    2)  Telefoni al gestore del tuo cellulare, il mio era TIM, e gli chiedi di attivarti  una connessione internet. 
     
    3) Il gestore  ti farà un contratto  ( con  la TIM il costo è 30 euro per 100 ore in un mese di connessione,  dal secondo mese il costo è di 25 euro,  addebitati sul credito del tuo cellulare. Vedi cosa chiede il tuo gestore)
     
    4) dopo aver stipulato il  contratto per via telefonica metti  la SIM del tuo cellulare nella chiavetta.
     
    5) inserisci la chiavetta nella porta  usb del tuo  computer e ti connetti.
     
    Il problema, con un po’ di spesa, è risolto in meno di un giorno.  Certo, conviene se ti hanno prospettato un tempo di riprristino linea di 4/5 settimane. Ma se  hai urgenza di ‘governare’ puntualmente la Rivista, come ritengo sia giusto,  ti conviene . 
     
    Saluti
     
    Carlo

    PS Ovviamente con tale sistema  quando sei collegato a internet non puoi ricevere o effettuare telefonate col cellulare.

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Bart