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LEGGENDE: Viareggio e la Torre Matilde

7 Maggio 2014

di Bartolomeo Di Monaco
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Già nel XII secolo troviamo a Viareggio, eretto dai Lucchesi, a quel tempo alleati con i Genovesi, un fortilizio – Castrum de via Regia – che serviva da avvistamento e da difesa contro le incursioni dei pirati barbareschi che, provenienti dalle coste dell’Africa, facevano sosta in quei luoghi per approvvigionamenti d’acqua e razzie nei piccoli villaggi marinari. Con il ritiro delle acque, quel fortilizio venne perdendo la sua importanza, per cui fu necessario provvedere alla costruzione di una nuova difesa che lo sostituisse. Nacque così, tra il 1534 e il 1542, la Torre Matilde, presso la quale fu dislocata una guarnigione di soldati. Nel secolo successivo fu sopraelevata con l’aggiunta di un campanile munito di due campane, con le quali venivano svolte diverse funzioni, tra cui quella di allarme e di chiamata a raccolta della popolazione. Il suo nome deriva dalla errata convinzione, che ha attraversato i secoli, che essa fosse stata costruita dalla famosa e potente contessa Matilde, morta a Mantova nel 1115. L’orologio pubblico fu istallato nel 1703. La Torre ebbe diverse destinazioni, e a partire dall’800 fu sede carceraria, come forse lo fu negli anni in cui, nel XVII secolo, vi fu rinchiuso, secondo alcuni, Massimiliano Arnolfini, l’amante di Lucrezia Buonvisi – la monaca di Monza lucchese – per istigazione della quale ne uccise il marito, Lelio Buonvisi.
Si sa che a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo un furioso temporale si scatenò su Viareggio, con tuoni e fulmini che misero in forte allarme la città. Il mare sembrava volesse inghiottire le case e gli uomini, con un cupo e tenebroso mugghio che, assommandosi a quello proveniente dal cielo in tempesta, dava la sensazione che si fosse davvero giunti alla fine del mondo. Il buio invadeva case e strade e si stava in apprensione, giacché si avvertiva nell’aria che qualcosa di terribile sarebbe accaduto. Chi poteva e aveva la mente rivolta a Dio e meno atterrita dalla paura, pregava tra le quattro pareti domestiche, invocando la clemenza del Signore, avanti che la sciagura colpisse la città.

Una donna e una bambina erano state sorprese dalla furia degli elementi mentre ai lati della strada chiedevano, come tutti i giorni, l’elemosina. Non sapevano dove rifugiarsi; bussando alle porte per chiedere ospitalità almeno finché il temporale non fosse passato, ricevevano solo un secco rifiuto e male parole. Così si erano ridotte a camminare sotto la pioggia con tutti gli abiti infradiciati e l’acqua che colava come una cascata dal loro corpo. La bambina, che si chiamava Angela, ad un certo punto lasciò la mano della madre e andò ad inginocchiarsi in mezzo alla strada, a due passi dalla Torre Matilde, e proprio nel punto dove sorgeva l’edificio adibito a deposito della polvere da sparo. Chiese alla Madonna la grazia di poter trovare un rifugio, dato che la loro baracca era ancora lontana. Non ci sarebbero potute arrivare, se non prendendosi un malanno. Chi le avrebbe nutrite? Chi le avrebbe curate? La loro morte sarebbe stata inevitabile. Angela non pensava a sé, ma alla mamma, cui voleva bene, e che tanto faceva per lei, umiliandosi a chiedere l’elemosina a gente che a malapena le guardava. Rari i generosi che lasciavano cadere una moneta nella mano della mamma, e nelle sue, di bambina che voleva rendersi utile in quella invocazione di misericordia e di pietà. Stava pregando, con la madre che la implorava di alzarsi e di continuare il cammino, quando si sentì per tutta la città un forte boato, come di terremoto. La Torre Matilde tremò, sembrò agli occhi delle due donne che stesse per crollare sopra di loro. Si strinsero l’una all’altra e aspettarono la loro fine. Invece, all’improvviso, dopo quel boato, il temporale cessò. Si guardarono piene di meraviglia e sorrisero l’una all’altra.
– La Madonna ti ha ascoltato – disse la madre.
La bambina volse gli occhi al cielo e si fece il segno della croce, rinnovando la sua preghiera.
Ma non era quello il solo miracolo che si era compiuto. Infatti, quando gli abitanti uscirono dalle loro case, e vollero rendersi conto della causa di quel boato terribile, constatarono che la Torre aveva chiamato a sé il fulmine, partito tanto violento da quel cielo nero, e lo aveva fatto scaricare a terra, neutralizzando così la sua forza. Se non si fosse abbattuto sulla Torre, infatti, il fulmine avrebbe colpito nientemeno che il vicino deposito di polveri, la cui esplosione avrebbe provocato distruzione e morte.
Da quel giorno i Viareggini celebrano la ricorrenza ogni 15 aprile con una festa chiamata: Voto del Comune. Chi sa quanti, in quel momento, ricordano la piccola Angela, grazie alla quale il miracolo si compì.


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3 Comments

  1. Comment di fiammetta mauri — 9 Maggio 2014 @ 19:50

    Caro signor Bartolomeo Di Monaco,
    perchè non scrivere una breve breve storia al giorno,nata da uno spunto che l’attualità le offre? Con leggerezza, pietas,ironia?
    Buon lavoro,
    Fiammetta Mauri.

  2. Comment di Bartolomeo Di Monaco — 9 Maggio 2014 @ 23:37

    Pubblicherò qualcosa, probabilmente ogni lunedì, attingendo però dalle cose del passato. Ho scritto da poco due libriccini, il primo dei quali uscirà a breve grazie ad un editore locale. E’ indirizzato ai bambini e ai ragazzi e, mi rivela l’editore, è corredato da belle illustrazioni a colori.
    Gli chiederò se, dopo questo libro, vorrà pubblicarne un altro, sempre illustrato, anche questo dedicato ai bambini e ai ragazzi.
    La verità è che sono nauseato della presente realtà e ne ho lasciato traccia nel libro (digitale e cartaceo) La collina del Santo e del Diavolo. Non ci voglio più avere a che fare e voglio vivere gli ultimi anni della mia vita offrendo tutto me stesso alla mia fantasia, da mettere al servizio dei bambini e dei ragazzi. Per un mondo migliore? Ci spero.

  3. Comment di fiammetta mauri — 10 Maggio 2014 @ 19:50

    Sì, la cadenza settimanale è decisamente migliore.
    Scrivere per i bambini ed i ragazzi è sommamente difficile.
    Il Signore la guidi nella sua vocazione.
    Nell’attesa di tornare a leggerla con regolarità,
    cordiali saluti,
    Fiammetta Mauri.

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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart