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LETTERATURA: “Lo spazio nero” di Fabio Fracas

6 Agosto 2009

[Fabio Fracas è autore, editor, giornalista e sceneggiatore. Oltre a racconti, libri e poesie scrive per il cinema, per il teatro, per i fumetti e su varie testate giornalistiche cartacee e Web. Suoi brani e suoi lavori sono stati rappresentati in vari festival e da diverse compagnie. Ha ricevuto una serie di riconoscimenti letterari e nel 2004, assieme alla poetessa Federica Castellini, ha fondato MacAdam – MacAdemia di Scritture e Letture.] 

Eptalogo pratico 

Lo spazio nero – III – 38 | Non esiste un’unica soluzione. Non ne esiste mai una. Ci sono soluzioni più o meno buone, più o meno adatte, più o meno corrette ma – a mio avviso – non c’è quella perfetta. In nessun caso. 

Questo presupposto – personale e limitato – vale a maggior ragione per la letteratura e per quanto abbiamo discusso nella precedente puntata de “Lo spazio nero”. Vale anche, però, una regola generale semplice ed economica. Una regola che ciascuno di noi dovrebbe conoscere per possedere e coltivare con passione: il “buon senso”. 

“Corruptissima Repubblica plurime leges”, scriveva Publio Cornelio Tacito. Parafrasando e adattando al contesto potremmo dire che “più sono le regole da seguire, più è facile che chi agisce con dolo trovi il modo di aggirarle”. Per questo motivo è inutile dilungarsi in consigli e raccomandazioni inutili e prolisse per cercare di evitare alle persone con la passione della scrittura – ma ingenue – di cadere nei tanti trabocchetti messi in opera per spillare loro quattrini. 

Basta, a mio avviso, tanto buon senso e se proprio necessario, un piccolo eptalogo. Lo stesso che ho stilato per confortare la persona le cui disavventure vi ho già reso note precedentemente e che ora, di seguito, vi riporto. 

Ecco, in estrema sintesi, ciò che – dal mio personale punto di vista – una casa editrice corretta non dovrebbe mai fare quando instaura un rapporto con un autore: 

1)            chiedere soldi per la pubblicazione;
2)            stampare un numero limitato – per esempio, 300 – di copie dell’opera: la quantità minima di volumi necessari per poter avere una distribuzione a livello nazionale è ben maggiore;
3)            non sottoporre il testo originale dell’autore a una fase di editing o quanto meno, a una correzione degli errori;
4)            promettere la presenza della stampa culturale nazionale – a meno che non si tratti di un grosso o grossissimo editore – alla presentazione ufficiale del libro;
5)            pianificare un’unica presentazione dell’opera e lasciare che l’autore organizzi autonomamente i successivi momenti di visibilità del proprio lavoro;
6)            far pagare all’autore le spese relative all’organizzazione delle presentazioni, specie se queste vengono realizzate in sedi distanti dal luogo dove l’autore vive o si muove;
7)            giustificare le proprie mancanze con una qualsiasi scusa e in particolare, con la frase “sono solo una piccola casa editrice”. 

Come si vede, nulla di particolarmente nuovo o stupefacente. Solo l’applicazione di un minimo di ragionevolezza. 

C’è anche, però, il rovescio della medaglia. Ben sintetizzato dal motto “Se l’hai scritto, va stampato” che capeggia sulla pagina Web de “ilmiolibro.it”: un’iniziativa del Gruppo Editoriale l’Espresso. 

Siamo proprio sicuri che sia così? Che qualunque cosa, scritta da chiunque, “debba” essere sempre e comunque stampata?
Ecco, io – personalmente – ho molti dubbi al riguardo. Ritengo che dovrebbe esistere un mercato editoriale capace di valutare i testi che arrivano al suo interno – e qui, ne sono consapevole, si scoperchia il vaso di Pandora e può valere tutto e il contrario di tutto – ma soprattutto che, da parte degli autori, sia necessario esercitare un minimo di autocritica. 

E anche l’autocritica, come ben si sa, rientra all’interno della più generale definizione di “buon senso”.


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5 Comments

  1. Commento by Federica — 6 Agosto 2009 @ 09:15

    Sono perfettamente d’accordo con quanto esposto da Fabio. La miscela di autocritica e di buon senso sta alla base di tutta questa situazione. Non sto parlando di editori senza scrupoli e truffaldini, quello è un argomento ormai ben sviscerato: la disonestà si trova ovunque anche per sfruttare le aspirazioni delle persone.
    Ecco, le aspirazioni. Può tranquillamente essere che io abbia scritto un buon libro e che non trovi una casa editrice che me lo pubblichi. E che decida allora di pubblicarlo a mie spese: ovviamente devo sapermi difendere da quegli editori di cui sopra. E ci sta, non c’è nulla di male, se alla fine decido di autofinanziarmi.
    Ma io, però, dovrei avere abbastanza umiltà da leggere il mio “meraviglioso componimento” (ogni scarrafone… ) come se fossi il lettore di un altro autore. E riuscire a giudicare se ne vale la pena, se il lavoro che ho svolto è effettivamente buono. Se non necessiti di ulteriore sforzo e fatica. Se non necessiti di un buon cassetto dove infilarlo. Perché se non riesco a farlo non saprò mai distinguere tra un editore che ne declama le lodi solo per spillarmi dei soldi e uno che ne esalta pregi e difetti perché crede in quello che ho scritto.
    Ma se io mi metto a scrivere un libro e in tutta la mia vita ne ho letti due, come faccio a sviluppare senso critico e buon senso e buone capacità di scrittura? Come faccio a capire i commenti – demistificando le false lodi – se non ho la più vaga idea di quale sia la differenza tra lista della spesa, buon scritto, ottimo scritto, capolavoro?
    Insomma, secondo me, oltre agli editori truffaldini, un po’ responsabili siamo noi che ci buttiamo nella vasca degli squali senza non solo saper nuotare, ma nenmmeno aver mai visto l’acqua.

    Federica

  2. Commento by Carlo Capone — 6 Agosto 2009 @ 19:30

    Caro Fabio, inanzitutto un affettuoso saluto.Poi un augurio per il percorso che da tempo hai intrapreso.
    Sono inoltre felice che stia ponendo la tua esperienza al servizio dei lettori di questa Rivista.
    E infine rievoco con piacere quando discutevamo di scrittura sul tuo blog di servizio. (Te la ricordi la storia dello scrittore che quando è lettore diventa un ginecologo che fa l’amore?)
    Those were times :-)

    Carlo Capone

  3. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 6 Agosto 2009 @ 19:49

    Pienamente d’accordo sia con Fabio che con Federica. Più serietà, più onestà, più correttezza da parte degli editori, ma anche quel senso di autocritica, che spesso a molti di noi che scriviamo manca. Io, personalmente, sono alquanto critico nei miei confronti e frequentemente mi domando se quanto vado scrivendo valga un po’ o niente. E mi trovo di norma insoddisfatto. Forse un po’ di “umiltà” e di maggior sana consapevolezza anche da parte nostra non farebbe male.
    Grazie, Fabio, per la saggezza e la concretezza del tuo ulteriore intervento
    Gian Gabriele Benedetti

  4. Commento by Fabio Fracas — 8 Agosto 2009 @ 10:09

    @Tutti: grazie per i vostri interventi e per la voglia di mettervi in gioco che dimostrate. Questo problema – e gli altri che affronteremo all’interno de “Lo spazio nero” – hanno bisogno, soprattutto, del vostro confronto e delle vostre riflessioni. Per Carlo: ricordo, ricordo! :-) Il mio piccolo blog di servizio continua incessantemente il proprio percorso. Un caro saluto a tutti e di cuore, grazie.

  5. Pingback by MacAdemia — 6 Settembre 2009 @ 09:28

    […] per l’uso. Nessuna rivoluzione eccezionale, nessuna scoperta incredibile: solo un piccolo Eptalogo pratico. Category: Lo spazio neroTags: Lo spazio nero > […]

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