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LETTERATURA: Aldo Grandi, un giornalista coraggiosamente libero

1 Gennaio 2020

di Bartolomeo Di Monaco

Voi credete che io condivida tutto quello che scrive Aldo Grandi, il giornalista nato a Roma che vive a Lucca da almeno 30 anni? No di certo. Però certe cose sì, che riguardano la difesa delle nostre tradizioni e il rifiuto di svendere la nostra dignità agli altri. Essere italiani significa esserlo fino in fondo e non a metà, e se si è italiani per davvero significa contribuire a costruire un’Europa solidale in cui chi crede di soggiogare gli altri venga posto di fronte al muro della dignità che ogni Stato d’Europa ha il diritto di preservare. È questa l’Italia che io amo. Come amo tutti coloro che non svendono la propria dignità per un piatto di lenticchie.
Difendere la dignità di uno Stato e difendere la dignità della persona, sono azioni che hanno la stessa sorgente: il diritto-dovere di ciascuno di noi a lasciare un segno nobile ed esemplare della propria esistenza Altrimenti ci disintegriamo nel nulla.
Aldo Grandi è una di queste persone, è il frutto di una resistenza alla omologazione e, dunque, al nulla, e sta dimostrando che vi è una equivalenza tra la difesa della dignità e la difesa della libertà. Senza libertà non può esistere nemmeno il più microscopico tentativo di difesa della propria dignità. Sono valori che si intrecciano indissolubilmente. Un corpo solo.
Mi ricordo che una volta, trovandomi nella sede della Nazione, il redattore di quel tempo mi presentò alcuni giornalisti. Seduto a lavorare col capo chino su di una macchina per scrivere ce n’era uno che sembrava isolato dagli altri e in compagnia solo con i suoi pensieri, forse con le proprie idealità che stava condividendo coi suoi lettori. Chi mi accompagnava mi disse. “E questo è Aldo Grandi”. Alzò il capo e accennò ad un saluto. Avevo letto tante cose di lui, cronista già affermato, ma ciò che mi colpì fu questa apparizione, che sembrava anodina, ma di cui egli era il protagonista assoluto, anche senza sapere di esserlo. Ne sprigionava una specie di carisma che si manifestava senza che qualcuno lo sollecitasse. Nell’isolamento, inconcepibile in una redazione, si era fatto dominus.
Ha fondato 10 anni fa La gazzetta di Lucca, un giornale on line che si divide in tante gazzette sparse in varie zone della Toscana. Le dirige tutte, accollandosi onori e oneri, e anche tante querele, conseguenza della sua indomabile libertà.
Sono diventato un lettore quotidiano della Gazzetta di Lucca, e quando arrivo a leggere il suo articolo, dopo che ho passato in rassegna almeno un’altra quindicina di giornali più affermati, mi accorgo sempre di un pizzicore che scuote la mia lettura. Grandi ha qualcosa più degli altri. Va diritto al confronto e, se occorre, allo scontro con il lettore. Come se lo avesse di fronte. Non usa il soft, immagino che non ne concepisca nemmeno l’esistenza, ma va diritto al sodo sommovendo soddisfazione o ira. Gli avversari, come usano fare ormai da tempo quando non sanno come confrontarsi con le sue idee, lo definiscono uno di destra, ma per alcuni è troppo poco e così finiscono per dargli del fascista. Sono coloro che del fascismo non sanno un fico secco. Non solo non erano nati, ma nemmeno lo hanno mai studiato come si deve e si accontentano di pillole raccattate qua e là.
La verità è invece un’altra: Grandi è uno dei pochi esempi (ed è bello che lo possiamo annoverare nella nostra Lucchesia) di giornalista libero mai prono di fronte al potere e alla prepotenza, e mai disposto a rinnegare le sue idee, qualunque sia la ricompensa promessa. È uno che non si vende.
L’afflato di libertà e dignità in lui si esprime alla massima potenza. Il lettore lo avverte e non può che provarne ammirazione.
Con l’anno nuovo che oggi ha il suo principio, voglio fargli i miei migliori auguri, perché sappia difendere questo dono che gli è stato elargito.
Le sue idee possono piacere o meno, e l’ho già scritto, ma, credetemi, è così sorprendente ed insolito incontrare una persona che sa difenderle con il suo coraggio e la sua determinazione.
Lo querelano spesso, quando invece dovrebbero dargli più di una medaglia.

Il suo articolo di oggi, qui.


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart