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LETTERATURA: Arnaldo Fraccaroli: “Se tu giochi con l’amore”, 1939

6 Luglio 2019

di Bartolomeo Di Monaco

Stile asciutto. Siamo in Spagna nei dintorni di Granada. L’ambientazione nel mondo dei gitani rende da subito suggestivo il romanzo, scritto in prima persona. La Morenita “È una stupenda ragazza. Il lieve sforzo del salire le rivela la figura snella e vigorosa, che la veste leggera plasma fedelmente segnando la linea aristocratica, le agili reni, il bel collo alto, i fianchi acerbi, le gambe muscolose e sottili e lunghe, piantate su agili caviglie.”. Il narratore e Morenita stanno salendo la collina per guardare dall’alto l’Alhambra e la “la torre del Generalife”.

Morenita è in cerca del suo destino. Giovane, ma già smaliziata (in realtà “bambina e donna.”), osserva la realtà e la seleziona. Allo stesso modo fa l’io narrante con lei: la osserva, le rivolge molte domande, cerca di “indovinarla”, così che ne nasce un dialogo al centro del quale si erge e cresce la figura della ragazza. La quale ha un ricco spasimante argentino, don Andrès, a cui, però, non vuole cedere, e ne fa oggetto di confidenza con il narratore. Don Andrès fa perfino regali alla madre per aprirsi la strada. Ne scaturisce a poco a poco un ritratto della famiglia gitana, con le sue usanze e le sue piccole avidità, che dà colore alla storia.

Morenita cerca il suo destino con gioia, giorno per giorno. Vi porta la sua giovinezza, la sua giocosità, la sua malizia. Il narratore ne subisce il fascino. La ragazza lo assorbe a poco a poco con la sua brama di vita: “Lasciami vivere oggi, così.”.

Troviamo scorci ambientali suggestivi, come accade nella gita in Andalusia dove i trenini “Partono quando vogliono, e arrivano quando càpita.”; “Il trenino aspetta, la macchina sbuffa, ma non d’impazienza: sbuffa per la faticosa salita compiuta, e comunica i sussulti alle tre vetture del convoglio. Intanto l’impiegato della posta sale a far la corte a due ragazze di terza classe che si stanno annoiando. Le galline della moglie del capostazione saltellano sui predellini in cerca di briciole di pane. Un ragazzo indolente passeggia avanti e indietro lungo la banchina a offrire sbadigliando giornali e sigarette. E c’è gran sole, con un ronzio intenso di mosche e d’api e di vespe, e c’è una gran pace.”.

Chi conosce la Spagna, in questo romanzo la trova tutta: nei paesaggi, nelle usanze, nelle azioni, nei personaggi: “Abbiamo lasciato le calli rumorose e elettriche, festanti di folla e di luci nella animazione di Madrid città notturna che ama le fresche ore senza sole, che va a pranzo alle nove di sera, a teatro alle dieci, a passeggio a mezzanotte”. L’autore sa provocarne la nostalgia. Si veda il ballo di Morenita, calda espressione dell’anima di quel popolo. Ci troviamo a Madrid e la ragazza ricompare nella vita del narratore dopo essere scomparsa (succederà ancora) per alcuni mesi. È diventata una ballerina famosa. Ma gli ricorda: “io sono zingara. Ho nel sangue una irrequietezza che a momenti mi prende e mi scuote, un impeto di evadere, una frenesia di galoppare improvvisamente a grandi sgroppate, alla maniera dei nostri piccoli cavalli che scappano facendo sobbalzare le carrettelle malferme.”.

Infatti, l’amore che nasce tra i due sembra sempre appeso ad un filo sottile, e anche quando le frasi che si scambiano paiono affermare il contrario, emerge sempre questa precarietà che avvolge la storia di interesse e di attesa.

Le rare divagazioni dell’autore sono tutte piacevoli ed interessanti. Si veda il personaggio di Esteban Alvear, bravissimo nel fischiettare brani di musica, alcuni dei quali di sua creazione. Un autore di musica, Matias Gutierrez (ma pure altri), ne approfitta per reperire nuove ispirazioni al suo repertorio. Quando il narratore incontra di nuovo Morenita, questa volta a Parigi dove si esibisce, la descrizione della Ville lumière suggerisce spontaneamente il confronto con le atmosfere madrilene e andaluse, le quali si riaffacciano alla memoria del lettore suscitando un altro motivo di attenzione.

Nel romanzo affiora una certa atmosfera di mistero suscitata dalle improvvise sparizioni di Morenita e da alcune sue reticenze circa le cause di esse. Il lettore comincia a porsi delle domande e apprezza l’abilità del narratore nello stimolare la sua curiosità e il suo desiderio di sapere. Il narratore penserà della ragazza: “Il suo contegno comincia a inquietarmi. Che cosa la tiene lontana?”. Gli errori del passato. L’amore, una volta ferito, non può più rinascere tra due esseri umani, può solo permanere in ciascuno di essi, isolato e triste: “Noi abbiamo giocato con l’amore. E l’amore è una cosa seria. Amore mio, lasciami piangere.”.

 

 


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Invito tutti a non inviarmi più libri in lettura. Per mancanza di tempo, e dall'11 novembre 2013 anche di salute, non posso più accontentare nessuno. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Chiedo scusa.
Bart